I due poli non sono solamente quelli politici.
Sono anche culturali.
Ieri verso sera guardavo un po' di TV e su Blob hanno mandato in onda un'intervista di non so quale TV Mediaset ad un calciatore, in tale intervista il personaggio infilava con serafica leggerezza una serie di perle quali: "chi ha ucciso Matteotti?", risposta: "Le Brigate Rosse" e via così.
Lo spezzone era presentato come esempio (credo) di come una certa TV, di fronte alla spaventosa ignoranza di certe persone, di tale abisso si compiaccia e lo incoraggi, dando spazio a simili abbrobri.
Probabilmente con l'ulteriore messaggio (non troppo subliminare) che per comparire in TV e guadagnare pacchi di soldi non è necessario sapere chi fosse Matteotti, chi furono le BR e tantomeno chi uccise il primo e perchè.
Mentre sprofondo in tale meditazione, lo show prosegue mediante la rappresentazione dell'eterno ragazzino Fabio Fazio (il nuovo Pippo Baudo) che procede al miracolo di riuscire ad intervistare una mummia (Rita Levi Montalcini), la quale, parlando a ruota libera di bioetica, storia, neurochirurgia, afferma con al polso un bracciale d'oro più pesante di lei "di essere sempre stata con gli ultimi", o qualcosa di simile molto Teresa di Calcutta.
Per un attimo lunghissimo ho pensato a questi ennesimi due poli italiani.
Il calciatore ricco e ignorante che fa sfoggio della sua ignoranza e il premio Nobel carico di amuleti preziosissimi che nonsotante la veneranda età ormai secolare, continua ad occupare posti di ricerca, scrive libri e va in televisione a parlare di qualunque argomento.
E io? Ho pensato...
Non sono calciatore, non sono ricco, non ho cent'anni, non ho vinto il Nobel, potrò mai dire la mia?




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