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Discussione: 42 miliardi

  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito 42 miliardi

    Fisco, la Lombardia ogni anno «regala» 42 miliardi allo Stato

    FEDERALISMO. L'indagine dell'ufficio studi del Cgia di Mestre evidenzia pesanti differenze tra le regioni. Record assoluto anche nel Nord. E dal 2002 al 2007 le risorse non investite sul territorio lombardo aumentate del 47%.



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    Devolution, decentramento, sussidiarietà. Se ne parla da così tanto tempo che il federalismo fiscale, di cui questi termini scandiscono in qualche modo le tappe d'approdo, sembra già qui. Una realtà presente. Invece non è così. La realtà, in attesa che il federalismo fiscale - una delle riforme prioritarie per il governo - venga varato davvero, è molto diversa. Identica se non «peggiore» di quella che ha fatto nascere l'esigenza di gettare le basi di questa riforma.

    Ed è una realtà di profonda differenza tra Nord e Sud, in termini di «dare e avere» tra le regioni e lo Stato. Lo dice il Cgia di Mestre che in uno studio appena realizzato sul residuo fiscale nel 2007, evidenzia ancora una volta che solo cinque regioni in Italia vantano un residuo attivo, ossia danno all' amministrazione statale (in termini di imposte, tasse e contributi) molto di più di quanto ricevono (sotto forma di trasferimenti e di servizi pubblici). E che queste regioni sono quasi tutte del Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. L'eccezione «attiva» è il Lazio, i cui dati risentono sensibilmente della presenza della capitale. E tra queste regioni la più «solidale», quella cioè che manda allo Stato centrale la quota più consistente di risorse, è la Lombardia.

    Ma ecco il dettaglio così come elaborato dall'Ufficio studi dell'associazione mestrina: il Piemonte (+1,219 miliardi di euro), la Lombardia (+42,574 mld di euro), il Veneto (+6,882 mld di euro), l'Emilia Romagna (+5,587 mld di euro) e il Lazio (+8,720 mld di euro).

    IN ALTRI TERMINI, si può dire che la Lombardia, soprattutto, spende sul territorio meno di quanto introiti e che la differenza, appunto quei 42 miliardi e mezzo, entrano nel vortice centripeto della fiscalità statale e vanno a finanziare regioni che invece presentano saldi più o meno in rosso. «Ma da questa analisi - commenta il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi - emerge che non sono solo i territori del Sud a beneficiare dei flussi finanziari tra lo Stato e Regioni, ma anche alcune importanti realtà del Centro Nord ed in particolar modo quelle a statuto speciale».

    MA COME accennato all'inizio a colpire è anche che il residuo fiscale è aumentato e non diminuito tra il 2002 e il 2007. In Lombardia del 47 per cento, in Piemonte del 33 per cento e in Veneto del 32 per cento. Incrementi che sono altrettanti argomenti a favore di coloro che nel Nord, e non solo, invocano un'accelerazione sul federalismo fiscale. Ma rovesciando la classifica, quali sono le regioni che invece percepiscono dallo Stato più di quato danno? Le situazioni di maggior passivo sono quelle della Sicilia che ha un residuo fiscale negativo di quasi 22 miliardi, la Campania -17 miliardi e la Puglia -13 miliardi.

    E LE ALTRE REGIONI? La Toscana presenta un deficit pari a -776 milioni di euro, mentre per la Liguria il residuo fiscale è anch'esso negativo e si attesta sui 3,304 miliardi di euro. Con il segno meno anche le realtà a Statuto speciale come il Trentino Alto Adige (-2,177 miliardi di euro), il Friuli Venezia Giulia (-2,104 miliardi di euro) e la Valle d'Aosta (-617 milioni di euro).

    Eugenio Barboglio
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: 42 miliardi

    L'appello dei sindaci padani: il federalismo è l'unica via

    di Marco Alfieri

    L'appello dei sindaci padani: il federalismo è l'unica via - Il Sole 24 ORE

    «Abbiamo urgenza di un polo per l'infanzia: asilo nido e scuola materna. In cassa c'è un milione e mezzo ma non posso usarlo per colpa del patto di stabilità. Col federalismo fiscale, vedrete, cambierà tutto: ce l'hanno detto in tanti...». La verità è che, con la crisi e l'euro da salvare, «si rischia di rinviarlo alle calende greche». Valerio Moro è il sindaco leghista di Brignano Gera d'Adda, paesino di nemmeno 6mila anime nella bergamasca, niente di più distante da un pasdaran in camicia verde: «Solo che a queste condizioni è davvero dura», ammette. Sembra che «più sei virtuoso, e più ti legano le mani». Ovviamente «parlo del mio paese ma potrei raccontarvi di decine di colleghi», distillato di quei 374 comuni soprattutto lombardo-veneti governati dal Carroccio che oggi sbuffano dietro la diplomazia obbligata dei big padani al governo. Dietro gli imbarazzi dei neo governatori, costretti ad abbozzare davanti a una crisi che potrebbe allontanare l'applicazione del federalismo fiscale, la madre di tutte le riforme.

    Troppe incognite per non preoccupare i tanti Valerio Moro padani. «E poi i distinguo di Gianfranco Fini, l'affondo della Cei, le resistenze dell'ala meridionalista del Pdl, le parole del presidente Napolitano e le prudenze del Tesoro alle prese con l'incertezza che provocherebbe nei mercati, sui titoli di stato, una riforma che delocalizza i tributi», annotano da via Bellerio. A metà aprile i sindaci di 400 piccoli comuni lombardi erano già scesi in piazza a Milano, per restituire la fascia tricolore. Erano quasi tutti sindaci della Lega e quasi tutti di comuni virtuosi, stremati dai tagli orizzontali del governo amico. A guidarli c'era Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia. «Se davvero stiamo andando verso un futuro alla greca come dicono - tuona il sindaco di Varese - discutiamo insieme eventuali tagli ma a due condizioni: il governo ci faccia vedere i conti e ci siano pari condizioni per tutti. Ci siamo stancati che si continuino a ripianare le sanità del sud, i dissesti di Palermo e Catania, i rifiuti campani e la malagestione di Roma capitale e dei suoi ministeri. Altrimenti - chiosa Fontana - mi viene il dubbio che la crisi e la necessità di blindare i conti pubblici siano l'ennesima scusa per non fare il federalismo fiscale…». Già oggi i comuni lombardi ricevono meno trasferimenti pro capite rispetto alla media nazionale: 30 euro versus 80. Meno 11% nel quinquennio 2004-2008 (media nazionale -7,6%), nonostante la crescita della spesa corrente sia stata più contenuta (3,3% vs 5%). Il risultato è un taglio degli investimenti di 40 euro pro capite (-14%) nella regione locomotiva d'Italia.

    Dalla Lombardia al Veneto di Zaia la musica se possibile peggiora. «Vogliamo capire che la crisi di bilancio nasce proprio dalla spesa pubblica incontrollata del sud, spesso utilizzata per alimentare parassitismo e malaffare?», si scalda il sindaco padano di Vittorio Veneto, Toni Da Re. «Io le regole le rispetto, altri no. Quante storie: si vada avanti subito col federalismo fiscale, è l'unica medicina, altrimenti…». Altrimenti per molti sarà il baratro. Dal 2003 al 2009 i trasferimenti statali ai comuni veneti sono diminuiti del 23%, la spesa dello Stato dell'11% (pro capite). Mentre il residuo fiscale è schizzato da 11 a 18 miliardi. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e appunto Veneto danno in "solidarietà" al resto del paese qualcosa come 56 miliardi l'anno (+40% nel quinquennio 2002-2007). Il che significa pochissimi soldi che restano per infrastrutture e servizi sociali. «Da anni i nostri cittadini pagano sotto forma di minori servizi l'inefficienza dei servizi pubblici delle regioni meridionali», ammettono da Anci Veneto. «Solo un serio federalismo fiscale potrà coniugare solidarietà, responsabilità ed efficienza della spesa pubblica. Ma, visti i chiari di luna, siamo preoccupati». In fondo l'Italia, centauro tra un nord che assomiglia alla Germania e un meridione pericolosamente alla Grecia, incorpora da anni le contraddizioni scoppiate in questi giorni dentro Eurolandia.

    Anche chi non è leghista, come il portavoce dei sindaci veneti per il 20% dell'Irpef, Antonio Guadagnini, critico del federalismo alla Calderoli perché «troppo centralista», riconosce che la spesa erogata dal centro è circa la metà delle tasse versate. «Rispetto all'Irpef pagata dai veneti, ci ritorna in trasferimenti appena un 4-5%. Come si fa?». Nel comune in cui Guadagnini era vicesindaco, Crespano del Grappa, due scuole hanno problemi di staticità. «Ci vogliono 3 milioni per i lavori, la Regione ha stanziato 800mila euro. Ma il resto, dove andiamo a prenderlo?».

    POSIZIONI A CONFRONTO

    1 - Fontana: stanchi dei continui aiuti al Sud

    Il sindaco di Varese teme che la crisi e la necessità di blindare i conti pubblici «siano l'ennesima scusa per non fare il federalismo fiscale». Siamo stanchi, aggiunge, «di vedere ripianati le sanità del sud, i dissesti di Palermo e Catania e i rifiuti campani»

    2 - Guadagnini: l'Irpef pesa ma trasferimenti scarsi

    Il portavoce dei sindaci veneti per il 20% dell'Irpef critica il federalismo targato Calderoli «troppo centralista» e riconosce che la spesa versata dal centro è la metà delle tasse versate. «Rispetto all'Irpef pagata dai veneti, ci torna in trasferimenti un 4-5 per cento»

    3 - Da Re: sui conti incide la spesa «malata»

    Per il primo cittadino di Vittorio Veneto il federalismo fiscale «è l'unica medicina» da portare avanti. «Vogliamo capire – attacca – che la crisi di bilancio nasce proprio dalla spesa pubblica incontrollata del sud che genera parassitismo e malaffare?»

    Giovedí 13 Maggio 2010
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Predefinito Rif: 42 miliardi

    Il sacco del nord. Saggio sulla giustizia territoriale



    Il sacco del nord. Saggio sulla giustizia territoriale - Ricolfi Luca - Libro - IBS - Guerini e Associati -

    Esiste un modo rigoroso per distinguere fra il reddito che un territorio produce e quello che riceve? Qual è il credito (o il debito) di ogni regione nei confronti di tutte le altre? A che cosa è dovuto l'eventuale debito? Troppa evasione fiscale? Troppa spesa pubblica? Troppa inefficienza nell'erogazione dei servizi? Se il federalismo dovesse fare sul serio, ossia attuare davvero qualche principio di giustizia territoriale, come cambierebbe la distribuzione delle risorse fra le regioni italiane? Per rispondere a queste e ad altre domande essenziali è necessario ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale. Servono lenti nuove, per guardare l'Italia senza le lacune e le zone cieche della contabilità ufficiale. Ed è precisamente questo che fa la contabilità nazionale liberale, uno schema di analisi che riprende la distinzione classica tra settore produttivo e settore improduttivo dell'economia. Sulla base di questo schema e di un'immensa quantità di dati, raccolti non solo a livello nazionale ma singolarmente regione per regione, Luca Ricolfi fornisce una prima serie di risposte. E lungo il cammino non scopre solo le dimensioni del "sacco del nord", oltre 50 miliardi che ogni anno se ne vanno ingiustificatamente dalle regioni settentrionali, ma tanti aspetti dell'Italia che non conoscevamo ancora.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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