Il cosiddetto "Boston Tea Party" (lett. "Partito del tè di Boston") fu un atto di protesta da parte dei coloni americani diretta contro il governo britannico, in relazione alle loro recenti leggi sulla tassazione, con la quale vennero distrutte molte ceste di tè. Si svolse giovedì 16 dicembre 1773 nel porto di Boston e fu vista da molti come la scintilla che fece iniziare la rivoluzione americana.
Il 16 dicembre 1773, la notte prima della data prevista per lo scarico, il capitano Rotch si appellò al governatore per ottenere i permesso di lasciare il porto di Boston ed in seguito si presentò la sera stessa alla riunione di protesta per comunicarle il mancato assenso. Dopo aver appreso il rifiuto di Hutchinson e dopo varie ore di dibattito Samuel Adams si rivolse alla folla con le seguenti parole[2]:
« Questa riunione non può più fare nulla per salvare il paese »
(Samuel Adams)
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I Sons of Liberty rovesciano il tè nel porto
I Sons of Liberty repentinamente si travestirono da indiani Mohawk[3] ed armati di asce e mazze si diressero verso Griffin's Wharf, il punto dove erano ancorate le navi. Il gruppo si divise in tre parti dirette da altrettanti comandanti e pronte ad imbarcarsi contemporaneamente. Una volta a bordo prontamente le ceste di tè vennero portate dalle stive sui ponti e successivamente il contenuto venne gettato in mare. In quella sera galleggiarono sulle acque del porto circa 45 tonnellate di tè, provenienti da 342 ceste, per un valore stimato dell'epoca di 10.000 dollari. Temendo una eventuale correlazione con il reato di alto tradimento i patrioti tentarono di eliminare ogni traccia possibile. Le scarpe vennero buttate in mare, i ponti delle navi vennero spazzati e venne fatto verificare ad ogni primo ufficiale che solo il tè venne danneggiato.
Il tè stagnò nelle acque del porto per settimane. Vi furono dei tentativi da parte dei cittadini per recuperarlo ma prontamente vennero spedite delle barche che si occuparono di rendere il tè inutillizzabile battendolo con i remi[4].
Un altro vascello della Compagnia delle Indie avrebbe dovuto giungere a Griffin's Wharf ma non vi arrivò mai in quanto si arenò sulla spiaggia di Provincetown. La particolarità sta nel fatto che le 54 ceste di tè vennero recuperate e giunsero puntualmente nelle teiere degli abitanti di Boston[5].
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Rappresentazione del Boston Tea Party
Le decisioni del governatore Hutchinson provocarono una crisi. Se si fosse comportato come gli altri governatori ed avesse permesso ai capitani di risolvere la faccenda con i coloni probabilmente le navi sarebbero salpate senza scaricare la merce. Lord North ammise che se i coloni avessero continuato nel rifiuto di importare per altri sei mesi il Tea Act sarebbe stato abrogato.
In Gran Bretagna anche i politici che erano considerati a favore delle colonie protestarono, consentendo così un'unione totale tra i partiti contro le colonie. Frederick North, il primo ministro inglese, disse per l'occasione[6]:
« Indipendentemente dalle conseguenze dobbiamo rischiare qualcosa. Se non lo facciamo tutto è perduto »
(Frederick North)
Il governo inglese era convinto che il "tea party" fosse stata un'azione che non poteva rimanere impunita e rispose nella primavera 1774 stabilendo nuove leggi, che furono conosciute come le "leggi intollerabili" o anche "leggi coercitive", con cui si chiudeva il porto di Boston e si riducevano le autonomie del Massachusetts. Inoltre John Hancock, Samuel Adams, Joseph Warren e Benjamin Church vennero accusati del crimine di alto tradimento[7].
Benjamin Franklin riconobbe che per riaprire il porto il tè distrutto andava ripagato. Lord North ricevette la visita di alcuni mercanti di New York che si offrirono di estinguere il debito ma le offerte vennero rifiutate[8]. Molti coloni, anche non di Boston, si impegnarono ad astenersi dal bere tè per protesta, passando a caffè, tisane e Balsamic hyperion (tratto da foglie di lampone). Questa protesta non durò a lungo, ma nell'autunno 1774 da Filadelfia le colonie decisero il boicottaggio sistematico di tutte le merci inglesi come pressione per ottenere l'autogoverno.
Alcuni coloni in seguito vennero ispirati dal "tea party" a sviluppare atti di protesta provando così che la notte del 16 dicembre 1773 fu uno dei principali catalizzatori che condussero alla guerra di indipendenza americana. Inoltre l'evento permise di raccogliere numerosi appoggi per i rivoluzionari delle tredici colonie che in seguito avrebbero avuto la meglio nella loro lotta per l'indipendenza.
Nel febbraio 1775 il Parlamento britannico votò la cosiddetta "soluzione conciliante" (conciliatory resolution) che prevedeva l'abolizione delle tasse per tutte le colonie che avessero contribuito in maniera soddisfacente alla difesa del regno ed avessero mantenuto gli ufficiali dell'impero. Ma ormai era tardi: quella primavera iniziò la guerra di indipendenza americana. Il famigerato Tea Act fu abrogato solo con la legge sulla tassazione delle colonie del 1778. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti era già stata approvata da due anni.
testo tratto da www.wikipedia.it





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