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Discussione: Le ragioni della Lega

  1. #1
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    Predefinito Le ragioni della Lega

    Roma. “Se la moglie non si sentisse di continuare la convivenza matrimoniale,
    può ottenere il divorzio offrendo al marito una compensazione materiale”: queste parole, più di qualsiasi altra motivazione, spiegano ad abundantiam perché la Lega ha tanta ragione nel merito – quanto torto nel metodo – nel chiedere una moratoria per la apertura di moschee in Italia.
    Considerare la donna una semi schiava che deve riscattare con una “compensazione materiale” la propria libertà – là dove il marito può invece ripudiarla a voce, sottraendosi all’obbligo degli alimenti – è infatti l’architrave del diritto di famiglia che la più grande organizzazione musulmana, l’Ucoii, vorrebbe introdurre nel nostro paese.
    E’ parte infatti del commento al Corano più diffuso in Italia di Hamza Piccardo – sotto “revisione e controllo dottrinale dell’Ucoii”, di cui è fondatore e dirigente – e spiega l’allarmante sostanza del problema.

    L’Islam, a differenza di tutte le altre religioni e ideologie praticate in Italia, pretende di non potere essere praticato dai suoi fedeli, se non
    all’interno di una cornice normativa e legale – la shari’a – che viola alcuni capisaldi della nostra Costituzione.
    Al di là del tema – reale e allarmantissimo del radicamento di cellule terroriste nelle moschee italiane – il vero problema che pone la stragrande maggioranza delle moschee in Italia è il carattere non solo di organizzazioni religiose, ma soprattutto di organizzazioni politiche che mirano a sovvertire i principi costituzionali.
    Caratterizzazione politica peraltro rivendicata dalla stessa Ucoii con i suoi reiterati proclami contro la partecipazione del contingente italiano alla Coalition of Willing in Iraq e ai suoi deliranti proclami contro Israele.
    Il tutto per di più, con evidenti venature di antisemitismo, come si legge sempre nel Commento al Corano dell’Ucoii, là dove si legittima (pagina 154, dell’edizione del 2006) l’imposizione della jiza – la tassa di sottomissione dovuta ai musulmani – quale castigo agli ebrei per aver trasgredito il patto con Allah.

    In Italia, dunque, molte moschee, la maggioranza sono strutture di culto, ma anche e soprattutto sedi di organizzazioni politiche per preparare cittadini stranieri in vista di uno stravolgimento dei principi basilari del dettato costituzionale e per propagandare un antisemitismo con base teologica.
    Si può negare quanto si vuole lo stretto legame che questo ha con gli innumerevoli episodi in cui in questo humus ha prodotto proselitismo in organizzazioni terroristiche, ma l’evidenza della relazione è invece stretta e palpabile.
    Una concezione jihadista della famiglia, per di più antisemita, può – ripetiamo può – ben facilmente irradiarsi in una concezione jihadista della vita, dello Stato, delle relazioni tra popoli.
    Naturalmente non tutte le moschee – in primis la grande moschea di Roma – hanno questo precipuo carattere politico, ma sicuramente così è per le moschee che fanno capo all’Ucoii.
    E questo carattere tutto politico, dell’attività e del proselitismo che puntano a ottenere una sostanziale eversione di passi essenziali della Costituzione, è proprio la ragione per cui non si è mai giunti a una Intesa con le organizzazioni islamiche.
    L’Ucoii e altri, infatti, pretendevano che l’Intesa prevedesse il diritto per i musulmani di applicare le norme della shari’a, in deroga ai codici italiani.

    Va detto che la Lega sbaglia nel presentare ogni mese un provvedimento diverso sul tema (le classi di inserimento, la chiusura dell’immigrazione, ecc.) e
    che è indispensabile invece un quadro d’intervento organico e complessivo. Ma è evidente che sino a quando il Parlamento non avrà regolato questo complesso, aspetto bivalente e politico delle moschee, i duecento e passa luoghi di culto musulmani già operanti, frequentati solo dal cinque per cento dei musulmani italiani, sono più che sufficienti a garantire l’essenziale diritto alla libertà di religione.

    “… Se temete di non potere osservare i limiti di Allah, allora non ci sarà colpa se la donna si riscatta…” (sura II, v. 229).

    Carlo Panella www.ilfoglio.it di oggi

    saluti

  2. #2
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    Io non darei tanta importanza a queste sparate. Fucili e moratorie servono a far scordare ai militonti che la monnezza di napoli stà arrivando a fiumi in lombardia e che i comuni in deficit del sud saranno adeguatamente aiutati...e che ovviamente il federalismo non lo vedranno mai.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da PD-SALVO Visualizza Messaggio
    Io non darei tanta importanza a queste sparate. Fucili e moratorie servono a far scordare ai militonti che la monnezza di napoli stà arrivando a fiumi in lombardia e che i comuni in deficit del sud saranno adeguatamente aiutati...e che ovviamente il federalismo non lo vedranno mai.
    ------------------
    Ma va là?

  4. #4
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    Igiornali di ieri hanno dato conto dellaposizione della chiesa sulla costruzione
    di nuove moschee in Italia con titoli pressoché identici, che sottolineavano
    il favore della gerarchia ecclesiastica per l’edificazione di nuovi luoghi di culto per i musulmani, in contrasto più o meno esplicito con le preoccupazioni espresse in merito all’interno della maggioranza di governo.
    Se però si va a guardare un po’ più a fondo si vede che l’assenso della chiesa è assai condizionato e preoccupato.
    Si chiede che lo stato vigili perché le moschee siano effettivamente luoghi di
    preghiera e che non occultino o coprano, invece, attività e propaganda di odio.

    Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio pontificio per il dialogo interreligioso, ricorda che “in tutte le convenzioni internazionali in cui si parla di libertà di religione c’è sempre una clausola in base alla quale le autorità dello stato hanno il dovere di verificare che la libertà di religione esercitata da una comunità non metta in pericolo la libertà di altre comunità;
    e che la sicurezza e l’ordine pubblico siano sempre garantiti”.
    Ha poi aggiunto che “la costruzione di un nuovo luogo di culto deve corrispondere a una effettiva necessità”, che deve rimanere “una casa di preghiera: non deve diventare un centro di propaganda ideologica, in cui diffondere fanatismo e odio” e ha concluso chiedendo “trasparenza per quanto riguarda il finanziamento della costruzione e della gestione dei luoghi di culto”.

    Insomma all’affermazione generale e indiscutibile della libertà religiosa, la chiesa accompagna preoccupazioni piuttosto nette e una sottolineatura,
    questa sì in qualche modo nuova, del ruolo di controllo dello stato.
    D’altra parte il problema delle moschee non è solo italiano: il ministro dell’Interno francese per esempio ha rifiutato di presenziare all’inaugurazione di quella di Creteuil perché i suoi uffici non hanno ancora concluso le indagini sull’imam salafita di questo luogo di culto e sui suoi possibili collegamenti con
    ambienti terroristici.

    dal www.ilfoglio.it 06 12 08

    saluti

 

 

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