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  1. #1
    Saloth
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    Carlos, la "primula rossa" del terrorismo internazionale

    Ilich Ramírez Sánchez, detto "Carlos"

    La “primula rossa” del terrorismo internazionale marxista convertito all'Islam

    di Ugo Gaudenzi

    Rinascita,
    dicembre 2005

    Per un rimpatrio in Venezuela di Ilich Ramiìrez Sanchez, “Carlos”, si sta muovendo a Caracas un “Comitato per la Libertà dei Prigionieri dell’Impero”, un’associazione anche promossa dal partito comunista venezuelano che fa pressione sul governo Chàvez perché questi ottenga l’esecuzione delle norme della Convenzione di Vienna che obbligano i governi alla tutela dei propri cittadini detenuti all’estero. E che quindi Carlos venga trasferito dal carcere di Parigi a Caracas.
    In questa battaglia, evidentemente, però, i comunisti venezuelani sono solitari. Nonostante sia il figlio di un avvocato tra i fondatori del pcv, Altagracia Ramirez, un uomo che aveva chiamato i suoi tre figli Ilich, Vladimir e Lenin, “Carlos” viene ovunque, dai mass media embedded, definito spregiativamente sia “terrorista” che “lo Sciacallo” e indicato come “un pericolo tuttora reale per gli Usa”. In questa canea di demonizzazione si è addirittura distinta l’Humanité (il quotidiano del pc francese) che in un editoriale del “compagno José Fort” – già corrispondente all’Avana - del 18 agosto 1994 condannava “il terrorismo”, includendo Carlos tra i suoi ranghi dei terroristi eversivi.
    Una storia di normale opportunismo filo-yankee, quella dei comunisti “istituzionali” alla quale anche noi assistiamo, in Italia, da tempo.
    E’ da ricordare che Carlos quell’anno fu sequestrato a Kartum, in Sudan, da agenti francesi con la collaborazione – sicuramente monetizzata – della polizia sudanese.
    Kartum fui prima condotto, ferito, in una clinica. Qui lo anestetizzarono e lo sequestrarono e lo trasferirono in aereo in Francia. Ovviamente senza alcun provvedimento legale, giudiziario, palese tra Parigi e Kartum. E senza alcuna protesta o intervento del governo venezuelano, nonostante vari appelli della stampa indipendente di Caracas in suo favore. E nonostante una mobilitazione della famiglia di Ilich Ramirez Zanchez partecipata da noti cittadini venezuelani.
    Jerónimo Carrera, un responsabile del pc venezuelano, era nel 1967 rappresentante del pcv e della Jcv, l’organizzazione degli studenti venezuelani iscritti all’Università Patrice Lumumba di Mosca. La Jcv , quell’anno, decise di non partecipare ad una dimostrazione contro l’ambasciata americana organizzata dagli studenti arabi loro colleghi. Ilich decise invece di manifestare assieme agli studenti arabi.
    (Occorre ricordare che quello era l’anno della guerra d’aggressione israeliana detta dei Sei Giorni, della nascita di al Fatah, della trasformazione dell’Assemblea Nazionale Palestinese di Shukeiri in Olp e che nell’Urss non era in corso alcuna revisione storica sul “tradimento” perpetrato da Stalin contro gli arabi, quando a Jalta, assieme a Churchill e Roosevelt decisero la rapina israeliana della Palestina e quando le Nazioni Unite decisero, mentori appunto Mosca, Londra e Washington, la spartizione del territorio arabo e la creazione di Israele. Un tradimento, quello comunista, che tra l’altro costò la vita a molti arabi comunisti e segnò la perpetua ghettizzazione più che minoritaria dei pc in tutto il mondo arabo)
    In ogni caso la decisione di Ilich-Carlos comportò praticamente il suo allontanamento dall’Università di Mosca per gli stranieri. Ilich si recò assieme ai nuovi compagni arabi nelle terre arabe di prima linea, abbracciò la guerriglia e si propose quale membro effettivo del movimento di resistenza. Restò dunque un comunista, ma eretico.
    L’azione più spettacolare alla quale Carlos partecipò è indubbiamente la cattura a Vienna, di un gruppo di ministri del petrolio dell’Opec, fra cui il saudita Yamani e il venezuelano Hernàndez. Un’azione emblematica – che chiedeva agli Stati produttori di petrolio di non agevolare la colonizzazione e la dominazione atlantica delle proprie ricchezze e dei propri popoli. Un atto di guerriglia, sfociato in un conflitto a fuoco finale non preventivato con agenti austriaci, di una frazione armata dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Che poi si sarebbe enucleata nel Fronte Popolare di Liberazione Palestinese guidato da Georges Habash.
    Più personale, invece, l’origine della spietata caccia all’uomo della quale Carlos fu poi vittima in Sudan.
    Carlos – ormai definito il “terrorista” per antonomasia, e addirittura “lo Sciacallo” - abitava con una sua compagna colombiana in un appartamento a Parigi. Un loro conoscente libanese informò della sua presenza gli agenti di sicurezza francesi. Nel momento della cattura, però, Carlos, si difese e uccise due agenti della Sureté, e riuscì a fuggire da Parigi e dalla Francia. (Un episodio, questo, che sembra tale e quale a quello che aveva visto, qualche tempo prima in Italia, Mario Tuti – accusato falsamente della strage dell’Italicus – uccidere i due poliziotti che lo stavano portando in carcere e darsi alla fuga e all’espatrio).
    Per la morte dei due agenti, Carlos fu comunque processato e condannato all’ergastolo. A nulla è valsa la difesa – tenuta da Isabel Coutant Peyre, poi diventata sua moglie – che aveva sottolineato come Carlos era un “obiettivo”, un “terrorista da uccidere” dagli agenti in borghese e che aveva dunque ucciso per non essere ucciso .
    Sequestrato a Kartum, rinchiuso per anni in isolamento e in carceri di massima sicurezza, maltrattato, da 11 anni Carlos attende che il suo governo ottenga, almeno, il suo rimpatrio in Venezuela.
    Ma ecco che inopinatamente il nome di Carlos – complici gli israelo-americani e i loro amici di merende sparsi in Europa e nella commissione Mitrokhin del Parlamento italiano – viene coinvolto nella vergognosa strage di Bologna. Evidentemente sia per coprire le responsabilità dei servizi atlantici che, in quel periodo, osteggiavano la linea del governo italiano favorevole all’indipendenza della Palestina e di amicizia con il mondo arabo, e sia per ottenere proditoriamente la sospensione di ogni accordo di suo rimpatrio in Venezuela.
    Ora Ilich-Carlos ha abbracciato la religione islamica, e nel suo “Islam Rivoluzionario” indica perché non vi sia una contraddizione patente tra il suo personale comunismo e la fede musulmana. Carlos sostiene infatti che l’Islam è uno strumento rivoluzionario ed antimperialista.
    Carlos distingue tra “terrorismo” e giusta difesa dei popoli dal dominio e dall’oppressione. L’accomunare in un unico contenitore definito “terrorismo internazionali” autori di massacri di innocenti e guerriglieri che si battono per l’autodeterminazione dei popoli è per Carlos – e per noi stessi, di Rinascita – una pretestuosa manovra di disinformazione della pubblica opinione a tutto vantaggio delle forze mondialiste e mercantili che dominano il mondo.
    Quelle forze mondialiste e mercantili che, come dichiarato dallo stesso George Bush lo scorso 8 ottobre in un discorso al National Endowement for Democracy, ora dichiarano “terrorismo” la lotta del popolo iracheno contro gli eserciti invasori e il governo collaborazionista da loro imposto a Baghdad. E che, per non sbagliare, rimettono in piedi la demonizzazione “democratica” dell’ “islamo-fascismo” il cui obiettivo è di “ridurre in schiavitù nazioni intere”. Gli invasi, gli aggrediti, gli umiliati che diventano il “Male”. Gli invasori, gli aggressori, i colonizzatori che così si mascherano da “Bene”.
    Chissà, forse Carlos non è un comunista. I comunisti hanno abbracciato palesemente il mondialismo tritatutto e militano “contro il terrorismo”. Forse è un comunista anomalo, un “islamo-fascista”.

  2. #2
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  3. #3
    Saloth
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    Carlos è noto anche per aver avuto durante la detenzione una corrispondenza privata con il presidente venezuelano Hugo Chávez Frías. Chávez, piuttosto che negare o nascondere il fatto, ha addirittura mostrato le lettere in televisione.
    Durante la sua carriera, svolta principalmente durante la Guerra Fredda, venne accusato in occidente di essere un'agente del KGB. Oggi è chiaro che non ebbe parte nel Massacro di Monaco (l'attacco agli atleti israeliani a Monaco nel 1972) o nel dirottamento del 1976 al volo Air France 193 a Entebbe. Altri attentati di matrice sconosciuta furono attribuiti a lui, ma anche le sue deposizioni relative ad operazioni inesistenti e non confermate rendono difficile sapere la verità sulla sua storia di terrorista.
    Nel giugno 2003, Ramírez Sánchez pubblicò una collezione di scritti dal carcere, col titolo di Islam Rivoluzionario, dove cercò di spiegare e difendere le sue attività come parte di un conflitto di classe. Nel libro dichiara la sua ammirazione per Osama bin Laden e per i suoi attacchi agli Stati Uniti, e la sua ammirazione per l'opposizione di Saddam Hussein alle operazioni americane: il dittatore è definito "l'ultimo cavaliere arabo":


    Traduciamo alcuni brani da un recente libro del militante rivoluzionario CARLOS, pubblicato dalle Éditions du Rocher. La nostra casa editrice può procurare il libro a chi ce ne faccia richiesta.


    ("Italia Sociale")


    Ilich Ramírez Sánchez dit Carlos
    L’Islam révolutionnaire
    Éditions du Rocher, Monaco 2003, pp. 274, € 24,20




    Mi sono convertito all’Islam alla vigilia del mio ventiseiesimo compleanno, ai primi del mese di ottobre 1975. Ventisette anni fa, è come se fosse ieri, in un campo di addestramento del FPLP nello Yemen, vicino a Ja’ar, nel governatorato di Abyan. Mi ero preparato a questo passo in compagnia dei combattenti arabi che un po’ più tardi avrei guidati in un’incursione alquanto pericolosa nell’Africa orientale. Erano tutti musulmani e mi avevano chiesto di diventare uno dei loro condividendo la loro fede, affinché, nell’eventualità, fossi io a guidarli in Paradiso. La fraternità d’armi è dunque all’origine della mia conversione. (pp. 23-24)
    La conquista egemonica è possibile solo a condizione di far saltare quelli che bisognerebbe chiamare i « catenacci di sovranità ». Gli stati islamici indipendenti che intendono essere padroni a casa loro e filtrare le influenze o le ingerenze straniere, che vogliono liberamente applicare la Sciaria, la legge islamica, devono scomparire, perché l’Islam è un freno, anzi, è un ostacolo al “libero” esercizio delle leggi del mercato. Va da sé che nello spirito dei conquistatori, dei nuovi “crociati” della “democrazia”, le leggi divine debbono essere cancellate e far posto a quelle dell’economia, della finanza, della produzione e del consumo! Ogni deroga a questa legge bronzea del capitalismo merita una sanzione. E la sanzione è la guerra. Le porte chiuse si aprono a cannonate.
    La legge dell’”Idolo”, chiamatelo il Vitello d’Oro se volete, costituisce l’unica realtà sacra del mondo democratico e moderno. Immaginate: la Sciaria proibisce il prestito a interesse. Le pratiche e le leggi finanziarie islamiche sono “solidariste”, sono fondamentalmente contrarie a “far lavorare il denaro”, cosa che è considerata immorale e fonte di ingiustizia, perché non è più il lavoro in sé a costituire il merito di una persona, bensì le leggi cieche della speculazione. L’Islam, nella sua infinita saggezza, ha tagliato corto con questo sistema perverso, interdicendo non solo l’usura, ma ogni rendita derivante dal denaro. (p. 49)
    Gli ultimi Europei, ossia gli uomini e le donne che hanno conservato la fierezza delle loro origini, coloro che sono ancora fedeli al retaggio dei loro padri, arriveranno ad abbracciare l’Islam; per coloro che hanno saputo custodire il rispetto di se stessi e quindi rifiutano di avvilirsi al contatto del feticismo materialista, l’Islam rappresenta l’unico mezzo per salvaguardare i loro valori, il patrimonio spirituale ereditato da una lunga storia.
    Da questo punto di vista, la guerra che l’Islam deve condurre contro l’imperialismo non è, ripetiamolo, la lotta contro un popolo, una nazione o uno Stato. Noi combattiamo un sistema, un sistema che, insensibilmente ma inesorabilmente, porta l’uomo alla corruzione e poi alla morte ontologica. (p. 63)
    Sono gli Stati Uniti, bisogna rammentarlo, ad avere preso storicamente l’iniziativa di costruire e usare armi di distruzione di massa. Queste armi sono state sperimentate a Hiroshima e a Nagasaki contro delle popolazioni civili, proprio mentre lo stato maggiore giapponese offriva all’America una resa negoziata. (…) È la libertà in marcia, l’avvento del regno democratico; per insegnare agli uomini a vivere, talvolta è utile, perfino necessario, cominciare con lo sterminarli. In questo, gli Stati Uniti non devono ricevere lezioni da nessuno… (p. 121)
    I genitori guardano con tenerezza – la gioventù passa presto, no? – i loro figli che vanno ad abbrutirsi col rock duro, con la techno e tutte le forme sonore della droga… Si divertono, e non si rendono conto che, in realtà, stanno assistendo a una tragedia… La televisione diffonde il culto sfrenato del sesso, della violenza e del dollaro. Le vostre televisioni scaricano continuamente le loro immondizie nel seno stesso delle vostre famiglie, mentre i vostri politicanti insorgono contro lo spettro di un ipotetico ritorno dell’ordine morale! Parlare di bene e di male è diventata un’incongruità, o meglio, un’oscenità. Denunciare il male, esaltare il bene nella sua oggettività, dire la verità di Dio, sono cose che vi fanno rabbrividire. Voi preferite barricarvi in casa per timore dei ladri, perché volete conservare una cosa sola, come il bene più prezioso, più prezioso dei vostri stessi figli scomparsi o violentati: la sola libertà di cui voi realmente dissoniate, la libertà di avvilirvi! E sia! Ma allora, siccome non avete più il coraggio di difendere i principi morali della legge naturale e divina, quella dei vostri padri, smettetela di piangere sulle vostre disgrazie. (p. 209)
    La “liberazione” dell’Europa si è risolta con alcuni milioni di morti ad Est come ad Ovest, mentre i vinti venivano decimati dalla fame e dalle epidemie nei campi di concentramento riaperti dai “liberatori”. De Marenches spiega come Churchill abbia fatto deportare tra i ghiacci sovietici quasi due milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, i quali hanno conosciuto la sorte che si può ben immaginare. Ecco gli eroi senza macchia della vostra storia. Una storia che bisognerà pur decidersi a riscrivere. (…) Il leggendario eroe della “liberazione”, il grand’uomo Churchill, dovrebbe forse avere il privilegio di un posto di prim’ordine nella lista dei grandi criminali della storia. Un posto che gli spetta di diritto, sia per la sua politica nel Vicino Oriente prima della guerra, sia per la distruzione delle città tedesche per mezzo delle bombe al fosforo. (p. 218-219)
    Nel 1933, la guerra viene dichiarata da Wall Street e Manhattan. L’arma atomica ideata in quel periodo dal dolce e pacifico Einstein e realizzata dal suo correligionario Oppenheimer, non si chiamava forse “progetto Manhattan”? Wall Street e Manhattan dichiarano la guerra (non è un modo di dire, ma la verità storica) alla Germania nazionalsocialista, la quale rifiuta la supremazia del dio dollaro e fonda la stabilità della sua moneta ricostruendo la propria economia sulla base del valore lavoro e sulle sole forze produttive.
    Più ancora dell’antigiudaismo dichiarato dell’ideologia del regime, ad essere assolutamente imperdonabili erano il crimine di blasfemia contro il dollaro e la soggiacente tentazione autarchica, la quale portava implicitamente a girare le spalle al libero scambio. La restaurazione dell’economia tedesca su basi socialiste, quindi contrapposte al liberalismo, costituiva una vera e propria dichiarazione di guerra… (pp. 222-223)





    LETTERA DI CARLOS A FRANCOIS GENOUD (18 marzo 1995) *


    Caro compagno di lotta,
    ho ricevuto ieri la vostra lettera datata 2 marzo 1995. Voglio che sappiate che siete la sola persona – coi miei più stretti familiari – con cui tengo corrispondenza dalla prigione.
    In questo paese, in cui la lealtà politica dipende solo dai sondaggi, la vostra fedeltà ai nostri ideali suscita ancor più grande ammirazione.
    So che avete cominciato a lottare per la liberazione della Palestina fin dall’età di vent’anni, a Gerusalemme nel 1936, col Gran Muftì Shaykh Amin el-Husseini.
    Anch’io ho cominciato a lottare per la liberazione della Palestina all’età di vent’anni, sulla Riva Est del Giordano, nel 1970, con Georges Habbache e con Waddi Haddad.
    Da allora, ho consacrato la mia vita alla più nobile delle cause, la liberazione della Palestina nel contesto della Rivoluzione mondiale…
    Se mai ci incontreremo ancora, raggiungeremo il Walhalla dei rivoluzionari e condivideremo momenti di familiarità coi nostri cari martiri scomparsi…
    Sarei felice di arrivare alla vostra età con un decimo del vostro spirito indomito; sappiate che vi ammiro sinceramente, che ho fiducia in voi, che ho a cuore la vostra amicizia. Trasmettete i miei omaggi ai vostri intimi. Mantenetevi in contatto con la mia famiglia in Venezuela, che è anche la vostra famiglia. Recibe un abrazo revolucionario de
    Carlos
    * Da: Pierre Péan, L’extrémiste. François Genoud, de Hitler à Carlos, Fayard, Paris 1996, p. 382

  4. #4
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    Da qualche parte c'é pure una lettera di Carlos a Sayyed Hassan Nasrallah... se ricordo bene scritta dopo la liberazione del sud Libano (maggio 2000) ...

  5. #5
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  6. #6
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    E' la prima volta che vedo su questo forum il nome di Carlos senza che sia accusato di essere il mandante della strage di Bologna.
    Sono quasi commosso..

  7. #7
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da unknow Visualizza Messaggio
    E' la prima volta che vedo su questo forum il nome di Carlos senza che sia accusato di essere il mandante della strage di Bologna.
    Sono quasi commosso..
    Perchè l'ho aperto adesso...
    E' il mandante della strage di Bologna, per ritorsione alla condanna a otto anni del suo uomo a Bologna, arrestato in un appartamento santabarbara.
    Poi è quello che mandò un commando ad attaccare con mitra e bombe a mano i ragazzini che uscivano dalla sinagoga di Roma dopo aver fatto l'equivalente della prima comunione. 35 feriti e un morto, Stefano Tachè, di due anni.
    Per lui ci vorrebbe qualche metro di corda insaponata.

  8. #8
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Perchè l'ho aperto adesso...
    E' il mandante della strage di Bologna, per ritorsione alla condanna a otto anni del suo uomo a Bologna, arrestato in un appartamento santabarbara.
    Mamma mia quanti errori in poche righe!

    Andiamo con ordine...
    Nessun uomo di Carlos è mai stato arrestato a Bologna. Ti confondi con Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Luciano Nieri ma vengono arrestati a Ortona (Chieti) e non in Emilia. I suddetti poi non sono "uomini di Carlos" ma membri dei collettivi romani legati al FLP di Habbas e vengono arrestati per traffico d'armi e non in un appartamento imbottito.
    A Bologna è stato arrestato invece Abu Anzeh Saleh membro dell'FLP (e quindi non della Banda)
    A Bologna c'era pure Tomas Kram membro delle "Cellule Rivoluzionarie" (RZ) un gruppo che, sì in passato aveva collaborato con il Venezuelano ma i rapporti si erano raffreddati da tempo. Dopo l'operazione Entembe, in cui moriranno due militanti delle Rz verrà sancito il divorzio definitivo. Poco tempo dopo le RZ subiranno una scissione e i loro membri «internazionalisti» abbandonarono le Rz per unirsi a Carlos. Tuttavia, il nostro non è fra questi…



    Corretti questi "errori di forma" andiamo a dare un occhiata ai vari protagonisti

    Anche l'FLP aveva collaborato con il gruppo di Carlos ma questa fase si era esaurita da un tot.. Nell’ 80 Habbash e i suoi avevano fatto pace con Arafat ed erano tornati nell'OLP (pur mantendendo le basi in Siria) mentre Carlos e i suoi erano impegnati in una serie di rapine per finanziarsi la latitanza. Il loro primo atto "politico" -dopo diversi anni- arriverà solo nel 82, con l'attacco fallito alla centrale nucleare di Superphenix. Le strade si erano divise, sia pure solo temporaneamente.
    La scoperta del traffico d'armi nulla c'entra con Carlos e riguarda i rapporti Italiani-Palestinesi e deriva da una soffiata dei servizi segreti Israeliani ai carabinieri allo scopo di far esplodere il caso dei rapporti Italia-OLP.
    A seguito dell'attentato di Fiumicino il nostro paese aveva stipulato un "accordo di non belligeranza" con i Palestinesi che venivano sostanzialmente tollerati da noi, con Craxi questo accordo si trasformerà in aperto appoggio alla causa ma questa, come diceva il Barista di Irma la Dolce, è un altra storia.

    Il trasporto delle armi aveva ricevuto il silenzio-assenso dei servizi segreti, interessati all'espatrio dei missili il più in fretta possibile. Non a caso a condurre gli arresti saranno i carabinieri e non le Barbe Finte.
    Nell'agosto '80 la questione è in qualche modo risolta, molte scuse ad Habbas, e una blanda condana a soli sette anni (e non otto) per reati pesantissimi. Giusto per farti un esempio, se io e te ci mettiamo a trafficare in armi non ce ne danno solo sette di armi ma ci sbattono in gattabuia per i prossimi 20 -25. Quindi, delle due l’una… O noi siamo particolarmente sfigati oppure quel processo era controllato dall'alto per limitarne i danni. Tu che ne dici?
    Due parole ora su Thomas Kram..

    Kram si trovava in Italia perchè studente all’'università per stranieri, cosa perfettamente nota alle nostre autorità. Dal 1979 era sottoposto "riservata sorveglianza" e i suoi spostamenti (Bologna, Verona) verranno regorlamente segnalati al Viminale. Difficile organizzare un attentato in queste condizioni...Ancora più difficile se poi di esplosivi non sai nulla e, gli stessi rapporti della polizia tedesca ti qualificano come "falsificatore di documenti" e non esperto di esplosivi.

    Ma veniamo ai fatti di quel giorno...
    Il 1 Agosto dell'80 Kram arriva in treno dalla Svizzera con tutti i suoi documenti originali, tanto che viene riconosciuto e segnalato dal posto di frontiera di Chiasso. A Milano verrà perquisito senza esito,l'unico risultato è il sequestro di una lettera con l'indirizzo di un amica a Firenze.


    Un terrorista che si presenta con nome e cognome è piuttosto improbabile. Ma andiamo avanti.


    A Bologna risiede all’Albergo Centrale in via della Zecca,vicinissimo alla stazione, esibisce la sua patente di guida (regolarmente segnalata alle Guardie) pernotta e vi resta sino alla mattinata seguente.
    Ora, io non so molto di attentati ma mi pare che si facciano scegliendosi quantomeno un falso nome e senza la stretta osservanza della polizia. Tutte cose che il nostro Kram aveva…

    Allo stesso modo non capisco come mai Carlos che ha rivendicato tutte le sue azioni taccia proprio su questa? Stiamo parlando di una persona che ha confessato senza problemi di aver buttato una granata in un ristorante di Parigi, uccidendo due persone e ferendone trenta, non di una suora Orsolina...
    E ancora perché attaccare un paese da sempre “amico”come l’Itala, pregiudicando così una base sicura. Per un agente già “bruciato”?

    Forse più che dire castronerie sarebbe il caso di concentrarsi di piu' sulle implicazioni "di stato", sulla P2, sulla mafia cioe' sugli stessi ambienti che 4 anni dopo, sempre a Bologna, fecero un' altra strage, quella del rapido 904. Disgraziatamente però appena lanciato l’amo della “pista islamica” in parecchi (spesso in buona fede) ci abboccano. Per la felicità di chi continua a starsene ben protetto da coltri di disinformazione


    Poi è quello che mandò un commando ad attaccare con mitra e bombe a mano i ragazzini che uscivano dalla sinagoga di Roma dopo aver fatto l'equivalente della prima comunione. 35 feriti e un morto, Stefano Tachè, di due anni.
    Non mi risulta sia mai stata attribuita a Carlos a fare quell'attentato (che segnerà la nascita di un onda lunga che porterà la comunità ebraica ad essere "organica" con il centrodestra)è stato Osama Abdel Al Zomar, il quale non mi pare avesse contatti con il Venezuelano.

  9. #9
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    Mamma mia quanti errori in poche righe!

    Andiamo con ordine...
    Nessun uomo di Carlos è mai stato arrestato a Bologna. Ti confondi con Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Luciano Nieri ma vengono arrestati a Ortona (Chieti) e non in Emilia. I suddetti poi non sono "uomini di Carlos" ma membri dei collettivi romani legati al FLP di Habbas e vengono arrestati per traffico d'armi e non in un appartamento imbottito.
    A Bologna è stato arrestato invece Abu Anzeh Saleh membro dell'FLP (e quindi non della Banda)
    A Bologna c'era pure Tomas Kram membro delle "Cellule Rivoluzionarie" (RZ) un gruppo che, sì in passato aveva collaborato con il Venezuelano ma i rapporti si erano raffreddati da tempo. Dopo l'operazione Entembe, in cui moriranno due militanti delle Rz verrà sancito il divorzio definitivo. Poco tempo dopo le RZ subiranno una scissione e i loro membri «internazionalisti» abbandonarono le Rz per unirsi a Carlos. Tuttavia, il nostro non è fra questi…


    Corretti questi "errori di forma" andiamo a dare un occhiata ai vari protagonisti

    (...)

    Due parole ora su Thomas Kram..

    Kram si trovava in Italia perchè studente all’'università per stranieri, cosa perfettamente nota alle nostre autorità. Dal 1979 era sottoposto "riservata sorveglianza" e i suoi spostamenti (Bologna, Verona) verranno regorlamente segnalati al Viminale. Difficile organizzare un attentato in queste condizioni...Ancora più difficile se poi di esplosivi non sai nulla e, gli stessi rapporti della polizia tedesca ti qualificano come "falsificatore di documenti" e non esperto di esplosivi.

    Ma veniamo ai fatti di quel giorno...
    Il 1 Agosto dell'80 Kram arriva in treno dalla Svizzera con tutti i suoi documenti originali, tanto che viene riconosciuto e segnalato dal posto di frontiera di Chiasso. A Milano verrà perquisito senza esito,l'unico risultato è il sequestro di una lettera con l'indirizzo di un amica a Firenze.(...).


    La risposta del governo all’interpellanza n. 2-00238

    (Distruzione del fascicolo personale del terrorista tedesco Thomas Kram - n. 2-00238)
    (...)
    PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, Alfredo Mantovano, ha facoltà di rispondere.
    ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, le nuove indagini riguardanti la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 partono dagli accertamenti che nel 2000 la Direzione centrale della polizia di prevenzione ha svolto per cercare sul territorio nazionale Agathe Gerhauser Adrienne, esponente dell’organizzazione terroristica tedesca «R.Z. - Cellule rivoluzionarie», latitante dal 1987 e ricercata in campo internazionale, perché accusata di essere responsabile di una serie di attentati incendiari e dinamitardi, perpetrati in Germania negli anni 1986 e 1987.
    Nel medesimo contesto investigativo, la polizia tedesca aveva segnalato che la Gerhauser poteva trovarsi in Italia in compagnia di altri due esponenti di quella organizzazione terroristica: Thomas Kram e Juliane Balke, anch’essi latitanti.
    La raccolta di informazioni sulle attività di tali terroristi e dei personaggi che gravitavano attorno ad essi faceva approfondire la figura di Thomas Kram. Nato il 18 luglio 1949 a Berlino, Kram è stato fondatore e membro direttivo delle RZ- Revolutionaere Zelle, gruppo terroristico tedesco di estrema sinistra esistito dal 1973 al 1995.
    Il 16 agosto 1976 Kram è stato arrestato dalla polizia tedesca in relazione alla sua attività di direttore della «libreria politica» di Bochum, via Westenfeld n. 22, che all’epoca si occupava della diffusione di letteratura di estrema sinistra. Nel corso della perquisizione effettuata nella sua abitazione, sono stati rinvenuti manifesti che incitavano al sostegno dell’organizzazione Revolutionaere Zelle.
    Il 15 dicembre 1976, a Dortmund, Kram è stato arrestato assieme a Gerd Albartus, membro dell’RZ, deceduto nel 1991, perché sorpresi dalla polizia mentre tentavano di rubare una vettura per l’organizzazione.
    Nel quadro di un altro procedimento penale aperto in Germania nei confronti dell’ex Ministro della sicurezza di Stato della Repubblica Democratica tedesca, Erich Miele, la procura federale tedesca aveva acquisito del materiale sequestrato nella ex DDR.
    Tra il materiale sequestrato si trovava la «Pratica operativa separata» (Separat) che riguardava il gruppo terroristico «Organizzazione Internazionale Rivoluzionaria» di Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos.
    In base alle informazioni in possesso dell’ex Ministero della sicurezza di Stato, Thomas Kram, nella sua qualità di componente delle RZ internazionali, era stato scelto dai vertici dell’organizzazione per collaborare con il «Gruppo Carlos».
    Poiché l’attività investigativa posta in essere in occasione della strage del 2 agosto 1980 aveva già evidenziato la presenza del Kram a Bologna la notte precedente l’attentato e poiché Carlos, in un’intervista rilasciata ad un giornalista italiano aveva fatto riferimento alla possibile presenza quel giorno alla stazione di un suo uomo, la Direzione centrale della polizia di prevenzione, alla luce delle nuove informazioni, l’8 marzo 2001 informò la Digos del capoluogo emiliano affinché disponesse ogni opportuno accertamento, riferendone l’esito all’autorità giudiziaria.
    L’autorità giudiziaria di Bologna instaurò un procedimento penale ed il pubblico ministero titolare delle inchieste stralcio relative alle stragi dell’Italicus del 4 agosto 1974 e della stazione di Bologna delegò la Digos del capoluogo emiliano e la Sezione anticrimine carabinieri bolognese perché riferisse elementi in merito alla presenza a Bologna, il 2 agosto 1980, di persone legate all’eversione di sinistra tedesca e sul rilievo che ciò avrebbe potuto avere per le indagini. Non essendo emersi elementi di interesse, il 23 marzo 2002 il relativo procedimento penale venne archiviato.
    Nel 2005 la procura di Bologna ha riaperto le indagini sulla strage alla stazione, prendendo in considerazione la pista internazionale, e, in particolar modo, quella palestinese, non solo sulla base di quanto già a suo tempo fornito dalle autorità tedesche, ma anche sulla scorta di atti presenti nell’archivio della Direzione centrale della polizia di prevenzione.
    L’ipotesi avanzata (sottolineo il termine «ipotesi») parte dall’arresto di Abu Anzeh Saleh, nato ad Amman il 15 agosto 1949, cittadino giordano e rappresentante italiano a Bologna del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, segnalato da più fonti come elemento del gruppo Carlos.
    Il Saleh, il 13 novembre 1979, viene arrestato a Bologna dall’Arma dei carabinieri, a seguito delle indagini susseguenti gli arresti ad Ortona degli estremisti di sinistra aderenti all’area dell’autonomia Pifano, Baumgartner e Nieri, per una vicenda riguardante il rinvenimento di alcuni lanciamissili.
    Successivamente, il 15 gennaio 1980, l’UCIGOS trasmette alle questure di Roma e di Bologna un appunto, pervenuto da fonte qualificata, nel quale si fa riferimento a contatti informali di George Habbash con ambienti diplomatici arabi per far pressione sul Governo italiano al fine di ottenere la liberazione di Saleh.
    Nell’appunto viene rappresentato che il leader del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina non escluderebbe il ricatto terroristico nei confronti dell’Italia pur di far liberare Saleh. Il 25 gennaio 1980, Saleh viene condannato dal tribunale di Chieti a 7 anni di reclusione per detenzione e trasporto illegittimo di armi da guerra.
    La condanna aveva dato luogo a notevoli reazioni negative negli ambienti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, a tal punto che erano trapelate notizie circa presunte ritorsioni da parte della stessa organizzazione palestinese nel nostro Paese, dirette anche alla liberazione di Abu Saleh.
    Di tali preoccupazioni esiste in atti un appunto datato «Bologna, 8 marzo 1980», ed una nota riservata dell’11 luglio 1980 trasmessa dall’allora UCIGOS alla questura di Bari e al Sisde.
    In sintesi l’ipotesi investigativa - e sottolineo sempre il termine «ipotesi» - si fonda sulla seguente scansione: Abu Anzeh Saleh viene arrestato dalle autorità italiane; il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina minaccia rappresaglie, prima per l’arresto e poi per la condanna di Saleh; il Fronte potrebbe aver deciso di colpire l’Italia, e per questo di utilizzare la rete terroristica di Carlos alla quale è direttamente collegato e con la quale ha già operato; Carlos, sempre in base a tale ipotesi, incaricherebbe Thomas Kram che conosce l’Italia per avervi vissuto; Thomas Kram, stando a quanto riferiscono le autorità tedesche (basandosi sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia) ha conoscenze solide nel campo delle armi e degli esplosivi, in particolare è esperto di circuiti elettronici; Thomas Kram il 2 agosto 1980 era effettivamente a Bologna; il 2 agosto 1980 è un mese esatto dall’inizio del processo di appello ad Abu Anzeh Saleh e Bologna era la sua città di residenza.
    Kram ha assunto un posto centrale nella scelta degli obiettivi e delle rivendicazioni delle azioni dell’RZ, effettuate con una serie di attentati armati, incendiari e dinamitardi. In particolare, egli è stato coinvolto nei seguenti attentati: il 28 ottobre 1986, unitamente a membri della Berliner Zelle, parzialmente ancora sconosciuti, ha partecipato alla gambizzazione del dirigente dell’ufficio stranieri di Berlino, Harald Hollenberg; il 1o settembre 1987 all’attentato armato contro il presidente del tribunale amministrativo federale Guenther Korbmacher, anch’egli gambizzato. In entrambe le occasioni,Kram ha svolto le relative istruttorie, e ha redatto la lettera di rivendicazione unitamente a Sabine Eckle e Matthias Borgmann.
    A seguito di una vasta operazione di polizia in tutta la Germania, con una serie di perquisizione nei confronti degli appartenenti all’RZ, il 18 dicembre 1987 Kram si è reso latitante. Dalle dichiarazioni alla polizia tedesca del pentito Tareq Mousli, esponente delle RZ sentito dalla procura di Bologna, sul conto di Kram sono emerse le seguenti notizie: egli ha cambiato più volte lo pseudonimo e, dal 1985 al 1992, si è recato varie volte a Berlino a scopi di cospirazione con l’alias di «Malte»; ha conoscenze solide nel campo della pratica delle armi e degli esplosivi, in particolare è esperto di circuiti elettronici; è in grado di maneggiare armi e di preparare ordigni. Dal 9 gennaio 1984 al 29 giugno dello stesso anno ha frequentato, unitamente alla Gerhauser e ad Essen un corso professionale di elettronica. A lui va attribuita la predisposizione di un interruttore elettronico dal quale poteva essere innescata una miccia via radio tramite un contatore digitale. Inoltre, ha partecipato al furto di materiale esplosivo avvenuto a Salzhmendorf; è rimasto coinvolto nella serie di attentati a danno delle filiali della ditta di abbigliamento Adler (21 giugno-15 agosto 1987) e nel fallito attentato dell’Istituto di Ingegneria genetica a Berlino (17 ottobre 1986); è esperto nella falsificazione di passaporti e documenti d’identità.
    Il 6 dicembre 2000 la Corte Federale tedesca ha emesso un provvedimento di cattura nei confronti di Thomas Kram per la sua partecipazione all’attività terroristica dell’RZ, provvedimento esteso in campo internazionale il 17 aprile 2001 e scaduto nel 2006.
    Circa la presenza in Italia del Kram, va detto che: nel 1979 risulta essersi iscritto all’Università di Perugia per frequentare un corso di lingua italiana dal 4 settembre al 21 dicembre; il 27 novembre 1979, a Perugia, è stato sottoposto a perquisizione domiciliare nel corso della quale è stato rinvenuto un documento in lingua tedesca di carattere politico; il 16 gennaio 1980 ha fatto rientro in Italia iscrivendosi ad un corso di lingua italiana all’Università di Perugia; il 22 febbraio 1980 ha alloggiato presso l’albergo Lembo di Bologna; il 22 aprile 1980 ha alloggiato all’hotel Mazzanti di Verona; il 3 maggio 1980 è stata disposta l’iscrizione in rubrica di frontiera con i provvedimenti di riservata vigilanza e perquisizione sotto l’aspetto doganale.
    Il 1o agosto 1980, la vigilia cioè della strage alla stazione, risulta aver alloggiato all’albergo «Centrale» di Bologna. La mattina dello stesso giorno, il medesimo Kram risulta aver fatto ingresso in Italia transitando per la frontiera di Chiasso ove fu sottoposto a controllo.
    Va ricordato, in proposito, che negli uffici della Direzione centrale della polizia di prevenzione esiste un fascicolo intestato a Thomas Kram, contenente le informazioni e le disposizioni che hanno dato luogo ai provvedimenti emessi a suo carico e l’esito del controllo cui è stato sottoposto.
    Il riferimento alla distruzione di un fascicolo intestato al Kram (primo punto dell’interpellanza) è probabilmente collegato al fascicolo in possesso del settore della polizia di frontiera di Ponte Chiasso. Va precisato che non si trattava di vero e proprio fascicolo, bensì della cosiddetta rubrica di frontiera, in cui risultava inserito, dal 12 maggio 1980, il nominativo del Kram, con a carico i provvedimenti di perquisizione sotto l’aspetto doganale e di segnalazione per riservata vigilanza, entrambi disposti dall’allora Ufficio centrale delle investigazioni generali e operazioni speciali (UCIGOS).
    La rubrica di frontiera era la raccolta, in rigoroso ordine alfabetico sillabico, dei nominativi delle persone da sottoporre a uno dei seguenti provvedimenti all’atto del controllo di frontiera: arresto, impedito espatrio, ritiro passaporto, respingimento, perquisizione sotto l’aspetto doganale, segnalazione per riservata vigilanza, identificazione e fermo.
    Per quanto attiene al secondo punto dell’interpellanza - «in che data tale distruzione sarebbe stata effettuata» - non si è trattato di distruzione in senso proprio, bensì del trasferimento dei nominativi e relativi dati contenuti nella rubrica di frontiera nella banca dati delle forze di polizia, in occasione dell’applicazione dell’Accordo di Schengen da parte dell’Italia (il 26 ottobre 1997).
    Con l’ingresso dell’Italia nell’area Schengen la rubrica di frontiera cartacea venne soppressa, su disposizione del Dipartimento della pubblica sicurezza - Direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale, a seguito dell’informatizzazione di tutti i presidi di frontiera, come previsto dal citato Accordo.
    Comunque, il nominativo di Thomas Kram, già dal 18 novembre 1995 non risultava più iscritto nella rubrica di frontiera cartacea, in quanto la Direzione centrale della polizia di prevenzione aveva richiesto la revoca del provvedimento a suo carico e l’inserimento dello stesso nell’archivio di polizia, sottoschedario della banca dati delle forze di polizia, quale soggetto eversivo per terrorismo internazionale, da sottoporre a vigilanza e segnalazione.
    Va aggiunto che al settore di Ponte Chiasso, in data 16 febbraio 2001, è stata effettuata, in ossequio alla normativa sullo scarto degli atti d’archivio e a cura della commissione regolarmente costituita, la distruzione del fascicolo contenente la documentazione relativa al controllo del 1o agosto 1980 nei confronti del Kram, come si evince dal verbale redatto e sottoscritto nella circostanza.
    Tale distruzione non ha assolutamente compromesso il possesso da parte del Dipartimento di pubblica sicurezza degli atti relativi al controllo (ivi compresa una lettera «espresso» manoscritta in lingua tedesca, trovata in possesso del Kram), in quanto sono stati trasmessi da quell’Ufficio alle competenti Direzioni centrali nonché agli Uffici territoriali interessati. Dunque, il fascicolo in senso proprio del Kram non è mai stato distrutto.
    Il 4 dicembre 2006 Kram si è costituito in Germania presso la procura federale generale di Karlsruhe insieme ad Adrienne Gerhauser. Tale notizia è pervenuta alla Direzione centrale della polizia di prevenzione il 2 gennaio 2007 dall’Ufficio federale della polizia criminale tedesca.
    Il 3 gennaio quanto rappresentato dall’ufficio di polizia tedesco è stato comunicato alla questura di Bologna la quale, ricevuta la notizia il 5 successivo, ha a sua volta trasmesso l’informazione alla procura del capoluogo bolognese il giorno 8.
    Sulla scorta di tale importante novità, il pubblico ministero dottor Giovagnoli, titolare delle indagini sulla strage, ha avanzato il 1o febbraio 2007 formale richiesta di commissione rogatoria all’autorità giudiziaria della Repubblica federale di Germania per ascoltare, come persone informate dei fatti, i due terroristi tedeschi (attualmente in stato di libertà con obbligo di firma settimanale).
    Con il medesimo atto giudiziario la procura di Bologna, tuttavia, non si è limitata a richiedere l’interrogatorio del Kram e della Gerhauser ma anche di altri ex terroristi del gruppo eversivo RZ, oltre che l’acquisizione in copia degli atti contenenti ogni utile informazione riferibile ai soggetti emersi nelle indagini tedesche ed in contatto in quegli anni con il gruppo «Carlos».
    Dal 3 a 7 giugno 2007 il dottor Giovagnoli accompagnato da funzionari della direzione centrale della polizia di prevenzione e della DIGOS di Bologna si è recato a Berlino a seguito dell’accoglimento, da parte della procura generale federale presso il Tribunale di Karlsrhue, della richiesta di assistenza giudiziaria avanzata nell’ambito delle indagini stralcio avviate sulla strage della stazione di Bologna.
    Sono stati ascoltati nell’ordine Johannes Weinrich (fondatore delle RZ ed ex braccio destro di Carlos), Adrienne Gherauser (esponente dell’organizzazione RZ), Crista Margot Froelich (arrestata il 18 Giugno 1982 all’aeroporto di Fiumicino poiché nel sottofondo di una valigia che portava con sé, era stata rinvenuta una considerevole quantità di esplosivo), Thomas Kram, Rudolf Schindler (uno dei primi appartenenti alle RZ). Kram non ha inteso neppure commentare le sue stesse dichiarazioni rese durante un’intervista lo scorso armo al quotidiano il manifesto, circa la sua presenza a Bologna la notte prima della strage.
    La procura di Bologna, sempre nell’ambito delle rinnovate indagini sulla strage del 2 agosto 1980, ha già avanzato richiesta di assistenza rogatoriale alle autorità di Parigi per poter escutere sia llich Ramirez Sanchez alias Carlos (detenuto in Francia perché condannato all’ergastolo) nonché Hans Joachin Klein (risiede da molti anni in Francia dopo essersi dissociato dal terrorismo), tra i fondatori delle RZ ed insieme a Carlos autore nel 1975 a Vienna dell’assalto alla conferenza dei ministri OPEC.

    Dal sito: http://www.cielilimpidi.com/?p=400

    Finalmente la verità comincia a fare capolino.

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    Pasdar
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