L'arte (ed io) oscurati da Liberazione
di Roberto Gramiccia


Caro Sansonetti, scrivo a te… solo a te, senza bisogno di rivolgermi al segretario. Lo faccio perché ho il sospetto (ma è solo un pallido sospetto) che tu possa ignorare che non tutti i collaboratori di Liberazione sono trattati come Darwin Pastorin (la cui lettera di domenica, scritta a te affinché Ferrero intenda, mi ha spinto a buttare giù queste note). Parlo di me. Solo di me (che a differenza di Pastorin sono iscritto al Partito). Non voglio parlare di altro, così sarà difficile strumentalizzare le mie affermazioni come è accaduto in passato. Dico semplicemente che dopo dieci ani che scrivo di arte su questo giornale, non posso farlo più. Non perché non voglio ma perché le mie proposte cadono nel vuoto ormai da mesi, né mi viene richiesto come succedeva in passato di interessarmi di alcunché.
Dopo aver curato per anni una rubrica monografica sulle arti visive, dopo aver scritto centinaia di recensioni, sono stato oscurato. E questa cosa è accaduta non all’improvviso. E non per caso. Non è un problema di disistima. No, altrimenti la mia collaborazione non sarebbe durata dieci anni. In assenza di altre spiegazioni, una sola ne rimane: quella della mia appartenenza ad un’area. Il problema si è posto da quando ha cominciato a delinearsi la mia adesione alle posizioni di quella che, prima di Chianciano, era una minoranza e, oggi, è parte cospicua della maggioranza. Mi riferisco, tanto per essere chiaro, alla mia adesione a “Essere comunisti”, sostanziata dalla collaborazione alla omonima rivista, sulla quale curo una rubrica di Arte contemporanea (precedentemente collaboravo con l’Ernesto).
Puoi verificare tempi e modi di questo oscuramento. Per quanto mi riguarda ne conservo la documentazione (che, in automatico, è rimasta nella memoria del mio computer). Le belle parole di Pastorin, che tratteggiano le atmosfere di una nuova Arcadia libertaria per descrivere il clima del giornale, sono sicuramente sincere ma denunciano una (per altro incolpevole) disinformazione. Anche per questo ti scrivo. Affinché nessuno possa dire: “io non lo sapevo”.
Si può continuare a discutere, caro Piero, anche duramente. Ma per favore togliamo di mezzo questo equivoco: a Liberazione questo gruppo di anime belle che rispondono solo alla propria coscienza, che criticano e si autocriticano divorati dal fuoco sacro della verità e resistendo alle persecuzioni di un manipolo, anagraficamente e culturalmente senescente, di diavoli rossi coi forconi non solo non esiste oggi, ma non è mai esistito. Piuttosto c’è stata, prima, la difesa ad oltranza di una maggioranza (i chiaroscuri sono stati episodici e trascurabili) e, oggi, la difesa a oltranza di una minoranza. Il resto, scusami, sono solo chiacchere.

P.S. Per chi avesse dei dubbi sulla veridicità delle mie argomentazione, c’è un modo semplice per verificarla: valutare il ritmo di uscita di articoli sull’arte contemporanea negli ultimi due tre anni, fino al silenzio di oggi.


http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=27377