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Discussione: kranzART!

  1. #61
    against the modern world
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    Dharmaraja: mi trovo sostanzialmente d'accordo con quanto hai scritto nell'ultimo post. Riprendo solo questo punto:

    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja Visualizza Messaggio
    Posto che se dipendesse da me gli allevamenti li cambierei un po', ma posto anche che (seppur piegati a logiche ancor più di profitto che non di mera efficienza) lo scopo in sé dei loro metodi non è in ogni caso l'esercitare sadismo sugli animali, dove sta esattamente la differenza nel trattamento che si riserva loro prima di ucciderli (se, beninteso, sia nel caso dei ruspanti in campagna che degli industriali, non c'è una precisa intenzione di farli patire per sadiche pulsioni)?
    La differenza c'è ed è enorme; il discorso meriterebbe anzi un trattamento approfondito. Diciamo che la conseguenza principale dell'allevamento meccanizzato è quella di sottrarre gli animali dalla vista di uomo, demolendo il rapporto empatico tra allevatore e bestiame.

    Nel processo, da una parte il trattamento degli animali diventa puramente quantitativo, e ogni creatura viene trasformata in un semplice numero (un po' come il lavoratore nella fabbrica): un'unità (biologica) di produzione; mentre il mangiatore di carne, a differenza della vecchina che tira al collo al pollo, viene privato del proprio coinvolgimento diretto nell'opera di morte.

    Questo aliena l'uomo dagli altri animali, rendendolo paradossalmente partecipe ad un massacro continuo (su scale industriale) al contempo rendendolo innaturalmente sensibile (emotivo) rispetto a scenari di morte. Ne parla anche Tolstoi in 'Contro la caccia', dove descrive la repulsione sorpresa di una propria parente carnivora al pensiero di tirare il collo ad una gallina.

    Questa alienazione dell'uomo dagli animali che consuma - che è soprattuto una forma di vigliaccheria - è uno degli aspetti più caratteristici e nefasti dell'allevamento moderno.

    Quanto alla domanda se mangerei carne sacrificale, la risposta è: in linea di massima no, visto che non offro a Dio ciò che personalmente non gradisco o non consumo. Meglio offrire un fiore o una foglia, come spiegato nella Bhagavadgita.

    Saluti.

  2. #62
    "Tob shebè goiym harog!"
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    va detto che kranzy è davvero bravo con paint.
    geniale.
    ti prego postane altri.
    grazie.

  3. #63
    Torre d'Avorio
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    La differenza c'è ed è enorme; il discorso meriterebbe anzi un trattamento approfondito. Diciamo che la conseguenza principale dell'allevamento meccanizzato è quella di sottrarre gli animali dalla vista di uomo, demolendo il rapporto empatico tra allevatore e bestiame.

    Nel processo, da una parte il trattamento degli animali diventa puramente quantitativo, e ogni creatura viene trasformata in un semplice numero (un po' come il lavoratore nella fabbrica): un'unità (biologica) di produzione; mentre il mangiatore di carne, a differenza della vecchina che tira al collo al pollo, viene privato del proprio coinvolgimento diretto nell'opera di morte.

    Questo aliena l'uomo dagli altri animali, rendendolo paradossalmente partecipe ad un massacro continuo (su scale industriale) al contempo rendendolo innaturalmente sensibile (emotivo) rispetto a scenari di morte. Ne parla anche Tolstoi in 'Contro la caccia', dove descrive la repulsione sorpresa di una propria parente carnivora al pensiero di tirare il collo ad una gallina.

    Questa alienazione dell'uomo dagli animali che consuma - che è soprattuto una forma di vigliaccheria - è uno degli aspetti più caratteristici e nefasti dell'allevamento moderno.
    Su questo sono d'accordo, ma allora giustappunto.. perché "contro" la caccia? L'alternativa preindustriale era quella, caccia e allevamento di tipo più sano (che certo son migliori anche se sarà dura tornarci dato il contesto industrializzato odierno, ci sarebbe bisogno di forti cambiamenti). La realtà preindustriale e il contatto diretto con gli animali mostrava proprio come il cibarsene e il tirar loro il collo (o il cacciarli) non fosse vissuto come innaturale o crudele, anzi.

    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Quanto alla domanda se mangerei carne sacrificale, la risposta è: in linea di massima no, visto che non offro a Dio ciò che personalmente non gradisco o non consumo. Meglio offrire un fiore o una foglia, come spiegato nella Bhagavadgita.
    Ma quindi ritenendo tu errato l'uccidere animali per cibarsene, e dato che, certamente, non si sacrifica ciò che non si gradisce, ritieni errati i sacrifici animali stessi?

  4. #64
    against the modern world
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    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja Visualizza Messaggio
    Su questo sono d'accordo, ma allora giustappunto.. perché "contro" la caccia?
    L'oposcolo di Tolstoi s'intitola 'Contro la caccia e il mangiar carne'. E' chiaro che se il cibarsi di animali è particolarmente problematico oggi (alla luce delle considerazioni svolte sopra), questo non significa che non lo fosse anche nel mondo pre-industriale! Ci sono sempre stati individui, elite, caste e perfino popoli che hanno rifiutato in toto l'alimentazione carnea - e questo proprio per motivi etici e spirituali.

    Citazione Originariamente Scritto da DharmaRaja Visualizza Messaggio
    Ma quindi ritenendo tu errato l'uccidere animali per cibarsene, e dato che, certamente, non si sacrifica ciò che non si gradisce, ritieni errati i sacrifici animali stessi?
    Li ritengo generalmente inadatti all'età attuale: se i sacrifici potevano avere una funzione tremila anni fa, non so quanto ce l'abbiano oggi. Comunque non sono in una posizione da formulare regole universali, valide ovunque e per tutti. Il punto essenziale è che ognuno deve venerare il divino tramite modalità che trova adatte. A dire il vero, se uno non si fa problemi ad uccidere animali, e gradisce cibarsene, mi sembra giusto (anzi, essenziale) che prima li offra in sacrificio.

  5. #65
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Li ritengo generalmente inadatti all'età attuale: se i sacrifici potevano avere una funzione tremila anni fa, non so quanto ce l'abbiano oggi.
    Il mio dubbio era che, dopotutto, ti dispiacesse a prescindere, difatti mi sarebbe parso strano se all'idea di sacrifici animali tu non avessi fatto una piega.

    Comunque ci siamo sostanzialmente chiariti sulle rispettive posizioni, la mia perplessità sul tema resta legata al fatto che (e sempre a prescindere dal discorso cibi tamasici che è altra questione) a meno che alla legittima compassione di default (ed "under Will") non si aggiunga un'incontrollata sensibilità personale che si fa assurgere a criterio generale, al rispetto e allo spontaneo porsi verso gli animali (cioè senza alcun particolare astio o sete di sangue) non dovrebbe aggiungersi un discorso che arriva fino ad una concezione di "diritti" degli animali e degli altri viventi non-umani, giacché se si arriva a metterla sul piano dei diritti non c'è uso legittimo che tenga ed eventuali distinguo sono sostanzialmente artificiosi.
    Il punto cruciale resta l'attenimento alla "pulizia interiore" nell'atto di compiere l'azione e di vivere in generale, la quale fa sì che dietro chi si ciba di animali non vi sia un compiaciuto uccisore che vive di divisioni (le quali creano la dualità ed allontanano dall'Uno) e che dietro chi si astiene non vi sia una persona soggiogata dalle pulsoni emotive di un Io che è incapace di controllare. Sono convinto che a contare più d'ogni altra cosa sia la purezza di quel microcosmo agente interiore la cui riflessione macrocosmica sul piano esteriore si veicola attraverso gesti, rituali e pratiche che sono però mezzo simbolico e funzionale all'Opera interiore e non fine letterale e formale.
    Penso che in questo modo si possano evitare sia il sadismo e l'impurità da un lato, sia la parodia che temo proprio ci porterà alla carta dei diritti animali accorpati a quelli umani dall'altro.

 

 
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