E due.
La prima volta lo fece a Cagliari, ai primi di settembre, e la cosa passò quasi inosservata, per quanto possano passare inosservate le frasi col timbro del Vaticano.

Così, nel solco di quanto dicevano i latini, Benedetto XVI lo ha ribadito. Repetita iuvant.
«Serve una nuova generazione di politici cattolici, coerenti con la fede e al servizio del bene comune».
Se non è la sconfessione di una certa classe politica, poco ci manca. Soprattutto perché arriva nel bel mezzo della fase più calda del cosiddetto caso Eluana.
Una ferita profonda che Oltretevere considerano un precedente pericoloso. Una vittoria del relativismo imperante in Europa come in Italia.
Con la differenza che a Roma la maggioranza degli onorevoli - di destra, di centro o di sinistra: è uguale - fa dentro e fuori dalle chiese per pigliarsi il voto dei fedeli.

Con l’aria che tira, il Papa ha mandato un messaggio univoco.
È difficile infatti slegare il caso Eluana dalle sue parole.
Mi spiego. La sentenza della Cassazione non solo ha messo in evidenza un vuoto normativo, quanto ha denudato la classe politica. L’ha inchiodata alla sua incapacità di assumere decisioni cruciali.

Così, è toccato alla Chiesa andare in tv e replicare ai vari Marino e Veronesi o ai Radicali, per nulla a disagio nella parte che hanno sempre e coerentemente interpretato.
Per una intervista a costoro, eccone un’altra al presidente della Cei, monsignor Bagnasco, o a monsignor Fisichella. Quasi che fossero loro l’altra voce del contraddittorio. Solo sullo sfondo stavano le Roccella, le Binetti e tutti gli altri cattolici con una casacca di partito addosso.

Sollecitare il ricambio di una nuova generazione di politici cattolici significa che quella attuale ha fallito. Non è stata all’altezza. Del resto le istanze della Chiesa sono secolari, prescindono dai calendari parlamentari e persino dalle legislature. Ma con queste debbono fare i conti, non si scappa.

Di fronte ai nuovi grandi temi sociali ed etici emergenti, i politici cattolici si sono limitati a giocare di rimessa, in difesa. Si sono preoccupati dei contenitori - teocon, teodem, post dc, ex dc, sempiterni dc… - perdendo di vista il contenuto.
A volte persino temendo il contenuto. Era stato così sui Pacs. È così sulle questioni legate alla fine della vita: testamento biologico, accanimento terapeutico, eutanasia. Infine sarà così sugli embrioni (tema rilanciato dal presidente eletto americano Barack Obama) e magari sull’adozione dei bambini da parte di coppie omosessuali. O sugli Ogm, o sulla poligamia. Sempre in difesa, a traccheggiare, a prendere tempo.
E gli altri segnano...

Alla fine, gli altri hanno segnato. La magistratura si è infilata nel vuoto delle norme e ne ha costruita artatamente una (giocando un ruolo proprio dei sistemi di diritto consuetudinario, il Common Law anglosassone, più che di Ius Civile qual è quello italiano). La decisione dell’altro giorno è un precedente giurisprudenziale e resterà appesa tra le fonti del diritto. In attesa che altri casi Eluana arrivino. E ne arriveranno di certo.

A meno che il Parlamento non decida. «Lo faremo presto», giurano in tanti. Ma la promessa non convince il Vaticano. Prima di Eluana ci fu Welby (caso diverso nella condizione del malato, sebbene simile per il risvolto politico) e i politici dissero che bisognava decidere alla svelta. S’è visto.

Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno e pure del Parlamento. Chiaro che il Vaticano non ci creda. Nel Vangelo sta scritto: «Sia il vostro parlare sì sì, no no; il di più viene dal maligno». Il teologo Ratzinger oggi presenta il conto.

Il Parlamento non deciderà così velocemente. In barba non solo all’ammonimento del Papa e al decisionismo (per qualcuno discutibile) della magistratura, ma anche in barba alle polemiche ipocrite di quanti lamentano lo svuotamento dell’aula. Cosa c’è di più “parlamentare” che discutere e decidere in materia di diritti della persona? Ci sono temi che non si possono parcheggiare nella speranza che finiscano nel dimenticatoio: la discussione sul testamento biologico o sulla fine della vita è già impiantata nel Paese, i politici non possono continuare a giochicchiare per paura di scontentare qualche elettore. Le tematiche legate alle convivenze o alle unioni di fatto torneranno presto alla ribalta; e a ruota seguiranno le rivendicazioni dei gay. Così come una mattina qualcuno porrà alla magistratura una questione inerente le staminali, gli embrioni, o altre che attenga le biotecnologie. A quel punto cosa farà il parlamento? Che faranno i politici cattolici, giocheranno ancora in difesa?

I partiti traccheggiano
Già ieri Vittorio Feltri aveva annusato l’aria: tanto nel PdL quanto nel Pd, scriveva, convergono l’anima cattolica e l’anima laica. Ognuna con il proprio pacchetto di voti e di beghe. Morale, non se ne farà nulla. Pochi giorni fa, nel Pd, volevano fare il processo alla Binetti perché aveva dichiarato che le tendenze omosessuali fortemente radicate possono sfociare nella pedofilia. Apriti cielo. Veltroni, per salvare capra e cavoli, disse che quella non è la linea del Pd e che la Binetti aveva parlato a titolo personale. Sia chiaro, fosse capitato nel centrodestra l’atteggiamento non sarebbe stato affatto dissimile. Temporeggiare per non decidere è la prima regola della politichetta.

Ieri, Benedetto XVI ha detto no.
Ha fatto intendere che la Chiesa ha alzato l’asticella: la testimonianza non basta più. Per quanto i politici cattolici cercheranno di emendare la frase, le parole del Papa sono state chiare.
Il Vaticano vuole gente coerente e al servizio del bene comune.

Con un Papa così c’era da immaginarselo. Cari democristiani, ex e post, la ricreazione è finita.
Ora sono affari vostri.

Gianluigi Paragone. www.libero-news.it 16 11 08

Il Papa non ha certamente bisogno di certezze; non ha un elettorato da conservare. O da conquistare.
Che lo Stato italiano sia deficitario quando affronta cerrti problemi è noto.
Governato da sinistra, da destra o dal centro, mai nessuno ha cercato, o ha osato, colmare i "buchi" evidenti da sempre aperti nella legislazione nazionale.
Tanto, quando capita il problema ci pensa lui, il Papa.
Chiunque sia, non ha importanza.
Là l'hanno messo e nessuno si chiede come. E a che fare.
Oddio, un come e perchè c'è sempre stato.
L'ha voluto lui.

saluti