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Discussione: dossier Guantanamo

  1. #11
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    08/01/2009, ore 09:01

    AMNESTY: IL 17 GENNAIO IN PIAZZA CONTRO GUANTANAMO

    Di Redazione


    Amnesty International ha organizzato una manifestazione a Roma, il 17 gennaio, per sollecitare gli Stati Uniti a chiudere il carcere di Guantanamo Bay. Circa 254 persone hanno già confermato la propria presenza in piazza.
    A ogni partecipante sarà assegnato il nome del detenuto che rappresenterà durante la manifestazione; in piazza verranno poi distribuite le tute arancioni, simbolo del centro di detenzione.
    Il corteo sfilerà in direzione Via Veneto, dove si trova l'Ambasciata Usa, e all'arrivo verranno letti brani del volume "Poesie da Guantánamo".
    Dopo 7 anni, a Guantánamo 254 persone restano ancora detenute, senza alcuna accusa e con poche speranze di essere sottoposte a un processo equo. Nonostante l'indignazione della comunità internazionale, queste persone sono trattenute in condizioni crudeli, inumane e degradanti. Tra loro vi sono anche detenuti dei quali è stato autorizzato il rilascio.
    L'appuntamento è a Roma sabato 17 gennaio in Piazza della Repubblica, alle ore 15. L'arrivo è previsto alle 17 a Via Veneto, nei pressi dell'Ambasciata degli Stati Uniti.

    Scrivi all'indirizzo action@amnesty.it per ricevere tutte le informazioni sulla manifestazione, o per aderire e ricevere il nome del detenuto, oppure chiama il numero 06 4490258.

    "Anche se il dolore della ferita aumenta,
    Ci sarà un rimedio per curarlo.
    Anche se il tempo della prigionia perdura,
    Ci sarà un giorno in cui usciremo."
    (Siddiq Turqestani, ex detenuto di Guantánamo)

  2. #12
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    Guantanamo "Io, nell’ inferno per sei anni torturato e imbottito di farmaci"


    • da La Repubblica del 7 gennaio 2009, pag. 31

    di Raymond Bonner, Salman Masood, Jane Perlez

    Quando ad agosto Muhammad Saad Iqbal è tornato a casa propria, dopo più di sei anni trascorsi nelle mani degli americani, e di cui cinque nel carcere militare di Guantanamo Bay a Cuba, aveva difficoltà nella deambulazione, il suo orecchio sinistro aveva una grave infezione e mostrava segni di dipendenza da un cocktail di antibiotici e antidepressivi. A novembre, un chirurgo pachistano l’ha operato all’orecchio, alcuni fisioterapisti sono intervenuti sui suoi problemi di lombosciatalgia e uno psichiatra ha cercato di ridurre la sua dipendenza dai farmaci, che egli era solito portarsi appresso in un sacchetto di plastica. I suoi problemi, ha detto Iqbal, un lettore professionista del Corano, sono dovuti a una forma di tortura (detta "gantlet", nella quale il prigioniero è costretto a correre tra due file di persone armate di mazze o di fruste), e a un insieme di abusi, carcerazione e interrogatori per i quali il suo legale di Washington ha in mente di citare in giudizio il governo degli Stati Uniti. L’Amministrazione del presidente eletto Barack Osama, che si insedierà di qui a poco, sta valutando se chiudere definitivamente il carcere di Guantanamo, che molti hanno criticato e definito un sistema di detenzione e abusi estraneo a ogni legalità. La storia vissuta da detenuti come Iqbal sta emergendo però soltanto adesso, dopo anni nei quali questi individui sono stati trasportati avanti e indietro in tutto il mondo con quel sistema adottato dall’Amministrazione Bush e denominato "extraordinary rendition", in virtù del quale i prigionieri sospettati di essere terroristi erano interrogati e incarcerati in Paesi stranieri. lontani dalla portata dei tribunali americani.

    Iqbal non è mai stato riconosciuto colpevole di alcun crimine, né del resto mai imputato di alcun reato. E’ stato rilasciato da Guantanamo senza clamori, con la spiegazione di routine che non è considerato più un "nemico combattente", grazie a un programma varato dall’Amministrazione Bush per ridurre la popolazione carceraria. «Mi vergogno di quello che gli americani mi hanno fatto in quel periodo», rivela Iqbal che, per la prima volta ha voluto far luce sulla sua prigionia.

    Iqbal era stato arrestato nel 2002 a Giacarta, in Indonesia, dopo essersi vantato coni membri di un gruppo islamico di saper costruire una bomba da nascondere nel tacco delle scarpe, secondo quanto hanno raccontato due fonti americane di alto grado che si trovavano a Giacarta in quel periodo. Oggi Iqbal nega di aver mai fatto una dichiarazione del genere, ma due giorni dopo il suo arresto la Cia lo trasferì in Egitto. In seguito fu trasferito ancora in una prigione americana nella base aerea di Bagram inAfghanistan, per poi approdare al carcere della Baia di Guantanamo. Dopo essere stato catturato a Giacarta e interrogato per due giorni, le fonti americane giunsero alla conclusione che Iqbal era soltanto uno spaccone e che dovesse pertanto essere rilasciato: così ha rivelato una delle fonti americane a Giacarta. «Era un chiacchierone, voleva darsi delle arie ed essere ritenuto più importante di quanto non fosse in realtà» ha detto la fonte.

    Non ci sono prove che Iqbal abbia mai incontrato Osama Bin Laden o sia mai stato in Afghanistan, ma nell’atmosfera di paura e confusione che regnò nei mesi immediatamente successivi all’11 settembre 2001, Iqbal fu trasferito segretamente in Egitto per essere sottoposto a ulteriori interrogatori. Lui dice di essere stato picchiato, ammanettato strettamente, incappucciato, drogato, sottoposto a scariche elettriche e poiché aveva negato di aver conosciuto Osama bin Laden è stato anche privato del sonno per sei mesi. «Mi hanno accecato e costretto a stare in piedi per giorni interi».

    Il Pentagono e la Cia per prassi non parlano dei prigionieri, ma un portavoce della Cia, Paul Gimigliano, ha detto che «il programma di detenzione dei terroristi dell’agenzia ha fatto uso di sistemi di interrogatorio leciti. Da quanto so di questo individuo, egli sembra descrivere tecniche molto diverse da quelle in uso», ha aggiunto Gimigliano. «Non ho proprio idea di che cosa stia parlando. Gli Usa non utilizzano né ammettono la tortura».

    Una volta arrivato a Guantanamo, il 23 marzo 2003, Iqbal è stato trattato come un miserabile dagli altri prigionieri perché secondo un compagno di prigionia, non era stato addestrato nei campi afgani. Iqbal è diventato talmente depresso da cercare di suicidarsi impiccandosi due volte e da effettuare tre scioperi della fame, ha detto Habib. «Un agente della Cia - racconta - mi ha detto: "Ti risparmiamo: ammetti soltanto di aver incontrato Osama Bin Laden". Quando io ho risposto che non era vero e che non avrei ammesso una cosa del genere, dopo che anche i test alla macchina della verità hanno dimostrato che dicevo il vero, mi hanno spostato da una cella all’altra a intervalli regolari e deprivato del sonno per sei mesi».

    Secondo una dichiarazione dell’aprile 2007 del dottor Ronald L. Sollock, comandante dell’Ospedale della Marina della Baia di Guantanamo, a Iqbal è stata diagnosticata la perforazione del timpano sinistro, un’infiammazione del canale esterno dell’orecchio sinistro, un’infiammazione dell’orecchio medio sinistro. E dal 2003, secondo quanto la Corte ha appurato da Sollock, a Iqbal sono stati prescritti farmaci antibiotici.

    Quando ha fatto ritorno a casa propria in Pakistan, Iqbal mostrava segni di dipendenza «da un lungo elenco di farmaci», ha detto Mohammad Mujeeb, professore e laringoiatra del Services Hospital di Lahore. «Qui, con la mia famiglia, sono tornato a vivere. E’ stato come nascere una seconda volta - dice Iqbal - non saprei descrivere quella sensazione altrimenti».

    Il suo caso è attualmente in corso di esame nei tribunali americani: il suo avvocato, Richard L. Cys, dice che si prefigge di citare il governo americano per la detenzione illecita. A Lahore, Iqbal intende adesso tornare a insegnare il Corano: «E’ facile ora per gli Stati Uniti affermare che non sono state trovate accuse a mio carico - conclude - Ma chi è responsabile di questi sette anni della mia vita?».
    NOTE

    Copyright New York Times/La Repubblica
    Traduzione di Anna Bissanti

  3. #13
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    Obama e la nuova Intelligence che vuole chiudere con il passato


    • da La Repubblica del 7 gennaio 2009, pag. 31

    di m.cal.

    La vera rivoluzione Barack Obama si prepara a farla nel campo dei diritti civili e della guerra al terrorismo, chiudendo il carcere di Guantanamo e riscrivendo le regole degli interrogatori e dei comportamenti dei servizi segreti e dell’esercito americano. Se il nuovo presidente è stato criticato dall’ ala liberal del suo partito per la nomina di Hillary Clinton e della squadra economica, le sue scelte nel campo della giustizia e per la Cia vanno invece nella direzione di una completa rottura con l’Amministrazione di George Bush.

    Se Leon Panetta, indicato alla guida della Cia, è stato un aspro critico dell’ uso della tortura «che non può essere usata in nessuna circostanza», ancora più significative della volontà di un nuovo corso sono le nomine al Dipartimento della Giustizia. Oltre al nuovo ministro, l’afroamericano Eric Holder che in passato è stato durissimo con Bush su Guantanamo, le intercettazioni illegali e la necessità di ripristinare i codici, è esplicita la scelta della giovane Dawn Johnsen alla guida dell’ufficio dei consiglieri giuridici. Andrà ad occupare un ruolo che è stato fondamentale negli ultimi 8 anni in quanto ha fornito le basi giuridiche per giustificare tecniche di interrogatorio più dure per i sospetti di terrorismo. Da quell’ufficio nel 2002 uscì il parere sulla tortura, scritto dal giovane avvocato John Yoo, che Dick Cheney utilizzò per non rispettare la Convenzione di Ginevra. La Johnsen, che lavorò in quelle stanze durante l’Amministrazione Clinton, si era scagliata contro la politica di Bush dicendosi sconvolta per quei pareri legali e sottolineando che «il presidente non è sopra la legge».

  4. #14
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    Guantanamo/ Amb.Usa: Londra potrebbe accogliere detenuti

    Obama ha promesso di chiudere il carcere di Cuba

    postato 3 giorni fa da APCOM ARTICOLI A TEMA



    Londra, 8 gen. (Ap) - Colloqui fra rappresentanti americani e britannici si sono tenuti a Londra sull'eventualità che la Gran Bretagna accolga dei detenuti di Guantanamo nel caso di una chiusura del carcere americano di Cuba. Lo ha detto al "The Times" l'ambasciatore americano uscente a Londra, Robert Tuttle, sottolineando che una tale decisione "sarebbe di aiuto".
    Il presidente eletto Barack Obama ha promesso di chiudere Guantanamo che ospita ancora circa 250 detenuti. Diversi Paesi europei hanno detto che prenderanno in considerazione l'ipotesi di accogliere dei prigionieri che non possono essere riportati nei loro Paesi di origine per il rischio che vengano perseguitati. Il Primo ministro Gordon Brown domenica ha detto che Londra sostiene la chiusura del carcere ma che non gli era stata formalmente avanzata una richiesta in tal senso.

  5. #15
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    Guantanamo, Perduca: l'Italia adesso promuova formalmente una discussione a livello europeo


    Roma, 8 gennaio 2009
    • Dichiarazione di Marco Perduca, co-vicepresidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Senatore nel Pd

    Va salutata con soddisfazione la decisione del Ministro Frattini di avere sollevato informalmente a Praga nella riunione informale dei ministri degli Esteri dei 27 svoltasi, anche a seguito delle sollecitazioni del Partito Radicale Nonviolento, la questione relativa alla possiblita’ di ospitare alcuni degli ex detenuti di Guantanamo. Adesso pero’ occorre che il punto venga iscritto formalmente all’ordine del giorno del prossimo CAGRE (Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne) il 26 e il 27 gennaio. Infatti, proprio come per l’istituzione della Corte Penale Internazionale o la Moratoria Universale Della Pena di Morte ieri, o per il conflitto-israelo palestinese oggi, occorre che gli europei riescano a parlare a una sola voce e agiscano come una vera e propria unione politica, possibilmente in concerto con gli USA, per recuperare la pratica della certezza del diritto nella ricerca di soluzioni a questioni transnazionali dai crimini di guerra alla lotta al terrorismo alla pace in Medio Oriente

  6. #16
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    Guantanamo/ Sale a 30 numero detenuti in sciopero fame

    Adesione più alta da alcuni mesi a questa parte

    postato 2 giorni fa da APCOM
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    San Juan (Porto Rico), 8 gen. (Ap) - E' aumentato a trenta il numero di detenuti in sciopero della fame a Guantanamo, il carcere militare statunitense a Cuba dove sono rinchiusi i sospetti terroristi. Si tratta dell'adesione più alta da alcuni mesi a questa parte.
    Una portavoce militare statunitense ha dichiarato all'Associated Press che la crescita improvvisa potrebbe essere collegata al settimo anniversario della nascita della struttura.
    Un responsabile della Marina, Pauline Storum, ha dichiarato che l'esercito statunitense sta monitorando da vicino lo stato di salute dei detenuti in sciopero della fame. I prigionieri iniziarono lo sciopero della fame nell'estate 2005 per protestare contro le loro condizioni e il confino indeterminato. Il numero massimo di detenuti che si sono rifiutati di mangiare è stato 131; nelle settimane recenti, sono stati dieci.
    I detenuti hanno accusato l'esercito di utilizzare metodi brutali per farli mangiare con la forza, accusa che gli Stati Uniti smentiscono. Ci sono circa 250 detenuti a Guantanamo.

  7. #17
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    09-01-09 GUANTANAMO: AMNESTY, OBAMA ANNUNCI LA DATA DELLA SUA CHIUSURA (ASCA) - Roma, 9 gen - Alla vigilia del settimo anniversario del primo trasferimento nel centro di detenzione statunitense di Guantanamo Bay, Amnesty International ha chiesto al presidente eletto Barack Obama di annunciare la data della chiusura immediatamente dopo la sua entrata in carica e di tradurre in realta' il suo impegno a porre fine alle violazioni dei diritti umani che hanno contraddistinto le politiche e le pratiche antiterrorismo statunitensi negli ultimi sette anni.

    ''Non stiamo chiedendo l'impossibile. Barack Obama - ha dichiarato Irene Khan, Segretario generale di Amnesty International - ha gia' dichiarato la sua intenzione di rimediare ad alcuni degli sbagli autorizzati dall'amministrazione statunitense in nome della sicurezza nazionale. Ora gli chiediamo di tradurre il suo impegno in realta''. ''Abbiamo apprezzato - ha proseguito Irene Khan - il fatto che Guantanamo sia diventato un tema prioritario'. La sua chiusura potra' rappresentare l'inizio di una chiara inversione di tendenza rispetto alle precedenti politiche in materia di detenzione, ma solo se verra' realizzata rispettando in pieno gli obblighi internazionali degli Usa.

    Il rischio ora e' nei dettagli: non dev'esserci alcuna nuova Guantanamo, con un nome diverso o in un posto diverso''.

    A Guantanamo si trovano attualmente circa 250 detenuti, alcuni dei quali reclusi da oltre sei anni. Amnesty International e' stata una delle prime organizzazioni a chiedere la chiusura del centro di detenzione.

    Per questo, sabato 17 gennaio a Roma alle ore 15, attivisti e attiviste di Amnesty International sfileranno da Piazza della Repubblica in direzione dell'Ambasciata degli Stati Uniti. Fra loro, 254 indosseranno le tute arancioni divenute simbolo del centro di detenzione e, per ricordare tutti i prigionieri ancora detenuti a Guanta'namo, ogni attivista portera' un cartello con il nome di uno di loro.

    red/res/alf

  8. #18
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    Obama, mai più torture venerdì 09 gennaio 2009 A meno di due settimane dal proprio insediamento alla Casa Bianca, il neoletto presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, prende posizione contro i contestati metodi di trattamento, da parte degli Usa, dei detenuti sospettati di appartenere a organizzazioni terroristiche. Un nuovo punto a favore per il quarantaquattresimo presidente americano che, intervenuto durante la presentazione alla stampa del nuovo direttore della Cia, Leon Panetta, ha assicurato che la nuova amministrazione si batterà contro la tortura, rispettando la convenzione di Ginevra e mantenendo la promessa elettorale di portare avanti una guerra al terrorismo che tenga conto «dei valori e degli ideali americani».
    L'intervento di Obama in occasione della nomina di Panetta non è casuale: proprio la Cia, durante gli otto anni di governo Bush è stata più volte al centro di polemiche - anche internazionali – perchè sospettata di aver fatto ricorso a forme di tortura per interrogare presunti terroristi, venendo meno alla convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra.
    Risale allo scorso dicembre, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, la citazione come esempio negativo da parte di Amnesty International della prigione speciale di Guantanamo che, con i suoi 270 detenuti rinchiusi dal 2002 senza formulazione formale di accusa nè procedimento legale regolamentare, costituisce uno degli errori più gravi della amministrazione Bush.
    L'intenzione di chiudere la prigione speciale di Guantanamo e di trasferire i carcerati accusati di terrorismo in strutture ordinarie è stata già annunciata da Obama pochi giorni dopo la sua elezione e la diplomazia internazionale si augura che la questione possa chiudersi in pochi mesi.
    Obama ha anche parlato dell'Iran spiegando che, pur rimanendo una minaccia per gli Stati Uniti, il Paese deve «trovare la volontà di dare il via a un'iniziativa diplomatica» con la Repubblica islamica.
    Per un'efficace lotta al terrorismo servono ideali forti e Obama sembra avere le carte in regola.
    EMANUELA MEI

  9. #19
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    "L'atto più spregevole dell'amministrazione Bush" venerdì 09 gennaio 2009 [FONT='Arial','sans-serif']di JOE KLEIN
    L'articolo che segue dell'autorevole commentatore Joe Klein sul settimanale Time magazine,intitolato "L'atto più spregevole dell'amministrazione Bush", aggiunge ulteriori elementi alle iniziative legali e civili in corso in USA ed in Europa per l'incriminazione di Bush e dei membri della sua amministrazione, per crimini di guerra.
    [/FONT]"Dopo aver preso visione nell'aprile 2004 delle foto delle torture da parte dei soldati americani sui detenuti della prigione di Abu Ghraib in Irak, il presidente Bush dichiarò - Questa non è l'America che conosciamo -, ma mentiva. Questa era l'America che lui aveva autorizzato il 7 febbraio 2002 allorché aveva firmato un memorandum che affermava che la Terza Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra non si applicava ai Talebani o ai membri di al-Qaeda.

    Questa firma condusse direttamente agli abusi di Abu Ghraib e di Guantanamo. Questa firma è nel cuore dell'imbarazzo nazionale che è stata la sua presidenza. I dettagli della tortura autorizzata da Bush sono trapelati per anni in libri come l'eccellente "The dark side" di Jane Mayer' ma l'evidenza più conclusiva è stata prodotta prima di Natale dalla commissione del senato per le forze armate - Senate Armed Forces Commitee.

    Sebbene larga parte dell'indagine sia segreta, il sommario esecutivo di 19 pagine fa infuriare. La storia inizia con un oscuro programma di addestramento militare chiamato Survival Evasion Resistance and Escape (SERE), Sopravvivenza Evasione Resistenza e Fuga, in cui varie forme di tortura vengono simulate per preparare personale per operazioni speciali a varie forme di trattamento che potrebbero subire se presi prigionieri. Incredibilmente, l'amministrazione Bush decise di utilizzare istruttori SERE per insegnare alle squadre degli investigatori come torturare i prigionieri.

    Va notato che non vi è stata alcuna prova del fatto che queste tecniche effettivamente funzionino. Esperti militari e interrogatori dell'FBI ritengono che la tortura porta, il più delle volte, a confessioni inventate. Utilizzando un interrogatorio paziente e persistente, utilizzando un sistema psicologico di premio e punizione è il modo più sicuro per ottenere le informazioni utili.

    Ma i prigionieri detenuti dagli Stati Uniti sono stati torturati - prima a Guantanamo Bay e poi in Afghanistan e in Iraq. Il comitato per i servizi armati riporta i dettagli delle tecniche utilizzate su un prigioniero: "Cani dell'esercito furono utilizzati contro Mohammed al-Khatani. Dopo essere stato privato di sonno adeguato per settimane, spogliato nudo, sottoposto a musica ad alto volume, gli fu messo un guinzaglio e gli si fecero eseguire giochi per cani".

    Poiché viviamo in una civiltà occidentale avanzata, ci deve essere una giustificazione legale, quando torturiamo delle persone, e l'amministrazione Bush orgogliosamente ne fornì una. Dei memorandum che autorizzavano l'uso di tecniche "ampliate" furono scritte dall'ufficio del consiglio legale del dipartimento di giustizia (Justice Department's Office of Legal Council). Il vice Presidente Dick Cheney e il suo nefasto aiutante, David Addington, ebbe un ruolo in questo procedimento.

    Queste note furono approvate dal consulente legale di Bush, Alberto Gonzales. Una specifica lista di tecniche di interrogatorio che potevano essere utilizzate per la tortura di prigionieri come Mohammed al-Khatani fu passata al Segretario della Difesa Donald Rumsfeld, che la firmò il 2 dicembre 2002, anche se sembrava un po' deluso dalla mancanza di rigore relativamente alle posizioni di stress: "io sto per 8-10 ore al giorno", osservò "Perché tenere in piedi l'interrogato soltanto per quattro ore"?

    Sarebbe interessante, solo per divertimento e per senso di giustizia, sottoporre Rumsfeld a quattro ore in questa posizione di stress -immobile in piedi con le braccia estese, nudo, in una stanza fredda magari dopo due ore 'di sonno. Ma questo non accadrà. In effetti, sembra molto probabile che non stia per succedere niente a Bush ed ai funzionari che hanno perpetrato quello che molti studiosi di legge ritengono crimini di guerra.

    "Vorrei dire che qui teoricamente c'è una suscettibilità a una incriminazione per crimini di guerra, in un tribunale federale statunitense," ha detto Gene Fidell, che insegna giustizia militare alla Yale Law School. "Ma non credo che c'è ancora molto interesse del pubblico per questo tipo di azione. " Non vi è, mi dicono, assolutamente alcun interesse da parte della prossima amministrazione Obama a perseguire incriminaziomi nei confronti dei suoi predecessori.

    "Siamo focalizzati sul futuro", ha detto uno dei consulenti giuridici del presidente. Fidell e altri dicono che è possibile, ma altamente improbabile, che Bush e i suoi. possano essere arrestati oltremare: immagina il Vice Presidente pizzicato in una battuta di pesca di altura in Norvegia - proprio come Augusto Pinochet, il dittatore cileno, fu incriminato in Spagna e arrestato a Londra per i suoi crimini.

    Se Barack Obama veramente volesse essere rigoroso, potrebbe perdonare Bush, Cheney e Rumsfeld per avere eventualmente commesso crimini di guerra. Continuerebbero a vivere nel riconoscimento ufficiale della loro ignominia in perpetuità. Più probabilmente, Obama semplicemente si assicurerà - attraverso il suo eccellente team di legali incaricati - che tale comportamento non si ripeta.

    Ancora, ci dovrebbe essere qualche riconoscimento ufficiale da parte del governo degli Stati Uniti che l'e politiche dell'amministrazione Bush sono state riprovevoli, e molto probabilmente illegali, e che gli Stati Uniti non sono più nell'impresa della tortura.

    Se Obama non desidera fare tale dichiarazione, forse potremmo farlo noi sotto forma di un monumento a Bush a Washington: una statua del prigioniero incappucciato di Abu Ghraib in croce in posizione di stress - la vera eredità di Bush".

    (Traduzione a cura di RAFFAELE CASCONE)


  10. #20
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    09/01/2009 - Washington
    Usa. Obama: «Mai più la tortura contro il terrorismo»

    Gli Stati Uniti non faranno più uso della tortura nell'ambito della lotta al terrorismo e nel corso degli interrogatori. L'annuncio è arrivato dal presidente eletto Barack Obama, che ha così confermato quello che era stato uno dei punti cardine della campagna elettorale. «L'ho detto con chiarezza: sotto la mia amministrazione - ha precisato - gli Usa non ricorreranno alla tortura, rispetteremo la Convenzione di Ginevra e i nostri più alti ideali».
    Considerati gli scandali americani legati al penitenziario iracheno di Abu Ghraib e le violazioni dei diritti umani perpetrate nella prigione di Guantanamo, le dichiarazioni di Obama, espresse nel corso della cerimonia di nomina dei vertici delle agenzie di intelligence, hanno subito fatto il giro del mondo.
    (09/01/2009)

 

 
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