Ma che gli prende a Berlusconi quando va all’estero?
È filorusso e stavo per dire filosovietico, è filoturco, anzi filo-ottomano, è filoarabo in quanto filolibico, una volta fu persino filobulgaro.
Fa il filo a tutti i nemici storici e geografici del nostro paese: mamma li turchi, il feroce saladino, i Mori - che lui chiamerebbe abbronzati – le orde cosacche e addavenì baffone; tutto ciò che un tempo suscitava le paure degli italiani, diventa suo alleato e fraterno amico.
Lui che è stato accusato di appiattirsi sull’America, anzi di essere l’agente italiano dell’americanizzazione e di essere troppo filoisraeliano nel Medio Oriente, se la fa con Putin, Gheddafi ed Erdogan, e per un pelo si è perso Saddam.
Avanti il prossimo? Ad esempio Fidel Castro…
La sua politica estera è quella di un extracomunitario, nel senso che ha una speciale predilezione per tutto ciò che è fuori dall’Europa.
Per carità, non escludo che ci sia una speciale lungimiranza nelle sue aperture e anche qualche buon affare, non solo e non tanto di natura personale e aziendale.
Persino Cavour mandò i piemontesi in Crimea, che all’apparenza non ci riguardava, per costruire l’Italia.
Forse Berlusconi sta facendo la stessa cosa, la prende alla larga per dare un ruolo all’Italia e farla uscire dallo stato di complessata minorità.
Però fa impressione vederlo col colbacco, la kefia, il fez e il turbante che bamboleggia tra mezzelune, piazze rosse e tende verdi islamiche.
Mi pare ormai il maggior leader dell’Oriente e non nel senso massonico della parola, ma proprio in quello mitico e geografico dell’Oriente.
Insomma, rovesciando l’opera di Buzzati, il Cavaliere ha chiesto di aprire la Fortezza Bastiani, levando gli scudi spaziali, si è messo contro il tenente Drogo dalla parte dei Tartari…
Il Cavaliere, i tartari, mmm, mi ricorda qualcuno. Ma certo, Taras Bulba.
Voi non ve lo ricordate, perché non è uno dei più famosi racconti di Gogol, e la vostra memoria cinematografica forse non risale al ’62; ma in quell’anno uscì un film per me memorabile, anche se ero in prima elementare, Taras il Magnifico.
Ero al cinema e mangiavo fave arrostite, castagne del monaco e lupini, una delizia. Mi vedevo il film con le cariche cosacche da libidine. Taras era interpretato da Yul Brinner, il mitico pelato.
Taras Bulba era un Cavaliere come Berlusconi, il suo cavallo era nero, portava la bandana per coprire la pelata, perché all’epoca – era il XV secolo - non si usavano i trapianti.
Taras capeggiava le orde cosacche che attaccavano appunto da Oriente i polacchi. Aveva due figli, uno lo tradì e lui lo uccise in battaglia: non si chiamava Pierferdinando ma Andrea e aveva tradito per amore di una polacca che forse si chiamava Azzurra.
E l’altro figlio fu fatto prigioniero dai polacchi, anche se non faceva il presidente della Camera.
I combattenti che erano al fianco di Taras Bulba somigliavano ai guerrieri padani, c’era uno uguale a Bossi e due cosacchi erano la copia di Borghezio e Calderoli. Portavano una specie di ampolla che non era del Po ma del Don…
E c’era uno che organizzava le retrovie, che all’epoca erano gli interni, e aveva lo sguardo di Maroni.
Un altro mondo
A Smirne Taras Silvio si è soffermato sulla necessità di accelerare l’ingresso in Europa dell’Ucraina, la patria di Bulba.
Se credessi alla reincarnazione, qualche sospetto l’avrei…
A Taras Bulba andò male a Cracovia, fu arso vivo e legato ad un albero in fiamme. Al Cavaliere andrà senz’altro meglio, anche se tentativi di bruciarlo vivo non sono mancati.
Ma ieri, mentre lo vedevo in mezzo ai turchi con lo sguardo altero di Taras Bulba, mi aspettavo che dopo aver salutato i turchi, stringendo gli ottomani, montasse sul nero destriero e si allontanasse tra scimitarre sguainate.
Di questa politica estera cosacca del Cavaliere, che ha già trovato un dissidente dichiarato in Paolo Guzzanti, nemico di Putin e puttanelle, osservo due cose.
La prima è che francamente sono d’accordo con la Lega: la Turchia può essere un formidabile alleato commerciale e militare ma non c’entra con l’Europa, non possiamo inserire il primo stato d’ispirazione islamica nell’unione europea, che diventerebbe lo stato più popoloso d’Europa.
E non possiamo negare la storia, la cultura, la geografia che ha sempre visto l’Impero Ottomano come qualcosa di altro dall’Europa.
In Turchia l’Europa, dopo Costantinopoli, finì a Bisanzio.
Istanbul è un altro mondo, il paese dà la maggioranza a partiti d’ispirazione islamica, e non voglio ricordare il genocidio armeno, le persecuzioni curde, la disinvoltura nelle torture…
Abbiamo scheletri anche nei nostri armadi anche se i loro non sono ancora scheletri, ma carni lacerate e ancora sanguinanti.
Rispetto la civiltà turca, amo Istanbul, Santa Sofia è un capolavoro e così la moschea blu, magnifica la loro cultura e il tramonto sul Bosforo, un pittore del mio paese, de Mango, sfondò tra i turchi…
Ma la Turchia non è Europa.
I riciclati
La seconda osservazione che faccio è una previsione: vedrete, questo Cavaliere cosacco, filoturco e filolibico, sarà un ottimo pretesto per il riciclaggio filoamericano della sinistra nostrana.
Fino a ieri gridava il suo antiamericanismo contro Bush, ora che c’è Obama, riscopre la sua passione americana.
E il Cavaliere sta offrendo loro un sontuoso pretesto.
Cavaliere, attento alle multe per guida di cosacchi senza patente.
Marcello Veneziani www.libero-news.it 14 11 08
saluti




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