Gli affari sono affari
Turchia Usa e governo del kurdistan iracheno hanno un piano per eliminare il Pkk
[31/12/2008] In coincidenza con l'offensiva di Israele nella Striscia di Gaza, anche la Tuchia ha intensificato gli attacchi contro la guerriglia del Pkk sui monti Qandil, nel nord dell'Iraq. "L'aviazione turca ha pesantemente bombardato i distretti curdi di Khwakurk e Khnera" ha comunicato Ahmed Denis, un portavoce del Pkk, precisando di non disporre di dati certi su eventuali vittime. Non è raro che i bombradamenti turchi sulle montagne irachene coinvolgano anche la popolazione civile. Mercoledì 31, le bombe turche hanno colpito un cimitero dei guerriglieri del Pkk, distruggendolo. Questa nuova campagna di bombardamenti, iniziata sabato 27 dicembre e ancora in corso, segue i recenti incontri tra le autorità del Kurdistan iracheno e quelle di Ankara, che si sono accordate per collaborare maggiormente nella lotta alla guerriglia curda.
La settimana prima di Natale, la zona di Choman, sui monti Qandil, nel nord dell'Iraq, è stata a più riprese bombardata dall'aviazione turca. Ancora una volta il raid, nella provincia settentrionale del Kurdistan iracheno, vicino ai confini di Turchia e Iran, puntava a colpire la guerriglia del Pkk che su quelle alture trova rifugio. Negli ultimi mesi, però, l'offensiva turca può contare sempre di più sull'appoggio degli Usa e anche delle autorità regionali del Kurdistan iracheno, una collaborazione contro uno stesso nemico, motivata da un interesse comune: gli affari.
Lo scorso 15 dicembre la collaborazione anti-Pkk, tra Usa, Turchia, Kurdistan iracheno e governo centrale dell'Iraq è diventata ufficiale. Rappresentanti dei tre paesi coinvolti ne hanno discusso a novembre a Baghdad, e alla fine hanno concordato un piano in tre punti per risolvere definitivamente il problema della guerriglia curda nel nord dell'Iraq. Secondo la bozza trapelata alla stampa, la prima parte del piano prevede che il Pkk sia dichiarato fuorilegge dal Krg, il governo federale del Kurdistan Iracheno. In seguito, si consentirà ai guerriglieri di consegnare le armi e, come terzo passo, si inizieranno operazioni militari congiunte per eliminare i combattenti rimasti in attività nella zona di Qandil. Quest'ultima fase dovrebbe essere compiuta dalle forze armate turche e irachene, ma anche curde, uno scenario potenzialmente esplosivo per i politici che governano la regione del nord iracheno. Costoro sono gli stessi leader curdi del Puk e del Pdk (le principali fazioni curde ) che in passato combatterono contro Saddam proprio su quelle montagne, ma oggi si trovano a dover decidere se rinunciare al legame di fratellanza che li lega ai guerriglieri del Pkk, oppure, se riunciare a una montagna di affari.
"Non cadete nel tranello turco" ha dichiarato dopo la divulgazione del piano un portavoce del Pkk, Kamal Kheyri, rivlgendosi ai leader curdi iracheni. "Siccome nel corso dell'ultimo anno la campagna militare nel nord del'Iraq è fallita, ora hanno pensato di tentare la carta del divide et impera: sperando di far combattere i curdi tra loro". Nonostante i loro sforzi, tuttavia, il portavoce del Pkk è convinto che non sia possibile mettere i curdi gli uni contro gli altri. E della stessa opinione sono anche diversi leader curdi iracheni, come Mola Bakhtyar, alto esponente del Puk, secondo cui gli affari con i paesi confinanti sono una componente indispensabile al benessere della regione, ma l'ipotesi di prendere le armi contro i cugini del Pkk è fuori discussione. La guerriglia, inoltre, gode ancora di grande sostegno tra la popolazione, che ben difficilmente capirebbe un simile gesto.
Negli ultimi mesi diversi diplmatici turchi hanno si sono recati in visita in Iraq e viceversa: questa settimana il vice presidente iracheno Al Hashimi era ad Ankara, per preparare il terreno alla prossima visita del premier Al Maliki. La politica turca verso il governo curdo, però, sembra essere a una svolta: in passato Ankara aveva evitato di interfacciarsi con la regione autonoma, per non riconoscerne in alcun modo l'autonomia, ma ora questo tabù sembra caduto. La collaborazione tra Ankara e Erbil, la capiale del Kurdistan iracheno, promette ricchezza e sviluppo per entrambe le parti. Resta giusto da vedere se i curdi andranno fino in fondo nel piano di lotta al Pkk.
Oggi lo sviluppo del commercio tra Turchia e Kurdistan iracheno si vede nelle chilometriche code di tir che transitano per il confine tra i due paesi. I supermercati curdi sono colmi di merci turche, in genere più apprezzate di quelle iraniane e siriane. Almeno 500 compagnie turche sono registrate nel Kurdistan e sono almeno 15mila i lavoratori turchi impegnati nella regione curda dell'Iraq. Da alcuni mesi il Kurdistan riceve il 10 percento dell'elettricità dalle centrali di Ankara e nelle università di Erbil e Suleimaniya sono iniziati corsi di turco, che pare riscuotano un certo successo. Le transazioni economiche tra Turchia e Kurdistan ammontano oggi a tre miliardi di dollari l'anno, ma gli economisti sostengono che nei prossimi anni tale cifrà crescerà del 250 percento.
http://it.peacereporter.net/articolo...ri+sono+affari




Lo scorso 15 dicembre la collaborazione anti-Pkk, tra Usa, Turchia, Kurdistan iracheno e governo centrale dell'Iraq è diventata ufficiale. Rappresentanti dei tre paesi coinvolti ne hanno discusso a novembre a Baghdad, e alla fine hanno concordato un piano in tre punti per risolvere definitivamente il problema della guerriglia curda nel nord dell'Iraq. Secondo la bozza trapelata alla stampa, la prima parte del piano prevede che il Pkk sia dichiarato fuorilegge dal Krg, il governo federale del Kurdistan Iracheno. In seguito, si consentirà ai guerriglieri di consegnare le armi e, come terzo passo, si inizieranno operazioni militari congiunte per eliminare i combattenti rimasti in attività nella zona di Qandil. Quest'ultima fase dovrebbe essere compiuta dalle forze armate turche e irachene, ma anche curde, uno scenario potenzialmente esplosivo per i politici che governano la regione del nord iracheno. Costoro sono gli stessi leader curdi del Puk e del Pdk (le principali fazioni curde ) che in passato combatterono contro Saddam proprio su quelle montagne, ma oggi si trovano a dover decidere se rinunciare al legame di fratellanza che li lega ai guerriglieri del Pkk, oppure, se riunciare a una montagna di affari.
"Non cadete nel tranello turco" ha dichiarato dopo la divulgazione del piano un portavoce del Pkk, Kamal Kheyri, rivlgendosi ai leader curdi iracheni. "Siccome nel corso dell'ultimo anno la campagna militare nel nord del'Iraq è fallita, ora hanno pensato di tentare la carta del divide et impera: sperando di far combattere i curdi tra loro". Nonostante i loro sforzi, tuttavia, il portavoce del Pkk è convinto che non sia possibile mettere i curdi gli uni contro gli altri. E della stessa opinione sono anche diversi leader curdi iracheni, come Mola Bakhtyar, alto esponente del Puk, secondo cui gli affari con i paesi confinanti sono una componente indispensabile al benessere della regione, ma l'ipotesi di prendere le armi contro i cugini del Pkk è fuori discussione. La guerriglia, inoltre, gode ancora di grande sostegno tra la popolazione, che ben difficilmente capirebbe un simile gesto.
Negli ultimi mesi diversi diplmatici turchi hanno si sono recati in visita in Iraq e viceversa: questa settimana il vice presidente iracheno Al Hashimi era ad Ankara, per preparare il terreno alla prossima visita del premier Al Maliki. La politica turca verso il governo curdo, però, sembra essere a una svolta: in passato Ankara aveva evitato di interfacciarsi con la regione autonoma, per non riconoscerne in alcun modo l'autonomia, ma ora questo tabù sembra caduto. La collaborazione tra Ankara e Erbil, la capiale del Kurdistan iracheno, promette ricchezza e sviluppo per entrambe le parti. Resta giusto da vedere se i curdi andranno fino in fondo nel piano di lotta al Pkk.
Rispondi Citando
