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Discussione: gas di nuovo fermo

  1. #1
    "Il Ventennio"
    Ospite

    Predefinito gas di nuovo fermo

    Ieri l'accordo sul monitoraggio fra Ue, Russia e Ucraina
    Ma oggi arriva l'ennesimo stop alle forniture verso l'Europa
    Gazprom accusa l'Ucraina
    "Non fanno passare il metano"Kiev prima nega, poi ammette: "Abbiamo chiuso le porte"
    Durissima la Commissione Ue: "Situazione inaccettabile"

    MOSCA - Per l'ennesima volta, la tormentata vicenda della fornitura di gas russo all'Europa, via Ucraina, sembrava risolta. E invece, per l'ennesima volta, c'è stato uno stop: secondo quanto dichiarato ieri dalla Gazprom e dal presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso, il flusso di metano verso i paesi dell'Unione doveva riprendere questa mattina. E invece, nulla: Gazprom, il colosso energetico russo, ha spiegato che da parte sua sta inviando il gas, ma che Kiev, intorno alle 11 ora italiana, ha chiuso le porte.

    Dura la reazione della Ue: "Situazione inaccettabile", ha fatto sapere la presidenza della Commissione. Puntando il dito contro Mosca e Kiev soprattutto per il fatto che gli osservatori della missione Ue non hanno ancora avuto pieno accesso nelle sale operative delle centrali di smistamento che hanno sede nelle due capitali, "in chiara violazione dell'accordo raggiunto tra le parti".

    Da Mosca il numero due di Gazprom, Alexandr Medvedev, ha detto che la colpa è tutta di Kiev: "Il nostro metano non passa oltre il confine ucraino", ha denunciato. Accusando gli Stati Uniti di essere il manovratore occulto delle scelte ucraine. Diversa, in un primo tempo, la versione della controparte: la compagnia Naftogaz Ukraini ha comunicato che il metano russo sta arrivando nei suoi gasdotti, e che la pressione sta crescendo. Poco dopo, però, la smentita: il portavoce della società, Valentin Zemlianski, ha ammesso che sono loro a bloccare il flusso. A causa, ha dichiarato, delle "condizioni del transito inaccettabili" imposte da Gazprom.

    E dunque, la crisi che ha messo in ginocchio mezza Europa non si è ancora risolta. Malgrado l'accordo per le forniture alla Ue rifirmato ieri, tra peripezie varie, da Russia e Ucraina. L'intesa prevede una missione europea di monitoraggio, nei territori di entrambi i paesi.

    I tecnici di monitoraggio dovrebbero avere "accesso totale e illimitato" alle istituzioni rilevanti, tra cui gli stoccaggi sotterranei di gas in Ucraina e le stazioni di misurazione in Russia, si legge nel documento concordato tra Ue, Commissione Europea, governi russo e ucraino.

    In particolare i tecnici possono accedere sul territorio dell'Ucraina, agli stoccaggi sotterranei di gas e alle stazioni di misurazione di Orlovka, Tekovo, Beregovo, Uzhgorod, Drozdovichi e, sul territorio della Federazione Russa, alle stazioni di misurazione di Sokhranovka, Sudja, Pisarevka, Valujki, Platovo. Ma possono anche accedere al territorio dei paesi Ue che confinano con l'Ucraina per raccogliere le informazioni necessarie a determinare il flusso di gas dalla Russia attraverso l'Ucraina ai paesi dell'Unione.

    Il documento spiega che le informazioni raccolte dai tecnici di monitoraggio "dovranno essere trasmesse in tempo reale agli organismi competenti a Bruxelles, Mosca e Kiev". Le autorità russe e ucraine "dovranno facilitare, e in nessun modo ostacolare, il lavoro dei tecnici durante la loro permanenza in Ucraina e nella Federazione Russa e nel territorio dei Paesi membri della Ue". Ma, per adesso, i rubinetti restano chiusi.

    (13 gennaio 2009) Tutti gli articoli di esteri
    http://www.repubblica.it/2009/01/sez...forniture.html

  2. #2
    "Il Ventennio"
    Ospite

    Predefinito

    La guerra del gas costerà all’Italia “del non fare” quasi quattro miliardi di euro

    Milano, 12 gennaio –Le tensioni sul gas tra Russia e Ucraina costeranno all’Italia 3,8 miliardi di euro a causa dei “costi del non fare”. Lo dice Alessandro Marangoni, economista dell’Università Bocconi di Milano e a capo del centro ricerche Althesys, che ha calcolato quelle spese che paghiamo perché non vengono costruiti gli impianti programmati. La cifra si riferisce, in questo caso, alla mancata realizzazione di nuovi rigassificatori oltre al piccolo rigassificatore di Panigaglia (La Spezia). “Pochi anni fa, il costo del non fare per i rigassificatori necessari era di 5,9 miliardi. Per fortuna è in allestimento l'impianto al largo di Rovigo - ricorda Marangoni - che porta all’Italia un beneficio dall’aver fatto stimabile attorno a un miliardo di euro”. Ma il ritardo di realizzazione dell’impianto di Rovigo (circa cinque anni di attesa inutile) è costato all’Italia 500 milioni.

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    guerra del gas ferma la Suzuki in Ungheria. A ruba i termosifoni elettrici a Sarajevo e Zagabria

    Milano, 12 gennaio – La guerra del gas russo-ucraina ha già fatto le prime “vittime”. La casa automobilistica giapponese Suzuki ha dovuto fermare la produzione in Ungheria nella sua fabbrica di Esztergom a causa della mancanza di metano. Lo scrive il giornale economico online Portfolio.hu, dopo una conferma della portavoce Viktoria Ruska. Oltre alla fabbrica di auto, ha dovuto interrompere la produzione anche il produttore di mattoni Tondach. E un altro importante operatore dello stesso settore, Wienerberger, starebbe preparandosi a un provvisorio stop.
    In ginocchio anche l’industria dell’alluminio della Bosnia-Erzegovina: la Birac di Zvornik ha fermato completamente la propria produzione, mentre un altro grande impianto del Paese, la Mittal di Zenica, l’ha ridotta drasticamente. Secondo il direttore generale della Birac, Virginius Vajega, “Se questa situazione si protrarrà, diverse migliaia di persone resteranno senza lavoro e lo stesso funzionamento degli impianti sarà compromesso”. La Birac è il più grande consumatore di gas della Bosnia: per garantire la produzione ha bisogno di 85 milioni di metri cubi annui. L’alluminio è uno dei pochi settori vitali dell’economia della Bosnia-Erzegovina.
    Intanto, a Sarajevo è scattata da tempo la caccia al termosifone elettrico, al punto che non se ne trovano più nei supermercati. I rivenditori hanno anche terminato le scorte di carbone e di legna. Nella capitale bosniaca sarebbero circa 72mila le abitazioni rimaste senza riscaldamento. Stessa sorte anche per Zagabria, in Croazia, anche se qui la dipendenza da Mosca è del solo 40% sul totale. L’operatore Plinacro garantisce comunque che le forniture ai privati, agli ospedali, alle scuole e agli altri edifici istituzionali continueranno a essere assicurate, mentre sono state tagliate quelle per i grandi gruppi industriali.

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    La guerra del gas - La Slovacchia minaccia di riaprire la sua centrale nucleare se lo stop proseguirà

    Bratislava, 12 gennaio – La Slovacchia minaccia di riaprire la centrale nucleare di Jaslove Bohunice Ovest, chiusa nell’ambito degli accordi per l’ingresso in Ue, se lo stop alle forniture di gas russo dovesse proseguire. Lo ha detto il primo ministro di Bratislava, Robert Fico.
    L’impianto era stato chiuso di recente per permettere l’ingresso nell’Unione. Le forniture di gas russo alla Slovacchia si sono interrotte martedì sera, secondo quanto ha fatto sapere il maggior operatore del gas slovacco, Spp.


    http://www.e-gazette.it/index.asp?npu=190

 

 

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