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Discussione: senza titolo

  1. #1
    webmonster
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    "Ho staccato la spina. Quel neonato era senza speranza"

    di Marino Smiderle

    TrevisoA Padova tengono un convegno su etica e medicina e alla dottoressa Nadia Battajon quella pare la sede adatta per parlare, forse per sfogarsi. Lei lavora al reparto di Patologia neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, un posto dove la speranza, la gioia e la tragedia si mescolano quotidianamente. L’intervento del medico è decisivo per consentire alla vita appena sbocciata di proseguire e per riportare il sorriso sul volto di genitori disperati. A volte questo non riesce e al posto del sorriso compaiono le lacrime.
    «L’ultima volta che è successo - racconta la dottoressa ai colleghi - è stato quando abbiamo ricevuto in reparto un neonato affetto da gravi malformazioni, già operato e senza prospettive di ripresa. Aveva pochi giorni, pesava un chilo e ci siamo detti che non aveva più senso accanirci con le terapie. I genitori sono stati d’accordo e abbiamo bloccato la somministrazione dei farmaci. Il bimbo è morto poco dopo». Dal convegno tra professionisti la notizia è arrivata al Corriere del Veneto e, «per atto dovuto», il procuratore della repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli, ieri ha aperto un fascicolo per verificare come siano andate veramente le cose. «La vicenda - ha spiegato il procuratore - va presa in considerazione per gli aspetti giuridici che la riguardano, poiché la magistratura non si occupa di etica. In questa fase il nostro lavoro è solo di verifica dei fatti».
    Già, i fatti. Come se fosse facile tirare una riga in un reparto di patologia neonatale: di qua sta il bene, di là sta il male. Ieri l’Asl 9 di Treviso ha spiegato in una conferenza stampa, a cui ha partecipato anche la dottoressa Battajon, i criteri di comportamento seguiti dai medici.
    Difficile, ma inevitabile visto l’intervento della Procura, parlare di codici, di leggi, di comitati quando si discute di questi casi drammatici. «Abbiamo applicato la mozione del Comitato nazionale per la bioetica», si è difesa la dottoressa. «È del tutto fuori luogo parlare di eutanasia - ha aggiunto il direttore sanitario, Michele Tesserin - ed è fuorviante accostare il caso del neonato a quello di Eluana Englaro». «Il nostro sforzo - ha concluso il presidente del comitato di bioetica dell'Usl n.9, Camillo Barbisan - è quello di umanizzare l'inarrestabile processo del morire, tanto che a Treviso abbiamo individuato degli spazi in cui, in casi simili a quello del neonato, non solo i genitori, ma anche i nonni o i congiunti più stretti, possano accompagnare con il loro affetto gli ultimi istanti di vita di un bambino per il quale nessuna terapia possa ancora avere il minimo effetto sullo spostamento significativo del momento della morte».
    Considerazioni buone per dibattere davanti a un magistrato, ma che non possono essere applicate con il distacco di un burocrate quando in reparto arriva un neonato a cui bisogna fare l’impossibile per salvare la vita. Per restare al caso raccontato al convegno, succede che i genitori implorino di salvare questo fagottino nato cinque giorni prima. Pesa un chilo, ha malformazioni gravissime, non ha chance. Che fa un medico? Ci prova, come ha fatto l’equipe della dottoressa Battajon. Ma se anche dopo un intervento chirurgico la ripresa non arriva, si deve insistere? «Curare un bimbo morente - sostiene la dottoressa - significa aver cura di ogni suo momento rimanente, e consentirgli di morire fra le braccia dei genitori, anziché, comunque e di lì a poco, in un lettino isolato e collegato a decine di cannucce e cavi. Questa è senz'altro la scelta migliore per tutti». Casi così ce ne sono stati altri cinque o sei, a Treviso.
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=308241

  2. #2
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    Credo che se un medico arrivi a prendere una decisione simile è perché non esistono alternative e, soprattutto, perché è "umano" nell'accezione contraria a "disumano".

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Credo che se un medico arrivi a prendere una decisione simile è perché non esistono alternative e, soprattutto, perché è "umano" nell'accezione contraria a "disumano".
    Concordo... anche se a malincuore...

  4. #4
    webmonster
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    non so davvero che dire...il tema dell'eutanasia neonatale, perchè di questo si tratta qualsiasi cosa dica la dottoressa Battajon, è quanto di più lacerante possa esistere. Ho due bambini, so cosa vuol dire farli nascere. E nel mio lavoro si fanno scelte, non si può farne a meno. Sempre sperando che siano giuste, sempre chiedendosi se si poteva scegliere diversamente, quell'epicrisi che ti mette davanti alla tua preparazione e ai tuoi valori, inevitabilmente.

    No, non so bene che dire. So che succede, e che troppo spesso le scelte di un medico sono frutto della sua personale "etica". Spesso ho desiderato la presenza di un comitato etico a cui rivolgermi per un conforto, una guida, un'indicazione. Non c'è. Ci sono i colleghi, e non basta.

  5. #5
    Bacchettona del forum
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    Immagino che quella dottoressa si sia posta i tuoi stessi dubbi e che li abbia esposti anche ai genitori i quali, credo, avranno fondamentalmente preso la decisione.

    Il concetto di etica è personalissimo e concordo con te sul fatto che ci dovrebbe essere un comitato a cui i medici possano rivolgersi. Ma da chi dovrebbe essere formato?

  6. #6
    webmonster
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    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Immagino che quella dottoressa si sia posta i tuoi stessi dubbi e che li abbia esposti anche ai genitori i quali, credo, avranno fondamentalmente preso la decisione.

    Il concetto di etica è personalissimo e concordo con te sul fatto che ci dovrebbe essere un comitato a cui i medici possano rivolgersi. Ma da chi dovrebbe essere formato?
    bellissima domanda..................

  7. #7
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    Ho sentito dire che gli "Inuit", in certi periodi di "magra", le neonate femmine le uccidevano per preservare la tribù dalla carestia.

  8. #8
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    Ho letto la notizia. Di sicuro per la dottoressa non sarà stato facile, ma non si è lasciata fermare dai sentimentalismi. Ha riflettuto sul futuro di quel bambino, sulla sofferenza della sua famiglia che tanto l'aveva desiderato e ha fatto la scelta migliore.

    Non può essere che questo "comitato etico", influenzando le scelte del medico, possa portarlo ad una scelta di cui poi potrebbe anche pentirsi in futuro?

  9. #9
    webmonster
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    Citazione Originariamente Scritto da Daisy87 Visualizza Messaggio

    Non può essere che questo "comitato etico", influenzando le scelte del medico, possa portarlo ad una scelta di cui poi potrebbe anche pentirsi in futuro?
    Indubbiamente si, ma allo stato attuale alcune decisioni le prendi da solo, non sempre hai la possibilità di dilazionare quello che fai oltre certi limiti. Vedere le cose con la propria ottica, e soprattutto con l'ottica del sano, con l'ottica di chi detiene l'esperienza e il sapere, pur coi limiti che tutti noi abbiamo, può fare in modo che, anche in buona fede, si possano condizionare le scelte dell'ammalato, della sua famiglia, del tutore...non è così facile, e per fortuna non mi occupo di bambini, ma ti assicuro che a volte vorrei semplicemente un aiuto e un sostegno alle mie scelte. Che nn sono mai banali, che ti porti a casa e che rimugini. Ho sempre detto che fare è più facile che nn fare, ma fino a che punto fare è lecito?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da fulvia Visualizza Messaggio
    Indubbiamente si, ma allo stato attuale alcune decisioni le prendi da solo, non sempre hai la possibilità di dilazionare quello che fai oltre certi limiti. Vedere le cose con la propria ottica, e soprattutto con l'ottica del sano, con l'ottica di chi detiene l'esperienza e il sapere, pur coi limiti che tutti noi abbiamo, può fare in modo che, anche in buona fede, si possano condizionare le scelte dell'ammalato, della sua famiglia, del tutore...non è così facile, e per fortuna non mi occupo di bambini, ma ti assicuro che a volte vorrei semplicemente un aiuto e un sostegno alle mie scelte. Che nn sono mai banali, che ti porti a casa e che rimugini. Ho sempre detto che fare è più facile che nn fare, ma fino a che punto fare è lecito?
    Immagino solo lontanamente quante responsabilità si devono assumere coloro che lavorano con tali responsabilità... La scelta ultima però, pur sostenuta da pareri e consigli, spetta sempre ad un altro essere umano, con tutti i suoi limiti. Quindi credo che la misura del lecito di cui parli sia sempre e comunque soggettiva.

 

 
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