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Discussione: Locali a 5 stelle.

  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Da Il Messaggero.it:

    La ’ndrangheta nei locali a cinque stelle
    Oltre alla “Rampa” e al “Café de Paris” sono un centinaio i ristoranti, bar e pasticcerie al centro dell’inchiesta

    All’attenzione del Gico della Finanza anche un bar
    a due passi da piazza Barberini che sarebbe in mano ai clan.
    Il pm ha chiesto il divieto di soggiorno per i titolari del ristorante
    a piazza di Spagna. La mappa delle ’ndrine romane


    Giovedì 27 Novembre 2008

    di VALENTINA ERRANTE

    Il ristorante di piazza Mignanelli e il Cafè de Paris. I locali della “Dolce Vita” ma non solo. Anche il bar che tra gli avventori abituali vede poliziotti e 007. Sono un centinaio gli investimenti sospetti nella Capitale, attività di ristorazione nel cuore di Roma, beni immobili a “cinque stelle”, supermercati, pasticcerie e paninoteche, tutti sotto l’esame della magistratura: operazioni di riciclaggio dei clan calabresi coinvolti nella strage di Duisburg dell’estate 2007. I “Pelle-Vottari” e i “Nirta-Strangio”.
    Anche un altro locale è finito nella lista degli esercizi commerciali in mano alle cosche, un bar a due passi da piazza Barberini, ben frequentato da istituzioni e personalità di primo piano che si incontrano per prendere il caffè. Proprio come alla Rampa, il ristorante bene della città, che secondo il Gico della Guardia di finanza, è nelle mani di un clan satellite dei “Pelle-Vottari, la ’ndrina dei ”Giorgi”, «alla quale - si legge nel rapporto consegnato dal Gico della Guardia di Finanza alla magistratura romana - è stato impartito il compito di riciclare e impegnare i proventi illeciti del traffico di stupefacenti e armi».
    Domenico Giorgi, «da più parti definito il capo locale di Erfurt-Germania, sino al suo trasferimento a Roma per gestire il ristorante alla Rampa», è una sorta di “maitre di sala” del ristorante di piazza Mignanelli.
    Per Domenico Giorgi, classe ’63, con precedenti per associazione mafiosa, per il cugino, che porta lo stesso nome e cognome, ma è noto come “il ragioniere”, e per un terzo socio, Cesare Romano Pasquali, il pm romano Salvatore Vitello ha chiesto il divieto di soggiorno.
    Sarebbero pericolosi socialmente. Il 9 dicembre, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma, intanto, si pronuncerà sulla richiesta di sequestro del ristorante «La Rampa».
    E anche il quarto socio del locale, gestore di discoteche e immobiliari in Emilia Romagna, è finito nel rapporto del Gico. E all’attenzione della Finanza ci sarebbe anche un appartamento di 150 metri quadrati in via Condotti, ricondicibile a Giorgi.
    Il “Cafè de Paris”, sarebbe invece nelle mani di un’altra cosca, quella degli “Alvaro-Palamara” di Sinopoli, «una delle famiglie più potenti, capaci di movimentare anche grosse partite di droga, con forti investimenti nel settore immobiliare e in quello della distribuzione alimentare, tra Roma e Torino».
    Un’operazione da 5 milioni di euro «posta in essere per conto della cosca», sempre attraverso prestanome. Gli inconsueti passaggi di proprietà sono ancora all’esame della magistratura e potrebbero riservare sorprese.

    Negozi e ristoranti, il grande business
    delle cosche infiltrate nell’economia
    Ciconte: «La camorra in periferia, la ’ndrangheta in Centro»




    La relazione dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio sulla criminalità organizzata risale alla primavera scorsa. Parlò dell’avanzata della malavita organizzata a Roma (che definì «città aperta a tutte le mafie»). La descrisse come un’aggressione che coinvolge, fra l’altro, «strutture alberghiere, settore della ristorazione, smaltimento dei rifiuti, supermercati, e infine l’affare del momento, i centri commerciali (anche se in alcune aree della regione l’operazione è cominciata da tempo)». L’Osservatorio (di cui fanno parte anche rappresentanti di Questura, Finanza e Carabinieri) aggiunse: «Oltre che nel centro di Roma ci sono negozi legati alla camorra collocati in alcuni centri commerciali».
    LA SPARTIZIONE
    Per questo ieri il presidente dell’Osservatorio, Enzo Ciconte, docente universitario di Storia della criminalità organizzata non è rimasto sorpreso quando ha letto della indagine su un simbolo di via Veneto che secondo la Guardia di finanza sarebbe finito nell’orbita della ’ndrangheta. La settimana scorsa era scoppiato il caso del ristorante di piazza di Spagna, anch’esso - secondo gli investigatori - acquistato dalla criminalità organizzata. Ciconte: «Tendenzialmente a Roma la ’ndrangheta sta acquistando posizioni chiave nel centro della città, mentre la camorra, in particolare i casalesi, hanno rivolto il loro interesse in negozi e ristoranti della periferia. Si tratta di un’azione pervasiva, con investimenti di capitali da ripulire che, in questo momento di crisi economica, è molto efficace».
    LIQUIDITA’ E PERICOLI
    Le banche frenano nel prestare liquidità, la ’ndrangheta al contrario ha molti soldi, ma è ormai la Calabria le sta stretta. «Per cui sta spostando - anzi, ha spostato da tempo - il suo asse economico verso il centro nord. Ci sono flussi economici finanziari apparentemente invisibili, solo un’attività investigativa accurata può farli emergere». L’attenzione non è più solo sul litorale o sulla vicina provincia di Latina. Ora c’è la Capitale. «Sta avvenendo - aggiunge Ciconte - un salto di qualità. Che interessa esercizi pubblici e attività commerciali di livello alto».
    CASH E USURA
    «Il meccanismo di avvicinamento prevede quasi sempre un intermediario che sta in una zona d’ombra, ai limiti fra legalità e illegalità. Segnala in che modo, a Roma, si può investire denaro, quali ristoranti piuttosto che negozi sono in vendita. Non si deve pensare a violenze e minacce. In una fase di crisi chi si presenta al proprietario di un ristorante e gli dice “il tuo locale vale un milione, noi te ne diamo 1,5...” difficilmente trova la strada sbarrata. L’altro filone è quello dell’usura: la malavita, che ha molti soldi, presta il denaro a chi è in difficoltà. S’impossessa della sua attività quando l’imprenditore non ce la fa più a pagare. Siamo ancora in tempo per fermare questa avanzata, bisogna fare presto».
    IL SINDACO INCONTRA
    IL PROCURATORE ANTIMAFIA
    Le mani di camorra e ’ndrangheta su Roma. Ieri si sono susseguiti commenti, reazioni, riflessioni. Il sindaco Gianni Alemanno ha «espresso profonda preoccupazione», «ha chiesto e ottenuto un incontro con il Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, per la prossima settimana». Nicola Zingaretti, presidente della Provincia: «La lotta per la sicurezza della città significa lotta al crimine, alle mafie e alle infiltrazioni della Camorra». Il presidente della Regione, Piero Marrazzo: «Impediamo alla Mafia di mettere la mani su Roma». Tano Grasso (Federazione antiracket): «Il vero pericolo ora è a Milano e Roma». E don Ciotti invita - nel caso che le ipotesi degli investigatori venissero confermate - «a confiscare il locale di via Veneto».
    MERCATO DROGATO
    Il blob delle mafie avanza su Roma. C’era stato un altro scossone quando Rita Bernardini, parlamentare dei Radicali, denunciò presenze camorriste in alcuni ristoranti della Capitale. Un altro che da tempo avverte che il pericolo è consistente è Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio: «Il mercato è drogato da situazioni strane, immobili ed esercizi pubblici cambiano proprietario con vendite a prezzi esorbitanti. In più di un caso si tratta di cifre che un normale imprenditore non pagherebbe mai. Non è economia normale, non può esserlo». Su quali settori - a Roma - si sta registrando una moltiplicazione di capitali dalla provenienza dubbia e con criteri fuori mercato? Pambianchi: «Alberghi, bar, ristoranti. Ben vengano queste inchieste della Guardia di finanza. Perché è proprio in questo momento di crisi, in cui gli incassi dell’imprenditore onesto diminuiscono, che si rischia di essere preda dell’“economia cattiva”».
    CHI CADE IN TENTAZIONE
    Ancora Pambianchi: «I rischi sono soprattutto tre quando c’è una crisi dura come quella che stiamo vivendo. Il primo è che l’imprenditore alla fine chiuda, si arrenda. Il secondo è che ceda alle sirene di chi si presenta con molti soldi in contanti. Il terzo è quello di chi accetta soldi in prestito: la malavita in tempi rapidi gli porta via il negozio o il ristorante».
    I TENTACOLI SUL LAZIO
    Lo scenario delineato dall’Osservatorio per la sicurezza della Regione aveva seguito cinque direttrici per Roma e le altre province: 1. insediamento stabile di famiglie della camorra, in particolare casalesi, nelle vicine province di Latina e Frosinone; 2. consolidamento di presenze di camorra, ’ndrangheta e cosa nostra anche nel litorale di Roma («la ’ndangheta condiziona e controlla prevalentemente la fascia costiera a sud della provincia di Roma, la camorra la costiera nord»); 3. insediamenti stabili «di famiglie criminali di camorra e della ’ndrangheta in interi quartieri della Capitale» in cui controllano lo spaccio di droga e «avviano attività commerciali». 5. Infine, accordo fra esponenti della malavita romana e famiglie della camorra e della ’ndrangheta.
    LA SVENDITA DI ROMA
    Valter Giammaria, segretario della Confesercenti: «C’è una crisi cronica dei consumi, i segnali di questi giorni che precedono il Natale sono disarmanti. Allora ecco che quello che da anni stiamo denunciando, con forza, ora avviene con molta più facilità. Il commerciante che vede il suo negozio sempre più vuoto o il proprietario di ristorante che subisce la flessione del turismo ha le spalle al muro. Arriva qualcuno che compra e che paga bene. Secondo voi cosa può rispondere? Si stanno comprando pezzi importanti di Roma. Lo vedete? Via Veneto, piazza di Spagna...».
    M.Ev.

  2. #2
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    Azz...belle cose!

 

 

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