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SORU VA DAI MAGISTRATI PER EVITARE CHE SCOPPI LA MINA SAATCHI& SAATCHI
Il Cavaliere dai capelli cremolati vuole "soffocare nella culla" Renato Soru, l'imprenditore sardo di Tiscali che dal 2004 è presidente della Regione Sarda e non fa mistero di voler raccogliere i cocci di Veltroni.
Contro il "Prodino sardo" Berlusconi ce la sta mettendo tutta non tanto perché ne teme il futuro politico, quanto perché vorrebbe non vederselo tra i piedi al prossimo G8 che si terrà alla Maddalena e intorno al quale l'"Espresso" (il settimanale di De Benedetti, sponsor di Soru) ha già sollevato umori maleodoranti.
L'irritazione del Cavaliere di Arcore sembra eccitare il 52enne manager sardo che nel '76 si è laureato alla Bocconi nello stesso corso dell'economista Alberto Alesina, e per sgombrare il terreno da ogni accusa di conflitto di interessi, ha messo le azioni di Tiscali e le quote dell'"Unità" nelle mani di Gabriele Racugno, docente all'univerisità di Cagliari.
Purtroppo sulla sua strada c'è ancora un macigno che rischia di compromettere l'esito delle prossime elezioni regionali e le ambizioni future. Nei giorni scorsi è tornata a galla la vecchia questione del giugno di due anni fa quando la magistratura gli spedì un avviso di garanzia per reati connessi all'esito di una gara tra pubblicitari che fu assegnata all'agenzia Saatchi&Saatchi.
Su denuncia di Aldo Bragaglia, un pubblicitario membro della Commissione aggiudicatrice, l'agenzia internazionale sarebbe stata favorita per ottenere il budget da 50 milioni pur in assenza dei requisiti necessari. Insieme a Soru il pubblico ministero Mario Marchetti ha spedito nel 2007 11 avvisi di garanzia, ma il Governatore sardo ha sempre sostenuto di essere un uomo onesto e di non aver nulla da temere.
Qualche fastidio però quella vecchia vicenda deve ancora darglielo perché venerdì scorso il politico che non guarda mai negli occhi e rifiuta il trapianto di capelli, ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati per evitare che gli esploda tra le gambe questa vecchia mina.