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    Angry DIRITTI NEGATI IN IRAN:essere donna in Iran

    Come sempre porto all'attenzione su un argomento spesso sottovalutato da alcuni uomini (forse perché non si sentono davvero coinvolti?)
    ...quindi vi riporto un articolo su un argomento che non viene trattato frequentemente: si parlafrequentemente di guerre tra paesi al contrario si sottovalutano le lotte quotidiane interne al paese stesso come quello della violenza sulle donne (argomento che sottolineo riguarda ANCHE GLI UOMINI anche perché le donne oltre ad essere soggetti attivi nelle guerre stesse, spesso attive anche sul fronte di guerra oltre che dietro le quinte della lotta stessa!!!)
    Io personalmente non approvo assolutamente l'atteggiamento a mio parere misogeno e maschilista del governo iracheno così come descritto nella relazione seguente sintesi degli atti dal convegno "Essere donna in Iraq".
    Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione!!!!

    Diritti Negati in Iran
    Il potere temporale nelle mani di una elite religiosa. Le donne si battono per i diritti negati dal governo

    30 novembre 2008 - Mohsen Hamzehian (Difensore dei Diritti Umani)

    Bandiera IRAN A volte si pensa all’integralismo come a qualcosa di folkloristico, immaginando i cammelli, il deserto oppure l’economia islamica come a qualcosa di arcaico. Anche quando parliamo di immigrati o di clandestinità, scattano meccanismi mentali per cui si associano subito quei termini e ..... quindi alla criminalità. Insomma si tende a rappresentare mentalmente una realtà stereotipata: integralismo come sinonimo di arretratezza economica di tipo feudale e la maggior parte degli immigrati come potenziali criminali.

    Gli stereotipi sono sentieri facili da percorrere, ma nel nostro discorso sull’integralismo, proverò a tracciare una direzione un poco più impervia ma, mi auguro, capace di condurci più in profondità.

    In Iran il potere temporale, come lo chiameremo qui, è nelle mani di una elite religiosa straordinariamente capace nel mantenimento di tale funzione, la definirei diabolica se non potesse apparire sin troppo un complimento, dotata dei più moderni mezzi tecnologici, supportata da fondazioni finanziarie immensamente potenti e in stretto rapporto con l’economia del capitalismo liberista. Alcuni strati di questo potere economico, e credo di non sbagliare, sono completamente in sintonia con le forze finanziarie mondiali.

    Per questo, nonostante l’apparenza, non è della pura emersione di un mondo passato che parleremo oggi: ma della manifestazione di un potere attuale, radicato nella modernità, certo in quella modernità che è stata possibile data la storia economica e sociale dell’Iran.

    E parleremo degli effetti del potere in Iran, ponendo l’accento sulla violazione dei diritti umani, cioè sulla violazione delle regole fondamentali su cui deve fondarsi una comunità civile e tra tutti questi diritti ampiamente violati focalizzeremo quelli che toccano la figura femminile.

    Davvero non è facile parlare dei diritti umani in Iran e non partire dalle donne: nella società iraniana niente si muove senza che non sia coinvolta la donna, in ogni ambito sociale, dalla famiglia, alla ricerca, all’affollamento dell’ università che determina l’esistenza di una quota azzurra per i maschi, dai delitti d’onore, ai diritti patrimoniali, al dimezzamento del valore della donna nelle testimonianze giudiziarie.

    Il sistema giudiziario dell’Iran si trova al 2° posto nel mondo, per numero di impiccagioni. Tale brutale repressione non ha ridotto assolutamente la voce della protesta delle donne e nemmeno delle associazioni che si occupano dei diritti umani in Iran e in tutto il mondo. Gli anni del governo di Ahmadinejad, sono particolarmente generosi nei confronti della pena di morte, in particolare durante questi anni siamo testimoni di un aumento vertiginoso del numero di esecuzioni capitali nei confronti dei prigionieri politici.

    In questi anni, gli appartenenti alla rete internazionale dei diritti umani in Europa e in America del Nord, hanno da soli pubblicato mensilmente ogni violazione dei diritti umani.

    Nell’ultimo anno siamo riusciti ad avere anche la collaborazione di altri organismi interni ed esterni dall’Azerbajan al Golfo Persico, questi gruppi operano particolarmente in Iran.

    Reati commessi dalle donne

    Alcuni reati sono particolarmente in aumento in Iran tra questi si potrebbe menzionare il delitto d’onore e il traffico delle donne (erroneamente viene definito come prostituzione).

    A proposito del delitto d’onore secondo il portavoce del governatore (è una novità in assoluto), di Ahvaz, 40% degli omicidi sono delitti d’onore, in molte città iraniane i delitti d’onore si attestano al 2° posto per omicidi.

    Per quel che riguarda l’aspetto giuridico vi rinvio al nostro Sito (donne nel paese degli uomini).

    Il fenomeno di traffico delle donne: tale fenomeno era esistito anche durante la dinastia di Ghajar, e di Pahlavi ma ciò che ci colpisce è il suo aumento vertiginoso e contemporaneamente la negazione della sua esistenza da parte del regime della Repubblica islamica (il R.R.I.I., nega l’olocausto: figuriamoci il traffico delle donne!).

    A mio parere, le cause di questo fenomeno risiedono nella crisi economica, nella repressione della donna, nella negazione dell’ autonomia femminile e nel rifiuto dell’esistenza del fenomeno stesso.

    Le donne scoperte dal regime vengono processate, anche se sono vittime dell’ingiustizia perpetrata dei trafficanti. Si tratta di una giustizia basata sulla vendetta come ad esempio Ghessas (la legge dei taglioni), non pùo esprimere alcuna riforma e rieducazione della donna, inoltre il codice penale e il codice civile sono innanzitutto strutturati contro la donna.

    Il sito Aftab, ha pubblicato, nel giugno 2007, il rapporto annuale del Ministero degli esteri degli USA in merito ai diritti umani in Iran: “ L’Iran è una fonte di transito e di sosta per il traffico delle donne con l’obbiettivo del commercio ai fini della prostituzione e dello sfruttamento; le donne per pagare i loro debiti e l’obbligo di matrimonio diventano clandestine, inoltre le ragazze e le donne sono soggette a traffico ai fini della prostituzione nei paesi come il Pakistan, Turchia, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi, Francia, Germania ed Inghilterra” fine citazione .

    Ogni giorno vengono vendute mediamente 54 donne iraniane con l’età compresa tra i 16 e i 25 anni in Pakistan; l’unica riabilitazione, secondo il codice penale in Iran, sono le fustigazioni e il carcere, ovviamente piena negazione del fenomeno in pubblico.

    In alcuni casi, a causa di problemi personali legati all’ uso di droghe pesanti, le arrestate vengono impiccate. Invece per quanto riguarda il delitto d’onore, si può osservare come le leggi della sharia vengono approvate e prorogate dai governi di Khamenei, di Rafssanjiani, di Khatami e dal genio della negazione Ahmadi nejad.

    La prima legge penale islamica dopo la rivoluzione nel 1982, è stata approvata sotto il nome di limite del Ghessas( la legge del taglioni), che fu applicata per circa 10 anni, poi nel 1992 fu approvata sotto il nome “le leggi penali islamiche”, per altri cinque anni. Nel 1997 fu prorogato per altri 10 anni e, alla fine nel 2007, è stato presentato un disegno di legge da parte del potere giudiziario che è stato approvato dalla commissione della giustizia della camera dei deputati.

    Dal 1982 a tutt’oggi i legislatori in tutte le tre leggi, si sono soffermati superficialmente sulle modifiche, senza approfondire la questione femminile e la sua particolarità nella società islamica, con la presenza massiccia delle donne nelle università e il livello di istruzione che stanno ottenendo.
    Il disegno di legge sotto il nome “ la protezione della famiglia”, già approvato, dimostra la discriminazione che attualmente regna nel governo giureconsulto in Iran.

    I legislatori della Repubblica Islamica dell’Iran, sono docenti ordinari di due aspetti, dal primo giorno del loro regno celeste, ahinoi, sulla terra:

    1. annientamento dei diritti dei cittadini con il maltrattamento e la repressione;
    2. ampio spazio interpretativo nella legge, per creare le occasioni d’ambiguità e commento.

    Non è mai successo che venga licenziata una legge che difenda i diritti dei cittadini, la discriminazione in ogni articolo della legge della giustizia islamica, che il parlamento sta varando, dimostra questa realtà: aumento di sanzioni che pùo provocare anche l’esecuzione capitale. La piramide del potere giureconsulto è testimone di un atteggiamento dei governanti di un bisogno di aumentare continuamente la repressione nei confronti dei cittadini.

    Le leggi ambigue lasciano al libero arbitrio dei governanti delle città, le sue dottrine sono basate sulla tradizione giurisprudenziale dei giudici con pregiudiziale di discriminazione, di maltrattamento e con la negazione dei diritti dei cittadini.

    Mi chiedo, e vi chiedo, cosa vuol dire la pena di un corrotto sulla terra (Mofsedol fell arz)? Come potremmo interpretare chi beve gli alcolici , oppure le donne che sono “ malvelate” sono corrotti sulla terra? Io penso che chiunque annienti ogni minuto i diritti fondamentali dei cittadini, saccheggiando la ricchezza del Paese, è la vera vergogna della nostra civiltà .

    Povero Rafssanjiani con una toga trent’anni fa ed oggi il più ricco uomo del Paese.
    In verità, chi sia il corrotto è interpretabile liberamente dal governante della città, cioè ogni persona di rango può interpretare la legge a modo suo, poiché la legge lo permette.

    Nel mondo civile ogni reato ha una definizione con una responsabilità amministrativa o penale, ma nella Repubblica Islamica non è così. Le leggi islamiche per quanto concerne la libertà di espressione (la frase della sig.ra Kar: la libertà di parola e di espressione è la madre di tutte le libertà, senza ciò non è possibile un vero cambiamento nella società civile), sono sature di limiti e rappresentano esse stesse, una censura istituzionale in Iran e in particolar modo nei confronti delle donne che lavorano come giornaliste.

    Vista l’ora tarda, non volendo abusare della Vs. pazienza, Concludo, riportando un stralcio del mio intervento in occasione del convegno tenutosi a Mirano, sulla donna (18.05.2007), poiche la questione femminile in Iran non solo non è cambiata ma è peggiorata:

    Le donne in Iran si battono per l’ottenimento dei loro diritti negati dal governo, dalla religione al potere e da una cultura miope che purtroppo non ha minimamente ridimensionato il maschilismo che infarciva la post rivoluzione antimodernista Khomeinista e ha prodotto, al contrario, un generale atteggiamento antidonna, teorizzato e giustificato.

    E’ evidente, proprio per questa profonda mentalità antifemminile della società iraniana, che il rovesciamento del Regime non porterà automaticamente la pari opportunità per gli uomini e le donne. Ma questo lungo processo dipenderà dall’indirizzo politico che ne emergerà, dalla capacità di attuare la riconciliazione nazionale piuttosto che la vendetta, evitando di affidarsi alla pena di morte rivoluzionaria nei confronti dei seguaci del regime, come avvenne subito dopo la rivoluzione del 1979. In quel caso, tanti oppositori dello Scià ed ex carcerati che avevano provato la sofferenza, sono stati vittime del nuovo regime, che sembrava avere una politica diversa ma altro non era che la continuazione più criminale del precedente.

    Essere Donna in Iran – Palazzo Moroni – Sala Paladin Municipio di Padova ore 20.45 – 17.11.2008

    Relatori: Mehranghiz Kar (Candidata premio nobel per la pace), Francesco Bicciato
    (Assessore cooperazione alla pace e cooperazioni internazionale), Vincenzo Pace
    (Direttore del dipartimento di sociologia dell’Università di Padova) e Paolo De Stefani (Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti umani e dei popoli) e Mohsen Hamzehian (Unione per la democrazia in Iran – Regione Veneto).

    Padova li, 17.11.2008
    Note:

    Diritti negati in Iran
    Di Mohsen Hamzehian – UPDI – Regione Veneto
    (le Donne iraniane di fronte al codice penale, al codice civile e alla costituzione della Repubblica Islamica ).

    L’articolo è una sintesi del documento letto nel convegno.

    L'articolo è tratto dal sito www.peacelink.it

  2. #2
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    Mi sa che confondi Iran e Iraq.

  3. #3
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    Questo è un articolo anti-iraniano, una vera immondizia dal punto di vista della ricerca e dell'analisi. Per quanto mi riguarda, va buttato nel cesso.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Questo è un articolo anti-iraniano, una vera immondizia dal punto di vista della ricerca e dell'analisi. Per quanto mi riguarda, va buttato nel cesso.
    Concordo.

  5. #5
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    Veg a parere mio possiamo cominciare e riprendere un vecchio discorso sul ruolo e sui diritti delle donne nel mondo e anche visto nell'ottica antimperialista e anticapitalsta. Il problema di questo articolo è che lo trovo profondamente politico (nel senso più deteriore e negativo del termine) e soprattutto deformato (con l'aggravante della volontarietà) con le lenti del pensiero unico laicista e capitalista occidentale. Non capisco come mai per affrontare un argomento simile tu abbia deciso di postare un articolo simile che sembra uscire dalla penna di un radicale.

  6. #6
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    Pero' compagni e compagne non difendiamo l'indifendibile.

    Io auguro a tutte le donne di mia conoscenza di non dover mai vivere in un paese come l'Iran.







    Le donne in Iran fra tradizione e modernita'.


    L'articolo che segue viene scritto pensando a quanto e' successo dopo l'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre u.s., ma soprattutto prende il via dalla generale e generalizzata campagna stampa che descrive l'islam in modo distorto e del tutto funzionale ai "venti di guerra" di Bush junior (che non e' diverso da quel Bush senior che negli anni della sua presidenza ha fatto affari proprio con l'attuale bersaglio e nemico n.1 dell'Impero americano).

    Nella polemica tutta italiana, derivata dalle roboanti parole di Berlusconi circa una presunta "superiorita'" dell'Occidente sull'Islam, l'unica risposta valida da dare non e' la "caccia al musulmano" (erede di quella "caccia alle streghe", che in politica torna sempre piu' utile) o l'intolleranza razzista propria delle guerre di religione, ma la conoscenza dello universo islamico, che non e' l'Islam, inteso come religione ed insieme visione politica del mondo, da distinguere, poi ulteriormente, dai fondamentalismi che vi sono al suo interno. Come vediamo l'area del mondo che geograficamente connotiamo come Oriente e' molto piu' che "inferiore". Basti pensare per tutti, alla filosofia di Averroe', arabo, artefice di una geniale reinvenzione del pensiero aristotelico, oggetto anche delle fondamentali speculazioni filosofiche di uno dei maggiori intellettuali occidentali del Duecento nella canzone "Donna me prega perche' voglio dire" : Guido Cavalcanti; oppure all'arte, alla bellezza delle miniature e della scrittura dei paesi musulmani…. Mi fermo qui, altrimenti potrebbe essere evidente il contrario di quello che afferma con sciocca boria "l'inquisitore" forzaitaliota, e cioe' che tra oriente ed occidente esiste un'interazione forte che ha permeato per millenni tutta l'area del Mediterraneo e che l'Italia stessa e' stata meta di immigrazioni e conquiste arabe (la Sicilia, come pure la Spagna, ne sono ancora oggi un esempio) e che non e' realmente possibile stabilire chi e' superiore oppure inferiore perché in questo caso sono evidenti solo i segni della degenerazione della politica - spettacolo.
    Certo il terrorismo islamico e' una realta', ma ora soltanto ce ne rendiamo conto? E perché improvvisamente ci si ricorda dei Talebani, dell'Afghanistan ma non ad esempio dell'Algeria, dove il FIS uccide ogni giorno? Non credo che al "signore della guerra" Bush importi tutto questo : la sua superiorita' e' troppo boriosa e cieca per vedere e capire, ma noi sappiamo cosa muove il mondo e come donne sappiamo - anche se ci hanno nascoste dietro il burqa- che gli interessi economici - il petrolio e l'oleodotto che si vorrebbe far passare sotto il territorio afghano - forse sono i motivi scatenanti di questa guerra "santa" contro l'Islam, Osama Bin Laden e contro un popolo stremato che non sa neppure perché sta fuggendo verso le frontiere pakistane serrate per loro, ma aperte al dollaro e al "sogno americano". Per cominciare a comprendere un po' di piu' la civilta' ed i paesi del medio Oriente, abbiamo preso in esame la Repubblica islamica d'Iran, quale termometro delle novita' e dei legami con la tradizione, che sono evidenti nei provvedimenti legislativi, economici e culturali riservati alle donne iraniane.
    Nell'area medio-orientale l'emancipazione femminile e' stata spesso utilizzata dalle classi dirigenti come grimaldello per scardinare l'autorita' dei clan gentilizi delle comunita' tribali, oltre che per conferire slancio allo sviluppo economico, grazie all'immissione delle donne nel mondo del lavoro. Quindi la grande partecipazione delle donne a questa rivoluzione e' sorprendente, distruggendo cosi' la sua tradizionale immagine che le vuole relegate nell'harem o chiuse entro ristretti muri domestici, oppure ignoranti e scarsamente partecipi agli eventi importanti. Nonostante il velo ed il chador queste donne hanno preso parte alle manifestazioni cercando di costruire un percorso di liberazione per se stesse e per l'Iran, La storia dell'antica Persia, l'attuale Repubblica islamica d'Iran, e' permeata da un duplice atteggiamento - ora piu' aperto ed ora piu' restrittivo - nei confronti delle donne. I primi segnali di questo duplice modo di considerarle, a cui esse stesse hanno contribuito, e' gia' evidente nella contrapposizione tra la dinastia Pahlevi e lo sciismo, la corrente religiosa che aveva negli imam la sua massima autorita'. Le donne passano quindi da una forte educazione occidentalizzata (cosi' come vuole la casa reale) e ad un abbandono delle fogge estetiche orientali (la cosiddetta "iranicita'"), alla scelta volontaria di indossare il chador durante la rivoluzione islamica di Khomeini avvenuta nel 1979. Fu proprio lo scia' Reza Shah - la cui dinastia s'impose tra il 1922 ed il 1925 - a sostenere l'apertura della prima scuola pubblica per ragazze, avvenuta in una fase precedente alla sua presa del potere, nel 1918. L'obiettivo della Scia' era proprio l'occidentalizzazione dell'economia e della cultura iranica. L'Islam veniva a mala pena tollerato e l'idea base su cui si fondava la politica di Reza Shah, era il concetto di Stato - nazione ariana, garante del clientelismo derivato dallo sfruttamento economico del tabacco da parte degli inglesi e dei derivanti privilegi dinastici. In questo contesto di apertura verso l'occidente voluto dallo scia', si osserva in quegli anni l'ingresso delle donne in diverse professioni del mondo del lavoro (maestre, infermiere, ma anche operaie). Si emana anche una legge nel 1937 che vieta alle donne di portare il chador e qualunque tipo di copricapo femminile, ad eccezione dei cappelli occidentali.
    Anzi, molte di loro che non aderirono all'abbandono del chador, furono pubblicamente beffeggiate e furono costrette a chiudersi entro le mura domestiche. Ma a questa riforma del costume, in Iran non corrispose un cambiamento dei diritti politici delle donne, e restava in piedi sia la patria podesta' che il divorzio, che rimaneva prerogativa maschile, né venne eliminata la poligamia. Cosi' all'indomani dell'abdicazione di Reza Shah (1941), il clero riacquistava influenza nelle campagne e ridava forza al recupero della tradizione e degli usi consuetudinari, con il ripristino della liberta' di indossare il chador pubblicamente per le donne. Il velo, quasi un sari indiano che avvolge il corpo della donna e che non necessariamente copre il suo viso, il chador quindi, viene ora ad essere l'argomento di scontro tra le donne stesse ed il regime autoritario di Reza Paklevi, ma nello stesso tempo vene utilizzato come arma dagli ulema sciiti per combattere - attraverso le donne - il regime reale ed instaurare la rivoluzione islamica. Infatti nell'ottica della corte il chador rappresentava il simbolo dell'oppressione femminile, mentre per gli sciiti esso diveniva il fulcro dell'opposizione alla casa reale e della "liberazione" delle donne. Lo scontro tra i regnanti e gli sciiti si fece piu' duro proprio in occasione della "rivoluzione bianca" (1960), anno in cui a causa della pseudo riforma agraria, ci fu l'abbandono dei villaggi e la conseguente urbanizzazione e dilatazione dei consumi. Nel programma elettorale dello scia' era previsto il voto alle donne, ma l'urbanizzazione forzata portava con sé la proliferazione della criminalita' e di altre forme di illegalita', a cui il regime rispose in maniera dispotica. Le giovani donne, anche grazie all'acculturazione di massa, entrano nel mondo del lavoro, ma questa situazione non cambiava, nella sostanza, la loro condizione : in famiglia restano ancora emarginate e confinate nel perimetro del loro quartiere e delle mura domestiche ed il loro futuro e' sempre il matrimonio tradizionale.
    Cosi', questo diffuso malcontento si evidenzio' negli anni sessanta, con frequenti manifestazioni di protesta dei contadini e dei disoccupati, i quali vennero repressi duramente dalla polizia, che torturo' ed uccise anche molti ulema sciiti. Il 1960 e' anche l'anno in cui molte giovani ragazze possono, finalmente, accedere all'universita' e conquistare il diritto al voto.lo scontro sociale tra le due parti si fa sempre piu' inevitabile e, gli stessi sciiti, pur con qualche discussione al loro interno, si adeguano alla possibilita' del voto alle donne. Nel 1967, intanto la Legge di protezione della famiglia imponeva l'assenso della prima sposa in caso di ricorso del marito alla poligamia, e l'eta' minima per il matrimonio veniva fissata al raggiungimento del diciottesimo anno. Nel 1977 veniva legalizzato l'aborto. Il 18 gennaio 1979 il regime di Reza Pahlevi veniva rovesciato dalla rivoluzione popolare islamica ed un momento di identita' comune, fu proprio l'adozione da parte delle donne del chador. Questa scelta di coprirsi il capo aveva per le donne il significato di protezione interiorizzata e di difesa sociale che consentiva loro di partecipare alla vita della comunita' e della famiglia. Di conseguenza non indossarlo avrebbe significato, in quel preciso momento storico, astenersi dalla lotta contro l'ingiustizia e la corruzione. Inoltre, per le donne che avevano passato la loro vita recluse nelle case, indossare il chador non veniva sentito come un peso. Ed esse pagarono questa loro entusiastica partecipazione con sevizie ed arresti (il 20% delle partecipanti vennero torturate nelle carceri dalla Savak, polizia politica del regime reale).
    La vittoria della rivoluzione islamica segno' anche il recupero dell'iranita', vista come componente fondamentale della comunita'- popolo, secondo quanto prescrive il codice islamico. Ma anche questa rivoluzione tradisce le aspettative di liberta' delle donne e, nonostante si verifichi, tra il 1978 ed il 1987, un cospicuo accesso di molte di loro nel mondo del lavoro, a cui segue, quasi immediatamente tra il 1976 ed il 1986 un calo del 40% delle occupate, laddove rimane intatta la divisione dei due sessi nei luoghi di lavoro pubblici (scuola ed informazione). Questa situazione viene evidenziata dal radicalismo coranico femminista, che denunciava le imposizioni del governo islamico che, dal 1983 obbligava le donne a portare il chador nei luoghi pubblici e sul lavoro e molte di loro, che cercano di sfuggire a questa imposizione, vengono pubblicamente percosse e multate; le altre pene previste sono, tra l'altro, l'arresto fino ad un anno di reclusione. Mentre, i Guardiani della Rivoluzione, non esitano ad impiegare le maniere forti per impressionare le ribelli, utilizzando getti d'acido, aggressioni, insulti. A questo stesso scopo si rifanno alcune associazioni di donne, ad esempio, le Sorelle di Zeynab o la Gaschté Zahra', il cui compito e' controllare le donne recalcitranti. Nel 1992 in Iran, si contano piu' di 113.000 mila donne arrestate per non aver indossato il velo islamico ed in casi estremi si arriva a sfigurarle con un rasoio e con la lapidazione pubblica. Anche la legge sulla famiglia, varata proprio nell'anno della vittoria islamica, il 1979, per organizzare la societa' sulla base del ripristino della giustizia coranica e della tradizione, definisce il modello ideale della donna secondo la consuetudine, abolendo la precedente, varata nel 1967. Questa legge accorda la tutela al padre della minorenne ed il diritto di sceglierle il marito, cosi' come viene richiesto l'assenso paterno per la figlia maggiorenne. La donna, dunque non ha alcuna risorsa economica che la renda indipendente e questo favorisce l'espandersi della prostituzione, alimentata anche dalle "spose temporanee" ripudiate, il cui marito non e' tenuto al risarcimento. Sono anche previste altre restrizioni per la moglie : l'assenso del marito per viaggiare e per lavorare fuori casa; inoltre, la moglie perde la custodia dei figli in caso di ripudio, questo nonostante l'articolo 20 della Costituzione che riconosce l'uguaglianza giuridica per le donne, restano evidenti le discriminazioni fra i due sessi. Persiste la poligamia e l'uomo puo' avere fino a quattro mogli legittime. Questa disparita' si esprime soprattutto nel codice penale, dove in caso di processo, la parola di un uomo vale il doppio di quella della donna (per la testimonianza contro un uomo devono quindi deporre due donne); mentre l'adulterio viene punito con la lapidazione pubblica della donna e, nel caso di procedimento penale che preveda un risarcimento, quello accordato all'uomo e' il sempre il doppio di quello previsto per la donna. Da questo quadro si comprende come i canoni enunciati alle donne della Repubblica islamica d'Iran, siano principi che le relegano di nuovo, come gia' osservato nel passato regime della casa reale dei Pahlevi, dentro le mure domestiche e che le promesse fatte loro alla vigilia della rivoluzione khomenista islamica erano solo strumentali al raggiungimento del vero scopo politico sciita: il rovesciamento della casa reale. Ma, nonostante questo le donne in Iran hanno raggiunto, insieme a quelle irachene ed algerine, il piu' alto tasso di scolarizzazione fra tutti gli altri paesi del Medio - Oriente e del mondo islamico. Il panorama culturale dell'Iran e' fortemente connotato dalle donne : scrittrici, pittrici, giornaliste (molte le riviste femminili politiche, ma anche giuridiche), fotografe e cultrici di arti decorative. Per ultime, ma non certo ultime, ricordiamo Samira Makhmalbaf, regista cinemato-grafica, autrice de "La Mela" (considerato il piu' importante film d'esordio degli ultimi anni) e Papi Saberi, regista teatrale. Tuttavia nelle Universita', alcuni provvedimenti impediscono l'accesso ad alcune lauree e carriere scientifiche, ma nonostante questi divieti sono molte le donne che hanno una cultura giuridica, ma che non possono esercitare le funzioni proprie del giudice. La legge coranica controlla minuziosamente anche la vita quotidiana delle donne : e' per loro quasi impossibile truccarsi, azione che diviene una tenue forma di protesta, non possono far uscire i capelli dal velo e se cio' accadesse queste donne incorrerebbero nel reato di essere "mal velate". Ma anche in materia di sanita' interviene l'occhio vigile del controllo che richiede che il medico e la paziente siano dello stesso sesso, e' quindi vista favorevolmente, in questo settore, la femminilizzazione della ginecologia. Ricordiamo anche che, il gia' citato articolo 20 della Costituzione sull'uguaglianza fra sessi, si conclude con la frase "…seguendo la legge islamica". Attualmente il diritto al voto e' loro negato e data la scarsa pianificazione di un movimento organizzato, il regime afferma che le donne stanno bene e condividono i principi islamici, ma i molti suicidi di giovani ragazze sembrerebbe smentirlo!
    Un breve inciso merita il movimento femminista islamico iraniano, che afferma che l'Islam non e' una "chiesa contro le donne", posizione questa condivisa anche da molte femministe non iraniane, Fatima Mernissi (Marocco), Assja Djebar (Algeria), Leila Ahmed (studiosa statunitense di origine araba), Khalida Messaoudi (scrittrice algerina), ma e' l'unica via possibile per la rivalutazione e lo sviluppo della donna, che mantiene le tradizioni e soprattutto il rispetto per le donne in quanto tali; mentre Nawal al Sa'dawi (medico psichiatra egiziana), esprime un giudizio diverso, avendo rinnegato pubblicamente l'Islam, dichiarazione che ha portato alla sua condanna a morte da parte degli Integralisti egiziani. Il movimento femminista in Iran risale ai primi anni del XX° secolo, quando esponenti delle classi medio - alte e della stessa casa reale fondarono le prime associazioni femministe che pubblicavano anche delle riviste e giornali. Ma i movimenti di liberazione della donna islamica sono contraddittori al loro interno, in quanto riprendono modelli occidentali e li applicano in modo acritico, mentre come afferma la stessa Ahmed "…sarebbe importante non limitarsi all'importazione dei modelli del femminismo occidentale, ma passare attraverso l'accettazione ed una nuova interpretazione critica della propria tradizione culturale e religiosa". Altrimenti, il rischio e' che siano proprio le donne ad alimentare l'ondata razzista e xenofoba dell'occidente contro la civilta' islamica, la quale non e' piu' repressiva nei confronti delle donne di quanto non lo siano quelle occidentali in generale ed americana, in particolare. Il rischio e' anche di fomentare, con questa accettazione acritica di modelli importati dall'occidente, le tendenze fondamentaliste, come dimostra la mai sopita polemica sul velo e sull'opportunita' di un suo ritorno.
    Ma le donne che oggi hanno la possibilita' di interpretare senza tutele maschili sia il Corano che la realta' politica e culturale dei paesi islamici, devono saper cogliere questa sfida e misurarsi su questo terreno che fu una volta dominio esclusivo degli imam e degli uomini, e decodificare le erronee interpretazioni degli Hadith cessando finalmente di essere "donne all'ombra del Profeta", come afferma nel suo testo "Donne del Profeta", la sociologa marocchina Fatima Mernissi e partecipare in modo piu' cosciente alla vita sociale e politica dei loro paesi, rivendicando, per esempio dove previsto, l'applicazione dei principi costituzionali e l'esercizio effettivo (e non puramente formale) del diritto di voto e di essere elette all'interno del parlamento del paese di appartenenza in numero sempre maggiore.
    p.s. se le informazioni contenute in questo articolo non fossero corrette vi prego di segnalarlo.


  7. #7
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    Delegazione del partito della rifondazione comunista
    al parlamento europeo
    POSITIVO CHE L’ITALIA ACCOLGA L’IRANIANA PEGAH,
    MA E’ ALLA GRAN BRETAGNA CHE SI DEVE CHIEDERE DI NON ESPELLERLA

    Roma, 27 agosto 2007,


    “Bene la solidarietà e l’iniziativa italiana per accogliere Pegah Emambakhsh, la 40enne lesbica iraniana che rischia di essere rimpatriata in Iran su decisione della Gran Bretagna, paese in cui si era rifugiata dopo essere scappata in seguito all'arresto per omosessualità e alla lapidazione della compagna da parte delle autorità iraniane.
    La grande mobilitazione di tutte le forze politiche, del Governo, delle donne e delle associazioni italiane per salvare la vita di Pegah è certamente un fatto positivo che dovrebbe far riflettere il nostro Paese, ben aldilà del singolo caso, ma più in generale sulla necessità di una legislazione in tema di asilo, rifugiati e accoglienza, per la tutela della vita di tutte quelle persone che scappano da realtà di violenza, guerra e discriminazione.
    Ritengo invece assurdo che un paese aderente all’Unione Europea come la Gran Bretagna non tenga conto che il rimpatrio forzato di Pegah in Iran significa consegnare la donna nelle mani di una legge che prevede la tortura, la lapidazione e la pena di morte per gli omosessuali.
    Le autorità britanniche rifiutando di concedere l'asilo politico alla donna, dal 13 agosto scorso rinchiusa nel centro di detenzione di Sheffield, violano in questo modo il diritto internazionale che prevede in particolare il divieto all'estradizione quando in patria c'è il rischio di morte.
    Pegah ha già detto che è meglio morire piuttosto che tornare in Iran, dove la aspetta ''qualcosa che è molto più brutto, molto più doloroso della morte''. Se ciò accadesse non solo la Gran Bretagna ma tutta l’Europa sarebbe responsabile.
    Per questo è necessario che l’Unione Europea prenda una chiara posizione contro questa palese violazione della legalità, intimando alla Gran Bretagna di bloccare definitivamente, e non solo rinviare, il rimpatrio di Pegah, se non si vuole che la credibilità dei paesi UE venga minata da queste decisioni indecenti, che vanno contro la tutela della persona e che rischiano di trasformare la Carta dei diritti umani fondamentali in lettera morta”.






    http://www.prc-europarlamento.org/index.html?page=561

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Mi sa che confondi Iran e Iraq.
    ..l'articolo non l'ho scritto io e si parla dell'Iran..

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Veg a parere mio possiamo cominciare e riprendere un vecchio discorso sul ruolo e sui diritti delle donne nel mondo e anche visto nell'ottica antimperialista e anticapitalsta. Il problema di questo articolo è che lo trovo profondamente politico (nel senso più deteriore e negativo del termine) e soprattutto deformato (con l'aggravante della volontarietà) con le lenti del pensiero unico laicista e capitalista occidentale. Non capisco come mai per affrontare un argomento simile tu abbia deciso di postare un articolo simile che sembra uscire dalla penna di un radicale.
    ..per quanto riguarda il discorsop sul ruolo delle donne credo sia giusto affrontarlo anche perchè non si parla spesso in questa sede del ruolo della donna tantomeno in chiave anticapitalista...
    suòl fatto che sia politicizzata probabilmente hai ragione..io l'ho postato perchè mi sembrava fosse interessante come argomento di discussione e ho riportato il punto di vista di una donna vengono descritte situazioni esistenti realmente credo quindi sia opinabile l'interpretazione ma non la descrizione di alcuni dati come il fenomeno della fustigazione...se credi sia diversa la realtà ti prego di illuminarmi così magari posso scoprire quali errori digiudiuzio ho commesso...sono sempre accettate le critiche!!!!

  10. #10
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    Allora rispondendo un pò qua e un pò là all'evoluzone della discussione.
    Comincio col dire che lungi da me l'idea di difendere l'indifendibile o di voler illuminare qualcuno perchè non mi interessa stare davvero a fare la televendita dell'Iran. Io vorrei piuttosto che metodologicamente per partire dal discorso complesso della situazione della donna in Iran si partisse prima da alcuni presupposti che facciano uscire la discussione dai soliti binari occidentalocentrici in cui tutto è valutato (positivamente o negativamente che sia) con gli occhi della cultura (quindi in maniera sia sociologica che conseguentemente politica) occidentale attuale.
    Chiaramente i mei sono più che altro dei suggerimenti metodologici e non certo le verità indubitabili. Comunque per prima cosa io comincerei a chiedere alle donne che frequentano il forum (compagne e non) quali ritengano essere dei diritti reali e concreti universali e basilari che le donne debbano avere e quali ritengano siano puramente feticci indotti (qualora ve ne siano) dalla società tardocapitalista attuale. Fatto questo mi interesserebbe che sempre le donne mi e ci dicessero quali siano i diritti reale e concreti universali e basilari che ritengono essere mancanti in Iran (ma potrebbe essere esteso il discorso anche che ne so in India o nelle zone rurali della Cina o nelle città turistiche del Sud Est asiatico o anche nel Corno d'Africa etc) e quindi dire perchè a loro modo questi diritti manchino in relazione prima alla storia culturale del paese in oggetto e quindi dell'evoluzione recente politica di quel paese. Poi dopo preferirei eventualmente intervenire io.
    Preferirei se si vuole parlare di questo argomento che si articolasse la discussione in questa maniera. Ma senza articoli di altri, con dati neutri e argomentazioni personali.

 

 
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