Il Nobel fa ricrescere i capelli
Dai telomeri della Blackburn un nuovo rimedio anti calvizie
di ENRICO FOVANNA
— MILANO —
«SAI COSA disse John Travolta ai Rockets? Méi Grease che pelà (meglio grigi che pelati)».
La vecchia gag lombarda, fondata su icone fine anni ’70, viene rispolverata da una scoperta annunciata a Milano: i calvi possono riavere i capelli, ma per ora bianchi.
Novità rivelata dal Premio Nobel per la medicina 2009 Elizabeth Helen Blackburn, americana nata in Australia, intervenuta ieri all’Istituto nazionale tumori per parlare dei ‘telomeri’, i meccanismi che regolano l’immortalità, e quindi la morte, delle cellule.
Con Jack Szostak e Carol Greider, la Blackburn era stata insignita del Nobel proprio grazie alla scoperta che i telomeri, porzioni di Dna che stanno all’estremità dei cromosomi, sono organizzati in sequenze di Dna semplici e ripetute e che l’enzima specializzato per la loro replicazione è la telomerasi.
I tre hanno poi dimostrato che i telomeri rappresentano un meccanismo fondamentale nel determinare la durata della vita delle cellule e dell’invecchiamento.
Si accorciano infatti ad ogni replicazione cellulare, fino a diventare troppo corti per consentire alla cellula di continuare a dividersi, innescando così il processo di ‘senescenza replicativa’, l’invecchiamento.
Dunque, se si riuscisse a bloccare l’azione della telomerasi in una cellula cancerosa, il telomero comincerebbe ad accorciarsi a ogni divisione, come nelle cellule normali, e la cellula a un certo punto smetterebbe di dividersi e morirebbe.
DALLO STUDIO sui telomeri, arriva oggi però anche un possibile rimedio contro la calvizie. Recenti esperimenti sull’allungamento dei telomeri, condotti sui topi, hanno dimostrato che lo stesso favorisce la crescita dei peli nelle cavie.
Un metodo, spiega il Nobel, «che ha un inconveniente: i melanociti (le cellule che danno il colore a pelle e capelli) perdono la funzionalità».
In parole provere, i capelli perduti «ricrescono, ma già grigi».
Il Nobel Blackburn è stato tempestato di domande sull’immortalità, caratteristica solo delle cellule cancerogene, i cui telomeri si allungano senza sosta. Con il conseguente duplice tentativo, per gli scenziati, di bloccarla nei tumori e di favorirla nelle cellule sane. Ma il mito della sconfitta della morte sembra lontano e comunque la Blackburn ha preferito schivare il connubio tra le sue ricerche e l’immortalità.
«Quel che scopriamo sui telomeri è molto più collegato a quanto la gente può sperare di vivere bene piuttosto che all’immortalità. C’è un limite genetico all’età e un difetto di telomerasi non è legato solo all’invecchiamento, ma anche a malattie cardiovascolari e al diabete».
Anche l’Istituto nazionale dei tumori di Milano porta avanti studi sui telomeri e la telomerasi. Nel dipartimento di Oncologia Sperimentale sono in corso studi per valutare i responsabili dell’attivazione nelle cellule tumorali della telomerasi e di meccanismi alternativi di allungamento dei telomeri.
NELLA STRUTTURA complessa farmacologia molecolare, invece, si stanno sviluppando approcci per interferire con i processi di allungamento dei telomeri in cellule tumorali umane.
Infine, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Oncologia sperimentale ha scoperto che alcune proteine, legandosi ad altre, sono in grado di contrastare l’invecchiamento cellulare e lo sviluppo dei tumori.
da: Il Resto del Carlino - ed. Nazionale - pag. 38 - 11 maggio 2010 -
Bè, se sono grigi pazienza, dico io![]()




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hefico:

