







L’idea di “Cara al sol”, l’inno della Falange, nasce nella giornata del 17 novembre 1935 quando Josè Antonio pronunciò a Madrid un discorso che restò famoso.
Vi erano i primi segnali di guerra civile nella stessa Madrid, nella Catalogna, nelle Asturie e nei Paesi Baschi. In quel clima di mobilitazione Francisco Bravo, uno dei camerati più fedeli, subito dopo il comizio di Madrid propose a Josè Antonio la composizione di un inno del movimento. Pochi giorni dopo, il 3 dicembre, nel bar basco di Madrid, Or-hkom-pon, nacque “Cara al sol”.
Piacque molto a Josè Antonio perché – egli disse – non incitava all’odio verso il nemico.
Cara al sol con la camisa nueva
che tu bordasti en rojo ayer
me allarà la muerte si me lleva
y no te vuelvo a ver.
Faccia al sole e la camicia nuova
che ieri hai ricamato di rosso,
la morte mi troverà,
se mi porta via non ti rivedrò
Formare con otros companeros
que de guardia estàn en los luceros,
impasible el ademàn
y estan presentes en nuestro afàn.
Mi unirò agli altri camerati
che stanno a guardia delle stelle,
il gesto impassibile
sono presenti nei nostri pensieri
Si te dicen que caì
me fui al puesto que tengo allì
Ti diranno che sono caduto,
sono andato nel posto preparatomi lassù.
Volveran banderas victoriosas
al paso alegre de la paz
y traeràn prendidas cinco rosas
las flechas de mi haz.
Torneranno le bandiere vittoriose
al passo allegro della pace
e porteranno allacciate cinque rose
le frecce del mio fascio.
Volverà a reìr la Primavera
Por cielo,tierra y mar s’espera.
Arriva escuadras, a vencer,
que en Espagna empieza a amanecer
Tornerà a sorridere la Primavera,
in cielo, terra e mar la si aspetta.
Avanti squadre,verso la vittoria
che in Spagna comincia ad albeggiare.



