Dharmaraja: mi trovo sostanzialmente d'accordo con quanto hai scritto nell'ultimo post. Riprendo solo questo punto:
La differenza c'è ed è enorme; il discorso meriterebbe anzi un trattamento approfondito. Diciamo che la conseguenza principale dell'allevamento meccanizzato è quella di sottrarre gli animali dalla vista di uomo, demolendo il rapporto empatico tra allevatore e bestiame.
Nel processo, da una parte il trattamento degli animali diventa puramente quantitativo, e ogni creatura viene trasformata in un semplice numero (un po' come il lavoratore nella fabbrica): un'unità (biologica) di produzione; mentre il mangiatore di carne, a differenza della vecchina che tira al collo al pollo, viene privato del proprio coinvolgimento diretto nell'opera di morte.
Questo aliena l'uomo dagli altri animali, rendendolo paradossalmente partecipe ad un massacro continuo (su scale industriale) al contempo rendendolo innaturalmente sensibile (emotivo) rispetto a scenari di morte. Ne parla anche Tolstoi in 'Contro la caccia', dove descrive la repulsione sorpresa di una propria parente carnivora al pensiero di tirare il collo ad una gallina.
Questa alienazione dell'uomo dagli animali che consuma - che è soprattuto una forma di vigliaccheria - è uno degli aspetti più caratteristici e nefasti dell'allevamento moderno.
Quanto alla domanda se mangerei carne sacrificale, la risposta è: in linea di massima no, visto che non offro a Dio ciò che personalmente non gradisco o non consumo. Meglio offrire un fiore o una foglia, come spiegato nella Bhagavadgita.
Saluti.





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