
Originariamente Scritto da
"Il Ventennio"
DILEMMI ITALIANI
di Vito Tanzi 11.12.2008
Per l'Italia sarebbe imprudente e molto rischioso tentare una espansione keynesiana o aumentare la spesa pubblica per proteggere i più colpiti dalla crisi. I dati sui tassi di interesse dimostrano che il rischio paese è già salito rispetto allo scorso anno e una politica fiscale espansiva potrebbe farlo aumentare in modo incontrollabile. Oltretutto, misure di questo tipo potrebbero anche non essere efficaci perché quella italiana è una economia molto aperta e il suo andamento dipende in larga misura da ciò che accade nel resto del mondo. Sostenere che il debito totale (incluso il debito privato) è basso ha poco significato. Conta il debito pubblico.
Cosa dovrebbe fare Giulio Tremonti per sostenere l’economia nella crisi che l’Italia e altri paesi stanno attraversando? Molti vorrebbero che il governo seguisse politiche keynesiane, come gli Stati Uniti, senza preoccuparsi dell’effetto che avrebbero sui conti pubblici. L’accenno del ministro Sacconi all’esperienza argentina è stato criticato perché, ovviamente, l’Italia non è l’Argentina. Anche Tremonti è stato criticato per aver proposto solo un modesto aumento agli aiuti alle persone in difficoltà.
UN'ECONOMIA APERTA
Ci sono alcune considerazioni che potrebbero aiutarci a capire meglio cosa è possible fare. La prima è che non è solo l’Italia a essere in crisi, ma gran parte del mondo. Ciò che succederà in Italia nei prossimi mesi dipenderà in buona misura da ciò che accadrà nel resto del mondo. Le politiche che saranno seguite dall’Italia avranno poco effetto sull’economia mondiale. Per di più, bisogna ricordarsi che quella italiana è una economia molto aperta: una politica fiscale keynesiana avrebbe relativamente poco effetto anche all'interno, perché il moltiplicatore è ridotto da tale apertura e dalle condizioni di crisi di altri paesi.
L’altra considerazione importante è la situazione dei conti pubblici che non permette al paese seguire ricette keynesiane senza correre troppi rischi, come possono fare invece gli Stati Uniti e la Germania. Forse quest’aspetto è più difficile capire.
Cercherò di spiegarlo con alcuni dati.
IL RISCHIO PAESE
L’Italia ha un debito pubblico che l’anno scorso superava il 104 per cento del Pil. Ha un indebitamento netto intorno al 3 per cento,che probabilmente crescerà nel prossimo anno per la riduzione del reddito nazionale causato dalla crisi. Il rapporto debito pubblico/Pil potrebbe anche aumentare. Secondo i dati più recenti, per ottenere prestiti per dieci anni, l’Italia paga ora un interesse del 4,49 per cento, mentre la Germania paga il 3,10 per cento, la Francia il 3,59 per cento e gli Stati Uniti solo il 2,76 per cento. Un anno fa le differenze erano molto più piccole. L’Italia pagava 4,52 per cento, la Germania il 4,20, la Francia il 4,31 e gli Stati Uniti il 4,11.
È ovvio da questi dati che il “rischio paese” è cambiato in modo notevole e sfavorevole per l’Italia durante l’ultimo anno. Rispetto alla Germania è aumentato da 32 punti di un anno fa ai139 punti di oggi. Rispetto alla Francia è salito da 21 a 90 punti. Rispetto agli Stati Uniti da 41 a 173 punti. Lo stesso è successo ai prestiti a due anni. Un anno fa, l’Italia pagava il 4,12 per cento contro il 3,91 per cento della Germania, il 4,04 per cento della Francia e 3,10 per cento degli Stati Uniti. Ora l’Italia paga il 3,40 per cento contro il 2,18 della Germania, il 2,52 della Francia e lo 0,99 per cento degli gli Stati Uniti. Sia per prestiti di dieci anni sia per quelli di due anni il costo del debito è ora di gran lunga più alto in Italia rispetto agli altri paesi G-7.
Data la situazione, sarebbe imprudente e molto rischioso tentare una espansione keynesiana o aumentare la spesa pubblica, se non marginalmente, per proteggere i più colpiti dalla crisi. L'espansione potrebbe far aumentare il “rischio paese” in modo incontrollabile. La lezione Argentina, descritta nel mio libro “Questione di tasse: La lezione dall’Argentina”, pubblicato un anno fa dall'Università Bocconi, ha pertinenza anche per l’Italia. Il rischio paese è un dato fondamentale da tenere d’occhio.
Il fatto che in Italia il debito privato sia relativamente basso ha poca importanza e non potrebbe proteggere lo Stato contro un forte peggioramento del “rischio paese