
Originariamente Scritto da
Aeroplanino
Carissimi, eccomi di ritorno da due settimane (viaggio di lavoro) a Mosca e New York. Non parlerò di Mosca (ormai costosissima, mannaggia... ed io che mi ricordavo i tempi belli quando mangiavi uzbeko alla grande con 15 euro) ma della grande mela dove ho avuto il culo, assoluto, di passare la vigilia e la notte elettorale.
Che spettacolo, stare in strada a festeggiare, con gente di mezzo mondo, quella che per una notte pareva a tutti l'alba di un mondo nuovo.
Chi era con me non ha potuto non apprezzare la grandezza della democrazia a stelle e strisce, che si rifletteva nei giovani (tantissimi) dei comitati pro-Obama, nelle loro urla di gioia, nelle danze sulla 55a o al Rockfeller. E poi ancora, nelle strade bloccate di Harlem, giù oltre Brooklin fino al Queens, vero cuore democratico della città. Un capodanno in anticipo, ma soprattutto una festa delle speranze.
Forse mai come oggi tante speranze e tante aspettative sono concentrate su un uomo solo. Già la mattina dopo il Post pubblicava le prime indiscrezioni sul numero di leggi di epoca Bush che Obama si appresterebbe a cancellare o a modificare radicalmente, oltre 200, in ogni campo. Quattro pagine del LAT con interviste a guru di Stanford che descrivevano l'aumento di fondi alla ricerca e le impennate di risultati auspicabili, in campo medico, di tutela dell'ambiente, sociale.
Una vera messe di aspettative, che nella notte newyorkese si mescolavano alla birra, che per una volta tanto la polizia lasciava bere senza problemi in strada.
Un vero melting pot di sogni, tanto da poter dire che forse mai così tanta gente si è aspettata qualcosa da una persona sola.
Obama ha fatto un discorso bellissimo, che io mi sono goduto in un pub irlandese di Brooklin tra gli olè degli studenti universitari e gli applausi delle stagiste IBM di un consulting center della zona.
Anche McCain è stato un signore (è facile fare i signori quando perdi 6-0 6-1 senza mai strappare il servizio all'avversario), ma ogni volta che appariva si notava una distanza siderale tra lui e Obama, volto, personaggio, interprete nuovo di un nuovo mondo.
Sul volo di ritorno (Alitalia, ritardo di 6 ore...) mi sono trovato i giornali italici, con le battute idiote di Berlusconi e Gasparri e con le parole gioiose quanto totalmente immotivate di D'Alema e Rutelli. E mi è venuta una tristezza che solo uns deficiente come Carla Bruni poteva acuire. E non se n'è fatta scappare l'occasione.
E' vero che gli americani per poter oggi gioire e sognare come fanno si sono dovuti beccare (e ci hanno appioppato) 8 anni del peggior uomo politico della storia dell'umanità come presidente, però io dico: noi è dai tempi di Moro e Berlinguer che soffriamo, non ce lo meritiamo anche noi il nostro Obama?
Saluti.