Un'autobomba dell'Eta è esplosa a Bilbao alcuni minuti dopo le undici di stamani nella sede della radiotelevisione basca (EiTB). L'attentato era stato preannunciato con una telefonata un'ora prima, ciò che ha permesso di evacuare l'edificio e rimuovere alcune apparecchiature.

L'esplosione ha causato danni materiali alla facciata dell'edificio, dal quale si è levata un'alta colonna di fumo. Alcuni veicoli sono andato a fuoco, e i pompieri hanno cordonato un'area di 100 metri intorno al luogo della deflagrazione. L'auto utilizzata era un furgoncino Citroen con la targa di Bilbao. Nel momento della segnalazione dell'Eta, nell'edificio si trovavano 400 persone. La persona che ha chiamato ha anche avvisato che un uomo sarebbe stato trovato legato a un albero nella località di Arrigoriaga. La polizia spagnola ha confermato che si tratta del proprietario del furgone rubato. I terroristi dell'Eta hanno usato il suo telefono per informare i pompieri dell'attentato. Dalla documentazione sequestrata lo scorso anno al presunto numero due dell'Eta, Xabier Lopez Pena, nome di battaglia Thierry, tra gli obiettivi dell'organizzazione armata vi era anche la sede della EiTB. L'Eta aveva minacciato di colpire i mezzi di comunicazione pubblici nel suo ultimo comunicato. Si tratta del secondo attentato contro un mezzo di informazione. Lo scorso 8 giugno, una valigia piena di esplosivo è stata fatta saltare nei pressi dell'edificio dove si trova la redazione del Correo nella località di Zamudio, in Biscaglia. Il Primo ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, ha condannato l'attentato affermando che "l'Eta potrà fare attentati, ma perderà tutte le battaglie. L'unica cosa che otterrà è che i terroristi finiranno in carcere, l'unico luogo dove devono stare".
L'Eta è accusata di aver ucciso più di 800 persone nella sua lunga battaglia per l'indipendenza dei Paesi Baschi. Lo scorso mese, in un blitz anti-terrorismo condotto congiuntamente con le autorità francesi, è stato arrestato Mikel Garikoitz Aspiazu, alias Cherokee, 35enne ritenuto il nuovo capo dell'organizzazione armata.

Il problema basco è - nelle parole dello storico Giovanni Giacopuzzi, intervistato da PeaceReporter - complesso e semplice insieme. "E' un conflitto che si trascina da decenni, nel quale l'espressione violenta è solo una delle sue espressioni. Anche l'attentato di oggi va inserito in un contesto più ampio e profondo. Una gran parte della società e della politica basca non si esprime con la violenza, ma non è riconosciuta come soggetto con cui dialogare. Se la Corte costituzionale spagnola ha detto che esiste solo un popolo, cioè quello spagnolo, vuol dire che l'apertura alla diversità non rientra, come dovrebbe fare, nelle intenzioni di uno Stato che si dice democratico. Il dialogo tra partito socialista, partito nazionalista basco, Eta e batasuna è stato interrotto nel 2007. La proposta di Batasuna prevedeva due tavoli: la smilitarizzazione e la liberazione dei prigionieri politici da una parte, dall'altro il dialogo tra le forze politiche. Eppure, il primo gesto del governo spagnolo dopo la tregua unilaterale di Eta è stato l'arresto di Otegi. Successivamente, a Batasuna è stato impedito di fare attività politica. Come arrivare a una soluzione se non si riconosce l'interlocutore come soggetto politico? Lo stiamo vedendo nel conflitto palestinese. Ecco, se in Spagna si vuole risolvere il problema bisogna avere il coraggio di affrontare un dialogo, non tra Stato e sinistra basca, ma tra Stato e società basca. Finchè il governo Zapatero non capirà che la sua società è plurale, e che i baschi vogliono un confronto prima di tutto politico, il problema non avrà soluzione".