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  1. #1
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    Predefinito Il sangue dei vinti.. CHE NE PENSATE?

    IL SANGUE DEI VINTI

    Il sangue dei vinti è un romanzo e resoconto storico scritto da Giampaolo Pansa ed edito da Sperling & Kupfer.
    A mezza via tra la narrazione letteraria e resoconto storico, il libro - molto contestato da parte della sinistra italiana (in particolar modo dall'ANPI) - racconta di esecuzioni e crimini compiuti da ex partigiani ed altri individui dopo il 25 aprile 1945, a Liberazione ormai compiuta, verso fascisti e presunti tali o antifascisti non comunisti. Secondo Pansa, tra i giustiziati e le vittime vi furono numerosi fascisti responsabili di gravi misfatti, militari e civili, ma anche, nel clima di guerra civile, alcuni anziani, donne e bambini che, in alcuni casi senza colpa alcuna, furono legati al fascismo, ai suoi crimini, ai suoi gerarchi, come pure l'omicidio di partigiani non comunisti e giornalisti uccisi per il loro coraggio nel denunciare le vessazioni e le violenze operate nel "triangolo della morte". In questo quadro non pochi sarebbero stati i crimini animati da spirito di rivalsa, vendetta, odio di classe e calcolo politico.
    Il libro rende omaggio a questi morti, con un'impostazione ed un linguaggio poco accademico indirizzato ai contemporanei, che ha contribuito alla diffusione ed al significativo successo editoriale dell'opera.
    Il libro si sviluppa su due piani paralleli: da un lato i misfatti vengono illustrati seguendo un percorso geografico che, partendo da Milano ed irradiandosi al resto della Lombardia, passa al Piemonte (terra natale dell'autore che arricchisce la descrizione con suoi personali ricordi ed impressioni) lungo un itinerario che da Novara, a Torino, Cuneo e Vercelli, sfocia a Genova ed in Liguria e poi giunge sino in Veneto, dopo aver attraversato l'Emilia Romagna da Reggio, a Modena, a Bologna.
    È un itinerario dolente nel quale si dipana un tragico rosario di violenze e di sangue, costellato ora di semplici seppur dolorose umiliazioni e sopraffazioni, ora di processi sommari ed omicidi esemplari, sino a raggiungere la dimensione di vere e proprie stragi. Ne fanno le spese indifferentemente fascisti e personaggi accusati di essere spie o collaborazionisti, giovani e ragazzini - difficilmente individuabili come criminali - la cui colpa era a volte solo quella di essere imparentati con qualche fascista. Inseguiti a fucilate e talvolta assassinati i reduci, alle giovani ausiliarie delle milizie ed organizzazioni fasciste tocca spesso un duro calvario: umiliate e disumanizzate, rasate a zero e trascinate come bestie dome in pubblica piazza, sono esposte al pubblico dileggio cui, a volte, segue un'esecuzione sommaria.
    Dopo i giorni dell'ira, che coincisero con la fine della guerra e culminarono simbolicamente nell'esposizione dei cadaveri dei gerarchi fascisti, di Mussolini e di Claretta Petacci in piazzale Loreto a Milano (che lo stesso Ferruccio Parri stigmatizzò immediatamente definendolo un «episodio di macelleria messicana») violenze, razzie, torture, stupri ed omicidi giungono a colpire anche chi è solo sospettato di una qualche familiarità con i fascisti, per poi allargarsi a colpire piccoli industriali e proprietari terrieri, sacerdoti, e persino partigiani bianchi e cattolici impegnati in politica nella DC.
    Accanto a questo percorso spaventoso e dolente, l'autore affianca un piano narrativo teso a focalizzare e a mostrare al lettore - da vicino e sin quasi nell'intimo, dal loro punto di vista - l'umanità delle vittime di questa coda di sangue e violenza che segue una guerra spaventosa e che si trascina nel suo orrore per circa due anni. Vengono così narrati in vivido dettaglio drammi vissuti da persone che oggi definiremmo gente comune, le tragedie di famiglie anche solo sospettate di vicinanza al fascismo, o altrimenti giudicate degne di essere colpite, che vedono i propri figli scomparire e le proprie figlie subire stupri ed oltraggi.
    Particolarmente toccante - ed allo stesso tempo paradigmatico rispetto alla lettura che Pansa propone di quest'orgia di violenza - è il caso di Giorgio Morelli, ventunenne partigiano cattolico delle Fiamme Verdi, nome di battaglia "il Solitario". Entrato a Reggio Emilia a cavallo di una bicicletta prestagli dal fratello di quello che diverrà famoso come don Giuseppe Dossetti, il 24 aprile 1945 per primo vi aveva issato il tricolore sul municipio della città liberata. Testimone della misteriosa scomparsa del un suo amico Mario Simonazzi, popolare comandante non comunista di una formazione partigiana, trovato assassinato in circostanze mai chiarite, e di una serie di altre violenze ed omicidi, Morelli anima un piccolo giornale, "La Penna", attraverso il quale denuncia abusi e crimini perpetrati dagli ex compagni di lotta legati al Pci.
    Vittima a propria volta di un agguato, morirà a seguito alle ferite riportate, non senza aver manifestato la propria sfida e la propria integrità sino all'ultimo, indossando in pubblico il cappotto che aveva al momento dell'attentato subito, i fori dei proiettili che lo avrebbero condotto alla tomba ben in vista. Fra gli altri omicidi eccellenti successivi alla Liberazione attribuiti al Pci di "nemici di classe" o avversari politici, riportati nel libro, vi sono quelli di Don Umberto Pessina di Correggio, del sindaco socialista di Casalgrande, Umberto Farri, dell'avvocato liberale e antifascista reggiano Ferdinando Ferioli, figlio dell'ultimo sindaco democratico di Sassuolo Aristide Ferioli, ucciso dai fascisti nel 1944, dell'ingegnere Arnaldo Vischi, direttore generale delle Officine Meccaniche Reggiane dopo la Liberazione con il gradimento del CLN.

    Pansa organizza il libro attorno alla tesi che la maggior parte delle stragi commesse dagli ex partigiani sarebbero state pilotate dal PCI con l'intento di sopprimere la borghesia per sostituirla con una classe dirigente comunista, attraverso una sorta di pulizia etnico-politica.
    Le uccisioni compiute a guerra ormai finita, secondo Pansa sarebbero stati in primo luogo responsabilità di Palmiro Togliatti che nulla avrebbe fatto per porre freno a tale pretesa ferocia partigiana, se non difendere e aiutare coloro che si erano macchiati di quelli che Pansa asserisce sarebbero stati orrendi crimini (Brigata Garibaldi, Volante Rossa, Guzzi500 Rossa, Eccidio di Schio).
    Il ritratto di Togliatti tracciato da Pansa trascura il fatto storico conclamato che il segretario del PCI, in qualità di ministro di Grazia e Giustizia del governo De Gasperi, emanò il 22 giugno 1946 - proprio nel periodo cui fa riferimento il libro - un'ampia amnistia generale per i reati comuni, militari e politici: senza distinguere tra colpevoli di reati minori e responsabili di gravissimi crimini, si ebbe la liberazione di migliaia di fascisti (7.000 circa nel primo mese di applicazione), tra i quali efferati criminali condannati all'ergastolo, come un colonnello dei carabinieri coinvolto nell'assassinio dei Fratelli Rosselli e alcuni torturatori professionali della famigerata Banda Koch.

    l libro si sviluppa tra finzione e cronaca vera e propria, ricorrendo all'artificio di dotarsi di un filo rosso costituito da un'onnipresente alta funzionaria della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze - significativamente scelta quale tempio archivistico e letterario della Cultura italiana - che accompagna Pansa - suppostamente, come una sorta di Virgilio - nella sua ricerca e nel suo racconto e che tutto sembra sapere del sangue dei vinti, ma che poco ricorda di quello versato dai vincitori.
    L'autorevole bibliotecaria è un personaggio inventato - come dichiarato nell'introduzione del volume - alla quale Pansa dà il nome di Livia Bianchi, partigiana, Medaglia d'oro al valor militare, caduta ventiseienne nel gennaio 1945 in Valsolda per mano dei nazifascisti. Tale scelta, visto il tenore delle tesi del libro ha suscitato l'indignazione dell'ANPI, che ha trovato la scelta del nome di Livia Bianchi di dubbio gusto,[1], mentre sono giunte denunce anche da privati cittadini circa l'accuratezza e l'obiettività dei fatti riferiti da "Livia"[2].
    L'opera propone la denuncia di una congiura del silenzio, tema che verrà affrontato in particolare ne La Grande Bugia, e di una cultura dell'insabbiamento sistematiche alle quali la sinistra, in particolare quella comunista, avrebbe fatto ricorso, per rintracciare le radici della stagione delle stragi e della strategia della tensione, questa volta ribaltando i termini della questione, laddove ai silenzi e ai compromessi segreti posti in essere dalla Repubblica, si oppone l'amnesia e la supposta mistificazione che avrebbe non solo colpito i vinti, ma la loro stessa memoria.
    L'autore stesso infatti sostiene che l'obiettivo dell'opera è circoscritto nel raccontare, sottraendolo ai decenni di oblio cui lo avrebbe condannato una certa retorica resistenziale, il destino dei vinti, vittime, secondo Pansa, di una persecuzione non casuale ed organizzata, tesa a realizzare l'egemonia del PCI in guisa che, secondo le sue stesse parole, pubblicate dal quotidiano la Repubblica in replica alle numerose critiche al suo libro, «i dirigenti comunisti italiani intendevano indebolire un’intera classe, la borghesia, e sostituire il vecchio ceto dirigente con una nuova leadership in cui il Pci fosse pienamente rappresentato. E’ esattamente ciò che è accaduto dopo il 25 aprile, in tante località, anche piccole. Dove sono stati giustiziati il podestà, il segretario comunale, il medico condotto, la maestra, l’ostetrica, il possidente o il commerciante più in vista. [...] Accoppando questa gente, e facendo sparire i loro corpi, si creava un vuoto che sarebbe stato riempito da un altro ceto»[

  2. #2
    Leonid
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    Un libro inutile, esistono diversi volumi editi nelle città dell'Emilia e della Romagna dove i fatti vengono esposti in maniera più dettagliata e completa.
    Trovo però inadeguato utilizzare questi strumenti per fare politica.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonid Visualizza Messaggio
    Un libro inutile, esistono diversi volumi editi nelle città dell'Emilia e della Romagna dove i fatti vengono esposti in maniera più dettagliata e completa.
    Vero. Ma resta il fatto che i libri di Pansa hanno provocato un bel baccano, coinvolgendo ampie fasce dell'opinione pubblica nella riflessione su temi quanto mai misconosciuti.

    Altri volumi, certamente migliori nonché editi molto prima, non hanno avuto un impatto mediatico paragonabile e sono tuttora patrimonio di un ristretto nucleo di conoscitori.

  4. #4
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    Predefinito Mah

    penso che questo libro ha avuto il pregio di far conoscere il problema ai non fascisti essendo Pansa uno scrittore "credibile" al grande pubblico cosidetto democratico

  5. #5
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    tutte cose che sapevamo noi.

    il popolino ha appreso certi orrori dai libri di Pansa.
    dire che i suoi libri sono stati inutili è un errore, basta ricordare le proteste che hanno causato.

  6. #6
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    Che fine ha fatto Pansa? Come mai non scrive più il suo "Bestiario" su l'Espresso?
    Era una delle poche rubriche interessanti di quel giornale...

  7. #7
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    un libro utile per il popolino....è quindi assolutamente positivo.

  8. #8
    Leonid
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Vero. Ma resta il fatto che i libri di Pansa hanno provocato un bel baccano, coinvolgendo ampie fasce dell'opinione pubblica nella riflessione su temi quanto mai misconosciuti.

    Altri volumi, certamente migliori nonché editi molto prima, non hanno avuto un impatto mediatico paragonabile e sono tuttora patrimonio di un ristretto nucleo di conoscitori.

    Mah oddio... vivendo in una città del famoso Triangolo, posso garantirti che le cose si sanno o si vengono anche a sapere senza il libro di Pansa. La cosa assurda è lo stupore, ingiustificato, dell'Opinione pubblica. Il Partito Comunista, in quanto organizzazione rivoluzionaria, ha costruito la propria egemonia e il controllo capillare della società emiliana con la violenza.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonid Visualizza Messaggio
    Mah oddio... vivendo in una città del famoso Triangolo, posso garantirti che le cose si sanno o si vengono anche a sapere senza il libro di Pansa. La cosa assurda è lo stupore, ingiustificato, dell'Opinione pubblica. Il Partito Comunista, in quanto organizzazione rivoluzionaria, ha costruito la propria egemonia e il controllo capillare della società emiliana con la violenza.
    Nei luoghi direttamente interessati dalle violenze comuniste è senz'altro così, la memoria non si è mai persa (suppongo, semmai, che negli scorsi decenni ci fosse molta difficoltà a parlarne).

    Ma qui, ad esempio, parecchia gente è quasi caduta dalle nuvole grazie ai libri di Pansa e al relativo "caso" mediatico. Volumi certo non originali, quanto a contenuti, ma credo che lo stesso autore abbia riconosciuto i meriti "pionieristici" di Giorgio Pisanò.

  10. #10
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    LETTO. L'HO TRAVATO BRUTTISSIMO.

    è mezzo romanzato, con quella cazzata dell'amica immagginaria... diverse imprecisioni e commenti fuori luogo.

    molto meglio "CACCIA AI VINTI" DI PUTIGNANI

 

 
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