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  1. #11
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    Grazie per il report.

  2. #12
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Ancora!

    Lombardia



    Due operai morti oggi sul lavoro


    Un operaio di 21 anni Cesare Bertelli, residente a Balossa Biglia (Pavia), è morto, questa mattina, poco prima delle 8, mentre era al lavoro in una cava di ghiaia alla frazione Torretta di Galliavola (Pavia). Stando alla prima ricostruzione dell'accaduto da parte dei Carabinieri di Mede (Pavia) e di Voghera, il giovane è stato schiacciato dal cassone del camion che stava riparando. Sembra che l'operaio sia salito sul pianale del mezzo pesante mentre il cassone era in posizione verticale e che, per cause non ancora accertate, il cassone sia sceso non lasciando scampo al giovane.
    A Dalmine invece un operaio di vent'anni, Sergio Riva, è morto nella notte in un incidente sul lavoro nell' azienda Tenaris di Dalmine (Bergamo). Il giovane è stato travolto da un pesante cilindro d'acciaio del peso di circa una tonnellata, mentre insieme ad un collega stava lavorando ad un macchinario che produce tubi. Il dramma si è consumato intorno all'1.30: l'operaio è entrato nel macchinario per risolvere un guasto, quanto il pesante cilindro ha ceduto e lo ha travolto, uccidendolo. I carabinieri, intervenuti sul posto, hanno sequestrato l'area Fas Expander. L'operaio era stato inserito in azienda da circa un anno e da poco tempo il suo contratto di lavoro era stato prorogato per altri 6 mesi, sempre come lavoratore interinale. I lavoratori hanno proclamato otto ore di sciopero e la produzione al momento è ferma.


    ARDITI NON GENDARMI

  3. #13
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    COMUNICATO della RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO
    Il corteo nazionale di sabato 6 dicembre a Torino è stato un grande successo politico. Ne avremmo fatto volentieri a meno, perché ciò avrebbe significato l'estirpazione della piaga delle morti da lavoro nel nostro Paese, ma purtroppo così non è, come stiamo denunciando da più di anno, quando si è costituita la Rete Nazionale per la Sicurezza sui posti di lavoro. E, invece, ci siamo ritrovati/e in 5000 a stringerci intorno alle famiglie dei 7 operai morti nel rogo della Thyssen di un anno fa e a rilanciare la
    mobilitazione per fermare questa vera e propria guerra, che fa 1400 morti l'anno e più di 1 milione di feriti.
    Tutt* abbiamo puntato il dito contro la vera causa di questa piaga sociale, il profitto, il guadagno di industriali e finanzieri diventato l'unico (dis)valore che va salvaguardato. E per far questo bisogna incrementare la flessibilità di orario, la precarietà lavorativa, tagliare i salari, sventrare territori e quartieri, abbattere la scuola e l'università pubbliche, avvelenare lavoratori e città, uccidendo molti dei suoi abitanti.
    Vogliamo ringraziare innanzitutto i lavoratori della Thyssen e i familiari delle vittime raccolti intorno all'Associazione "Legami d'acciaio", che con noi hanno costruito questa grande manifestazione, e che a partire dal 15 gennaio, inizieranno la parte più dura della battaglia giudiziaria, che vede imputati 6 dirigenti della multinazionale tedesca, uno dei quali per omicidio volontario.
    Vogliamo ringraziare inoltre lo SLAI COBAS per il sindacato di classe, il Comitato 5 Aprile di Roma, l'Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati, tutti i compagni e tutte le compagne, le associazioni di familiari e di cittadini, arrivati a Torino a centinaia da tutto il Piemonte, ma anche da Milano, Vicenza, Marghera, Ravenna, Massa, Viareggio, Livorno, Terni, Roma, Napoli, Taranto, Palermo. Oltre alle centinaia di lavoratori, lavoratrici, medici, ispettori del lavoro e dell´INPS, tecnici della prevenzione delle ASL , dirigenti e aree politiche, PRC (presente con la federazione torinese) e PDCI, avvocati, giornalisti, studenti, personaggi dello spettacolo che hanno sottoscritto l´appello per la manifestazione, dando evidenza e visibilità al consenso e sostegno sociale di cui gode la battaglia contro le morti sul lavoro.
    Un caloroso ringraziamento va poi al Comitato "6 dicembre - Basta morti!" di Torino che si è sobbarcato tutto il peso tecnico-organizzativo della manifestazione sul territorio: il Patto di consultazione del sindacalismo di base (Cub-Confederazione Cobas-SdL), i tanti operai e compagni iscritti alla Fiom della Fiat Mirafiori e delle fabbriche del torinese (dalla Frigostamp di Collegno, alla Lear di Grugliasco, ecc.), i lavoratori e le lavoratrici dei call-center, della pubblica amministrazione, dei servizi bancari, delle cooperative, gli studenti e le studentesse dell'Assemblea No-Gelmini (Palazzo Nuovo) e No-Tremonti (Politecnico), i compagni e le compagne delle
    tante organizzazioni politiche cittadine come le Federazioni di Torino del PdCI e del PRC.
    Non sono ringraziamenti rituali: l'ampia trasversalità che ha caratterizzato la preparazione e lo svolgimento della manifestazione rappresenta anche il successo e la bontà di un metodo, basato sul coinvolgimento e la pari dignità di tutti i soggetti che si battono NEI FATTI, SENZA SE E SENZA MA, per la salute e la sicurezza nei posti di lavoro e nei territori, contro la logica del profitto e dello sfruttamento dell'uomo e della terra.
    Cominciando a lottare fianco a fianco indipendentemente se militanti o iscritti della CGIL, oppure del sindacalismo di base e di classe.
    Un metodo che non può che valorizzare tutti i tentativi di riconnettere idealità e ricomporre progetti politici e sindacali per ridare protagonismo ad un punto di vista di classe e della classe.
    Lo abbiamo fatto nonostante - ma soprattutto contro - il cinismo ipocrita della politica istituzionale e dei "palazzi", che non solo non ha rispettato le sue promesse "da marinaio" fatte all'indomani della strage di un anno fa, ma ha addirittura continuato a legiferare nel senso del peggioramento delle condizioni di sicurezza nelle aziende, con la detassazione degli straordinari, la legge 133, la direttiva del Ministero del Lavoro in materia di servizi ispettivi, il ddl 1441 in discussione alla Camera che lega le mani ai giudici del lavoro.
    Lo abbiamo fatto contro l'arroganza criminale di Confindustria, che non contenta di tutto ciò che le viene concesso (sgravi, detassazioni, finanziamenti ecc.), con la proposta di controriforma del modello contrattuale, intende stracciare uno degli ultimi strumenti a disposizione dei lavoratori per difendere salario e stabilità occupazionale (il CCNL) e piegarlo agli interessi di redditività e competitività delle aziende.
    Lo abbiamo fatto, infine, nonostante il balbettìo, quando non l'ostilità aperta, di quelle organizzazioni sindacali che, nel nome di una concertazione ormai morta e sepolta (dai padroni), o nel nome di una pretesa esclusività sindacale nel gestire questo problema (salvo poi fare molto poco nel concreto), hanno, palesemente o in forma occulta, boicottato la manifestazione ed invitato al boicottaggio, sperando in un suo fallimento.
    La battaglia è appena cominciata, altri morti e feriti continueranno a insanguinare la nostra società, altri cortei, altre lotte, altri scioperi (al più presto uno sciopero generale nazionale sulla sicurezza), altri processi si susseguiranno. La riuscita del corteo di sabato 6 dicembre ci dà sicuramente più entusiasmo nella possibilità di poterla affrontare meglio tutt* unit*.
    Per questo, per rafforzare ed estendere il percorso ed il lavoro della Rete Nazionale diamo appuntamento all'assemblea nazionale del 24 gennaio a Roma.
    rete nezionale per la sicurezza sui posti di lavoro
    bastamortesullavoro@domeus.it


    9 dicembre 2008

    ARDITI NON GENDARMI


  4. #14
    GiOcO dI sQuAdRa
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    11 dicembre 2008
    TARANTO - Ancora un infortunio mortale nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Un dipedente di una ditta appaltatrice, Paurovic Zigmontian, 54enne polacco, ha perso la vita nella nottata tra mercoledì e giovedì. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'uomo è precipitato da un'altezza di 14 metri dopo esser stato colpito da un pezzo ancorato ad una gru. Disperata la corsa all'ospedale Santissima Annunziata. Ma purtroppo il cuore dell'operaio è cessato di battere.

    Per Zigmontian, impegnato assieme ad altri operai in un intervento di manutenzione sull'altoforno 4 doveva esser l'ultimo giorno di lavoro. La procura di Taranto ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell'impianto. Si tratta del terzo incidente mortale dall'inizio del 2008.

 

 
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