La rivalità tra i religiosi etiopi e quelli copti impedisce il restauro del sito che Israele finanzierebbe integralmente
Le comunità cristiane litigano e il Santo Sepolcro rischia di essere travolto dalle macerie. Sono diversi decenni ormai che i monaci della chiesa egiziano-copta e quelli etiopi-ortodossi si scontrano per la proprietà del monastero di Deir Al Sultan, edificio costruito sopra al tetto della chiesa del Santo Sepolcro, luogo dove, come narra la tradizione, Gesu' fu sepolto e poi risorse.
Un particolare della Chiesa del Santo Sepolcro (Da Wikipedia) Da allora, a causa della mancanza di un accordo tra le fazioni religiose, nessun intervento di restauro e' stato mai fatto e adesso, se non saranno portati a termini urgenti lavori di ristrutturazione, il monastero rischia di crollare da un giorno all'altro distruggendo uno dei simboli piu' importanti della cristianità.
STORIA - La chiesa del Santo Sepolcro, che si trova nel quartiere cristiano della città vecchia di Gerusalemme, è gestita da 6 comunità cristiane (i cattolici romani, i greci ortodossi, gli armeni ortodossi, gli egiziani-copti, i siriano ortodossi e gli etiopi ortodossi) sin dal 1757 quando fu raggiunto un accordo tra le fazioni sotto l'Impero Ottomano. Tuttavia il monastero Deir Al Sultan che lo sovrasta e' abitato da monaci etiopi, ma la Chiesa Copta ne rivendica la proprietà. Nel corso degli ultimi anni vi sono stati diversi scontri e dissidi tra le due comunità. Ad esempio durante la Pasqua del 1970, approfittando del fatto che i monaci copti si erano trasferiti in massa per pregare nella Chiesa del Santo Sepolcro, i religiosi etiopi cambiarono i lucchetti delle porte che introduceva alle terrazze sovrastanti il tetto del monastero e non permisero piu' ai cristiani copti di entrarci. Nel 2002 uno dei monaci copti, a causa di una grande ondata di caldo decise di spostare la sua sedia dal posto prestabilito verso un luogo piu' ombroso: i monaci etiopi interpretarono questo gesto come un atto ostile e ne segui' uno scontro fisico. Alla fine ben undici monaci furono portati all'ospedale.
SCONTRI E MEDIAZIONI - Nel corso degli anni le altre comunità presenti nella Chiesa del Santo Sepolcro hanno cercato di far ragionare le due confessioni rivali, ma inutilmente. Nel 2004 e' addirittura intervenuto il governo israeliano che, cosciente dei gravi rischi che già correva il Santo Sepolcro, aveva proposto di accollarsi tutti i costi del restauro del monastero, a patto che copti e etiopi trovassero un accordo. All'inizio di ottobre l'arcivescovo Matthias, capo della Chiesa etiope a Gerusalemme, ha scritto una lettera al ministro dell'Interno israeliano descrivendo il terribile stato in cui versa il monastero, ma ha ripetuto, come scrive il quotidiano israeliano «Haaretz» che «non verrà riconosciuto alcun diritto» della chiesa copta sul monastero di Deir al-Sultan. L'Arcivescovo, infine, ha scongiurato Israele, paese neutrale, affinche’ trovi una soluzione per evitare che le macerie distruggano un luogo cosi' prezioso. Lo Stato israeliano ha ripresentato la proposta del 2004: e’ pronto a pagare tutti i costi della ristrutturazione, ma copti e etiopi dovranno trovare un accordo
PERICOLI - Yigal Bergman, l'ingegnere che ha portato a termine uno studio sullo stato del monastero, e' molto preoccupato: «Le strutture del monastero sono in uno stato allarmante e possono essere pericolose per le vite dei monaci e dei visitatori. E' una vera emergenza». Lo stesso ingegnere ha sottolineato che sarebbe meglio che i lavori iniziassero subito, prima che le piogge autunnali rendano ancora piu' pericoloso lo stato della struttura. Il patriarca greco-ortodosso Theophilus III crede che l'intervento israeliano possa realmente portare ad un accordo e lancia un messaggio di speranza: «In tutta onestà finora il governo israeliano ha cercato di tenersi fuori dalla disputa, ma ora sembra che sia sotto pressione e voglia davvero risolvere il problema».
Francesco Tortora
15 ottobre 2008(ultima modifica: 16 ottobre 2008)