di Giulia Cusumano


60 anni non compiuti, 250 euro al mese di pensione.
Un tumore ai polmoni.
Angela non ha i soldi per vivere.
Non ha i soldi per sopravvivere.
Vive sulle montagne abruzzesi.
Con 250 euro nemmeno riesce a mangiarci.
Figurarsi andare ogni settimana a Pescara per le sedute di chemioterapia.
La Asl regionale le ha negato l’indennità di accompagnamento.
Mancano i requisiti di legge, pare.
Per lei non sono previsti ammortizzatori sociali, dicono.
Che la lascino morire dunque.
Meglio una “morte dignitosa piuttosto che una vita di stenti, dolore e umiliazione", spiega lucidamente Angela.
Una richiesta di eutanasia, dettata non soltanto dalla disperazione.
A parlare sono soprattutto la consapevolezza e la rassegnazione.
Consapevolezza di non poter contare sulle proprie forze.
Rassegnazione per il silenzio assordante di uno Stato che la abbandona e la condanna a morire lentamente.
Non le consente di vivere né di salvarsi.
La Sanità abruzzese in questi anni ha sperperato tutto.
Il sistema è arrivato al collasso, orchestrato da individui disonesti che hanno letteralmente sputtanato milioni e milioni di euro.
E’ stato affondato il sistema sanitario pubblico, foraggiato illecitamente il circuito delle cliniche private.
E’ stato raschiato non soltanto il fondo economico, ma anche la credibilità di un’intera classe dirigente. Mazzette su mazzette.
E’ la sanità, bellezza! E non ci puoi fare niente.
Angela queste cose le sa. Le ha vissute.
Per questo è rassegnata. Pensa che le cose non cambieranno.
Sta in un limbo, Angela, senza possibilità di scelta.
Non può vivere, non può morire.
Può soltanto urlare, finché le rimangono le forze.
Urlare allo scandalo, all’ingiustizia.
All’atrocità di una morte annunciata.
Lo Stato tace.
Ma almeno deve sentire.
http://www.articolo21.info/7882/noti...to-non-ce.html