Fini fa Casini con Tremonti, ma Gianni Letta mette le cose a posto.
Dopo le critiche del presidente della Camera, la Finanziaria resta blindata ma un po’ meno di prima.
In una riunione tra i capigruppo della maggioranza
e il ministro Tremonti, presieduta e organizzata
da Letta su mandato del Cav, è stato deciso
che sulla manovra non solo non sarà posta
la fiducia ma verranno discussi e accettati
alcuni emendamenti.
Il Pdl ritirerà i suoi quaranta per fare posto a quattro proposte
(tacitamente accettate) del relatore.
Si parla anche di un intervento speciale per sostenere
le famiglie italiane in difficoltà. Ma soprattutto, con la mediazione trovata ieri da Letta, viene placato il malumore dei deputati meridionali che Fini aveva interpretato polemizzando con Tremonti (e di conseguenza
anche con il Cav).
I fondi per le aree sottoutilizzate del Mezzogiorno, ai quali Tremonti
avrebbe attinto con eccessiva disinvoltura, resteranno per l’85 per cento al sud.
Come spiega il finiano Italo Bocchino: “E’ una risposta implicita ai rilievi del presidente della Camera”.
In serata, ieri, era prevista un’ altra riunione alla presenza del Cav. All’ordine
del giorno il dossier Rai ma anche l’apertura dalemiana e bicamerale di Fini che gli uomini più vicini a Berlusconi avevano subito respinto.
Così la nuova settimana nel Palazzo comincia all’insegna della distensione.
Ma è tutto risolto?
La Bicamerale innervosisce la maggioranza.
Letta ha disinnescato le tensioni tra Fini e Tremonti sulla Finanziaria ma resta il federalismo fiscale e l’apertura (quasi) solitaria del presidente della Camera ai due assiomi del dalemismo: Bicamerale e multipartitismo.
La prima idea – sulla quale Fini ha fatto una parziale marcia indietro – non interessa molto Berlusconi, nel Pdl c’è piuttosto stupore e ci si interroga sulle ragioni che abbiano spinto Fini a scendere così palesemente sul terreno di D’Alema.
E’ piuttosto alla Lega che l’idea di una Bicamerale non piace affatto.
Bossi e Calderoli hanno fatto molte concessioni sulla legge delega per avere
in mano la scrittura dei decreti attuativi, adesso non vogliono rischiare perdite di tempo e per quanto predichino collegialità e dialogo, devono proteggere la riforma da eventuali imboscate.
Lo ha detto con estrema chiarezza il ministro padano Zaia: “Non vorremmo
che fossero azioni di disturbo”.
Ci fossero dubbi su dove vada a sbattere l’asse Fini-D’Alema, questi li dissipa Bossi: “Bicamerale? E’ già fallita una volta”.

Adesso tocca a D’Alema presentare la proposta in Parlamento (con l’appoggio incondizionato anche dei veltroniani, ringalluzziti dall’occasione di provocare il governo senza nulla rischiare).
A Letta toccherà trovare il modo di non far litigare di nuovo la maggioranza.
Il Pdl lo definisce un “inganno propagandistico”.
L’esultanza di Walter Veltroni per la vittoria alla provincia di Trento, dove Lorenzo Dellai ha ottenuto il suo terzo mandato con il 57 per cento dei voti, per Denis Verdini è infondata.
“La coalizione che appoggia Dellai – spiega – perde circa 6 mila voti, pari quasi al 4 per cento, mentre il centrodestra ne conquista 19 mila, pari al 6 per
cento”.
E’ anche vero, però, che le previsioni della vigilia davano un testa a testa, e
molti erano già pronti a ironizzare sull’effetto- Obama.
Arturo Parisi lo fa lo stesso. “Il Trentino non è l’Ohio – dice – in Italia, da soli,
si perde”.
Ma di questo, ormai, sembra convinto lo stesso Veltroni, che sottolinea il
“valore nazionale” del risultato, a dimostrazione del fatto che nel paese “il vento sta cambiando”.
Del resto lo aveva detto da tempo, il segretario del Pd, che l’elezione di
Obama avrebbe cambiato il clima in tutto il mondo.
All’indomani delle elezioni politiche del 13 aprile, peraltro, Veltroni aveva
spiegato la sconfitta proprio con il “vento di destra” che soffiava su tutta l’Europa, più ancora che con gli errori del governo Prodi e della sua rissosa coalizione.
Giustificazione, quest’ultima, rapidamente abbandonata, un po’ per evitare nuove polemiche dentro il partito e un po’ perché su questo, nel frattempo, la linea è cambiata.
E l’enfasi attribuita alla vittoria in Trentino, dove la coalizione arrivava fino all’Udc, ne è la migliore dimostrazione.
Tanto che è lo stesso Veltroni a rimarcare come “davvero significativo”
il contributo dato all’affermazione di Dellai “dalla stessa Udc”.

www.ilfoglio.it 11 11 08

saluti