Pubblico perchè mi pare sollevi questioni che di tanto in tanto prendono consistenza anche nel cosiddetto "ambiente".
Rotti a tutti
Una speranza laidamente striscia nella congerie degli europei che hanno tradito; che non sanno cosa siano lealtà e guerra, audacia e forza, verità biologica e destino. La speranza che l’alluvione di altri popoli, stirpi e colori del mondo porti nuova energia all’Occidente ormai sfinito. Ma che cosa inopportunamente chiamano “Occidente”? L’Europa? Il continente dove, per 5000 anni almeno, c’è stato un preciso e limpido assetto razziale; dove si sono succeduti imperi ed epopee, in una strenua primavera (la stagione della luce più incorrotta) della potenza? L’Europa non è Occidente – è Borea. L’Europa è stata e ancora è (nei tipi non degenerati che la rappresentano) l’idea incarnata della luce. E’ stata ed è nitore e vigore, di sangue e di nervi. Occidente sarà l’America statunitense, sarà il caos pietrificato delle sue città e della sua storia. Non l’Europa, pur se è rimasta di pochissimi!
E quanto all’energia dei “nuovi barbari”, ma di quale energia si sta parlando? Dell’impeto dell'odio, del risentimento? La schiuma alla bocca, la rabbia, può dirsi energia? Quale energia dimostrano nei propri luoghi naturali, queste stirpi che tradiscono la terra dei padri per stuprare in ripetute migrazioni le frontiere dell’Europa? La applichino nelle regioni patrie, l’energia cui i bastardi di qui plaudono! Costruiscano pozzi e villaggi, si rendano autosufficienti e bastino a sé stessi – nei loro luoghi, sotto i loro cieli. Non vengano ad ammalare di ancor più confusione il cuore europeo.
La tesi che l’alluvione migratoria porti vitalità nuova nelle nostre terre è la menzogna più colpevole – e la dice lunga sulla qualità di chi vi si arrocchi intorno. Può appartenere solo ai bastardi nell’anima, ai caotici dentro, ai pusillanimi che non sanno reagire, agli ipocriti che non vogliono dire, agli ottusi che non sanno vedere né prevedere, ai degenerati che non sanno ricordare (perché il ricordo dei padri non potrebbe che svergognare la loro vigliacca fralezza).
Non è detto che allo straniero invasore si debba a tutti i costi fare la guerra. Si può anche rinunciare al furore di opposizione e isolarsi nel proprio universo, sottrarsi al mondo caduco dell’equivoco per consistere nella realtà pura, essenziale cui si appartiene. Per sommo sprezzo si può rinunciare alle sassaiole, alle barricate, alla rivolta. Forse questa è l’opzione del sapiente e questa la tensione-tentazione del poeta. L’isolamento: distogliere lo sguardo dai mali del secolo, per riportarlo al paesaggio delle idee e dei ricordi di cui si è figli ed emissari. Ma ciò che non è lecito a nessuna condizione, ciò per cui non si può trovare pretesto o scusante, è la falsificazione del dissidio, la volgarità di chi cerca di far passare la degenerazione più bieca per una palingenesi. A questi imbonitori malriusciti un’unica cosa è da augurarsi: di sperimentare in corpore lo stupro. Ma con tutta probabilità la loro anima ospitale, il loro budello intellettuale rotto a ogni piccolo e grande tradimento, ne godrebbe!...
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