Un Natale da poveri
Martedì 23 Dicembre 2008 13:07 redazione
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di Guglielmo Ragozzino
Alla vigilia delle feste, l'allarme dell'Istat: il 5% delle famiglie italiane non ha soldi per comprare cibo. E il 15% arriva con difficoltà alla fine del mese. La situazione più drammatica nel sud Italia. E per il cenone si stringe la cinghia. L'Istituto di statistica ha interrogato la società italiana, curioso di sapere i limiti di reddito e disagio quando stava per aprirsi, con il 2008, la crisi. Lo stesso hanno fatto i confratelli dell'Istat degli altri paesi europei; ieri però sono stati diffusi solo i risultati delle rilevazioni nazionali.
Sono dati preoccupanti. Un primo aspetto è il deterioramento tra 2006 e 2007. Nel 2006 quattro famiglie su cento in Italia non riescono a sfamarsi ; nel 2007 sono diventate cinque. Se poi cinque famiglie sembrano poche, si consideri che in cifra assoluta è un milione di famiglie. E' una città più grande di Milano che non si riesce a sfamare, che va a letto con la fame, sempre ammesso che un letto lo abbia.
I dati generali del reddito ci informano che le famiglie, in media, hanno nel 2006 un reddito di 28.552 euro, al netto del prelievo tributario. Solo che sono comprese nella statistica le famiglie Pinco Pallino e le famiglie Berlusconi, considerando le prime, famiglie comuni e le seconde, le più ricche sul mercato delle famiglie. In altre parole, queste seconde alzano il reddito medio. Più interessante è un altro dato. La famiglia mediana, cioè quella che è più ricca di metà delle famiglie italiane e più povera dell'altra metà, gode (si fa per dire) di un reddito di 23.083 euro all'anno e dunque metà delle famiglie ha meno di quella cifra. Le disparità vengono espresse anche meglio dalla divisione in cinque gruppi delle famiglie. Il reddito complessivo, riferito sempre al 2006, va al 20% meno abbiente per il 7%; per il 12,7% al 20% un po' meno povero; mentre a quelli di mezzo tocca il 17,3% del reddito complessivo delle famiglie; al quarto gruppo il 23%; e infine alle famiglie più benestanti, quelle che formano l'ultimo 20%, va il 40% del reddito.
Sono però le situazioni di disagio quelle che mostrano le differenze presenti, intollerabili, in una democrazia «compiuta» come la nostra, nonché le tendenze in atto, all'apertura della fase recessiva. E il disagio evidente, palpabile è quello che dovrebbe determinare le scelte politiche, gli indirizzi del governo, le proposte delle opposizioni. Cosa significa, tanto per indicare un dato sul quale riflettere, che nel Lazio tra 2006 e 2007 le famiglie senza soldi sufficienti per mangiare siano passate dal 3,9 al 5,9%? Il Lazio, con Roma forte per l'impiego pubblico, non dovrebbe subire tracolli del genere. E a fianco del Lazio va osservato il Piemonte. Qui i soldi per mangiare che mancavano a 3,1 famiglie su cento nel 2006, a distanza di un anno mancano a 4,7 famiglie su cento. Cosa sia avvenuto nel 2008 non è ancora rilevato o comunque elaborato e messo in rete dall'Istat; cosa avverrà poi nel 2009, con i licenziamenti e la cassa integrazione è possibile immaginarlo. Quante saranno le famiglie a saltare i pasti? Ma il governo non sembra curarsene. Le regioni meridionali sono in condizioni di vera e propria emergenza alimentare. C'è ad esempio la Sicilia dove si passa dall'8,5 al 10,1% delle famiglie prive di soldi sufficienti per sfamarsi. Una famiglia su dieci, in Sicilia è alla fame. O, per meglio dire, era già alla fame nel 2007, qundo la crisi finanziaria non era ancora annunciata. Ma forse ancora peggiore è la condizione del Molise, dove da un quasi accettabile 3% (accettabile in questo pianeta egoista), si passa in un anno al 7% delle famiglie alla fame. Il governo centrale, il governo regionale ne sanno qualcosa? Hanno una spiegazione da dare, una soluzione da proporre?
Non è solo il cibo a mancare a una famiglia su venti in Italia. L'11,1% delle famiglie non ha avuto soldi per le cure mediche. Questo significa che non è stato possibile fare esami, diagnosi, operazioni, lunghe degenze. In una parola, le cure sono state impossibili, in un paese che si vanta per la sua sanità per tutti. Tutti, meno l'11,1%. E quanti saranno morti per mancanza di cure, per mancanza di soldi? Ci sono poi 17 famiglie su 100 che non hanno avuto soldi per i «vestiti necessari», secondo la definizione dell'Istat. Come è ovvio, non si tratta di eleganti e leggiadri vestiti per l'estate. Non sono mancati a 17 persone su cento vestiti alla moda. Qui si parla di indumenti capaci di combattere il freddo, per famiglie poco provviste di riscaldamento adeguato. Infine, un terzo delle famiglie non può sostenere una spesa imprevista di 700 euro. Gli usurai si fregheranno le mani...
Fonte: Il Manifesto
http://sinistracomunista.it/index.ph...a-1&Itemid=197







di Guglielmo Ragozzino
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