...a Di Pietro
Roma. Passi per il “lodo Alfano”, ma che alla fine si debba finire prigionieri pure di un “lodo Bocchino”, a molti nel Pd pare decisamente troppo.
Così, è stato tutto un mordersi la lingua fino all’incontro di un’ora tra Villari e Veltroni; poi, dopo un acceso scontro (“esigo delle scuse”, ha fatto presente il neopresidente della Vigilanza Rai) e la certificazione che il primo non si sarebbe dimesso, ciò che il partito aveva nel cuore è finito sulle agenzie. “Villari trasformista, situazione inquietante” (Merlo), “Villari è un altro caso De Gregorio, solo più opaco” (Monaco), “un po’ incurante del fatto di essere stato eletto con i voti dei parlamentari di Berlusconi” (Zanda).
Insomma, dopo un fine settimana di scarse speranze, ieri le aspettative si sono dissolte.
E Veltroni è finito al centro di tutte le accuse.
“Un colpo mortale al suo prestigio di capo dell’opposizione – dice un dirigente
del partito – farsi dire di no pure da un Villari qualsiasi”.
Nel Pd, adesso, al di là delle dichiarazioni ufficiali, è tutto un desolato allargare di braccia. “La vicenda della Rai si complica terribilmente.
Che cosa facciamo con il cda? Lo votiamo? Non lo votiamo? Lo facciamo votare a loro?”.
Anche perché Villari, ad alcuni deputati centristi, ha ieri confidato che, subito dopo l’incontro con Fini e Schifani, intende convocare la commissione
per eleggere l’ufficio di presidenza e affrontare la questione delle norme per le elezioni in Abruzzo.
“E la settimana successiva – ha fatto sapere – si potrebbe passare alle
votazioni per i membri del cda”.
E’ su questo fronte che la partita, per Veltroni, si annuncia ai limiti dell’impossibile.
A parte che nel Pd c’è chi, oltre a mettere sotto accusa il leader per la conduzione dell’intera faccenda, punta il dito pure sull’ex ministro rutelliano Paolo Gentiloni, “ha coperto la candidatura Orlando per difendere il posto
nel cda di Rizzo Nervo”, sono i conti che già non tornano. Con l’elezione del dipietrista alla Vigilanza, dei tre membri che toccherebbero all’opposizione al vertice di viale Mazzini, due erano riservati al Pd (e se i margheritini si stavano battendo per Rizzo Nervo, i veltroniani miravano a far eleggere
l’ex assessore capitolino Gianni Borgna) e uno all’Udc.
“Berlusconi si rotola per la gioia”
Adesso c’è il rischio, anzi la certezza – se si decidesse di andare regolarmente in commissione a votare il cda – che Di Pietro, fallita la presidenza della commissione, chiederà al leader del Pd, per il suo partito,
uno di quei posti.
Così alla fine, capolavoro dei capolavori, Veltroni non solo avrebbe perso la presidenza della Vigilanza, ma si ritroverebbe anche senza un diessino al vertice della Rai di stato.
“E’ stata fatta una battaglia senza un minimo di coerenza”, accusano i diversi fronti interni di largo del Nazareno. E ieri, nei capannelli dei deputati, a Montecitorio, era tutto un analizzare i motivi che hanno condotto a una simile disfatta.
Chi accusava Veltroni di aver sottoposto alla discussione del gruppo,
facendolo così naufragare tra veti e accuse velate, l’intesa tra Bettini e Letta che prevedeva Pietro Calabrese alla presidenza e Stefano Parisi alla direzione generale.
Poi, il secondo fallimento quando l’abbinamento con Gaetano Pecorella alla Consulta “è stato fatto naufragare con le accuse rivolte dalla Finocchiaro”. Poi, tralasciando gli avvertimenti a chiedere per tempo, a Di Pietro, una rosa di nomi.
Infine, “dopo l’elezione di Villari, invece di dire subito: si deve dimettere, si è messo a fare il suo portavoce: mi ha detto che si dimetterà…”.
Circola molto veleno antiveltroniano, all’interno del Pd. “Non penso che sia colpa di Veltroni – dice Beppe Giulietti, indipendente dell’Idv – ma di sicuro Berlusconi si starà rotolando dalle risate sui tappeti di Arcore per la genialità della sua strategia.
Fossi l’Idv, e non lo sono, proporrei subito una rosa di nomi, anche di altri partiti, da Colombo a Zaccaria, da Tabacci e Donadi, per costringerli a venire allo scoperto, a dire no a tutti”.
Di sicuro, al momento è impossibile l’elezione del nuovo presidente al posto di
Petruccioli (occorrono due terzi dei voti), ma ieri molti davano per certa quella del cda, “a quel punto si lavorerà con il consigliere anziano, come è già stato in passato”.
E del resto, se Di Pietro è pronto a bussare, minaccioso, alla porta di Veltroni, l’Udc avverte che non è il caso di provare a fare giochi sulla sua pelle. “Abbiamo fatto una partita corretta, i nostri rappresentanti si sono sottratti a tentativi di condizionamento che pure ci sono stati – rivela Roberto Rao,
membro della Vigilanza – adesso non ci si venga a fare le stesse proposte della Bindi, che dice di lasciare per protesta i posti in commissione.
Un gesto inutile, dannoso.
Proviamo con le proposte serie, basta con questo gioco dell’oca”.
www.ilfoglio.it 18 11 08
saluti




Rispondi Citando
