
Originariamente Scritto da
SPYCAM
Maria, 36enne di Catino: la mia famiglia è sul lastrico
L’uomo di casa, Nicola, ha perso il lavoro: licenziato da un’azienda metalmeccanica
• «Questa volta è toccato a me. Fino a sei mesi fa ho guardato la povertà in televisione. Oggi mi capita sempre più di frequente di dare il bacio della buonanotte ai miei figli e di precipitarmi in ospedale per vegliare una ammalata, una donna anziana che ha bisogno di cure ma che è una sconosciuta. Quei 30 o 50 euro a sera però sono indispensabili. Io e Nicola siamo abituati ai sacrifici, non abbiamo mai chiesto l’elemosina».
Maria ha 36 anni, un marito, Nicola, di 40 anni e due figli di 12 e 9 anni da crescere. «Il giorno più brutto della mia vita? Quello in cui mio marito è arrivato a casa con la lettera di licenziamento fra le mani. Ho perso il sonno. Ho paura di guardare avanti».
Maria e Nicola abitano nelle case popolari di Catino. Lei ha
la licenza media e, dopo il matrimonio, ha fatto esclusivamente la mamma-a-tempo-pieno. A portare lo stipendio a casa ci ha sempre pensato Nicola, operaio specializzato. «Ha lavorato per tredici anni in un’azienda meccanica della zona industriale. Non siamo mai stati ricchi, ma quei mille e 100 euro al mese ci hanno consentito di andare avanti con dignità, di sperare in un futuro migliore per i nostri ragazzi».
Poi il dramma. «Il contratto a tempo indeterminato è volato via con un soffio. La ditta ha perso commesse, c’è stato un calo di ordini: è stata la giustificazione che ci è stata data dai dirigenti dell’azienda. Una doccia fredda che giorno dopo giorno, settimana dopo settimana si è trasformata in un incubo».
Il posto fisso ha ceduto sotto i colpi della recessione. E una famiglia - purtroppo una fra le tante - è finita sul lastrico.
La routine, le abitudini sinonimo di tranquillità si sono infranti. Racconta Maria: «Nicola si sveglia nel cuore della notte. Alle 4 del mattino è già ai mercati generali. Mette in vendita le sue braccia per una manciata di spiccioli. Non sempre però ci sono casse da scaricare o comunque la domanda supera l’offerta. Nelle sue condizioni ci sono altre persone: qualcuna, mi ha spiegato mio marito, non ha più neppure un letto. Dorme nella sala d’aspetto della stazione o nei vagoni fermi sui binari. Non sono extracomunitari: sono baresi indebitati fino al collo e finiti sul lastrico».
Maria non ci sta a fare la stessa fine. Lotta affinchè un piatto caldo non manchi mai sulla tavola dei figli: «Mi arrangio con le pulizie nelle case delle signore. È un lavoro come un altro che svolgo con dignità. È mal pagato: prendo 5-6 euro all’ora. Ma è meglio di niente».
Con un pizzico di fortuna, capita pure di non dover andare al mercato per riempire la dispensa. «Mio marito fa la spesa con gli scarti di frutta e verdura. Porta sacchetti interi di arance ammaccate, di banane troppo mature, di pomodori macchiati che non possono finire sui banchi».
Per gli abiti, invece, c’è la boutique del centro famiglie «Il mosaico» di Catino: «Faccio shopping alla banca della solidarietà - dice Maria -. In via dei Narcisi 5 a Catino, all’in - terno del centro, è stato attivato un servizio di raccolta di vestiti usati. Si trova roba anche in buone condizioni. I miei figli non sono alla moda, ma almeno sono puliti. Il decoro non deve mai venir meno».
Maria non si arrende. Si è iscritta al corso per diventare operatore socio-sanitario: «Vorrei fare la portantina negli ospedali oppure fare assistenza agli anziani. Serve un attestato, un diploma che certifichi le competenze». Neppure Nicola ha gettato la spugna: «Mio marito ha solo 40 anni. Ha diritto a una seconda opportunità. Sta inviando curriculum ovunque, anche al Nord. Ci sarà pure una fabbrica che potrebbe avere bisogno di lui».
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Ma di queste storie i telegiornali di regime ne
parlano mai ?