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  1. #1
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    Predefinito La sinistra che non c'e'

    Con la sinistra non ci parla, con la sinistra non ci prenderebbe nemmeno un caffè. E’ la sinistra che non fa volare l’Alitalia, che ispira gli scioperi e manda a gambe levate il Paese. Naturalmente non fa funzionare il Parlamento, la scuola, gli ospedali e così via. Nemmeno Franco, alla guida della sua Spagna dispotica, battezzò la sinistra repubblicana come l’origine di tutti i guai del Paese. Qui da noi, grazie agli anatemi del Premier, Silvio Berlusconi, e dei suoi Ministri, portavoce e portaborse, la convinzione che la sinistra sia il Male assoluto conquista il cuore e la mente di un sacco di gente.
    Ho ascoltato poche ore fa la Ministra dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che addebitava alla sinistra la responsabilità di una scuola devastata dal sei politico. Insomma, il ’68, che sarebbe la guida ideologica dei docenti italiani. Il tono accorato, il visetto da maestrina alle prime armi, fa l’inventario aggiornato dai guai provocati dalla sinistra, dalla quale è nato il ’68. Dice di essere disposta a parlare con studenti, docenti e con chiunque lo voglia per migliorare la scuola italiana, ma la chiusura è netta verso chi vuole mantenere lo status quo.

    Fermiamoci un momento, per favore, e proviamo a ragionare. Se ci risciamo, è come guarire da una malattia della mente, bisogna riconoscere di averla e accettare la consapevolezza di esserne affetti per sconfiggerla.
    Mettiamo pure sotto torchio la sinistra, evocata ad ogni piè sospinto. Dov’è, oggi nel nostro Paese la sinistra? Qual è? Quella antagonista, uscita dal Parlamento? Quella sindacale, guidata da Epifani? Quella dei centri studi e del black block, barricadera ed incostante? Quella democratica, rappresentata da Veltroni? Quella socialista, subdolamente presente con i suoi “ex” dislocati sia nella maggioranza che nelle opposizioni? O quella culturale, reduce del ’68, che presidia le università, i consigli di amministrazione, le cooperative rosse eccetera?

    Nel Partito Democratico, se qualcuno si azzarda a tirare fuori una bandiera rossa o prova a mettere in discussione le opinioni della Chiesa, succede il finimondo. Non passa giorno che la folta rappresentanza popolare e cattolica del PD ammonisca sull’uso politico delle icone, simboli, parole d’ordine della sinistra. E se si fa cenno alla possibilità di sedere accanto ai socialisti a Strasburgo, si minaccia la scissione. Sarebbe questa la sinistra cui addebitare ogni male possibile?

    La sinistra antagonista: in Parlamento non c’è, nelle piazze c’è poco, nella società civile non ha alcun peso. E’ divisa, dilaniata, scombussolata. Insomma, conta poco o niente, allo stato attuale. E’ possibile sospettarla dei mali che il Premier e i suoi replicanti gli attribuiscono?
    I centri studi? Sono visti come fumo negli occhi, qualunque sia la parte politica, dal PD alla Destra di Sorace. Sono isolati, creano problemi locali di tanto in tanto, ma poi ci si dimentica facilmente della loro esistenza.

    La sinistra culturale, intellettuale, accademica. La leggiamo in qualche editoriale, la riconosciamo in qualche clan universitario, la vediamo in azione nei girotondi, affianca in misura infima il dipietrismo, guida l’editoria berlusconiana e non, ma possiamo onestamente dire che abbia voce in capitolo e possa fare danni?
    La sinistra sindacale di Epifani. E’ giudicata una cinghia di trasmissione del PD, la qualcosa per chi ha una conoscenza elementare sia del PD che della CGIL, è una panzana. Fu al traino del PCI fino agli anni Settanta, pur rimanendo un interlocutore e non un esecutore di ordini, ma da allora il collateralismo non esiste. Chi dovrebbe dare ordini ad Epifani, Veltroni o D’Alema? E Rutelli, Franceschini, i popolari, se ne starebbero a guardare? Non lo fanno. E’ proprio di qualche giorno la il dissenso di parte del PD espresso sulle piazze “esagerate” della Cgil.

    I socialisti? Meglio stendere un velo pietoso. Uno dei quadri dirigenti del vecchio PSI, Cicchitto, è il portavoce degli anatemi del Premier, il più aspro persecutore della sinistra, come Bondi e tanti altri, approdato nel partito nuovo dove hano ritrovato passioni sopite ed entusiasmi giovanili.

    Che cosa rimane? Il ’68, che non è un partito ma una categoria dello spirito? Verrebbe da sbellicarsi dalle risate. I sessantottini guidano con piglio severo il capitalismo italiano, le baronie universitarie e tanto altro ancora. Discettano nei salotti buoni del più e del meno, sparlano Berlusconi, ma curano i suoi programmi televisivi, i libri da stampare, qualche giornale.
    Certo, i giornali. Le grandi testate – il Corriere, La Stampa, Repubblica – vorreste definirli di sinistra? Non sono teneri con il Cavaliere, d’accordo, ma ve la sentireste di rimproverare la famiglia Agnelli di fare un giornale, come la Stampa, che affianca la sinistra? O rimproverare a Tronchetti Provera di permettere al Corriere la militanza di sinistra? Resta Repubblica. Indubbiamente sta nel centrosinistra, ma non affianca alcuno. La sua autonomia – economica, culturale, culturale – è proverbiale. Nasce con Eugenio Scalfari, cui semmai potrebbe essere addebitata una costante volontà di indicare la strada ai partiti, alle istituzioni e così via.

    Insomma, la storiella che esiste una sinistra che fa danno, poggia su un terreno argilloso, ad essere generosi. E potrebbe ben definirsi una panzana grande quanto una casa, perché la sinistra in Italia non conta niente, esiste poco e quando esiste non ha alcun peso nel Paese. La qual cosa non significa che non esista l’opposizione, qualunque sia il giudizio che su di essa si voglia dare. Ma l’opposizione non è di sinistra. L’Italia dei Valori di Di Pietro è una formazione che privilegia i problemi della giustizia, si comporta come un partito antagonista senza essere di sinistra. L’accusano di populismo, demagogia e di sfrenato estremismo, ma di rosso non ha niente, proprio niente.

    Allora, perché Silvio Berlusconi e i suoi ce l’hanno con la sinistra?
    La risposta è semplice: ritengono che sia utile far credere agli italiani che sia la sinistra a crargli problemi, ha bisogno di dare al Nemico una identità che gli consenta di racogliere consensi negli italiani che alla sinistra non sono mai appartenuti e non vogliono appartenervi: il centro moderato, il bacino elettorale dell’ex DC, del MSI-AN.

    Si tratta di una invenzione, come lo è stata, nelle campagne elettorali, la guerra ai comunisti. Prima ancora che definirlo di sinistra, infatti, il Cavaliere definiva il nemico comunista. Capitava che ci guardassimo intorno, ogni volta che lanciava i suoi anatemi anticomunisti, alla ricerca dei comunisti. Senza trovarli.
    I comunisti dichiarati, Bertinotti e Diliberto, a dire il vero, una mano gliel’hanno data perché l’anacronismo italiano potesse essere usato dal Premier e consentirgli la sua battaglia anticomunista.

    Ogni tanto qualcuno sospetta che, finito il PCI, sia rimasta in piedi la mentalità comunista. Se per essa s’intende regime, culto della personalità, insofferenza verso le opposizioni, i critici, il parlamento, i giornali, le tv eccetera, ebbene sì, indubbiamente qualcosa è rimasta, ma non è affatto detto che la si trovi negli ex comunisti e soltanto in loro. Tutt’altro. Se ci riflettete, qualche indizio di questa mentalità, potremmo trovarlo perfino nei luoghi al di sopra di ogni sospetto.
    http://italiainformazioni.it/giornal...o-sinistra.htm

  2. #2
    Can che abbaia morde
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    Vabbè dillo subito se sei un clone: Da come ti schifano che sembra che ci abbia la peste lei. sembra che sei un clone doppio. Poi magara mi sbaglio anche e se si mi scuso pure.
    Contento? Beh veniamo dunque che ciho fretta e devo andare allo stadio, mica a mangiare mortadella in libreria. Perchè lo so chi mangiate il caviale con la mortadella in libreria e vi sentite sceicchi. Credi di fregarci? Eh ?
    Passiamo sotto che e meglio.
    Dunque ci avete la puzza e vi strofinate il naso con la puzza e tutto. Che buffoni . Perche npon provate a soffiare la proboscìide con la Gazzetta dello Sport? Come fa il popolo quando ci becca l'Asiatica? Eh?
    A voi non vi becca l'aSIATICA? mA NEANCHE .
    Parbeleu, neranche questa fetente di asiatica vi becca a voi . Vaccinati con la mortadella eh?
    Marcia e grassa, fatta a Ceppaloni con i cadaveri dei negher. Porci, anche quelli vi mangiate.
    E avate la puzza nella proboscide: mma per forza .
    dunque tutta questa tiriter per insiunuare che Bondi è comunista come un ciuccio rosso.
    E beh. ce lo sanno anche i terrun che è comunhista. Un pentito. Si è confessato e lo hanno assoluto. E voi che cosa ci avete da dire? Eh?
    Ma va a lavurà terrrun. Che devo andare allon stadio. Viva la Marsiglese e Forza Italia .

  3. #3
    sionismo = infamità
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    Ed infatti io penso che l'Italia si caratterizzi propriamente a livello storico come "paese bloccato", in cui il quadripartito prima, ed il pentapartito poi, sono riusciti a conservare il potere per oltre quarant'anni da una parte giungendo ad un compromesso consociativo con il PCI, spartendocisi il potere, dall'altra traendo facendo leva sul "pericolo rosso" alle porte.
    Volendoci immedesimare nell'ottica conservatrice e filo-occidentale, tanto e solo per artifizio dialettico, è comprensibile (ripeto, da quella prospettiva) che l'Italia sia stato per eccellenza, durante tutto il corso della prima repubblica, il "paese dei misteri" per eccellenza, tra Gladio e Gladio rosse, servizi segreti deviati e non, faccendieri e massoni, stragi di Stato ed altri strani eventi mai fino in fondo chiariti o del tutto ancora immersi nel più oscuro mistero. Da un'ottica cosnervatrice, tutto ciò potrebbe apparire come giustificabile, per causa di forza maggiore, in una situazione di guerra fredda, per un paese appena al di qua della cortina di ferro, e con il più forte partito comunista dell'occidente, al fine di impedire l' "ondata rossa", nonostante poi al contempo con i comunisti, per chiari motivi di realpolitik e di relazioni internazionali, si trattava sia internamente che esternamente, dando loro una fetta di potere (cooperative, lottizzazioni, accordi per il gas dall'URSS e per le fabbriche FIAT nei paesi dell'Est ed a Togliattigrad).
    Oggi lo scenario, a poco meno di vent'anni, appare del tutto mutato ed in continua mutazione, così come il mondo stesso continua a mutare velocemente: i comunisti sono fuori dal parlamento e pressoché ininfluenti nella società, il PD è un partito pienamente non antagonista dell'ordine presente, non c'è più il blocco orientale e la Cina non sembra avere interessi ad estendere i suoi tentacoli sull'Europa (sicuramente, non a livello strettamente politico). Il posto occupato una volta dai sostenitori del "socialismo reale" non sembra affatto essere assunto da altre forze organizzate in grado di mettere in discussione l'ordine esistente (tanto e continuamente si discute sugli anarchici come specie in via d'estinzione).
    In questo quadro, anche un conservatore ragionevole, ammetterebbe che non vi siano più le necessità storiche di esercitare così capillari forme di controllo come avveniva nei decenni passati, in quanto non se ne vedrebbe la ragione se la ratio delle stesse era il contrasto al "pericolo rosso". Ed invece al contrario si assiste ad una situazione politica in cui le strutture di sorveglianza e controllo continuano ad essere le stesse e ad essere improntate alle vecchie "esigenze", quasi come se l'intero subsistema "filo-occidentale" sia sì uscito vincitore dallo scontro con il subsistema "real-socialista", ma al contempo sopravvivendo per forza d'inerzia non solo sulle rappresentanze, ma anche sulle rappresentazioni ormai obsolete che giustificavano la sopravvivenza del subsistema stesso (perché le rappresentanze che allora nell'intelligence anticomunista lavoravano, anche oggi "tengono famiglia", e non essendo in grado di riciclarsi e riqualificarsi per quanto riguarda ruoli e competenze, ha tutto l'interese a fare in modo che anche le passate rappresentazioni figurino attuali così da giustificare e legittimare la continuazione dello svolgimento dei medesimi compiti).
    Ma un baraccone-Stato che di conseguenza su rappresentazioni obsolete tenta di continuare a reggersi ed a legittimarsi (basti vedere i fondi destinati dallo Stato italiano alle attività di spionaggio, controllo, sicurezza e sorveglianza, che sono tra i più alti d'Europa, così come tra i più alti in Europa è il tasso di telefoni messi sotto controllo, al ritorno in auge di loschi figuri per qualche tempo pressoché finiti nel dimenticatoio, come Francesco Cossiga - Gladio - e Licio Gelli - Programma 2) probabilmente finisce per perdere esso stesso la sua stessa legittimazione, in quanto non appare più convincente.
    Un po' come nel feudalesimo, quando la classe nobiliare, che trovava la legittimazione per il proprio dominio nel fatto che ad essa spettava, in caso di guerra, fornire tra i suoi stessi appartenenti le armate da mandare a massacrarsi; quando i nobili iniziarono a mandare in guerra anziché loro stessi propri "sostituti" cooptati tra i contadini dei propri feudi e regni, la legittimazione per la nobiltà stessa iniziò a scemare, incidendo non tanto secondariamente sulla progressiva delegittimazione che avrebbe infine portato, alla fine di un lungo processo, alla caduta di molte teste nella Francia proclamatasi repubblica.
    Ora, senza voler qui dire che si stia di fronte ad un altrettanto radicale cambiamento epocale, quale il passaggio da un sistema di produzione ad un altro, né che i fatti si svilupperanno verosimilmente a ghigliottinate, intendo semplicemente dire che, similmente all'esempio da me fatto, anche questo ceto al potere che per la propria autoconservazione non ha la lungimiranza di utilizzare rappresentanze e rappresentazioni più confacentisi ai tempi, e quindi più convincenti dal punto di vista della propria legittimazione, è destinato ad andare incontro ad una progressiva delegittimazione. Paradossalmente con la scomparsa del suo "antagonista"/compare storico, nell'incapacità di trovare un nuovo soggetto da additare in modo abbastanza convincente quale nuovo "antagonista" e "vitale pericolo", viene meno la ragione storica dell'esistenza dello stesso sistema; un po' come se in una stanza, crollato uno dei due muri portanti, il soffitto precipiti sul muro restante seppellendolo sotto le sue materie.
    E tutto ciò in assenza di una seconda lungimiranza: mentre il quadripartito/pentapartito seppe saggiamente ed a proprio vantaggio conservare il suo potere per oltre quarant'anni attraverso una seconda forma di legittimazione, ossia fingendo di presentarsi quale mediatore e regolatore imparziale tra le diverse parti sociali (Capitale e lavoro), l'attuale potere non attua più neanche questa lungimirante finzione da cui avrebbe tutto da guadagnarci: anziché (far finta di) mediare in modo concertativo, Sacconi si schiera armi e bagagli completamente dalla parte della CAI e di Colaninno, e contro i sindacati di base ed autonomi; mai si è visto un così sfrontato e palese attacco al lavoro della pubblica amministrazione come con Brunetta; ogni altro provvedimento viene preso sempre più autoritativamente (spesso per decreti) senza neanche più la finzione di sottoporlo ad un'analisi costruttiva delle parti.
    Certo, sicuramente non è chiaro, volendo ragionare in termini "classici", quale possa essere il soggetto che porti il sistema alla sua disintegrazione. Forse che sia una ancora non meglio precisata, ma in via di definizione, specie tra le giovani generazioni, "società civile" non politicizzata secondo gli usuali termini (ossia non "partitizzata" né ideologizzata con i paraocchi per cavalli) che fuori dai tradizionali recinti dei partiti inizi ad autorganzizarsi?

  4. #4
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    Parbleu!

 

 

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