Brigate Rosse Era l'ultima rimasta in carcere del gruppo storico, partecipò al sequestro di Aldo Moro e a quella lunga stagione di sangue e misteri mai chiariti fino in fondo
L'ex brigatista rossa Barbara Balzerani agli arresti domiciliari. L'ha annunciato il suo legale, Michele Leonardi: la compagna "Sara" sarà sottoposta per i prossimi cinque anni alla libertà vigilata, con l'obbligo di alcune prescrizioni tra cui quella di non lasciare la residenza romana e di pernottare nel proprio domicilio. La Balzerani era condannata a tre ergastoli per il ferimento e l'omicidio del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, per l'uccisione di quattro carabinieri e il ferimento di un maggiore dell'esercito.
E' entrata nelle Brigate rosse nel 1976, è la compagna del leader Mario Moretti, che aveva assunto il ruolo di guida dell'organizzazione dopo l'arresto di Renato Curcio, fondatore delle BR. Moretti, e la Balzerani al suo fianco, sono gli artefici della "svolta violenta" delle Brigate rosse. Fino alla metà degli anni settanta i brigatisti si limitavano ad azioni dimostrative nelle fabbriche, rapivano e fotografavano accanto alla stella a cinque a punte dirigenti di medio livello, distribuivano volantini nelle fabbriche. Con Moretti inizia la teorizzazione e la messa in pratica dello "scontro frontale con lo Stato", della "disarticolazione dello strutture", culminata con il rapimento, il lungo sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. Il 16 marzo 1978, a via Fani, i brigatisti uccisero anche i cinque agenti della scorta del leader democristiano. Nel 1980 è entrata nel comitato esecutivo delle Brigate rosse, unica donna dopo Mara Cagol, la moglie di Renato Curcio uccisa in uno scontro a fuoco con i carabinieri nel covo della "cascina Spiotta", nel 1974. Dopo l'arresto di Moretti nel 1981 ha assunto, di fatto, il ruolo di guida della formazione terrorista, gestito il sequestro del generale della Nato James Dozier (culminato, nel gennaio del 1982, con la liberazione dell'ufficiale dopo un'incursione dei Nocs), ha deciso la "ritirata strategica" e rimasta latitante fino al 1985, quando venne arrestata a Ostia.
Esce pure la Balzerani, l'ultima dirigente delle prime Brigate rosse rimasta dietro le sbarre. Esce la Balzerani, e chissà se, un giorno, si diraderà qualche nube di ambiguità che aleggia, a distanza di decenni, sulla storia delle Brigate Rosse. Come durante il sequestro di Aldo Moro, quando c'era anche la Balzerani vestita da aviere con tutti gli altri. Nessuno ha mai spiegato, non ci sono riusciti né la Commissione Moro né quella Stragi chi fosse quel fantasma che sparò quasi tutti i colpi e scappò su una moto Honda, chi fosse quel Guglielmi del Sid (l'allora Sismi) all'angolo della strada, né perché le foto scattate da una giornalista dal balcone di casa sua e consegnate al magistrato svanirono nel nulla. O quella storia della fotocopiatrice che i brigatisti utilizzavano per i volantini e poi risultò di proprietà dei servizi segreti. E l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, ucciso pochi giorni dopo avere annunciato clamorose rivelazioni sul caso Moro, e i capi dei servizi, tutti iscritti alla P2. Uno su tutte, poi: due giorni dopo il sequestro, i carabinieri andarono a bussare nel covo di via Gradoli, occupato da Moretti e dalla Balzerani. Non rispose nessuno, loro che fecero? Se ne andarono. Un mese dopo una perdita d'acqua fece scoprire il covo e i telegiornali mostrarono gli interni e l'arsenale che vi era dentro. Il covo di via Gradoli era in una palazzina piena di appartamenti di proprietà dei servizi segreti.
Ma è il fato, forse, che si diverte a infierire sull'Italia e a subissarla di proverbiali misteri. Piazza Fontana, la bomba alla stazione di Bologna, l'omicidio del giornalista Mauro De Mauro, Aldo Moro rapito nel giorno del giuramento per il governo del compromesso storico, Pinelli, Pecorelli, Ustica, e sono solo alcuni, persi nelle nebbie dei ricorsi e dei processi, della sostanziale impunità e dell'accantonamento della politica. La Balzerani ha scontato, più di tutti gli altri. Ma sulla strada della verità tanti passi dovrebbero ancora essere fatti.




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gli stessi che poi guardacaso plaudono quando vedono degli assassini comparire e sedersi in parlamento.
