
Originariamente Scritto da
terraeamore
discussione interessante, quanto difficile, più volte affrontata a partire da diversi stimoli, su questo forum.
Tuttavia il problema va posto diversamente. Non si tratta di prospettare o di prevedere un'unità filosofica o di critica economica tra marxismo e mondo cattolico, cosa a mio avviso potenzialmente degenerativa:
il cosiddetto catto-comunismo, frutto della potenziale critica di capitalismo e atomismo individualistico condivisa da cattolici e comunisti, può facilmente degenerare in catto-progressisimo, ovvero la scialba versione progressista del cattolicesimo tristemente diffusa in Italia, stante in una sorta di cristianesimo light condito da un po' di sociologia pauperistica e un po' di internazionalismo confuso e buonista, e tinteggiato da spontaneismo equo e solidale.
Un mondo molto radicato nella società italiana, e altamente confusionario, seppur pieno di buona volontà.
Al contrario, invece, il mondo cattolico, potrebbe convergere in maniera forte verso posizioni coerenti anti-capitalistiche-comunitarie a partire dalla critica alla dissoluzione individualistica che si traduce in coerente critica sistemica.
In questo senso il cattolicesimo di sinistra non è una buona spalla. La buona spalla (brutta espressione, ma utile per capirci) è la diffusa sensibilità verso l'esigenza della demercificazione della vita sociale. Che non passa, come crede il 90% della popolazione, per l'accettazione supina del progresso e dei temi dei diritti civili tout court.
Insomma per molti progressisti la Chiesa buona sarebbe quella che accetta il progresso e la scienza e abbozza un po' di critica redistributiva delle risorse.
Non sarebbe questa, per i comunisti, una prospettiva interessante.
La convergenza reale è nella critica alla merce come forma relazionale e alle conclusioni conseguenti che bisogna trarne circa il sistema in cui viviamo.
Un debolezza di parte della critica cattolica (specie quella agostiniana, cioè più vicina alla sensibilità del protestantesimo) è l'incapacità di cogliere il lato sistemico delle cose, limitandosi alla critica delle azioni malvage del singolo. Capiamoci: tale approccio verso l'individuo è fino ad un certo punto assolutamente positivo ed anzi direi necessario. Si tratta peraltro di temi spesso trascurati dal marxismo volgare e dall'anticapitalismo militante, tutto teso a cercare critiche sistemiche annullando l'unicità e la responsabilità degli individui.
Ma oltre un certo limite, l'oscuramento del lato sistemico delle cose, diviene pericoloso e controproducente. Poiché, se è vero che in ultimo l'individuo è unico e responsabile, è pur vero che esiste una forte componente sistemica e strutturale che andrebbe considerata sempre, in un giusto equilibrio tra contesto e singolo, singolo e contesto. Persona e sistema. Due mondi intrecciate e distinti.
La scommessa della convergenza deve fondarsi sul reciproco riconoscimento della centralità della dimensione individuale e della dimensione sistemica, a formare un coerente sistema filosofico capace di comprendere il vero nucleo critico di questa epoca.