Le difficoltà del Partito democratico, registrate, per quel che valgono, anche
dai sondaggi più recenti, nascono dalla difficoltà del partito a esercitare
un’opposizione riformista che punti, nel confronto anche aspro con la maggioranza, a ottenere e valorizzare qualche miglioramento dei provvedimenti.
In realtà questa è stata, in molti casi, la tattica parlamentare effettivamente adottata dal Pd, che però, non essendo coerentemente sostenuta dalla sua propaganda, fondata invece sulla proclamazione dell’incomunicabilità con il centrodestra, non raggiunge l’elettorato. E’ possibile però che, dopo che si sarà conclusa, la settimana prossima, la votazione per il rinnovo delle istituzioni abruzzesi, dove il Pd è legato a un’alleanza subalterna col partito di Antonio Di Pietro, la musica cambi.
Un primo rilevante segnale viene dalla presentazione di un progetto di federalismo fiscale del Pd, che entra nel merito dei problemi tecnici e offre soluzioni non propagandistiche, alcune delle quali potrebbero essere
accolte dalla maggioranza.
Anche sulle scelte economiche per fronteggiare l’emergenza in realtà il Pd ha premuto per iniziative che in parte sono servite a modificare gli orientamenti iniziali dell’esecutivo, per esempio per quel che riguarda gli ammortizzatori sociali (ma ieri il Cav. è tornato spericolatamente nemico del dialogo). Tuttavia il partito non è in grado di far valere il carattere di opposizione “utile” finché lo mescola a quello di opposizione al regime o all’appoggio
alle iniziative di rottura sindacali o di movimenti piuttosto intermittenti.
Finché non sarà in grado di esprimere una linea riconoscibile di opposizione
riformista, il Pd non riuscirà a esercitare la funzione che gli è stata assegnata
dagli elettori, quella di alternativa di governo che compete alla maggiore
espressione dell’opposizione in tutte le democrazie.
Nell’attuale fase postideologica i partiti vengono giudicati per la funzione che esercitano, come in realtà è sempre accaduto, anche quando il Pci rifiutava di chiamare riformista la sua opposizione “utile” e talora persino utilitaria.
G.F. www.ilfoglio.it 11 12 08




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