ciao tony. come al solito è sempre molto stuzziccante e piacevole parlare con te, peccato che non abbiamo avuto in questi giorni avere la possibilità di epistolare le nostre opinioni.
per quanto riguarda la mia riflessione precedente, io avevo una curiosità e non una perplessità sul partito. dato che ci sono diversi partiti nel mondo della politica meridionale, volevo sapere nello specifico il partito sud quale orientamento ideologico politico avesse, al di fuori della sua collocazione qualificante di partito territoriale, che tutti ben sappiamo nel convergere nella sua essenziale presenza nello scacchiere politico attuale.
io volevo sapere questa cosa non per criticare il movimento, additando contro correnti di pensiero avverse, ma in particolare conoscere quale sia l'anima "intima" del partito stesso, visto che ogni partito territoriale ne ha uno, una volta spogliato delle sue vesti di difensore e portavoce della propria comunità di riferimento.
questo non era per mettere il bastone fra le ruote, anzi per sapere se magari in quel partito ci fossero quelle premesse ideologiche per accogliere tante persone che ancora oggi si scindono in diversi colori politici. era solo una curiosità, per dire intellettuale, non altro.
io sono sempre dell'idea che si dovrebbe dar vita ad una grande coalzione che avvolge nel suo interno i diversi movimenti e partiti che si fanno portavoce delle istanze meridionalistiche, cioè sono per il partito unico, ma la strada che giunge ad esso allo stato attuale è ancora irta di difficoltà e di contro-logiche di orientamenti ideologici.
l'unica critica che posso muovere, dal basso dei miei lumi, è con questo non voglio addebitarmi le ire dei fratelli meridionali, che secondo me credere in alcune alleanze politiche come l'MPA, che a parola di CIANO vede lombardo prigioniero del popolo delle libertà, e sia come la lega sud che vede un avvicinamento ed una sempre + alleanza politica con la lega nord, facendomi credere che quest'ultima sia quasi un bastione del carroccio nel nostro mezzostivale italico. le mie riserve antileghiste padane non mi inducono a chiudere i battenti di un confronto politico e relazionali con "gli uomini in verde", perchè la divergenza di opionioni ed un sano dibattito anche tra nemici, sia l'aspetto importante; ed in particolare veda il sud muoversi con le proprie gambe e con una propria coscienza politica, presentandosi come corpo a se stante, senza scendere in logiche che vedono accattivarsi contropartite compensative tra le diverse organizzazione territoriale. se il movimento politico del sud deve scendere a compromessi e trovare una strada per tracciare una sentiero univico, a mio giudizio, debba farlo in quella costellazione politica che la anima orizzontalmente non trovare rapida omologazione con chi cerca solo di giungere ad fine particolaristico.
sono sempre più convinto stiamo assistendo dalla guerra fredda all'epopea globalizzante, una sorte di processo di demonizzazione del proprio avversario politico che non sta facendo altro che enfatizzare la logica schmittiana della categoria politica dell' amico/nemico, che vede nella problematicità dell'uomo la sua radicalizzazione estrema. è pur vero che la dimensione politica si nutre di una conflittualità esponenziale che ci vede differire fino al punto di autoeliminarci, ma dobbiamo anche non cadere nella prigionia dell'essere tutti amici, ossia tutti alleati nell'intento leghista di limitare la sfera romana-statuale. io ritengo che si deve essere una contrapposizione pacifica tra nord e sud, magari vedere nel centro non un punto d'incontro ma un nuovo attore consapevole della propria identità. per questo io credo che cercare un'unità d'intenti con chi spesso preferisce manifestare da lombroso a bossi il suo odio nei nostri confronti non penso che sia salutare. alle volte penso che questa strategia di avvicinamento sia dettata da segno di debolezza e nella consapevolezza di non essere cosi capaci ad incidere in una devolution infranazionale.