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  1. #21
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    PROV DI MANTOVA
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    Sbagli...gli stessi problemi di diversità interne lo ritroverai quando nascerà definitivamente il pdl. Poi vedremo se avrò ragione o no. Il problema non sopno quelle diversità ma LE PERSONE CHE CI SONO ALL'INTERNO. Veltroni non ha il potere all'interno del suo partito come berlusconi. Lui non si è circondato di amici e amichetti con "problemini" in comune...lui non ha ripianato i debiti dei partiti della sua coalizione....
    .
    Lavorare???? Certo...noi lo sappiamo bene. Voi ED I VOSTRI EROI ( e quelli di berlusconi... )un pò meno ...

  2. #22
    Amico di Oniria..wooff...
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    Citazione Originariamente Scritto da PD-SALVO Visualizza Messaggio
    Sbagli...gli stessi problemi di diversità interne lo ritroverai quando nascerà definitivamente il pdl. Poi vedremo se avrò ragione o no. Il problema non sopno quelle diversità ma LE PERSONE CHE CI SONO ALL'INTERNO. Veltroni non ha il potere all'interno del suo partito come berlusconi. Lui non si è circondato di amici e amichetti con "problemini" in comune...lui non ha ripianato i debiti dei partiti della sua coalizione....
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    Lavorare???? Certo...noi lo sappiamo bene. Voi ED I VOSTRI EROI ( e quelli di berlusconi... )un pò meno ...
    makke EROI......mika è FORT ALAMO c'è solo da svegliarsi un poco e questo gli italiani lo hanno capito.....o NO?.....e dire che a volte me par de parlar latino.....verba volant, scripta manent.....che tradotto senza vocabolario significa "ciò che è detto se ne vola via, ciò che è scritto rimane" e quindi....segue pensiero di KANEKORSO

    - TU stai suonando la campana al..............."morto" ke parla (quando lo mandate a casa?)

    - la ragione sta solo da una parte...lo stato costa....i suoi dipendenti pure e NON SONO competitivi....le tasse sono troppe.....mancano le infrastrutture.....le leggi sono ingarbugliate peggio di un rotolo di bava caduto di mano al pescatore....ecc...ecc...

    - nel CDX non c'è MAGO ZURLI' c'è una squadra che sa lavorare MEGLIO di quella da oratorio messa assieme dall'amico VELTRONI......kiaro?!

    - la differenza sta in una sola piccola cosa....LORO prima di fare politica LAVORAVANO! .....gli altri si sparavano seghe.....mentali (x nn fare confusione)

    ps non scendere ai soliti bassi livelli del TUO leader.........lanciando dadi senza manco sapere i punti che hai fatto................

    wooff...wooff...

  3. #23
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    Mafia è un termine diffuso ormai a livello mondiale con cui ci si riferisce ad una particolare tipologia di organizzazioni criminali. Le analisi moderne del fenomeno della mafia la considerano, prima ancora che una organizzazione criminale, una "organizzazione di potere"; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto nelle alleanze e collaborazioni con funzionari dello Stato, in particolare politici, nonché del supporto di certi strati della popolazione. Di conseguenza il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite. Quindi il termine "mafioso" può essere utilizzato nel linguaggio comune per definire, per esempio un sindaco che dia concessioni edilizie solo ai suoi "amici" o un professore universitario che fa vincere borse di studio a persona anche valide ma a lui legate o la nomina da parte di un governo di altissimi dirigenti anche capaci ma "politicamente vicini" alla maggioranza di cui il governo è espressione.


    A Milano la sentenza Sme su Berlusconi assolve e prescrive, ma riafferma che la corruzione dei giudici romani, con soldi usciti dai conti di Berlusconi, c'è stata. A Palermo la sentenza Dell'Utri certifica che accanto a Berlusconi c'è sempre stata, fin dal 1974, la presenza di un imbarazzante partner: Cosa nostra. Ora, finiti i processi, il Paese si interroghi: può essere governato (e per giunta male) da un uomo che ha permesso la corruzione di giudici e, come imprenditore e come politico, ha convissuto per trent'anni con la mafia?

    Milano, 10 dicembre 2004. Sentenza del processo Sme, stralcio con unico imputato Silvio Berlusconi. È già miracoloso, innanzitutto, che si sia arrivati a una sentenza, dopo un processo lunghissimo che gli imputati e i loro avvocati-parlamentari hanno tentato di frenare e bloccare in ogni modo. Prima tentando di depistare le indagini. Poi disertando le udienze e allungando il calendario del dibattimento. Infine confezionando leggi su misura: quella sul legittimo sospetto, per spostare il processo altrove e arrivare alla prescrizione (tentativo bloccato dalla Cassazione); quella sull'improcessabilità delle cinque più alte cariche dello Stato (lodo Maccanico-Schivani, bocciato dalla Corte costituzionale).

    La sentenza, comunque, è finalmente arrivata. Ecco che cosa dice.

    1. Per il pagamento di 500 milioni di lire uscite dai conti di Berlusconi e arrivate al giudice Squillante, attraverso i conti diPreviti:
    la sentenza afferma che il fatto è avvenuto, ma il reato è "corruzione semplice" (negli anni in cui è stato commesso, una distrazione del legislatore, poi corretta, non ha previsto il reato di "corruzione in atti giudiziari" per chi paga i giudici. Così la pena è più blanda e soprattutto la prescrizione scatta in soli 7 anni e mezzo (e non in 15). Così, riconoscendo all'imputato Berlusconi le attenuanti generiche, scatta la prescrizione.

    2. Per i pagamenti ai giudici effettuati da Barilla:
    assoluzione, ma con riferimento al secondo comma dell'articolo 530, dunque per insufficienza di prove. E con la formula "per non aver commesso il fatto", che lascia intuire (lo sapremo dalle motivazioni) che il fatto però è stato commesso (dunque la corruzione c'è stata).

    3. Per i pagamenti ai giudici visti da Stefania Ariosto (al circolo Canottieri Lazio, nel garage...):
    assoluzione piena (è l'unico caso, su quattro); ma anche qui con la formula
    "per non aver commesso il fatto", che lascia intuire (ma lo sapremo solo dalle motivazioni) che il fatto è però stato commesso ( e dunque anche in questo caso la corruzione c'è stata).

    4. Per il pagamento al giudice Verde per la sentenza Sme:
    assoluzione perché "il fatto non sussiste" (è l'unico caso sui quattro); però anche qui si richiama il
    secondo comma dell'articolo 530, dunque l'insufficienza di prove (mentre nel processo principale Verde e Previti erano stati assolti, per questi pagamenti, con formula piena).

    Palermo, 11 dicembre 2004. Sentenza al processo in cui Marcello Dell'Utri era imputato di concorso esterno in associazione mafiosa: condanna a 9 anni. Dunque il tribunale ha riconosciuto che il braccio destro (o sinistro) di Berlusconi è stato ed è uomo a disposizione di Cosa nostra. Fin dal 1974, quando fu chiamato a Milano da Berlusconi per risolvere ("privatamente") il problema delle minacce d'estorsione e di rapimento che Berlusconi aveva ricevuto. Allora Dell'Utri si portò dietro, a Milano, un mafioso, Vittorio Mangano, che divenne la "garanzia" di Cosa nostra in casa Berlusconi.

    Così Dell'Utri ha messo Berlusconi nelle mani della mafia. Fino agli anni Novanta, in cui nasce Forza Italia, vista da Cosa nostra, dopo la stagione delle stragi e la dissoluzione della Dc, come il nuovo referente politico delle famiglie siciliane.

    La condanna è personale e riguarda Marcello Dell'Utri (con il suo coimputato Tanino Cinà, condannato a 7 anni). Ma chiama pesantemente in causa Silvio Berlusconi: questo sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani della mafia
    , fin dal 1974; e Forza Italia sarebbe stata spinta da Cosa nostra e salutata come una soluzione dai boss in difficoltà dopo l'esaurirsi della strategia stragista.


    Le due sentenze, insieme a quelle emesse lo scorso anno nei processi a Previti, Squillante, Metta e Pacifico per la Mondadori e l'Imi-Sir, ricompongono le tessere di quel nero mosaico che è la carriera imprenditoriale e poi politica di Silvio Berlusconi. Spiegano come è nata e cresciuta la Fininvest, come Berlusconi si è impossessato di tutta l'informazione che conta, come - e soprattutto perché - nel 1993 ha realizzato un partito vincente in pochi mesi. Ma spiegano anche lo straordinario potere di condizionamento che due personaggi come Previti e Dell'Utri hanno avuto, hanno e ancora avranno sul Cavaliere, sul suo partito, sulla sua coalizione e sul Parlamento tutto.
    Si parte dal 1974, quando Previti assiste la giovane orfana Anna Maria Casati Stampa che «decide» di vendere a poco prezzo la villa di famiglia a Berlusconi, di cui lo stesso Previti è amico e socio. In quella villa di Arcore, pochi mesi dopo, Dell'Utri infila un giovane e promettente mafioso, Vittorio Mangano, il famoso «stalliere» che chiamava «cavalli» le partite di droga (come Paolo Borsellino ricorderà nella famosa intervista a due giornalisti francesi, poco prima di morire ammazzato come Falcone).
    Poi arriva la P2, l'unica avventura affrontata dal Cavaliere solitario, senza lo strascico di Cesare e Marcello. Poi la conquista delle tv, con i soldi freschi a palate che Dell'Utri procura grazie a Publitalia e, forse, anche agli amici siciliani. Poi arriva Craxi, che il Cavaliere è costretto a servire perché - come confessa in una telefonata del 1983 al condirettore del Giornale - «è quello che deve farmi la legge sulle televisioni». Invece della legge, Craxi gli fa subito due decreti, per neutralizzare le ordinanze dei pretori che hanno bloccato le trasmissioni illegali delle sue tv sul territorio nazionale. Nel 1985 Silvio si sdebita con Bettino ostacolando, su ordine di quest'ultimo, il suo nemico acerrimo Carlo Debenedetti nell'acquisto della Sme dall'Iri, anche perché il secondo decreto salva-tv deve essere ancora convertito in legge.
    Anche a Roma nel 1984 c'è un'inchiesta per antenne abusive sulla Fininvest. Ma lì non c'è problema. Se ne occupa il giudice Renato Squillante che interroga Berlusconi assistito da Previti e poi lo proscioglie a tempo di record. È lo stesso Squillante che la sentenza Sme dell'anno scorso ha condannato a sei anni e definito «stabilmente a libro paga della Fininvest». Poi, con calma, arriva la legge sulle tv. La famigerata Mammì, nel 1990. Ancora una volta è Craxi a imporla con la forza, complici Forlani e Andreotti (che rimpiazza in una sola notte i cinque ministri della sinistra dc, dimissionari per protesta). Anche Bettino avrà la sua bella convenienza. Fra il 1991 e il 1992 riceverà dalla All Iberian (Fininvest) 22 miliardi sui suoi conti personali in Svizzera.
    Nel 1990 succede tutto, anche il passaggio di proprietà della prima casa editrice italiana, la Mondadori, che pubblica Espresso, Panorama, Epoca, Repubblica e quindici giornali locali. Ha il torto di dare fastidio a Craxi, dunque a Berlusconi. Niente paura. Il Cavaliere dà la scalata, complice il voltafaccia degli eredi Mondadori. Debenedetti, l'azionista di maggioranza, resiste. Si va all'arbitrato. Che dà ragione all'Ingegnere. Ma c'è la Corte d'appello di Roma, ci pensa l'amico Vittorio Metta. Annulla il lodo, scrive 270 pagine di motivazioni in una notte (o almeno così dice: in realtà la sentenza l'hanno scritta, prima, i legali di Berlusconi) e alla fine incassa 400 milioni in contanti da Pacifico.
    Milioni che, tramite Previti, arrivano dai soliti conti esteri della Fininvest. Questo dice la sentenza del Tribunale di Milano che il 29 aprile 2003 ha condannato Previti a tredici anni di reclusione, insieme a Pacifico e ai giudici Metta e Squillante (anche per la compravendita di un'altra sentenza, quella che condannò l'Imi, cioè lo Stato italiano, a pagare un risarcimento non dovuto alla Sir di Nino Rovelli: mille miliardi, in cambio di una mazzetta di 67, o forse di 100, a giudici e avvocati, palesi e occulti). Soltanto l'intervento di Andreotti, allarmato dallo strapotere mediatico di Berlusconi (e quindi di Craxi) lo costringe a restituire parte del maltolto (Repubblica ed Espresso) al legittimo proprietario Debenedetti.
    Il groviglio di poteri
    Quel groviglio di poteri, quell'impasto di arroganza e impunità è immortalato, con l'autoscatto, nell'album di Stefania Ariosto: politici e faccendieri, avvocati e magistrati, tutti insieme appassionatamente in feste e spedizioni transoceaniche al seguito di Cesare e Bettino, tutti futuri clienti di procure e tribunali. Ma la migliore polaroid di quei rapporti illeciti è nelle contabili bancarie che giungono dalla Svizzera e dimostrano, nella sola primavera del '91 tre decisivi versamenti. Il 14 febbraio 1991 Previti paga 425 milioni al giudice Metta tramite Pacifico. Il 6 marzo 1991 bonifica 500 milioni a Squillante. Il 16 aprile 1991, ancora tramite Pacifico, dirotta 500 milioni sul conto del giudice Verde (poi assolto). Sempre con denaro della Fininvest e del patrimonio personale di Silvio Berlusconi.
    Nel 1992-1993 i nodi, con Mani Pulite, vengono al pettine. I vecchi padrini si dividono fra tribunali e latitanze. Anche Cosa Nostra perde i vecchi referenti politici così indeboliti da non garantirla più nei processi. Occorre un partito nuovo, ma anche vecchio. Dell'Utri, che mai si è occupato di politica in vita sua, si getta a capo fitto nell'impresa. Ingaggia un consulente ad hoc, Ezio Cartotto, sin dal maggio-giugno 1992. Che comincia a lavorare in segreto. In pochi mesi, grazie alle strutture e ai miliardi di Publitalia, il gioco è fatto.
    Il Cavaliere, abbandonato dagli amici, indebitato fino al collo e terrorizzato dai giudici, confessa a Cartotto: «Di questo passo mi accuseranno di tutto, anche di essere mafioso. Ogni tanto, mi scopro a piangere da solo nella doccia». E poi, a Montanelli e a Biagi: «Se non entro in politica, mi mettono in galera». Ma provvede Marcello, l'amico siciliano. Le televisioni e i giornali fanno il miracolo. Il nuovo miracolo italiano.

    Controversie sull'attività imprenditoriale


    I finanziamenti di origine ignota

    Per avviare la sua attività imprenditoriale nel 1961 nel campo dell'edilizia Berlusconi ottiene una fideiussione dalla Banca Rasini. Nella società fondata da lui e Pietro Canali impegna 10 milioni di lire che anni dopo sosterrà fossero suoi risparmi guadagnati con la sua attività di intrattenitore e venditore di elettrodomestici. In realtà, quei 10 milioni provengono dalle tasche di suo padre Luigi, procuratore della Banca Rasini.[56]
    Riguardo invece all'origine di alcuni finanziamenti, provenienti da conti svizzeri alla Fininvest negli anni 1975-1978, dalla fondazione all'articolazione in 22 holding, (i quali ammontavano a 93,9 miliardi lire dell'epoca)[57] Berlusconi, interrogato in sede giudiziaria dal P.M. Antonio Ingroia, si avvalse della facoltà di non rispondere[58], per questo, anche a causa delle leggi svizzere sul segreto bancario, non è stato possibile accedere alle identità dei possessori dei conti cifrati inerenti al flusso di capitali transitato all'epoca e in piena disponibilità della Fininvest.[59]
    Al tempo in cui Luigi Berlusconi era procuratore generale della Banca Rasini questa entrò in rapporti d'affari con la Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d'amministrazione figuravano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, responsabile dello IOR (Istituto per le Opere Religiose) di fatto la banca dello Stato della Città del Vaticano, che sono poi divenuti famosi alla cronaca giudiziaria. Secondo Sindona e altri collaboratori di giustizia la banca Rasini era coinvolta nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa (il che aiuta a comprendere la grossa presenza di finanziatori svizzeri nei primi anni di attività di Berlusconi).[60]
    Nel 1999 Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d'Italia a Palermo, durante il processo Dell'Utri, sostenne, in una consulenza da lui eseguita per conto della Procura di Palermo riguardante la ricostruzione degli apporti finanziari intervenuti alle origini del gruppo Fininvest tra gli anni 1975-1984, che non era possibile identificare la provenienza di alcuni fondi Fininvest del valore di 113 miliardi di lire dell'epoca in contanti e assegni circolari (corrispondenti a circa trecento milioni di euro odierni).[61] La questione riguardava i sospetti di presunti contributi di capitali mafiosi all'origine della Fininvest.
    Querelato per diffamazione da Mediaset, nel 2007 Giuffrida giunse a un accordo transattivo con i legali di questa. Con l'accordo il consulente della Procura ha riconosciuto i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni fornite durante il processo (definite incomplete e parziali a causa della scadenza dei termini di indagine che non gli avevano permesso di approfondire a sufficienza l'origine di otto transizioni dubbie) e la dichiarazione conseguente che tutte le "operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest".[62]

    Ricevuta d'iscrizione alla P2


    Berlusconi, essendo iscritto alla loggia massonica Propaganda 2[63] di Licio Gelli[64] aveva accesso a finanziamenti altrimenti inottenibili: la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2,[65] infatti, affermò, nella relazione di maggioranza di tale Commissione firmata da Tina Anselmi, che alcuni operatori appartenenti alla Loggia (tra cui Genghini, Fabbri e Berlusconi), trovarono appoggi e finanziamenti presso le banche ai cui vertici risultavano essere personaggi inclusi nelle liste P2 al di là di ogni merito creditizio.[66]

    La difesa

    Le ipotesi di riciclaggio non hanno mai trovato conferma, anche a causa del segreto bancario vigente in Svizzera.
    Stando alle dichiarazioni dello stesso Silvio Berlusconi, fu la liquidazione del padre, Luigi Berlusconi, divenuto poi collaboratore del figlio all'Edilnord e in molti altri momenti cruciali della sua vita imprenditoriale, che servì a finanziare gli inizi della sua attività imprenditoriale e a costituire la metà del capitale dei Cantieri Riuniti Milanesi. Silvio Berlusconi si definisce un uomo che si è fatto da solo perché il suo successo - stando a queste dichiarazioni - si basa sulle sue "capacità imprenditoriali", sul suo "fiuto per gli affari", sul suo "lavoro indefesso" e su una serie di "fortuite circostanze" che gli avevano garantito la fiducia dei vari finanziatori.[67]

    I rapporti con Dell'Utri e Mangano

    Nella prima metà degli anni settanta diverse organizzazioni criminali (non ultima la mafia) usavano, per autofinanziarsi, ricorrere alla pratica del sequestro di persona nei confronti di imprenditori (o di loro familiari) non molto noti al grande pubblico e Berlusconi, all'epoca già padre di due figli, era tra questi: il 7 luglio 1974 l'avvocato palermitano Marcello Dell'Utri (all'epoca collaboratore di Berlusconi e che in seguito fu eletto senatore per il partito da quest'ultimo fondato), mise in contatto Berlusconi con Vittorio Mangano. L'incontro avvenne nella neoacquistata villa San Martino ad Arcore, e il motivo ufficiale della presenza di Mangano fu quello di assumere le mansioni di fattore e stalliere. In realtà, Mangano si occupò anche della sicurezza della villa e dell'incolumità dei figli di Berlusconi, che usava anche accompagnare a scuola. Disse anni dopo Dell'Utri: «Berlusconi ha assunto Mangano, gliel'ho presentato io, è verissimo, tra tante persone che c'erano in concorso per quella posizione, e ai quali Berlusconi ha addirittura affidato la casa, e il signor Mangano accompagnava anche i figli di Berlusconi a scuola. Non vedo niente di strano nel fatto che io abbia frequentato in questa maniera il signor Mangano, e lo frequenterei ancora adesso».[68] Vittorio Mangano si licenziò nel 1976. A suo carico, nel periodo successivo all'impiego a villa San Martino, una condanna per traffico di droga e un'altra per associazione mafiosa semplice. Fu inoltre sospettato del rapimento di Luigi D'Angerio, che avvenne nella notte di Sant'Ambrogio del 1974, subito dopo una cena ad Arcore. La Procura della Repubblica di Palermo sostiene che Marcello Dell'Utri era a conoscenza dei precedenti penali di Mangano. Al tempo in cui Dell'Utri, infatti, lasciò l'impiego in banca per diventare collaboratore di Berlusconi, e successivamente chiamò Mangano ad Arcore, la locale stazione dei Carabinieri ricevette un'informativa dai loro colleghi palermitani che segnalava Mangano quale persona con precedenti giudiziari e Dell'Utri quale persona che era informato di ciò.[69]
    Il 26 maggio 1975 una bomba esplose nella villa di Berlusconi in via Rovani a Milano, provocando ingenti danni con lo sfondamento dei muri perimetrali e il crollo del pianerottolo del primo piano.
    Berlusconi, dopo aver ricevuto varie minacce, si trasferì per qualche mese con la famiglia in Svizzera e successivamente in Spagna.
    Il 28 novembre 1986 un altro attentato alla villa milanese creò unicamente danni alla cancellata esterna. Berlusconi, nel mezzo di un'intercettazione telefonica, commentò con Dell'Utri l'attentato definendolo scherzosamente un atto fatto «con affetto», proseguendo sullo stesso tono che «secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui metterebbe una bomba» e sottolineando che la natura del gesto è da ricercarsi nel fatto «che non sa scrivere».[70] Contrariamente a quanto Berlusconi pensava, invece, l'attentato non è attribuibile a Mangano in quanto all'epoca del fatto era detenuto. Esso è ascrivibile altresì (come risulta dalle dichiarazioni di Antonino Galliano) alla mafia catanese: una volta raccordatosi con il suo sodale Nitto Santapaola di Catania, Totò Riina, il capo di Cosa nostra, aveva, come si suol dire, «preso in mano la situazione» relativa a Berlusconi e Dell'Utri, che, come si è visto (per concorde dichiarazione di Ganci, Anzelmo e Galliano), sarebbe stata sfruttata non soltanto per fini prettamente estorsivi, ma anche per potere “agganciare” politicamente Bettino Craxi.
    Un rapporto della Criminalpol del 13 aprile 1981 recita che «L'aver accertato attraverso la citata intercettazione telefonica il contatto tra Mangano Vittorio, di cui è bene ricordare sempre la sua particolare pericolosità criminale, e Dell'Utri Marcello ne consegue necessariamente che anche la Inim spa e la Raca spa (società per le quali il Dell'Utri svolge la propria attività), operanti in Milano, sono società commerciali gestite anch'esse dalla mafia e di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporco, provento di illeciti».[71]
    Sull'attività di Mangano nello stesso periodo in cui prestava servizio come stalliere di Berlusconi il giudice Paolo Borsellino rilasciò, poco prima di essere ucciso in un attentato mafioso, un'intervista a un giornalista francese nella quale definiva il Mangano come una delle teste di ponte di Cosa Nostra nel nord Italia.[72] Mangano morì in carcere nel 2000, pochi giorni dopo essere stato condannato all'ergastolo per duplice omicidio.

    Le televisioni nazionali

    La creazione di un gruppo di canali televisivi appariva di fatto in contrasto con la legge in vigore e con le sentenze della Corte costituzionale che, sin dal 1960 (n. 59/1960), aveva mostrato il suo orientamento in materia. Un tema ripreso anche dal più recente pronunciamento del 1981, dove veniva riaffermata la mancanza di costituzionalità nell'ipotesi di permettere ad un soggetto privato il controllo di una televisione nazionale, considerando questa possibilità, visti gli spazi limitati a disposizione, come una lesione al diritto di libertà di manifestazione del proprio pensiero, garantito dall'articolo 21 della Costituzione.
    Tre pretori da Roma, Milano e Pescara (tra cui Giuseppe Casalbore) intervennero nel 1984, disponendo - in base al codice postale dell'epoca - il sequestro nelle regioni di loro competenza del sistema che permetteva la trasmissione simultanea nel Paese dei tre canali televisivi. In conseguenza di ciò e per protesta, le emittenti Fininvest interessate dal provvedimento apposero sul video un messaggio, rinunciando ad una programmazione canonica.
    Dopo quattro giorni, il governo di Bettino Craxi, intervenne direttamente nella questione aperta dalla magistratura emanando un decreto legge in grado di rimettere in attività il gruppo. Ma il Parlamento, invece di convertirlo in legge, lo rifiutava in quanto incostituzionale, permettendo alla magistratura di riprendere l'azione penale contro Fininvest. Craxi varò quindi un nuovo decreto, ponendolo al Parlamento tramite la questione di fiducia e ottenendone l'approvazione. La Corte Costituzionale esaminò la legge solo tre anni dopo, mantenendola in vigore, ma sottolineandone la dichiarata transitorietà.

    Silvio Berlusconi e Bettino Craxi in una foto del 1984


    L'approvazione del provvedimento fu da alcuni giustificata nella stretta e mai celata amicizia tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi (Craxi è stato testimone di nozze al matrimonio tra Berlusconi e Veronica Lario e padrino di battesimo di Barbara Berlusconi). Secondo altri, invece, il disegno di modernizzazione del Paese del segretario socialista passava per lo scardinamento del monopolio culturale che - attraverso la RAI - la Democrazia cristiana esercitava sulla programmazione radiotelevisiva nazionale; l'oligopolio a cui si giunse, però, probabilmente non corrispondeva alla ratio con cui la Corte costituzionale nel 1976 (invocando l'articolo 21 della Costituzione) aveva ammesso a latere della concessionaria pubblica un sistema plurale di molteplici reti, distribuite sul territorio a livello esclusivamente locale. Il rapporto con Craxi fu documentato nell'archivio dell'ex-presidente del Consiglio in cui fu trovata anche una lettere a firma di Berlusconi:

    « Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio.[73] »

    Nel 1990 con la legge Mammì si tornava a legiferare in materia e veniva stabilito che non si poteva essere proprietari di più di tre canali, senza l'introduzione, però, di limiti che compromettessero l'estensione assunta televisivamente dalle reti di Berlusconi. L'approvazione della legge rinnovava forti polemiche e cinque ministri del Governo Andreotti si dimisero per protesta. Berlusconi, essendo state decise anche norme volte a impedire posizioni dominanti contemporaneamente nell'editoria di quotidiani, venne costretto a cedere le proprie quote della società editrice del Giornale, vendendole al fratello Paolo Berlusconi.
    Nel 1994 una nuova sentenza della Corte (la n. 420) dichiarava incostituzionale parte della legge, richiamando la necessità di porre limiti più stretti nella concentrazione di possedimenti in campo mediatico.
    Berlusconi continua, quindi, ad operare nel settore tramite l'azienda Mediaset (nata nel 1995, dallo scorporo delle attività televisive della Fininvest), con concessioni a valenza transitoria.

    Aspetti controversi dell'attività politica


    Appartenenza alla P2


    Licio Gelli, "Maestro Venerabile" della loggia massonica P2


    L’iscrizione di Berlusconi alla loggia massonica P2 con la tessera numero 1816 risulta dai documenti e dalle ricevute sequestrate ai capi della loggia sebbene lo stesso Berlusconi abbia più volte negato e sminuito la sua partecipazione. Durante un interrogatorio in tribunale dichiarò "Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo", "Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta". Tali dichiarazioni gli costarono una condanna per falsa testimonianza che venne annullata da una amnistia.[74] Successivamente ebbe a dichiarare: "Non sono mai stato piduista, mi mandarono la tessera e io la rispedii subito al mittente: comunque i tribunali hanno stabilito che gli iscritti alla P2 non commisero alcun reato, e quindi essere stato piduista non è titolo di demerito".[75] Sebbene i tribunali non abbiano ravvisato reati a carico della P2, secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta Anselmi la loggia massonica era "eversiva". Essa fu sciolta con un'apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.[76]
    Secondo il fondatore della P2 Licio Gelli, Berlusconi "ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto"[77]. Gelli ha anche affermato: "Il vero potere risiede nelle mani di chi ha in mano i mass media".[78]
    La P2 era "un'organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia attraverso il «piano di rinascita democratica», un elaborato a mezza via tra un manifesto e uno «studio di fattibilità». Conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiavi dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato proselitismo e anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere".[79] Il Piano programmava la dissoluzione dei partiti e la costruzione di due poli organizzati in club territoriali e settoriali; tendeva al monopolio dell'informazione, al controllo della banche, alla Repubblica presidenziale e al controllo della magistratura da parte del potere politico.[80][81]
    Secondo il giornale online di controinformazione Controcorrente.info, ci sarebbero molte analogie tra il Piano di rinascita e il programma di Forza Italia.[82] Nel 1995, a seguito della caduta del primo governo Berlusconi, il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi boccia quella che secondo lui è stata "l'attuazione fatta e programmata da Berlusconi del Piano di rinascita democratica proposto dalla Loggia P2 già nel 1976".[83]
    Dal 1985 la documentazione negli archivi di Licio Gelli testimonia l’intervento della P2 nell’acquisizione da parte di Berlusconi[senza fonte] dell’allora più diffuso settimanale popolare italiano, Tv Sorrisi e Canzoni, il 52% del cui pacchetto azionario era entrato in possesso grazie ai finanzieri Roberto Calvi e Umberto Ortolani.[84][85]
    A seguito della presentazione delle conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P.2, la loggia fu sciolta per legge in ragione dei «fini eversivi» che si prefiggeva. Gelli fu condannato e arrestato, benché al riguardo Berlusconi sostenne di essere «…sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli…».[86][87]
    Al momento del suo ingresso ufficiale in politica (1993), Berlusconi presentò un partito la cui struttura e programma parvero ad alcuni, simili a quelle prefigurate nel disegno eversivo della P2: «Club dove siano rappresentati… operatori imprenditoriali, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori» e solo «pochissimi e selezionati» politici di professione. Fin dal primo governo Berlusconi i titolari di diversi incarichi sono risultati appartenenti alle liste segrete scoperte nella residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi[88].
    Il 13 marzo 2006 la maggioranza parlamentare guidata da Berlusconi approvò una modifica dell'articolo 283 del Codice Penale sulla base del quale era stata messa sotto processo (e poi assolta) la P2. Il testo precedente era questo:
    Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.' il testo modificato è invece il seguente:
    Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni'.
    Conflitto di interessi

    Un conflitto di interessi emerge in presenza di proprietari di imprese che vengono ad assumere cariche pubbliche. La contemporanea proprietà di società di assicurazione, di colossi dell'editoria, di imprese turistiche, e così via, acuisce questo problema nella figura di Silvio Berlusconi.
    Secondo il settimanale britannico The Economist, Berlusconi, nella sua doppia veste di proprietario di Mediaset e Presidente del Consiglio, deteneva il controllo di circa il 90% del panorama televisivo italiano.[89] Questa percentuale include sia le stazioni da lui direttamente controllate, sia quelle su cui il suo controllo può essere esercitato in maniera indiretta attraverso la nomina (o l'influenza sulla nomina) degli organismi dirigenti della televisione pubblica. Questa tesi viene respinta da Berlusconi che nega di controllare la RAI. Egli sottolinea il fatto che durante il suo governo siano stati nominati presidente della RAI persone facenti riferimento al centrosinistra, in primo luogo Lucia Annunziata. Attualmente il presidente della RAI è Claudio Petruccioli, di centro-sinistra, mentre il ruolo di direttore generale è ricoperto da Claudio Cappon. Di fatto durante il governo Berlusconi il CdA della RAI era a maggioranza di nomina della Casa delle Libertà.
    Il vasto controllo sui media esercitato da Berlusconi è stato collegato da molti osservatori italiani e stranieri alla possibilità che i media italiani siano soggetti ad una reale limitazione delle libertà di espressione. L'Indagine mondiale sulla libertà di stampa (Freedom of the Press 2004 Global Survey), uno studio annuale pubblicato dall'organizzazione americana Freedom House, ha retrocesso l'Italia dal grado di "Libera" (Free) a quello di "Parzialmente Libera" (Partly Free)[90] sulla base di due principali ragioni, la concentrazione di potere mediatico nelle mani del Presidente del consiglio Berlusconi e della sua famiglia, e il crescente abuso di potere da parte del governo nel controllo della televisione pubblica RAI.[91] L'indagine dell'anno successivo ha confermato questa situazione con l'aggravante di ulteriori perdite di posizione in classifica.[92]
    Reporter senza frontiere dichiara inoltre che nel 2004, «Il conflitto d'interessi che coinvolge il primo ministro Silvio Berlusconi e il suo vasto impero mediatico non è ancora risolto e continua a minacciare la libertà d'espressione».[93] Nell'aprile 2004, la Federazione Internazionale dei Giornalisti si unisce alle critiche, obbiettandosi al passaggio di una legge firmata da Carlo Azeglio Ciampi nel 2003, che i detrattori di Berlusconi ritengono sia destinata a proteggere il suo controllo dichiarato del 90% dei media nazionali.[94]
    Lo stesso Berlusconi, per rispondere alle critiche su un suo conflitto di interessi, pochi giorni prima delle elezioni politiche del 2001, in un'intervista al Sunday Times annunciò di aver contattato tre esperti stranieri («un americano, un britannico e un tedesco»"), di cui però non fece i nomi, che lo consigliassero nel trovare una soluzione alla questione. Pochi giorni dopo ribadì al TG5 la sua decisione, specificando che:

    « In cento giorni farò quel che la sinistra non ha fatto in sei anni e mezzo: approverò un disegno di legge che regolamenterà i rapporti tra il Presidente del Consiglio e il gruppo che ha fondato da imprenditore »

    a cui fecero eco le parole del presidente di AN Gianfranco Fini e di altri politici della CdL, i quali nei giorni seguenti confermarono più volte che, in caso di vittoria alle elezioni, l'intenzione del governo era quella di presentare entro i primi 100 giorni un disegno di legge per risolvere la questione tramite un blind trust. Non vennero mai resi noti i nomi dei tre esperti stranieri che si sarebbero dovuti occupare della questione, ma venne presentato un disegno di legge, poi approvato, che regolamentava il conflitto d'interesse.
    Il centrosinistra, al governo dal 1996 al 2001, non intervenne invece sul tema del conflitto d'interessi. Nel 2003 Luciano Violante, allora capogruppo DS alla Camera, dichiarò in Parlamento che il centrosinistra aveva dato nel 1994 la garanzia a Berlusconi e Letta che le "televisioni non sarebbero state toccate" con il cambio di governo. Inoltre sottolineò che nel 1994 ha votato a favore per l'eleggibilità di Berlusconi a deputato quando essa fu contestata (la Costituzione nega l'eleggibilità per i concessionari dello Stato) e rimarcò il fatto che durante il governo di centrosinistra il fatturato di Mediaset era cresciuto di 25 volte.[95]




  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da PD-SALVO Visualizza Messaggio
    Sbagli...gli stessi problemi di diversità interne lo ritroverai quando nascerà definitivamente il pdl. Poi vedremo se avrò ragione o no. Il problema non sopno quelle diversità ma LE PERSONE CHE CI SONO ALL'INTERNO. Veltroni non ha il potere all'interno del suo partito come berlusconi. Lui non si è circondato di amici e amichetti con "problemini" in comune...lui non ha ripianato i debiti dei partiti della sua coalizione....
    .
    Lavorare???? Certo...noi lo sappiamo bene. Voi ED I VOSTRI EROI ( e quelli di berlusconi... )un pò meno ...
    ------------------------
    Dimentichi, o fingi di farlo, che Veltroni è stato comunista e come tale ha imparato benissimo come si gestisce un partito.
    Se poi si porta in casa uno che è conosciuto come "implacabile" inquisitore ( sarebbe interessante conoscere la percentuale dei "non luogo a procedere" e degli assolti) dei suoi accusati; uno che, a quel tempo, piaceva molto alla destra missina, beh, che cavolo centra il buon Silvio?
    Possibile che non potete vivere senza LUI?

  5. #25
    Nun c'è problema.
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    Citazione Originariamente Scritto da ricky1986 Visualizza Messaggio
    Ma ancora non capisco cosa possono rimproverare a Veltroni quelli del centrodestra. Egli è talmente un'ameba che gli sta lasciando campo libero ovunque, giustizia, economia, scuola, ogni cosa. Non si oppone a niente e ancora vanno a dire che non si può dialogare con lui? Ma cosa vogliono, che confluisca direttamente nel Popolo della Libertà e che voti pure la fiducia?
    Si il famosissimo Veltrusconi, bei tempi di speranza che furono, la verità sta nel fatto che quest'uomo il veltroni non sa neanche dialogare o cosa più verosimile non possa dialogare, ormai è l'unico anello che la sinistra ha per farsi valere, anche se non ci riesce per delle aspre lotte intestine che alla tv di regime non lasciano che intravedere solo la punta dell'iceberg, insomma il Cav. che deve fare se l'unica voce grossa che si sente è Anthony.
    ........<>-Max-<>.......

  6. #26
    the wizard
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    -----------------------------------------------------
    Ma quando mai Berlusconi ha tentato di dialogare con Di Pietro?
    O dato la corda per Travaglio....ma chi è costui?
    Son ben contento che le "decisioni" non spettino a te.
    Evidentemente non hai capito che la percentuale superiore al 60% che le statistiche assegnano a Silvio e alla CdL molto dipendono da quelle trasmissioni.
    Mica sono tutti stupidi come Valter gli italiani!

    saluti
    Dico semplicemente che non bisogna mandare nessuno di cdx o del GOverno a Ballarò e AnnoZero. Queste trasmissioni alla fine mettono sullo stesso piano chi ha vinto le elezioni con chi dalle elezioni è stato strabattuto, come se nulla fosse. Anzi, peggio ancora, grazie alle solite clack quelli di un certo colore politico vengono messi alla gogna a prescindere. Non mandiamogli più nessuno a illuminargli il palcoscenico, e poi vediamo quali contenuti sanno portare Tremaglio e soci.

  7. #27
    the wizard
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    Citazione Originariamente Scritto da PD-SALVO Visualizza Messaggio
    Argomenti??? E da quando in quà berlusconi e soci hanno argomenti???? E da quando in quà sanno cosa significhi la parola "confronto"?????
    L'unico modo x dialogare con berlusconi è come fa Di Pietro...ricordandogli chi è, da dove viene e chi è il suo elettore "tipo".
    Di Dietro, senza Berlusconi, sarebbe un ex magistrato defenestrato dal CSM per i fatti accertati durante il processo di Brescia. Con Berlusconi rappresenta la 4° forza in Parlamento. Se poi, secondo Di Dietro, oltre la metà degli italiani è mafiosa che cambi nazione. Oppure si chieda come mai è diventata mafiosa durante il Governo di cui faceva parrte anche lui

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Veleno Visualizza Messaggio
    Dico semplicemente che non bisogna mandare nessuno di cdx o del GOverno a Ballarò e AnnoZero. Queste trasmissioni alla fine mettono sullo stesso piano chi ha vinto le elezioni con chi dalle elezioni è stato strabattuto, come se nulla fosse. Anzi, peggio ancora, grazie alle solite clack quelli di un certo colore politico vengono messi alla gogna a prescindere. Non mandiamogli più nessuno a illuminargli il palcoscenico, e poi vediamo quali contenuti sanno portare Tremaglio e soci.
    ------------------------------

    E' quel "non bisogna mandare" che stride con la politica vigente nella Cdl: dove ognuno può dire ciò che viole.
    E se ne assume la responsabilità.
    Poi, alle elezioni, se non vi ha convinto come rappresentante, non votatelo.
    E fate in modo che lo sappia!

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Veleno Visualizza Messaggio
    Di Dietro, senza Berlusconi, sarebbe un ex magistrato defenestrato dal CSM per i fatti accertati durante il processo di Brescia. Con Berlusconi rappresenta la 4° forza in Parlamento. Se poi, secondo Di Dietro, oltre la metà degli italiani è mafiosa che cambi nazione. Oppure si chieda come mai è diventata mafiosa durante il Governo di cui faceva parrte anche lui

    L'unico "di dietro" che c'è quì...è la tua faccia. In questo forum se io apostrofo come piduista, massone et similar berlusconi vengo amminito. C'è gente che può reiterare certe cose in piena libertà....chissà come mai.
    .
    Gli italiani mafiosi??? No...semplicemente poco onesti, poco interessati al bene del loro paese e rincoglioniti dalle televisioni. tutto quì...basta vedere come il problema sicurezza sia sparito dalle menti degli italioti da quando le tv non bombardano più. Basta vedere come sia stata fatta sparire ( dalle tv )l'immondizia a napoli ( che sempre la stà ), basta vedere quante persone sono arciconvinte che la cordata CAI stia acquistando "alitalia"....
    Gli esempi si sprecano.

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da Veleno Visualizza Messaggio
    Dico semplicemente che non bisogna mandare nessuno di cdx o del GOverno a Ballarò e AnnoZero. Queste trasmissioni alla fine mettono sullo stesso piano chi ha vinto le elezioni con chi dalle elezioni è stato strabattuto, come se nulla fosse. Anzi, peggio ancora, grazie alle solite clack quelli di un certo colore politico vengono messi alla gogna a prescindere. Non mandiamogli più nessuno a illuminargli il palcoscenico, e poi vediamo quali contenuti sanno portare Tremaglio e soci.

    Si chiama democrazia...ma comprendo che chi vota berlusconi sia poco incline a conoscerne il significato...

 

 
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