Il Velino, 13 novembre 2008
"L’articolo apparso oggi sulle colonne de "La Stampa" conferma come il fenomeno della Camorra, e della criminalità organizzata in genere, si combatta non solo con una nuova modulazione del regime restrittivo del 41 bis, ma riducendo anche piccole distorsioni apparentemente innocue".
A dirlo è Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp) a proposito del servizio che il giornale ha pubblicato oggi sulla situazione penitenziaria di Poggioreale. "Alla Camorra preme mantenere il proprio esercito di piccoli soldati, e alimentarlo in carcere anche attraverso gli strumenti che la legge consente, come quello del cosiddetto "sopravitto".
Attraverso cioè quella possibilità, data a ciascuno, di vivere oltre quelle condizioni minime che il sistema dovrebbe assicurare, e di farlo quindi con fondi extra il più delle volte provenienti dai familiari. Questo per i detenuti ordinari, ma anche per quelli sottoposti a regime restrittivo del 41bis. Spezzare questa catena di piccole grandi elemosine - ha spiegato - pericolose oltretutto, per chi come agente penitenziario è incaricato per giunta di gestire quei fondi (e si parla anche di cifre quasi milionarie), è un via parallela e pur sempre efficace a quella dell’inasprimento del regime per i mafiosi, così come proposto nell’emendamento al decreto sicurezza che sarà discusso dall’aula del Senato la settimana prossima".
"Il giornalista infatti - ha aggiunto Beneduci - qui ha messo in evidenza due cose: che non esiste una distinzione di trattamento per chi sta in cella ed è costretto a scontare la pena; che il sistema penitenziario attuale offre, al criminale che non è sottoposto a quelle ristrettezze, la possibilità di reclutare nuovi adepti proprio attraverso uno strumento innocuo come quello concesso a ciascun condannato. Chiediamo a questo punto al ministro della Giustizia Alfano, sperando che sia sensibile ai temi della criminalità organizzata, e al nuovo presidente della commissione Antimafia, senatore Pisanu, se il carcere, come sola misura contenitiva, sia sufficiente a considerarsi unico modus per combattere questo tipo di fenomeni.
E se non si debba invece operare sul fronte dell’ordinaria gestione del detenuto, e del suo comportamento. Se basti soltanto una legge - ha concluso - a far sì che certe cose non accadano più, con quegli aspetti e quegli effetti che la Camorra prevede, ma che per invece non si debba iniziare ad isolare tutti quei comportamenti che appaiono pericolosi (la cosiddetta differenziazione del detenuto più volte chiesta), provenienti anche da chi pericoloso non è secondo i canoni del 41 bis".
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