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    "World drug report 2005" dell'Onu

    Sono 200 milioni nel mondo i consumatori di stupefacenti come cocaina, eroina o cannabis indiana, con un aumento nel 2004 di circa 15 milioni rispetto all'anno precedente, secondo il rapporto annuale dell'Ufficio dell'Onu per la lotta agli stupefacenti (Unodc) con sede a Vienna presentato il 29 giugno 2005.
    Il rapporto e' online a questo indirizzo: http://www.unodc.org/unodc/en/world_drug_report.html

  2. #12
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    Relazione Dipartimento nazionale per le politiche antidroga -31 marzo 2005

    E' disponibile in formato pdf la "Relazione sullo stato di attuazione degli interventi effettuati dal Dipartimento nazionale per le politiche antidroga", al 31 marzo 2005 e trasmessa alla presidenza del Consiglio dei ministri.
    http://droghe.aduc.it/relazione2005-dnpa.pdf

  3. #13
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    Relazione annuale sulle tossicodipendenze in Italia - 30 giugno 2005

    E' disponibile sul sito del Governo la "Relazione annuale sulle tossicodipendenze in Italia - 2004" del 30 giugno 2005.
    http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/relazione_droga_04/index.html

  4. #14
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    Intervento del ministro Turco alla Camera sulle quantita' di cannabis per uso personale - 16 novembre 2006

    Questo l'intervento integrale alla Camera dei deputati del ministro della Salute Livia Turco sull'aumento della quantita' massima di cannabis consentita per uso personale:
    http://droghe.aduc.it/decreto_cannabis.pdf

  5. #15
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    TUTTE LEGALI O TUTTE PROIBITE

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    Con rarissime eccezioni, la comunita' internazionale ha optato per l'approccio proibizionista sulle droghe. L'Onu, gli Stati Uniti, l'Unione Europea, tra cui l'Italia, hanno scelto di combattere il fenomeno del narcotraffico e del consumo di droghe con la repressione. E' proibita la vendita, l'acquisto, la cessione, il consumo, il trasporto, la produzione di sostanze quali l'eroina, la cocaina, le metanfetamine, la cannabis, e altre.
    Il divieto, e le sanzioni da esso derivanti, hanno come pilastri alcune motivazioni che possiamo classificare in tre categorie:
    1. drogarsi fa male alla salute;
    2. drogarsi riduce la produttivita' e arreca un grave danno economico al sistema Paese;
    3. il traffico di droga arricchisce le organizzazioni criminali.

    Per quanto riguarda il primo punto, con l'eccezione forse della cannabis, non vi sono dubbi. Assumere sostanze come l'eroina fa male alla salute. A nostro avviso, legalizzare e quindi controllare il mercato delle droghe potrebbe ridurre il danno alla salute provocato da queste sostanze: si potrebbe controllare la loro composizione, visto che spesso sono tagliate con sostanze ancora piu' nocive della droga stessa; si potrebbe controllare ad ogni stadio lo stato di salute del tossicodipendente; la diminuzione drastica del costo di queste sostanze, coltivate e vendute legalmente, non spingerebbe cosi' spesso il tossicodipendente a delinquere; eviterebbero il carcere -che alla salute non fa certo bene- decine di migliaia di persone. Chi pero' si oppone alla legalizzazione rispondera' che non ci si puo' accontentare di limitare il danno, un obiettivo troppo timido, ma lo si deve estirpare anche se -secondo noi- questo significa aggravarlo.

    Per quanto riguarda invece il secondo punto, non vi e' dubbio che alcune droghe limitano la produttivita'. Noi sosteniamo pero' che l'attuale regime di repressione accresce l'improduttivita': la criminalizzazione e l'incarcerazione hanno effetti ben piu' gravi sulla produttivita' dell'individuo di quanto facciano le sostanze che assumono; alcune droghe, quando prese in dosi moderate, non solo non interferiscono con la produttivita', ma possono addirittura aumentarla. Ma chi ha scelto la strada del proibizionismo dira' che un individuo sano, senza dipendenza o vizi alcuni, e' generalmente piu' produttivo e virtuoso di uno che fa uso di droghe.
    Infine, per quanto riguarda il terzo punto, e' certo che il mercato della droga e' un'attivita' fondamentale per la sopravvivenza delle organizzazioni criminali. Ancora una volta, noi siamo convinti che e' proprio grazie al proibizionismo che si crea il mercato nero, e quindi l'opportunita' di guadagno per le mafie (vedi l'esempio fallimentare del proibizionismo sull'alcool negli Stati Uniti negli anni '20 dello scorso secolo). Ad esempio, la depenalizzazione del mercato e del consumo della cannabis sottrarrebbe alle organizzazioni criminali la quasi totalita' degli introiti derivanti dal traffico illecito.

    IL TABACCO
    Preso atto che le argomentazioni di chi vorrebbe legalizzare il mercato ed il consumo delle droghe non sono largamente condivise a livello istituzionale, dobbiamo constatare che vi e' una grave lacuna nella politica sulle droghe fino ad oggi promossa. Questa deficienza riguarda innanzi tutto una delle sostanze piu' nocive alla salute nella storia dell'umanita': il tabacco. Questo prodotto, oggi legale, miete circa 80.000 vittime l'anno solo in Italia, e circa 4 milioni l'anno di vittime nel mondo.

    Ma la nocivita' del tabacco non riguarda solo la salute. Come le altre droghe gia' proibite, il tabacco diminuisce fortemente la produttivita' dei singoli consumatori. Secondo una ricerca dell'Osservatorio sul Tabacco dell'Istituto Nazionale dei Tumori, ogni anno sono persi quasi 52 milioni di giornate lavorative per ricoveri e trattamenti di patologie causate dal tabacco. Secondo altre stime, un lavoratore perde in media un'ora di lavoro al giorno per le cosiddette pause sigaretta. Sempre secondo l'indagine dell'Istituto Nazionale dei Tumori, inoltre, le patologie causate dal tabacco costano alle casse dello Stato piu' di 1,2 miliardi di euro in spese sanitarie.

    Infine, come le altre droghe illegali, il traffico di sigarette frutta miliardi di euro alle organizzazioni criminali, che ormai gestiscono il 25% del mercato italiano di sigarette: in grandissima parte Mafia, 'Ndrangheta e Sacra corona unita. Secondo stime attendibili, il mercato illegale di sigarette frutta alle organizzazioni criminali circa 700 milioni di euro l'anno.

    L'ALCOOL
    Come il tabacco, anche l'alcool e' una sostanza estremamente nociva alla salute, come sostiene il mondo medico-scientifico nel suo intero. L'alcool e' responsabile ogni anno di circa 1,8 milioni di decessi nel mondo, fino a 40.000 in Italia. Secondo un rapporto della Commissione europea, l'alcool causa morti premature e disabilita' nel 12% della popolazione maschile e nel 2% di quella femminile. L'alcool da' origine a circa 60 malattie. Questa sostanza e' anche responsabile di un cospicuo numero di fatalita' sulla strada (17.000 morti l'anno solo nell'Unione Europea). I costi dei trattamenti sanitari sono stimati in 17 miliardi di euro solo nella Ue, insieme a 5 miliardi di euro spesi per il trattamento e la prevenzione del consumo problematico di alcool e l'alcoldipendenza.

    Il consumo di alcool ha anche un enorme impatto sociale sotto il profilo della violenza, del crimine e della emarginazione, oltre a causare frequenti e gravi problemi familiari. Secondo il rapporto della Commissione, sette milioni di adulti dichiarano di essere stati coinvolti in risse dopo aver bevuto nell'arco dell'ultimo anno e (sulla base di alcuni studi che analizzano i costi a livello nazionale) i costi economici degli atti criminali attribuibili all'alcol sono stati stimati in 33 miliardi di euro nell'UE nel 2003. L'alcool ha anche un impatto sulla famiglia, con il 16% degli abusi e dell'incuria nei confronti dei minori attribuiti al consumo, e tra i 4,7 milioni e i 9,1 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi alcolcorrelati. Si stima che ogni anno 23 milioni di persone siano alcoldipendenti, in un anno qualsiasi le sofferenze causate ai membri delle famiglie rappresentano un costo intangibile di 68 miliardi di euro.

    Come le droghe illegali, l'alcool ha conseguenze negative sulla produttivita'. Sempre secondo un rapporto della Commissione europea, la perdita di produttivita' dovuta ad assenteismo alcol-attribuibile e la disoccupazione sono stati stimati rispettivamente da 9 a 19 miliardi e da 6 a 23 miliardi di euro.

    TABACCO, ALCOOL E CANNABIS A CONFRONTO
    Per comprendere di cosa stiamo parlando, e' utile ricordare che le vittime del tabacco e dell'alcool sono molte di piu' -ogni anno circa 5,8 milioni nel mondo e 120 mila in Italia- di quelle causate dalla cannabis, una sostanza oggi illegale e combattuta. E' un dato di fatto che la cannabis non abbia mai provocato un singolo decesso documentabile. E' altrettanto vero che i danni alla salute provocati dalla cannabis non sono stati ancora dimostrati in maniera inequivoca dalla scienza dopo decenni di studi sulla materia, mentre quelli provocati dal tabacco e dall'alcol sono riconosciuti all'unanimita' dal mondo medico-scientifico. Ci pare quindi evidente che il tabacco e l'alcool fanno molto piu' male alla salute della cannabis. Inoltre, come e piu' della cannabis, il tabacco e l'alcool diminuiscono fortemente la produttivita', costano moltissimo alle casse dello Stato, e arricchiscono le organizzazioni criminali. Pertanto, nell'ottica della scelta politica quasi universalmente condivisa a livello istituzionale di reprimere la vendita e il consumo di sostanze "pericolose", l'attuale regime di legalizzazione del tabacco e dei suoi derivati e dell'alcool, e' una grave contraddizione. Per risolverla dobbiamo a nostro avviso legalizzare droghe come la cannabis, innocua rispetto alle sigarette e al cognac, oppure vietare -per coerenza- anche il tabacco e l'alcool.
    Coloro che sostengono il proibizionismo sulle droghe, fra cui anche numerosi avidi consumatori di tabacco e di bevande alcoliche, diranno che, contrariamente alle droghe gia' illegali, il tabacco e l'alcool non possono essere proibite in quanto sostanze socialmente diffuse e accettate. Ricorderanno che l'ampia diffusione dell'alcool e' il motivo del fallimento del proibizionismo sull'alcool negli Stati Uniti. Ma se questo bastasse per non proibire una sostanza nociva, allora non ci e' chiaro perche' la cannabis sia oggi vietata. Come il tabagismo e l'alcolismo, infatti, il consumo di cannabis e' socialmente diffuso ed accettato. Se in Italia il 24,2% degli adulti si dichiara fumatore di tabacco ed il 75% consumatore di alcool, e' altrettanto vero che il 20% degli italiani ha ammesso di aver consumato cannabis. Secondo altri dati, addirittura la meta' degli studenti universitari ne ha fatto uso almeno una volta, ed un terzo ne fa uso regolarmente. L'attuale proibizione sulla cannabis, quando messa a confronto con il regime di legalizzazione del tabacco e dell'alcool, non puo' quindi essere giustificata attraverso il suo diverso grado di diffusione e accettazione sociale.

    Dati ufficiali del Ministero della Salute, dell'Organizzazione mondiale della Sanita' e dell'Unione Europea TABACCOALCOOLCANNABIS
    Decessi ogni anno nel mondo<SPAN 12pt;&quot;>

  6. #16
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    Proposta di legge per la legalizzazione del mercato e del consumo di cannabis

    PROPOSTA DI LEGGE
    MODIFICA DEL D.P.R. 309/1990 PER LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS


    Onorevoli Colleghi!


    Questa proposta di legge e' stata preparata in collaborazione con l'Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori).
    Con rarissime eccezioni, la comunita' internazionale ha optato per l'approccio proibizionista sulle droghe. L'Onu, gli Stati Uniti, l'Unione Europea, tra cui l'Italia, hanno scelto di combattere il fenomeno del narcotraffico e del consumo di droghe con la repressione. E' proibita la vendita, l'acquisto, la cessione, il consumo, il trasporto, la produzione di sostanze quali l'eroina, la cocaina, le metanfetamine, la cannabis, e altre.
    Il divieto, e le sanzioni da esso derivanti, hanno come pilastri alcune motivazioni che possiamo classificare in tre categorie:

    1. drogarsi fa male alla salute;
    2. drogarsi riduce la produttivita', arrecando un grave danno economico al sistema Paese;
    3. il traffico di droga arricchisce le organizzazioni criminali.

    Per quanto riguarda il primo punto, con l'eccezione forse della cannabis, non vi sono dubbi. Assumere sostanze come l'eroina fa male alla salute. A nostro avviso, legalizzare e quindi controllare il mercato delle droghe potrebbe ridurre il danno alla salute provocato dalle droghe: si potrebbe controllare la loro composizione, visto che spesso sono tagliate con sostanze ancora piu' nocive della droga stessa; si potrebbe controllare ad ogni stadio lo stato di salute del tossicodipendente; la diminuzione drastica del costo di queste sostanze, coltivate e vendute legalmente, non spingerebbe cosi' spesso il tossicodipendente a delinquere; eviterebbero il carcere, che alla salute non fa certo bene, decine di migliaia di persone. Chi si oppone alla legalizzazione rispondera' che non ci si puo' accontentare di limitare il danno, un obiettivo troppo timido, ma lo si deve estirpare anche se -secondo noi- questo significa aggravarlo.

    Per quanto riguarda invece il secondo punto, non vi e' dubbio che alcune droghe limitano la produttivita'. Noi sosteniamo pero' che l'attuale regime di repressione accresce l'improduttivita' : la criminalizzazione e l'incarcerazione hanno effetti ben piu' gravi sulla produttivita' dell'individuo di quanto facciano le sostanze che assumono; alcune droghe, quando prese in dosi moderate, non solo non interferiscono con la produttivita', ma possono addirittura aumentarla. Ma chi ha scelto la strada del proibizionismo dira' che un individuo sano, senza dipendenza o vizi alcuni, e' generalmente piu' produttivo e virtuoso di uno che fa uso di droghe.

    Infine, per quanto riguarda il terzo punto, e' certo che il mercato della droga e' un'attivita' fondamentale per la sopravvivenza delle organizzazioni criminali. Ancora una volta, noi siamo convinti che e' proprio grazie al proibizionismo che si crea il mercato nero, e quindi l'opportunita' di guadagno per le mafie (vedi l'esempio fallimentare del proibizionismo sull'alcool negli Stati Uniti negli anni '20 dello scorso secolo). Ad esempio, la depenalizzazione del mercato e del consumo della cannabis sottrarrebbe alle organizzazioni criminali la quasi totalita' degli introiti derivanti dal traffico illecito.

    Tuttavia, preso atto che le argomentazioni di chi vorrebbe legalizzare il mercato ed il consumo delle droghe non sono largamente condivise a livello istituzionale, dobbiamo constatare che vi e' una grave lacuna nella politica sulle droghe fino ad oggi promossa. Questa deficienza riguarda innanzi tutto una delle sostanze piu' nocive alla salute nella storia dell'umanita': il tabacco. Questo prodotto, oggi legale, miete circa 80.000 vittime l'anno solo in Italia, e circa 4 milioni l'anno di vittime nel mondo.

    Ma la nocivita' del tabacco non riguarda solo la salute. Come le altre droghe gia' proibite, il tabacco diminuisce fortemente la produttivita' dei singoli consumatori. Secondo una ricerca dell'Osservatorio sul Tabacco dell'Istituto Nazionale dei Tumori, ogni anno sono persi quasi 52 milioni di giornate lavorative per ricoveri e trattamenti di patologie causate dal tabacco. Secondo altre stime, un lavoratore perde in media un'ora di lavoro al giorno per le cosiddette pause sigaretta. Sempre secondo l'indagine dell'Istituto Nazionale dei Tumori, inoltre, le patologie causate dal tabacco costano alle casse dello Stato piu' di 1,2 miliardi di euro in spese sanitarie.

    Infine, come le altre droghe illegali, il traffico di sigarette frutta miliardi di euro alle organizzazioni criminali, che ormai gestiscono il 25% del mercato italiano di sigarette, in grandissima parte gestito da Mafia, 'Ndrangheta e Sacra corona unita. Secondo stime attendibili, il mercato illegale di sigarette frutta alle organizzazioni criminali circa 700 milioni di euro l'anno.

    Come il tabacco, anche l'alcool e' una sostanza estremamente nociva alla salute, come sostiene la comunita' medico-scientifica nel suo intero. L'alcool e' responsabile ogni anno di circa 1,8 milioni di decessi nel mondo, di cui fino a 40.000 in Italia. Secondo un rapporto della Commissione europea, l'alcool causa morti premature e disabilita' nel 12% della popolazione maschile e nel 2% di quella femminile. L'alcool da origine a circa 60 malattie. Questa sostanza e' anche responsabile di un cospicuo numero di fatalita' sulla strada (17.000 morti l'anno solo nell'Unione Europea). I costi di trattamento sanitario sono stimati in 17 miliardi di euro solo nella Ue, insieme a 5 miliardi di euro spesi per il trattamento e la prevenzione del consumo problematico di alcol e l'alcoldipendenza.

    Il consumo di alcool ha anche un enorme impatto sociale sotto il profilo della violenza, del crimine e della emarginazione, oltre a causare frequenti e gravi problemi familiari. Secondo il rapporto della Commissione, sette milioni di adulti dichiarano di essere stati coinvolti in risse dopo aver bevuto nell'arco dell'ultimo anno e (sulla base di alcuni studi che analizzano i costi a livello nazionale) i costi economici degli atti criminali attribuibili all'alcol sono stati stimati in 33 miliardi di euro nell'UE nel 2003. L'alcol ha anche un impatto sulla famiglia, con il 16% degli abusi e dell'incuria nei confronti dei minori attribuiti al consumo di alcol, e tra i 4,7 milioni e i 9,1 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi alcolcorrelati. Si stima che ogni anno 23 milioni di persone siano alcoldipendenti, in un anno qualsiasi e le sofferenze causate ai membri delle famiglie rappresentano un costo intangibile di 68 miliardi di euro.

    Come le droghe illegali, l'alcool ha conseguenze negative sulla produttivita'. Sempre secondo il rapporto della Commissione europea, la perdita di produttività dovuta ad assenteismo alcol attribuibile e la disoccupazione sono stati stimati rispettivamente da 9 a 19 miliardi e da 6 a 23 miliardi di euro.

    Per comprendere di cosa stiamo parlando, e' utile ricordare che le vittime del tabacco e dell'alcool sono molte di piu' -ogni anno circa 5,8 milioni nel mondo e 120mila in Italia- di quelle causate dalla cannabis, una sostanza oggi illegale e combattuta. E' un dato di fatto che la cannabis non abbia mai provocato un singolo decesso documentabile. E' altrettanto vero che i danni alla salute provocati dalla cannabis non sono stati ancora dimostrati in maniera in equivoca dalla scienza dopo decenni di studi sulla materia, mentre quelli provocati dal tabacco e dall'alcol sono riconosciuti all'unanimita' dal mondo medico-scientifico. Ci pare quindi evidente che il tabacco e l'alcool fanno molto piu' male alla salute della cannabis. Inoltre, come e piu' della cannabis, il tabacco e l'alcool diminuiscono fortemente la produttivita', costano moltissimo alle casse dello Stato, e arricchiscono le organizzazioni criminali. Pertanto, nell'ottica della scelta politica quasi universalmente condivisa a livello istituzionale di reprimere la vendita e il consumo di sostanze "pericolose", l'attuale regime di legalizzazione del tabacco e dei suoi derivati e dell'alcool e' una grave contraddizione. Per risolverla dobbiamo a nostro avviso legalizzare droghe come la cannabis, innocua rispetto alle sigarette, oppure vietare -per coerenza- anche il tabacco e l'alcool.

    Coloro che sostengono il proibizionismo sulle droghe, fra cui anche numerosi avidi consumatori di tabacco e di bevande alcoliche, diranno che, contrariamente alle droghe gia' illegali, il tabacco e l'alcool non possono essere proibite in quanto sostanze socialmente socialmente diffuse e accettate. Ricorderanno che l'ampia diffusione dell'alcool e' il motivo del fallimento del proibizionismo sull'alcool negli Stati Uniti. Ma se questo bastasse per non proibire una sostanza nociva, allora non ci e' chiaro perche' la cannabis sia oggi vietata. Come il tabagismo e l'alcolismo, infatti, il consumo di cannabis e' socialmente diffuso ed accettato. Se in Italia il 24,2% degli adulti si dichiara fumatore di tabacco ed il 75% consumatore di alcool, e' altrettanto vero che il 20% degli italiani ha ammesso di aver consumato cannabis. Secondo altri dati, addirittura la meta' degli studenti universitari ne ha fatto uso almeno una volta, ed un terzo ne fa uso regolarmente. L'attuale proibizione sulla cannabis, quando messo a confronto con il regime di legalizzazione del tabacco e dell'alcool, non puo' quindi essere giustificata attraverso il suo diverso grado di diffusione e accettazione sociale.

    Sia ben chiaro, noi sosteniamo che proibire tabacco e alcool non risolverebbe, ma aggraverebbe la situazione. Si regalerebbe alle organizzazioni criminali il monopolio del mercato del tabacco e dell'alcool, aumentando i loro proventi illeciti -come gia' fatto con la cannabis, ad esempio. Inoltre si criminalizzerebbero coloro che acquistano queste sostanze, addirittura arrestando coloro che vengono pizzicati con un numero di sigarette o bottiglie di birra che contengono una quantita' piu' alta di nicotina o di alcool di quella consentita per uso personale. Se oggi un lavoratore che fuma perde mediamente un'ora di lavoro al giorno, domani potrebbe perderne addirittura otto e piu' al giorno qualora finisse in prigione. Inoltre, i consumatori di tabacco e di bevande alcoliche, costretti a ricorrere al mercato nero, non avrebbero garanzie sul prodotto che acquistano, mettendo a rischio la loro salute piu' di quanto fanno oggi. Infine, i consumatori di tabacco e alcool, divenuti criminali, negherebbero di farne uso ai loro medici, impedendo cosi' un'azione di informazione, di prevenzione e di cura di malattie derivate dal tabagismo e dall'alcolismo.

    Pertanto, siamo qui a chiedere che la strada fino ad ora scelta, a meno che non sia abbandonata, venga perlomeno percorsa in maniera coerente. Allo stato delle cose, chiediamo che il mercato ed il consumo di cannabis siano depenalizzati, come gia' per l'alcool e per il tabacco.

    La presente proposta di legge, onorevoli Colleghi, ha lo scopo di integrare e completare la politica sulle droghe perseguita dal nostro Paese. Se questa misura non passasse, ci sarebbe un alto rischio che la mancata depenalizzazione del mercato e del consumo della cannabis, a fronte della legalizzazione di sostanze ben piu' pericolose quali l'alcool ed il tabacco, sia considerato non solo come una clamorosa svista, ma come un grave elemento di contraddittorieta' ed ipocrisia nella strategia repressiva che contraddistingue oggi l'Italia e la comunita' internazionale. La legislazione vigente pregiudica innanzitutto la strategia proibizionista, in quanto i cittadini, percependo i limiti e le contraddizioni della legge, saranno incoraggiati a disattenderla. Per questo, chiediamo che la repressione sia applicata in maniera giusta ed equa, senza discriminazioni fra consumatori di droghe buone (tabacco e alcool) e cattive (cannabis).

    All'articolo 1, vengono eliminati la cannabis ed i suoi derivati dalle tabelle di cui all'articolo 13 del Testo unico sugli stupefacenti, depenalizzandone il mercato ed il consumo.
    E' auspicabile che a questa legge segua un testo legislativo per la regolamentazione ed il controllo della produzione ed il mercato della cannabis e dei suoi derivati.


    PROPOSTA DI LEGGE

    Articolo 1


    Il numero 6, dell'articolo 14, comma 1, lettera a., del d.P.R. Del 9 ottobre 1990, n.309 e' abrogato.

  7. #17
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    Piano di azione sulle droghe

    Piano italiano di azione sulle droghe, che il ministro della solidarieta' sociale Paolo Ferrero ha scritto in collaborazione con alcuni colleghi di governo, e che l'Ue chiede da tempo visto che l'Italia, insieme a Malta, e' l'unico Paese europeo a non esserne dotato: http://droghe.aduc.it/pianoazione.pdf

  8. #18
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    Sentenza della Corte Costituzionale n. 387/2007 sulla legge Fini-Giovanardi

    Con la sentenza n.387/2007 del 19 novembre 2007, la Corte Costituzionale ha accolto in parte le questioni di legittimita' sollevate dalla Regione Umbria, insieme a Toscana, Lazio, Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte, sulla legge Fini-Giovanardi in materia di stupefacenti. Qui il testo della sentenza: http://droghe.aduc.it/cc387_2007.pdf

 

 
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