«ALTRO che protesta, lo chiamerei furto».
Così Enzo Raisi, deputato e capogruppo a Palazzo d’Accursio di Alleanza nazionale, bolla il tentativo di ‘spesa proletaria’ alla Esselunga.
Giudizio duro.
«In tutto questo c’è stato qualcosa di splendido e responsabile: la reazione del direttore. La sua risposta ha annichilito chi protestava. Concordo con chi gridava ‘andate a lavorare’».
L’autoriduzione, ancora oggi come nel ’77, può avere un significato politico?
«E’ un gesto antico, passato, adesso non ha nessuna valenza politica: si dimostra solo che l’inventiva è tramontata da tempo. Non dimentichiamo che tra quella gente ci sono i figli della borghesia buona, altro che necessità di autoriduzione».
Non crede, però, che la crisi economica stia colpendo duramente?
«D’accordo, ma la soluzione alla povertà non è aggirare le regole».
E qual è?
«Penso alla social card del Governo, non è una soluzione definitiva, certo, ma può dare un aiuto. Ovunque, anche qui a Bologna dove molta gente non arriva più a fine mese».
Situazione preoccupante?
«Sotto le Due Torri la crisi si sente molto, hanno chiuso aziende importanti, ci sono situazioni di cassa integrazione. Poi, in aggiunta, il costo della vita è molto alto e di conseguenza il numero delle persone in sofferenza è aumentato».
Le proteste, quindi, hanno un fondamento?
«Chi soffia sul fuoco peggiora solo le condizioni. Bisognerebbe invece mantenere la calma, per cercare di uscire da una crisi che potrebbe durare a lungo, forse anni, perché è in atto un cambiamento strutturale dell’economia. In tutto questo lo scontro sociale è inutile: più ci sono conflitti, più aumentano i problemi e più le fasce deboli ci rimettono. Chi è ricco al massimo viene sfiorato, ma resta sempre ricco».
di: Matteo Naccari
da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 22 dicembre 2008




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