In difesa dei lavoratori di Portotorres boicottiamo i distributori AGIP
Sono trascorsi all’incirca 40 anni da quando l’Enichem di Rovelli sbarcò in Sardigna. Era il periodo delle grandi promesse e del “Piano di Rinascita” che avrebbe dovuto spazzare via gli elementi di arretratezza in una terra a prevalente struttura agropastorale e proiettare la nostra Natzione nella società industriale moderna.
All’epoca in pochi si opposero a questa operazione, ma qualcuno non rinunciò a denunciare il carattere colonialista (e miope) dell’intera operazione. Oggi, dopo anni di decadenza, l’ENI congeda da un giorno all’altro gli operai nascondendosi dietro ad un dito con la scusa della “crisi finanziaria”.
Attualmente lo stabilimento chimico di Portotorres è di proprietà della Polimeri Europa che, appena pochi giorni fa, ha convocato le delegazioni sindacali a Roma per comunicare che entro 5 giorni si sarebbe dovuta fermare la produzione. In bilico sono 3500 stipendi fra chimici, edilizia, metalmeccanici, verniciatori, servizio mensa, autisti ecc.. ma la reazione a catena sarebbe devastante per l’intera Sardigna perché l’effetto domino colpirebbe duramente una terra già in grave crisi economica.
Di chi è la responsabilità? Durante l’incontro sindacale a Roma di qualche giorno fa i delegati ENI hanno accennato alla crisi finanziaria. Ma è un fatto che negli altri poli chimici la produzione è stata soltanto rallentata, mentre a Portotorres dal primo dicembre si avrà il blocco completo fino al 31 gennaio; per il futuro non è dato sapere! Agli operai non è stata fornita alcuna motivazione concreta, nessuna informazione sul loro futuro lavorativo e soprattutto non è stato presentato alcun piano industriale. Sono stanziati – è vero – 900 milioni di euro di investimenti, ma nessuno è a conoscenza della destinazione di questi fondi. Ricordiamo che 1/3 della proprietà è dello stato italiano, e quindi il suo coinvolgimento nella crisi attuale non è assolutamente marginale e denunciamo il totale silenzio sull’argomento dei vertici dello stato italiano e in particolare del ministro Scajola.
Denunciamo inoltre la condotta dell’ENI (e quindi anche dello Stato italiano) che non solo non ha cercato un altro acquirente del polo chimico, ma ha addirittura messo i bastoni fra le ruote durante le trattative con la INEOS che alla fine ha rinunciato all’acquisto. Dopo essere sbarcati in Sardigna, avere sfruttato la forza lavoro dei sardi per tutti questi anni, averli costretti o convinti a lasciare le greggi, le botteghe e le terre in cambio della tuta blu, aver inquinato e scaricato scorie abusivamente per decenni, l’ENI si permette ora di fare il bello e il cattivo tempo con la vita dei lavoratori sardi.
A Manca pro s’Indipendentzia si schiera senza riserve a fianco dei lavoratori per la difesa del loro posto di lavoro e sosterrà tutte le forme di lotta che essi vorranno intraprendere. Lanciamo inoltre la proposta a tutti i lavoratori sardi di boicottare i distributori AGIP come forma di protesta contro una simile decisione e di concreta solidarietà proletaria.
A Manca pro s’Indipendentzia ha sempre denunciato il carattere coloniale della chimica in Sardigna. Questa fu una scelta sciagurata che ha avuto come unico fine quello di smembrare il comparto agro-pastorale e di creare dipendenza economica e clientela politica in una terra da pacificare.
Riteniamo dunque che la chimica debba essere gradatamente sostituita da forme di economia corrispondenti alle reali esigenze del nostro popolo. Ma non si può pensare di chiudere uno stabilimento industriale senza mettere prima in piedi una alternativa concreta. Per questo la dismissione degli impianti deve essere parallela alla riconversione e deve essere frutto di un piano condiviso dalla volontà dei lavoratori e che non preveda la perdita di neanche un posto di lavoro!
Sassari, 28 Novembre 2008
A Manca pro s’Indipendentzia
www.manca-indipendentzia.org




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