Anno 2015.
La notizia è sulla bocca di tutti.
Un settimanale ha rivelato che la Dyncorp possiede armi nucleari.
Il portavoce ufficiale della società minimizza e parla di "semplici studi", ma il sistema blindato di brevetti da essa posseduta in ogni caso garantisce qualsiasi tentativo di scoprire se la notizia è vera.
All'ONU furiose discussioni, ma per "chiara incompetenza sull'operato di una società privata" ne' l'AIEA ne' il Consiglio di Sicurezza possono prendere alcun provvedimento.
D'altra parte ormai la DynCorp è una multinazionale presente in 26 paesi ed è anche la "gallina delle uova d'oro" della nuova frontiera della borsa, la "Mil economy" ha preso il posto della "New Economy" e le azioni delle multinazionali militari sono salite alle stelle, d'altra parte esse stesse garantiscono ormai il predominio del pianeta e il controllo delle risorse.
La fortissima ascesa delle azioni è garantita dal fatto stesso che tutti i più grossi gruppi industriali e non, supportati dai governi nazionali hanno ingaggiato una furiosa gara per acquisire quote azionarie importanti delle medesime per "garantire" i propri interessi internazionali.
Il Pentagono ha "liberalizzato" la gestione delle spese militari ed ha inoltrato un rapporto al Congresso in cui si dimostra che le spese militari privatizzate hanno consentito un risparmio di oltre il 30%. Rimane comunque come "general contractor" e con una "golden share" sulle maggiori società appaltatrici.
C'e il problema che alcune aziende concorrenti, tra cui la MPRI, sono state acquisite da importanti capitali cinesi e russi.
La collaborazione con i russi ha permesso alla MPRI di acquisire know-how sulla costruzione di missili intercontinentali e "si dice" anche su armi batteriologiche.
Nello scacchiere internazionale lo scontro "silente" tra la Dyncorp e la MPRI si gioca su svariati campi.
Alcune società collegate alla DynCorp molto chiaccherate si dice che forniscano armi a gruppi terroristici operanti in Africa e Sudamerica, dove i brandelli dei governi nazionali tentano invano di fermare degli attrezzatissimi "gruppi di fuoco" terroristici che colpiscono miniere, centrali elettriche, pozzi petroliferi e altre strutture di vitale importanza per questi paesi.
Negli stessi la minoranza politica invoca, vista l'inadeguatezza dell'esercito nazionale, l'intervento dei concorrenti della DynCorp, ovvero del MPRI.
In Europa, sulla scia americana molte società militari stanno cercando di espandere i propri mercati offrendo soluzioni "chiavi in mano" ai gestori politici in crisi per risolvere "manu militari" le sommosse interne.
In tutti i paesi del Terzo Mondo la situazione è nel caos, a parte le zone "strategiche" sotto il profilo economico, praticamente militarizzate ad uso e consumo delle varie società interessate al business connesso.
Si formano alcune alleanze "strategiche" tra le società di gestione militare e alcune società nel campo energetico con la partecipazione di gruppi operanti nei mass-media.
In pratica dei "cartelli" che permettono la gestione "full-operational" di operazioni internazionali di acquisizione d mercati e risorse garantendo un livello di consenso attraverso il canale massmediatico, il controllo "manu militari" di aree strategiche di risorse e mercati e la privatizzazione con relativa "asta" di tutte le attività non primarie sussistenti sul territorio.
il 6 Giugno 2015 un terrificante fungo si alza e scuote l'intera Cina.
Una bomba atomica ad alto potenziale ha distrutto Pechino.
Il governo cinese era rimasto l'ultimo a tenere sotto il suo controllo le forze armate.
Non c'e una rivendicazione e tutto l'ONU al'unanimità condanna l'episodio.
A Shangai il partito Liberale, fautore della privatizzazione dichiara che si terranno elezioni al piu' presto.
Il mondo si avvia verso un altra frontiera. Molto probabilmente l'ultima.