SUL VENERDI'
Piccoli Obama crescono?
Viaggio nelle classi dove gli alunni sono già tutti stranieri. Per scoprire che il mix di culture si fa da sé
di MARCO CICALA, ANNA LOMBARDI e MATTEO NUCCI
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Il giro del mondo in quindici bambini. Egitto, Nigeria, Congo, e poi Albania, Marocco, Cina, Romania, Tunisia: un'internazionale di piccolissimi che tifa compatta Juventus.
Benvenuti a Torino, dove c'è una classe tutta "straniera". Bentornati a Reggio Emilia, dove le scuole per l'infanzia sono le migliori del mondo - celebrate da Newsweek e New York Times - e l'inserimento inizia all'asilo. Guardate cosa succede a Roma, nella Chinatown di piazza Vittorio, dove il pomeriggio i genitori fanno corsi di cricket e Kung Fu, danza del ventre e cinese. O a Palermo, via Maqueda, mercato di Ballarò, dov'è straniero un alunno su due e l'istituto Madre Teresa un avamposto di legalità.
Poco più di seimila nel 1982 (prima rilevazione Istat), più di mezzo milione (574.133) oggi, gli alunni stranieri saranno un milione nel 2011. Per il ministero dell'Istruzione sono il 6,4 per cento, ma in alcune province si sale al 14. Nati in Italia nel 35 per cento dei casi, circa l'undici per cento dei nuovi nati ogni anno: stranieri, sì, ma, di seconda generazione. Arrivano da 191 nazioni. In testa Romania (92.734), Albania (85.195), Marocco (76.217) e Cina (27.558). Per la statistica, perfino venti dalla Mongolia.
La mozione della Lega approvata a ottobre è rivolta a chi entra: test per misurare la conoscenza dell'italiano e "classi d'inserimento" per chi non supera l'esame. Eppure, protestano gli insegnanti, gli strumenti per garantire l'integrazione già ci sono: in un vademecum targato Fioroni si parla di laboratori di Ital2, corsi aggiuntivi per insegnare l'italiano ai bambini di altri Paesi. E i corsi sono già attivi.
http://www.repubblica.it/2008/11/sez...1079/1079.html




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