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  1. #1
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    Predefinito Uno ogni sette ore: morti"bianche" e precariato

    "Uno ogni sette ore: Perchè di lavoro si muore", Datanews, 2008, di Gianni Pagliarini e Paolo Repetto
    I due autori, il primo parlamentare del Pdci e presidente della Commissione Lavoro della Camera dal 2006 al 2008, il secondo caporedatore del settimanale La rinascita della sinistra, documentano in un testo stringato e sobrio le 1300 morti che affliggono ogni anno questo Paese. "Questo libro ha un obiettivo ambizioso: fare luce su una realtà scomoda che molti fanno finta di non vedere."
    Ancora: "Se tante persone ogni anno muoiono sul lavoro, dobbiamo interrogarci tutti insieme sulla prima, plausibile causa: i nessi tra l'organizzazione del lavoro, gli apparati ispettivi e i meccanismi (codificati e non) di controllo politico e sociale sono andati in cortocircuito. In pochi decenni il lavoro ha perso la sua centralità rispetto all'impresa e la sua drammatica mercificazione è divenuta la principale regola del sistema economico globalizzato. La cattiva semina ha prodotto, come era prevedibile, pessimi frutti, se è vero che nel 2007 (per la prima volta in Italia) le forme di inquadramento contrattuali precarie hanno superato quelle a tempo indeterminato." (Tratto dall'Introduzione)
    Auspico che FN e le realtà d'area più sensibili a un tema da tutti occultato ponga come priorità, nella propria agenda politica, la dignità del lavoratore italiano.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Eghemonikon Visualizza Messaggio
    "Uno ogni sette ore: Perchè di lavoro si muore", Datanews, 2008, di Gianni Pagliarini e Paolo Repetto
    I due autori, il primo parlamentare del Pdci e presidente della Commissione Lavoro della Camera dal 2006 al 2008, il secondo caporedatore del settimanale La rinascita della sinistra, documentano in un testo stringato e sobrio le 1300 morti che affliggono ogni anno questo Paese. "Questo libro ha un obiettivo ambizioso: fare luce su una realtà scomoda che molti fanno finta di non vedere."
    Ancora: "Se tante persone ogni anno muoiono sul lavoro, dobbiamo interrogarci tutti insieme sulla prima, plausibile causa: i nessi tra l'organizzazione del lavoro, gli apparati ispettivi e i meccanismi (codificati e non) di controllo politico e sociale sono andati in cortocircuito. In pochi decenni il lavoro ha perso la sua centralità rispetto all'impresa e la sua drammatica mercificazione è divenuta la principale regola del sistema economico globalizzato. La cattiva semina ha prodotto, come era prevedibile, pessimi frutti, se è vero che nel 2007 (per la prima volta in Italia) le forme di inquadramento contrattuali precarie hanno superato quelle a tempo indeterminato." (Tratto dall'Introduzione)
    Auspico che FN e le realtà d'area più sensibili a un tema da tutti occultato ponga come priorità, nella propria agenda politica, la dignità del lavoratore italiano.
    Un mercato selvaggio per un’Italia selvaggia. Lorsignori la chiamano competitività...

    MORTI BIANCHE, VERI EROI.

  3. #3
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    Vale di più la vita di un uomo oppure un maggiore profitto?

    MORTI BIANCHE, OMICIDI DEL CAPITALISMO.



    Detto così, a bruciapelo, potrebbe anche sembrare demagogia a buon mercato, di quella che si nutre di slogan (e gli slogan sono quella cosa che serve a risparmiare di pensare a coloro che a pensare fanno fatica) e di paradossi che possono colpire l’immaginazione, ma non significano granché.


    Così vogliamo invece ragionare e sviscerare l’argomento con motivazioni precise e riferimenti logici cercando di dimostrare una tesi che sia di condanna ad un fenomeno che, cinicamente, costa ogni anno migliaia di vite umane che si sarebbero potute salvare.

    Ed allora partiamo dalle cause e ragioniamo sulla statistica dei grandi numeri che definiscono meglio una situazione e non sono contestabili nel loro significato.

    Nella stragrande maggioranza dei casi, le morti bianche e cioè le morti che avvengono sul posto di lavoro, sono imputabili a mancata o scarsa attenzione delle regole che sarebbero da applicare per la prevenzione degli incidenti sul lavoro.

    In Italia esiste tutto un protocollo di comportamenti, di specifici meccanismi, di condizioni lavorative che, se applicate sarebbero sufficienti a far crollare il numero delle morti bianche, ma purtroppo, tali protocolli non vengono seguiti nel modo dovuto (ed in certi casi per nulla..!) essenzialmente per due motivi.

    Il primo è che la sicurezza rappresenta per le aziende un costo sia per i meccanismi da applicare che per le condizioni di lavoro da realizzare che possono persino rappresentare, in alcuni casi, un modesto rallentamento della capacità produttiva e che, nella logica di una azienda tesa solo al profitto rappresentano “una perdita di tempo e di denaro”.

    Il secondo ha radici più ampie, profonde e meno definite ed è il materialismo, non importa se di stampo capitalista o marxista, di cui il consumismo è figlio, che riporta ogni valore, ogni emozione, ogni morale ad una valutazione in denaro senza considerare le valenze spirituali della vita e capovolgendo l’equazione tradizionale e ragionevole per la quale il denaro è un mezzo e l’Uomo è il fine!

    Risulta allora evidente che in siffatta società la vita di un uomo vale molto di meno di un possibile maggiore profitto e che quindi la tendenza generale delle aziende sia quella di risparmiare anche sulle spese della sicurezza che vengono effettuate solamente su costrizione e non per scelta.

    Certo non si può negare che vi siano oggettivamente anche responsabilità sia dello stato che non controlla a sufficienza preferendo investire il pubblico denaro in opulente consulenze per amici politici, in scandalosi stipendi per i “ grand commis” della burocrazia e della politica e nei mille modi che recenti inchieste come il libro “La casta” hanno così bene denunciato e sia dei sindacati che forse farebbero meglio a fare meno consultazioni e meno politica ed a contribuire, data la loro presenza capillare sui posti di lavoro, a surrogare lo stato in una attività di ispezione e di denuncia dei casi di inadempienza sulle misure di sicurezza ed a pretendere, nelle trattative per i nuovi contratti, che la vita degli operai, oltre ai salari, sia maggiormente tutelata nelle fabbriche e nei cantieri.

    Ed allora i protocolli di cui sopra assomigliano alle “grida manzoniane”, leggi puntigliose e specificate nei minimi dettagli, ma inascoltate ed ignorate nella pratica quotidiana!

    Il concetto che dovrebbe essere assunto come direttiva generale e su di cui si dovrebbe lavorare per sensibilizzare la pubblica opinione è il seguente:


    Vale di più la vita di un uomo oppure un maggiore profitto?



    Dalla risposta a questa domanda dipende non solo il futuro della sicurezza dei lavoratori, ma anche lo sviluppo della nostra civiltà!


    Articolo di Alessandro Mezzano per www.controventopg.splinder.com

    (martedì 3 ottobre 2007)

  4. #4
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    è UN DISCORSO TRISTE......ma per esperienza diretta posso dire che la maggior parte degli infortuni sono causati dalla troppa sicurezza dell'individuo...
    quando prendo confidenza con la macchina...bene sono assolutamente in pericolo !!

  5. #5
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    Mancata o scarsa manutenzione + sicurezza considerata un onere per le imprese + controlli inesistenti = record europeo morti sul lavoro

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da ETTORE MUTI Visualizza Messaggio
    è UN DISCORSO TRISTE......ma per esperienza diretta posso dire che la maggior parte degli infortuni sono causati dalla troppa sicurezza dell'individuo...
    quando prendo confidenza con la macchina...bene sono assolutamente in pericolo !!
    Questo è sicuramente, purtroppo, vero, anche se comunque su "la maggior parte", ci andrei cauto...

    Comunque, una adeguata prevenzione può e deve mettere al sicuro anche l'operaio più smaliziato.

  7. #7
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    difendere disinteressatamente il popolo può essere una terapia efficace per un rinnovamento profondo dell'intero 'ambiente'.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Lucio78 Visualizza Messaggio
    Questo è sicuramente, purtroppo, vero, anche se comunque su "la maggior parte", ci andrei cauto...

    Comunque, una adeguata prevenzione può e deve mettere al sicuro anche l'operaio più smaliziato.
    la prevenzione si fa per LEGGE periodicamente...e consiste nel farti vedere un filmaccio per un oretta circa...alla fine del filmaccio la metà bellamente si è abbioccata...ovviamente l'azienda paga.
    il problema nasce circa 30 anni fa....quando i grandi paesi europei iniziarono SERIAMENTE un discorso di sicurezza...ovviamente da noi rimase negli archivi del ministero del lavoro...perchè ?? per svariati motivi....
    oggi invece pretendono di CAMBIARE LA TESTA DEI LAVORATORI/IMPRENDITORI in un anno !!!
    facciamo esempi pratici....se tu vai in qualsiasi stabilimento tedesco...non CAMMINI fisicamente nel reparto produttivo senza : SCARPE ANTINFORTUNISTICHE, CASCHETTO se necessario e cuffie o tappi per le orecchie....sai quante volte ho visto in Germania camionisti italiani che si dovevano vestire prima entrare a scaricare ???
    ma per arrivare ad una competenza simile sono dovuti passare 30 anni...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da ETTORE MUTI Visualizza Messaggio
    la prevenzione si fa per LEGGE periodicamente...e consiste nel farti vedere un filmaccio per un oretta circa...alla fine del filmaccio la metà bellamente si è abbioccata...ovviamente l'azienda paga.
    il problema nasce circa 30 anni fa....quando i grandi paesi europei iniziarono SERIAMENTE un discorso di sicurezza...ovviamente da noi rimase negli archivi del ministero del lavoro...perchè ?? per svariati motivi....
    oggi invece pretendono di CAMBIARE LA TESTA DEI LAVORATORI/IMPRENDITORI in un anno !!!
    facciamo esempi pratici....se tu vai in qualsiasi stabilimento tedesco...non CAMMINI fisicamente nel reparto produttivo senza : SCARPE ANTINFORTUNISTICHE, CASCHETTO se necessario e cuffie o tappi per le orecchie....sai quante volte ho visto in Germania camionisti italiani che si dovevano vestire prima entrare a scaricare ???
    ma per arrivare ad una competenza simile sono dovuti passare 30 anni...
    Concordo pienamente.
    Intendevo semplicemente che esistono i mezzi per far sì che la "confidenza" di cui parlavi prima non diventi pericolosa.

  10. #10
    TORINO E' GRANATA
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    poi potremmo parlare di quando il sottoscritto fini al CTO di Torino con tre dita spappolate...grazie ad una normativa e relativa messa in opera di una "sicurezza" d'obbligo di un ispettore....
    la cosa ridicola fu...che non mi poterono mettere il macchinario sotto sequestro perchè già munito di tutte le norme di sicurezza...
    per farla breve...grazie ad una PROTEZIONE io non vedevo cosa facevo...cosa che prima era ben visibile...ma tant'è che l'ispettore leggendo il suo libricino tutta "teoria" non aveva calcolato.

 

 
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