Ieri l'accordo sul monitoraggio fra Ue, Russia e Ucraina
Ma oggi arriva l'ennesimo stop alle forniture verso l'Europa
Gazprom accusa l'Ucraina
"Non fanno passare il metano"Kiev prima nega, poi ammette: "Abbiamo chiuso le porte"
Durissima la Commissione Ue: "Situazione inaccettabile"
MOSCA - Per l'ennesima volta, la tormentata vicenda della fornitura di gas russo all'Europa, via Ucraina, sembrava risolta. E invece, per l'ennesima volta, c'è stato uno stop: secondo quanto dichiarato ieri dalla Gazprom e dal presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso, il flusso di metano verso i paesi dell'Unione doveva riprendere questa mattina. E invece, nulla: Gazprom, il colosso energetico russo, ha spiegato che da parte sua sta inviando il gas, ma che Kiev, intorno alle 11 ora italiana, ha chiuso le porte.
Dura la reazione della Ue: "Situazione inaccettabile", ha fatto sapere la presidenza della Commissione. Puntando il dito contro Mosca e Kiev soprattutto per il fatto che gli osservatori della missione Ue non hanno ancora avuto pieno accesso nelle sale operative delle centrali di smistamento che hanno sede nelle due capitali, "in chiara violazione dell'accordo raggiunto tra le parti".
Da Mosca il numero due di Gazprom, Alexandr Medvedev, ha detto che la colpa è tutta di Kiev: "Il nostro metano non passa oltre il confine ucraino", ha denunciato. Accusando gli Stati Uniti di essere il manovratore occulto delle scelte ucraine. Diversa, in un primo tempo, la versione della controparte: la compagnia Naftogaz Ukraini ha comunicato che il metano russo sta arrivando nei suoi gasdotti, e che la pressione sta crescendo. Poco dopo, però, la smentita: il portavoce della società, Valentin Zemlianski, ha ammesso che sono loro a bloccare il flusso. A causa, ha dichiarato, delle "condizioni del transito inaccettabili" imposte da Gazprom.
E dunque, la crisi che ha messo in ginocchio mezza Europa non si è ancora risolta. Malgrado l'accordo per le forniture alla Ue rifirmato ieri, tra peripezie varie, da Russia e Ucraina. L'intesa prevede una missione europea di monitoraggio, nei territori di entrambi i paesi.
I tecnici di monitoraggio dovrebbero avere "accesso totale e illimitato" alle istituzioni rilevanti, tra cui gli stoccaggi sotterranei di gas in Ucraina e le stazioni di misurazione in Russia, si legge nel documento concordato tra Ue, Commissione Europea, governi russo e ucraino.
In particolare i tecnici possono accedere sul territorio dell'Ucraina, agli stoccaggi sotterranei di gas e alle stazioni di misurazione di Orlovka, Tekovo, Beregovo, Uzhgorod, Drozdovichi e, sul territorio della Federazione Russa, alle stazioni di misurazione di Sokhranovka, Sudja, Pisarevka, Valujki, Platovo. Ma possono anche accedere al territorio dei paesi Ue che confinano con l'Ucraina per raccogliere le informazioni necessarie a determinare il flusso di gas dalla Russia attraverso l'Ucraina ai paesi dell'Unione.
Il documento spiega che le informazioni raccolte dai tecnici di monitoraggio "dovranno essere trasmesse in tempo reale agli organismi competenti a Bruxelles, Mosca e Kiev". Le autorità russe e ucraine "dovranno facilitare, e in nessun modo ostacolare, il lavoro dei tecnici durante la loro permanenza in Ucraina e nella Federazione Russa e nel territorio dei Paesi membri della Ue". Ma, per adesso, i rubinetti restano chiusi.
(13 gennaio 2009) Tutti gli articoli di esteri
http://www.repubblica.it/2009/01/sez...forniture.html


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