Filcams Cgil del Trentino
Contro tutte le precarietà
http://filcams.files.wordpress.com/2...pg?w=182&h=158La multinazionale LIDL cerca, attraverso la denuncia (richiesta danni per 75.000,00 euro) del sindacalista della Filcams Cgil del Trentino e di due delegate sindacali, di sfiancare la lotta delle lavoratrici del negozio di Trento che stanno protestando contro le prepotenze e l’arroganza da parte della multinazionale tedesca.
- Mattarello: NO alla BASE MILITARE
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Cammino Indigeno
Trento per il Chaco e per il Paraguay
LIDL: Una lotta per la dignità del lavoro
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- Comunicato della Segreteria nazionale della FILCAMSdi Resistenza LIDL di Trento
- Sciopero generale: Appello lavoratrici LIDL
- A Ballarò non piace lo sciopero
- Reddito sociale e contingenza: Parliamone
- LIDL: solidarietà da Ticino Olona
- TAV: la musica non cancella la verità
- Handicap: No alla discriminazione
- LIDL: Solidarietà dalla FIOM di Parma
- Sciopero, salario e diritti
- Il Sindaco di Trento incontra le delegate LIDL
- Sciopero 12 dicembre: Immigrati in piazza
- LIDL: Le cassiere non devono pulire i bagni
- L’eredità di Ilenia
- Contro le politiche del governo Berlusconi
- Non ci resta che lottare
- Ilenia ci ha lasciati
AL VOTO SUL CONTRATTO SEPARATO
- Sciopero 12 dicembre: Immigrati in piazza
- Sciopero, salario e diritti
- A Ballarò non piace lo sciopero
- Handicap: No alla discriminazione
- La verità sul CCNL commercio
- Sciopero generale: Appello lavoratrici LIDL</H2>Pubblicato da filcamstrento su 11 Dicembre 2008
Una mobilitazione che ha saputo coinvolgere la città di Trento ed i suoi cittadini, ed in particolare migranti e lavoratori che si recano alla LIDL a fare la spesa. Una nuova forma di sciopero che ha saputo entrare nel merito delle condizioni di lavoro delle dipendenti ma è riuscita anche a mettere in moto una solidarietà attiva da parte di forze sociali e movimenti sia Nazionali che Locali, dall’Onda Universitaria, il Centro Sociale Bruno, i rappresentanti di tantissime Rsu/Rsa aziendali, Sindacati di Base, semplici cittadini, categorie e altre sigle sindacali.
Uno straordinario sostegno alle lavoratrici è venuto dai clienti della LIDL che sono principalmente gente umile (che ha difficoltà ad arrivare a fine mese) ma RICCA di solidarietà nei confronti di quanti sono sfruttati e subiscono soprusi sul posto di lavoro. Una SOLIDARIETA’ VERA, non formale, patrimonio di tanti cittadini, lavoratori, “gente di strada”, di quanti hanno ben presente cosa significa lavorare in simili situazioni.
Per questo, anche se quella delle lavoratrici LIDL di Trento è una lotta difficile, non si fermerà. Proseguirà, continuando a parlare ai cittadini portando all’esterno la denuncia delle loro condizioni lavorative ed avviando un dialogo proficuo con la cittadinanza chiamata a discutere, partecipare e scegliere da che parte stare.
Per dare continuità a questa importante esperienza di lotta, le lavoratrici della Lidl, dopo lo sciopero generale della Cgil, in accordo con l’Onda degli Studenti Universitari, il Centro Sociale Bruno ed i vari movimento presenti a Trento, invitano tutta la cittadinanza ad un presidio davanti alla Lidl nel pomeriggio del 12 dicembre alle ore 14,30.
Sarà un presidio particolare dove si discuterà, con studenti, professori, lavoratori e cittadini di lavoro, di riforma della scuola, delle privatizzazioni dei beni comuni, ma sopratutto delle condizioni reali di lavoro fra diritti reali e diritti virtuali.
La Filcams Cgil del Trentino - La RSA della LIDL di Trento
Trento, 11 dicembre 2008
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A Ballarò non piace lo scioperoPubblicato da filcamstrento su 10 Dicembre 2008
http://filcams.files.wordpress.com/2...pg?w=188&h=173Caro Floris, ancora una volta, nei momenti importanti dello scontro sociale in Italia emerge la tua parzialità a favore del governo e dei potenti di turno.
Ti ricordo che anche nel 2007 hai fatto una trasmissione sull’accordo del Welfare invitando solo i sindacalisti favorevoli e senza nessuno sindacalista contrario a quell’accordo e questo sempre a pochi giorni dal referendum. Oggi non contento raddoppi.
Alla tua trasmissione odierna, per parlare dello sciopero della Cgil, hai invitato solo Bonanni,e non anche Epifani. E questo a tre giorni dallo sciopero generale del 12 dicembre. Il tutto alla faccia della libera espressione delle tanto conclamate posizioni e dell’imparzialità del servizio pubblico. Una scelta più faziosa e credo anche dannosa per i lavoratori, anche di quelli che non scioperano, non potevi farla.
Tutti siamo coscienti e abbiamo presenti le difficoltà del momento, ma questo non significa che non bisogna scioperare. Lo sciopero serve per rivendicare una svolta in politica economica da parte del Governo e motivazioni che sono alla base dello sciopero proclamato dalla Cgil sono solo questioni di merito. Il fisco, gli investimenti, gli ammortizzatori sociali, la sospensione della Bossi-Fini ecc, sono tutti obiettivi di merito e stanno tutti dentro le piattaforma unitarie. Piattaforme che Cisl e Uil hanno abbandonato dopo la venuta di Berlusconi.
Perchè non hai ricordato a Bonanni lo sciopero proclamato e poi sospeso a causa delle crisi di Governo del 15 febbraio scorso? I motivi che erano alla base di quello sciopero sono rimasti e quindi chiedere (come fa la Cgil anche attraverso lo sciopero) la restituzione delle tasse che il lavoro dipendete paga in più del dovuto (5 miliari annui circa) credo sia un segno di coerenza con quella piattaforma, oltre che modo chiaro di chiamare il Governo alle sue responsabilità.
Perché questo non lo hai chiesto a Bonanni ? Forse ti sei dimenticato della piattaforma unitaria sul fisco e sugli immigrati ? O forse semplicemente anche tu hai fatto la scelta di essere un buon servitore dei potenti di turno e fra questi ci metto anche Bonanni.
Perchè non hai chiesto per quali motivi ha cambiato posizione sulla scuola dopo la grande manifestazione unitaria del 30 ottobre? perché ha firmato l’accordo separato del Commercio, delle regole della contrattazione, degli statali calpestando le richieste contenute nelle piattaforme unitarie ?
Ho seguito la trasmissione e ho notato che ti sei ben guardato dal richiamare, anche indirettamente, gli obiettivi dello sciopero della Cgil. Inoltre ti contesto il messaggio sublimale che hai voluto inviare incaricando due politici a difendere lo sciopero arrivando anche a chiedere se loro vi partecipavano. Questo messaggio è, indirettamente, un insulto all’autonomia della Cgil. Infatti è un maldestro tentativo di far passare la tesi che la Cgil è la cinghia di trasmissione dei partiti della sinistra.
Per questo di dico: Vergogna.
Così anche tu ti presti ad uccidere la dialettica democratica e dai man forte ai gruppi di potere che governano lo Stato italiano per far pagare la crisi ai lavoratori ed ai cittadini.
La Cgil vuole ribadire che la crisi non la devono pagare i lavoratori. ma non preoccuparti. Questa tua scelta di campo mi fa solo incazzare ancora di più e quindi, oltre che per la piattaforma della Cgil, il 12 dicembre sarò in piazza anche per una stampa veramente libera, per giornalisti capaci di fare domande e che non si limitano a semplici veline dei più forti.
Attendo risposta.
Distinti saluti
Ezio Casagranda
Trento, 10 dicembre 2008
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Reddito sociale e contingenza: ParliamonePubblicato da filcamstrento su 9 Dicembre 2008
http://filcams.files.wordpress.com/2008/12/redditocittadinanza.jpg?w=174&h=179La generalizzazione della precarietà ha messo in discussione la vecchia concezione del lavoro come parametro principale della redistribuzione della ricchezza, prendendo a riferimento, anziché il tempo di lavoro formale, il tempo della produzione reale superando la separazione fra tempo di lavoro, “tempo libero” e tempo di vita sociale.
La teoria della riduzione dell’orario di lavoro come scelta per contrastare la precarietà del lavoro ha subito un pesante arretramento tanto che oggi non è più all’ordine del giorno né a livello politico né a livello sindacale. La discussione sulla redistribuzione della ricchezza deve, quindi, andare oltre la semplice redistribuzione del lavoro standardizzato per coinvolgere il territorio e la cosiddetta produzione diffusa, dal lavoro domestico a quello assistenziale al volontariato.
Se questo ha del fondamento la discussione deve allargarsi ad una redistribuzione del reddito non più legata alla prestazione lavorativa e al tempo di lavoro formale, passare dalla misurazione della produttività del lavoro alla produttività integrale nelle sue forme sociali. In ultima sostanza passare da una politica dei sussidi (disoccupazione, social security, ecc) al reddito sociale garantito.
Lotta al precariato diffuso, una nuova scala mobile e il reddito di cittadinanza sono scelte unificanti e capaci di intaccare l’attuale meccanismo della distribuzione della ricchezza e di stabilire un obiettivo unificante fra occupati, disoccupati e precari capace veramente di unificare il variegato mondo del lavoro e del non lavoro.
Se la principale causa dell’aumento dei prezzi è dovuta ad un modello di sviluppo che delocalizza gli impianti di trasformazione e scarica i costi di trasporto sui prezzi, se Confindustria chiede centrali nucleari anziché investire nella prima e grande fonte energetica, pulita ed economica, che è il “risparmio energetico”, il sindacato deve avere il coraggio di lanciare la proposta di collegare in modo diretto e automatico i salari con la dinamica dei prezzi; solo così potrà fermarsi la politica speculativa sui prezzi, costringendo tutti gli interessati (imprese e governo) ad adottare le necessarie misure di contenimento dei prezzi.
Una nuova scala mobile per difendere i salari e reddito di cittadinanza, universale e incondizionato, come integrazione del salario o come reddito in caso di disoccupazione.
Reddito di cittadinanza inteso come diritto, gratuito, ad accedere ai servizi come la sanità, la formazione, l’abitazione e l’accesso all’informazione.
Reddito di cittadinanza come collante per la ricostruzione di un legame comune fra cittadini e lavoratori, fra inclusi ed esclusi dal processo produttivo e per rimarginare la profonda lacerazione causata dalla precarietà e dalla erosione dei salari a causa della messa in mora del contratto nazionale.
Reddito di cittadinanza per costruire quelle base comune di solidarietà partendo dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali, dai quali nessuno deve sentirsi escluso, garantiti dal sistema pubblico.
Infatti, oggi la precarietà, prima che una condizione sociale del lavoro, è il grimaldello usato dal capitale per determinare al ribasso delle condizioni di lavoro. Se non vogliamo che le condizioni lavorative e retributive siamo sempre più incerte va definita una soglia salariale minima e indicizzata, sotto la quale lo sfruttamento non è consentito e quindi, anche per questa via porre un freno alla politica di ribasso del costo del lavoro e all’esclusione sociale.
Sono convinto che questa strada è difficile, ma non impossibile, e la sua possibilità di riuscita è strettamente collegata alla nostra reale volontà di cambiare questo modello sociale energivoro e distruttivo per l’ecosistema mondiale.
Ezio Casagranda
Trento, 9 dicembre 2008
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LIDL: solidarietà da Ticino OlonaPubblicato da filcamstrento su 8 Dicembre 2008
http://filcams.files.wordpress.com/2...h=157Venerdì12 dicembre ci sarà lo sciopero generale nazionale indetto dalla CGIL alla quale si sono aggiunti i sindacati di base.
Lo sciopero è per veri aumenti salariali; in difesa del CCNL; per una diminuzione dei carichi di lavoro; per una detassazione degli stipendi dei lavoratori ed anche per una condizione lavorativa migliore di quella di oggi. Un esempio negativo, purtroppo non l’unico, ci viene offerto dalla LIDL di Trento e di Bollate. Le lavoratrici del negozio LIDL di Trento stanche dei metodi di controllo polizieschi da parte della multinazionale tedesca, delle continue pressioni psicologiche, dei cambi di turno improvvisi e non concordati; insulti e reprimende davanti ai clienti con l’intento di umiliare le lavoratrici.
Dopo tanto sopportare, stanche ed esauste, le lavoratrici e la filcams CGIL hanno indetto uno sciopero il 20 ottobre con tanto di volantinaggio alla clientela, la quale ha solidarizzato con le lavoratrici e ha fatto la spesa altrove. L’ottima riuscita dello sciopero è stata la scusa per l’azienda per un’altra azione di pressione verso le lavoratrici ed il funzionario sindacale chiedendo un risarcimento danni di € 75.000, per il mancato guadagno e la perdita di immagine.
IMPROPONIBILE !!!
La città ed il sindacato si sono stretti attorno alle lavoratrici lanciando un messaggio chiaro e forte all’azienda.
SE VOLETE SALVARE I VOSTRI PROFITTI E L’IMMAGINE CAMBIATE ATTEGGIAMENTO. E’ L’UNICA SOLUZIONE !
Nel negozio di Bollate due cassiere hanno vinto una causa contro l’azienda perché pur avendo un contratto da cassiere erano impiegate solamente per fare le pulizie. Non che fare le pulizie sia umiliante, ma se il mio incarico è un altro quello devo fare.
RISPETTO !
La rete 28 aprile del ticino-olona è solidale con le lavoratrici in lotta della LIDL che con le loro azioni ed il loro coraggio ci mostrano che le lotte, quando sono di tutti, quando sono serie, costano sacrifici, ma pagano .
Siamo certi che alla fine l’azienda dovrà tornare a più miti consigli e che le richieste
di risarcimento danni non verranno accolte dal giudice.
AVANTI COSI’ !
Forse, domani, altri lavoratori diranno:
FACCIAMO COME LE LAVORATRICI DELLA LIDL.
Rete 28 Aprile CGIL Ticino Olona
Cicl. in propr. Dicembre 2008
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TAV: la musica non cancella la veritàPubblicato da filcamstrento su 6 Dicembre 2008
http://filcams.files.wordpress.com/2...pg?w=159&h=285
DVD ben confezionati e convegni brezneviani non riusciranno a nascondere i disastri della TAV
Sulla stampa di questi giorni abbiamo potuto leggere due notizie riguardanti la TAV del Brennero.
La prima riguarda la scelta di vivacizzare con una bella colonna sonora il DVD che la Provincia di Trento prepara sul progetto preliminare della porzione trentina della linea ferroviaria ad alta capacità Verona-Innsbruck (”l’Adige”, 4.12.2008, Traforo in musica - Kuzminac consulente). Ma sarà difficile che la qualità dell’accompagnamento musicale distragga i destinatari dal porsi qualche domanda spinosa.
La seconda riguarda l’incontro istituzionale di Verona del 5.12.2008, dove sono stati confermati i finanziamenti UE per il tunnel di base del Brennero che qualcuno continua a chiamare un’opera eco compatibile. E neppure 195 chilometri di gallerie lungo l’asse dell’Adige dal confine di Stato a Verona e 30 anni cantieri nelle valli dell’Adige e dell’Isarco ci sembrano molto compatibili con l’ambiente.
Sull’opera contemporaneamente più inutile, costosa, devastante e meno condivisa che abbia mai interessato il Trentino si producono DVD ma ci si guarda bene dall’avviare una discussione pubblica, aperta e trasparente sui costi sociali ed ambientali. Una discussione che è totalmente mancata in Trentino, come è mancata in Alto Adige sul tunnel di base e sulle tratte di accesso Sud.
Da quel confronto sarebbe emerso quello che già in parecchi hanno capito e che la propaganda dei promotori nasconde con cura.
Ci dicono che la nuova linea servirebbe per trasferire finalmente (quando, nel 2030-2040?) il grande flusso merci dalla A22 alla ferrovia e risolverebbe anche l’imminente saturazione della linea storica del Brennero. Pretesti, per non intervenire oggi. Il traffico pesante e il terribile inquinamento sull’autostrada potrebbero diminuire subito di circa due terzi: a) con scelte non subalterne agli interessi dell’autotrasporto e della società Autobrennero, con pedaggi equivalenti a quelli di Austria e Svizzera e regolamentazioni/controlli all’altezza di un paese civile; b) impiegando la ferrovia attuale (dalle ampie capacità residue anche dopo il recente potenziamento) secondo criteri di razionalità ed efficienza, cercando di avvicinarsi almeno un po’ agli standards di gestione internazionali.
Sulle devastazioni ambientali annunciate dal programma di opere si cerca già di glissare e comunque si racconta che la valutazione di impatto ambientale si incaricherà di controllare, mitigare, riparare. Fantasie. Le procedure di VIA in Italia, e in Trentino, sono costruite sostanzialmente per avallare decisioni già prese al livello politico-economico. Ci aspettano invece disastri pesanti. Solo per fare due esempi: danni enormi dai cantieri diffusi per decenni in tutta la valle dell’Adige, con più traffico, inquinamenti diffusi e consumo irreversibile di quel territorio libero che qui diventa sempre più scarso (in Trentino si calcolano quasi 1.000 ettari da sacrificare, più quelli per le discariche); impatti gravi sulle risorse idriche superficiali e sotterranee, in misura che nessuno studio preliminare - come è noto - è capace di prevedere.
E quanto costerebbe questa bella impresa, solo in Trentino? Le stime ufficiali parlano di almeno 3 miliardi, ma quelle indipendenti arrivano a più del doppio; sempre a costi 2007-2008, come se i lavori finissero domani. Ma da molti segnali anche nel nostro caso si potrebbero ripresentare gli sprechi e gli aumenti di spesa che i meccanismi contrattuali e finanziari dei programmi TAV hanno prodotto in Italia, con un incremento medio di costi totali tra il 1991 e il 2007 pari a circa 6,9 volte. A quanti servizi sociali dovremmo rinunciare per soddisfare appetiti che non hanno molto a che vedere con un sistema ragionevole di trasporti?
Siamo stati sbrigativi, ma sempre meno dei promotori. Un dibattito pubblico approfondito sarebbe urgente, e diventa sempre meno probabile. Chi si oppone a questo progetto non pensa però di accontentarsi della buona musica.
Ezio Casagranda
Gianfranco Poliandri
Trento, 6 dicembre 2008
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