Sono d'accordo
non mi piace
devo ancora valutarlo
non me ne frega nulla




No, non ho letto Marx e spero cmq di leggerlo al più presto.
Tornando al tema, il limite di voi marxisti (purtroppo) è quello di limitarvi a togliere i mezzi di produzione ai capitalisti, invece ritengo che anche il produttivismo e la mistica del lavoro siano sbagliati, l'uomo non dev'essere schiavo del lavoro e della produttività e tu con quello che dici confermi quello che penso ovvero che il marxismo (inteso come "weltanschaung") e il capitalismo sono due facce della stessa medaglia entrambi produttivisti e esaltatori della mistica del lavoro.








Ti consiglio di leggere Marx direttamente.
Per il Marx economista (scienziato) ti consiglio di partire con il suo Lavoro salariato e capitale, poi se decidi di approfondire ti consiglio di leggere almeno il primo volume de Il Capitale.
Per il Marx rivoluzionario ti consiglio di cominciare con Il Manifesto del Partito Comunista (1848) tenendo conto però della prefazione all'edizione tedesca (1872):
"... Per quanto negli ultimi venticinque anni la situazione sia cambiata, i principi generali svolti in questo Manifesto conservano anche oggi, nelle grandi linee, tutta la loro giustezza. Qua e là si potrebbe correggere qualche particolare. L'applicazione pratica di questi principi, come dichiara il Manifesto stesso, dipenderà sempre e dovunque dalle circostanze storiche del movimento; quindi non si dà alcuna importanza particolare alle misure rivoluzionarie proposte alla fine della sezione seconda. Questo passo suonerebbe oggi diversamente sotto molti rapporti. Di fronte all'immenso progresso della grande industria negli ultimi venticinque anni e all'organizzazione in partito della classe operaia che con quella è progredita, di fronte alle esperienze pratiche della rivoluzione di febbraio prima, e poi ancora molto più della Comune di Parigi, nella quale il proletariato ha tenuto per la prima volta il potere politico, per due mesi, questo programma è oggi invecchiato in vari punti. La Comune ha, specialmente, fornito la prova che "la classe operaia non può semplicemente prender possesso della macchina statale bell'e pronta e metterla in moto per i propri fini" (si veda la Guerra Civile in Francia, Indirizzo del consiglio generale dell'Associazione Internazionale degli operai, edizione tedesca, p. 19, dove questo concetto è svolto più ampiamente). Inoltre è ovvio che pei giorni nostri la critica della letteratura socialista presenta delle lacune, perchè giunge soltanto fino al 1847; così è ovvio che le osservazioni sulla posizione dei comunisti rispetto ai vari partiti d'opposizione (capitolo IV), benchè siano giuste anche oggi nelle linee generali, tuttavia sono ormai invecchiate nei particolari, già per la sola ragione che la situazione politica si è trasformata totalmente, e perchè lo svolgimento della storia ha fatto scomparire la maggior parte dei partiti ivi elencati.
Tuttavia, il Manifesto è un documento storico, al quale non ci riconosciamo più il diritto di apporre modifiche. Un'ulteriore edizione uscirà forse accompagnata da un'introduzione che colmi il distacco fra il 1847 e oggi; ma la presente ristampa ci è giunta troppo inaspettata per lasciarcene il tempo. " (Grassetto mio)
Se non si lavora, non si vive. Questo è valido per qualsiasi società. Il progresso tecnologico sarà indispensabile nel socialismo perchè permetterà, grazie alla proprietà comune (n.b. non statale) dei mezzi di produzione, di soddisfare i bisogni di tutti i membri della società lavorando sempre di meno.
Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.




Delirante... come il suo fondatore




devo valutarlo