Gaza: perché?
Ξ Gennaio 2nd, 2009 |
Non riesco a scrivere su Gaza. L’ultimo pensiero del 2008 e il primo del 2009 sono stati per lei, per questa terra martoriata e per la sua gente che si batte e muore con una dignità che l’Occidente opulento e imbarbarito ha dimenticato da così tanto tempo che sembra non averla mai conosciuta.
Mezz’ora fa sono morti altri tre palestinesi — capi di Hamas? kamikaze? “terroristi” (come ama definirli la vulgata occidentale? Macché. Erano tre fratellini, il più piccolo di 7, il più grande di 10; stavano giocando per strada nella zona di Al Qarara, a Khan Yunes. Perché nonostante le bombe, nonostante l’odio, nonostante l’indifferenza del mondo verso questa carne e questo sangue che l’ossequio all’entità sionista sancisce immeritevoli di pietà, i bambini giocano. Che altro potrebbero fare? I nostri bambini, qui nell’Italia resa edotta del genocidio in atto da Claudio Pagliara (ognuno ha i giornalisti che si merita, lo sapete, no?), giocano e crescono. In Palestina, giocano e muoiono.
Ho ancora negli occhi e nelle orecchie la sordida immagine gracchiante di un rabbino che oggi, a un tg verso le 13.30, ha dichiarato beffardo commentando la morte di un palestinese: “di che si lamentano? cercava il martirio e ora è in paradiso col suo dio”. Capite bene che non ci sono parole per commentare una cosa così.
Proprio come non ci sono parole per commentare la compatta levata di scudi del mondo occidentale al fianco dell’entità sionista, sempre e comunque, qualunque cosa accada, senza un briciolo di coscienza critica o di lucidità analitica in grado di contestualizzare gli eventi e leggerli al di là delle brume ideologiche — è una bella espressione questa delle brume ideologiche, ma a giudicare da quello che avviene da decenni sotto i nostri occhi impotenti ormai le brume hanno raggiunto la consistenza dei banchi di nebbia padana, che se sei in auto non vedi la fine del cofano. Uguale.
Ho usato spesso le parole “Occidente” e “occidentale”, più sopra. Non potevo fare diversamente, anche se non amo le ripetizioni: perché è l’Occidente, il nostro Occidente, il responsabile di questa come di innumeri altre tragedie che si sono consumate e si consumano nel silenzio assordante del Primo Mondo ridotto a un cadavere — i suoi occhi non vedono lo scempio, le sue orecchie non odono le grida, la sua lingua è muta di fronte ai potenti e il suo cuore non palpita più di fronte allo strazio di tanti. Come tutti i cadaveri, è destinato a disfarsi anch’esso. Resteranno a guardarlo i pochi vivi. Quegli stessi che proprio adesso, dovunque nel mondo, seguono le sorti di Gaza e non riescono a smettere di chiedersi “perché?”.
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