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Discussione: Barack Bum Bum

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    Predefinito Barack Bum Bum

    di Umberto Pascali
    http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=187

    Tutti sono d'accordo a Washington: la cerimonia di “inaugurazione” dell'amministrazione Obama, il 20 gennaio, sara' senza precedenti. E' difficile calcolare il numero degli spettatori, mentre i ritardatari erano pronti a pagare somme a cinque zeri gia' un mese prima dell'evento. Gli americani vogliono assistere al varo della nave Obama, si accalcano per assistere al momento in cui iniziera' l'anelato cambiamento. Un avvenimento storico, dicono i media, un taglio netto col passato di guerra, arroganza, limitazione delle liberta', indifferenza per gli strati piu' deboli della societa' che hanno caratterizzato il regno di Bush e Cheney.
    Il contrasto non potrebbe apparire piu' netto tra il primo presidente nero (in un paese che deve tanta della sua ricchezza iniziale allo schiavismo) con la sua abilita' retorica e la sua presenza fotogenica, e il patrizio “W” prono a quotidiani episodi di grammaticidio, amante delle adunate in divisa militare e terrorizzato dalle conferenze stampa pubbliche. Per non parlare del vicepresidente Dick Cheney, il rappresentate dei neoconservatori guerrafondai che ha speso gli ultimi otto anni in una impenetrabile “undisclosed location” dalla quale ha espresso il suo forte apprezzamento per la tortura e la guerra preventiva e il suo disprezzo per la costituzione americana e la legge internazionale.

    LA VERA GUERRA
    Ma questa non e' la realta'. Il Cambiamento e' solo l'ultima produzione planetaria hollywoodiana che ha affiancato l'ultima grande hit, La Guerra al Terrorismo. In realta' non c'e' alcun cambiamento nella politica strategica americana, se non in peggio. Non c'e' alcun cambiamento nella vera “elite”, solo nei suoi strumenti e nella sua tattica. La kermesse propagandistica dovra' ridare fiato al soft power (il potere “soffice”), cioe' la capacita' di riguadagnarsi simpatie e sostegno ideologico a poco prezzo negli Usa e nel mondo (compresa l'Europa e l'Italia) dopo la figuracce causate dall'incompetente arroganza dei neoconservatori.
    Cosa cambiera'? Fondamentalmente questo: l'elite angloamericana e' decisa ad andare ad una resa dei conti con le forze mondiali che ostacolano la sua corsa verso l'egemonia globale. Quello che i burattinai di Barack Obama - in primis il grande vecchio della strategia imperiale, Zbigniew Brzezinski - rimproverano ai neoconservatori non e' tanto di aver usato mezzi troppo duri e anti democratici. Al contrario, i neocon dovevano essere messi da parte perche' avevano fallito nel portare a termine la “soluzione finale”. Brzezinski e' convinto che l'incompetenza del gruppo Cheney e dei suoi “mignon” ha portato alla perdita del vantaggio strategico accumulato. Ossessionati da obiettivi minori (come l'Iraq), i neocon hanno perso di vista gli interessi essenziali dell'elite anglo-americana. Hanno dimenticato dove deve essere condotta la vera guerra e quali devono essere i veri obiettivi. Che si chiamano Russia, Cina, ma anche paesi emergenti dell'ex Terzo Mondo come l'India e vari paesi dell'America Latina e Africa. I grandi paesi asiatici in potenziale collaborazione economica con le nazioni della Vecchia Europa (Germania, Francia, Italia) rappresentano l'incubo peggiore; incarnano (soggettivamente o oggettivamente) l'ostacolo al raggiungimento della messianica Fine della Storia presentata dallo studioso Francis Fukuyama nel suo famoso saggio del 1989. Uno dei principali ideologi della dottrina Reagan e dei neocon, Fukuyama, sosteneva che dopo la fine dell'Unione Sovietica il sistema “liberale” avrebbe trionfato definitivamente e la storia… sarebbe finita. L'apparente ingenuita' dell'assunto non deve far dimenticare che questo era ed e' il sogno degli ideologi e strateghi dei vertici Usa. Fine della Storia, quindi, e' da identificarsi con l'egemonia economica, politica, militare e, soprattutto, culturale dell'elite anglo-americana. La storia sara' finita quando quel sistema “liberale” avra' trionfato militarmente, ma, ancor piu', culturalmente e non avra' bisogno di mezzi di costrizione per essere entusiasticamente accettato.
    Per Brzezinski e lo zoccolo duro del liberal imperialism, l'amministrazione Bush-Cheney ha giocato d'azzardo ed ha messo in pericolo gli scopi finali e i gioielli di famiglia. Da qui l'ira funesta e le manifestazioni di disprezzo contro i neocon, dall'interno stesso del sistema americano. Questo spiega la determinazione personale di Brzezinski nell'imporre, fin dall'inizio, lo sconosciuto Obama come l'ultima speranza per il sistema. Il peso istituzionale e mediatico dei mentori di Barack si e' puntualmente rivelato durante la campagna elettorale. Il suo programma non e' mai veramente stato al centro dell'attenzione, i grandi burattinai hanno puntato tutte le loro carte sul giustificato odio verso Bush, Cheney e i neoconservatori. E i media hanno fatto quello dovevano fare. Meticolosamente.

    UN DURO RISVEGLIO
    Un duro risveglio attende gli obamisti negli Stati Uniti, in Europa e nel resto del mondo. L'amministrazione del cambiamento non mettera' fine alla guerra, al contrario il suo obiettivo e' un guerra molto piu' vasta: la vera guerra. Il 27 agosto scorso, alla Convenzione del partito democratico a Denver, il futuro vicepresidente, John Biden, ha espresso chiaramente le intenzioni e i programmi militari dell'amministrazione Obama. Tra gli applausi entusiastici di una base che non capiva la tremenda truffa che si consumava ai suoi danni, Biden ha puntato il dito accusatore contro la debolezza militare della precedente leadership. «La politica estera di Bush ci ha incastrato in una buca profonda, con pochi amici che ci aiutino ad uscirne - ha esclamato - negli ultimi sette anni l'amministrazione non e' riuscita a fronteggiare le piu' grandi forze che stanno plasmando questo secolo. L'emergere delle grandi potenze di Russia, Cina e India… la mancanza di rifornimenti sicuri di energia, cibo, acqua… il ritorno del fondamentalismo in Afghanistan e Pakistan e' il vero fronte della guerra al terrorismo».
    La colpa reale di Bush e C. e' di non aver fatto la vera guerra, quella per fermare il vero pericolo. Per riparare a quell'errore occorre un maggior sforzo militare, questa volta sostenuto da tutti gli americani e da tutto il mondo. Obama e' l'unico in grado di coalizzare queste forze interne ed esterne. Bush aveva dimenticato la cosa piu' importante. «Negli scorsi anni e giorni - continua la prolusione di Biden - abbiamo visto di nuovo le conseguenze di tanta trascuratezza… la Russia che minaccia la liberta' di una nuova democrazia come la Georgia. Barack ed io metteremo fine a quella trascuratezza. Noi chiameremo la Russia a rendere conto delle sue azioni. Io sono stato personalmente in Georgia, Iraq, Pakistan, Afghanistan… la politica dell'amministrazione Bush e' stata un fallimento abissale… L'America non puo' tollerare altri quattro anni di fallimenti!».
    Dove Obama e' poi nettamente superiore a John McCain e' sul piano della sicurezza nazionale. Un esempio? Ha gridato Biden ai rappresentanti alla Convenzione: «Guardate all'Afghanistan e al Pakistan. Dovrete fidarvi di McCain che tre anni fa diceva: «L'Afghanistan? Non c'e' niente sui giornali perche' abbiamo vinto»? O dovere credere a Obama che ha detto un anno fa: “Dobbiamo mandare altri due battaglioni da combattimento in Afghanistan?”». Concludeva Biden: «Quelli che ci hanno attaccato l'11 settembre si sono ammassati di nuovo sulle montagne tra l'Afghanistan e il Pakistan e stanno complottando nuovi attacchi. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate ha echeggiato l'appello di Obama per avere piu' truppe: McCain aveva torto e Obama ha ragione!».

    IL DREAM-TEAM
    Fedele alle promesse, la nuova amministrazione ha messo insieme un team di sicurezza nazionale che ha riscosso le lodi persino di Cheney. Il pezzo forte di questo apparato militarista che dovra' spostare l'enfasi bellica dall'Iraq al Pakistan/Afghanistan e' la riconferma di Robert Gates, il ministro della Difesa di Bush (ed ex direttore della Cia). Gates ha fatto parte del gruppo bipartitico di “saggi” conosciuto come “Iraq Study Group” nominato dal Congresso Usa a marzo 2006, nel momento piu' disastroso per la strategia neocon. I “saggi” (tutti grand commis della vera elite) avevano ricevuto il compito di trovare una soluzione alla crisi della politica estera americana. Prima ancora che - nel dicembre 2006 -venisse presentato il loro molto critico rapporto finale, la politica dell'amministrazione era stata di fatto cambiata.
    A inizio novembre Donald Rumsfeld era costretto a lasciare il Pentagono a Robert Gates. L'amministrazione Obama era gia' iniziata. I Democratici alla Biden commentarono: «il problema con Rumsfeld non e' che e' un guerrafondaio ma che e' un incompetente».
    Adesso il “National Security Team” e' composto da persone molto “competenti”, come Gates, il generale James Jones (specialista in operazioni militari in Africa e Terzo Mondo) al Consiglio per la Sicurezza Nazionale, l'ammiraglio Michael Mullen (ossessionato dal “problema” del Pakistan) quasi sicuramente mentenuto come Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, e cosi' via. Mentre la sinistra americana esprime la sua delusione, il falco Cheney applaude: «e' un team molto buono… Mantenere Gates alla difesa e' un'idea eccellente… il generale Jones sara' estremamente efficace». Le fila dei veterani dell'amministrazione Bush che lodano le decisioni di Obama si moltiplicano al punto che il cambiamento ha un forte sapore di continuita'.
    Ma perche' tanta meraviglia? Obama era stato molto chiaro gia' nel luglio 2007: in un saggio per “Foreign Affairs” (l'organo del potente “Council on Foreign relations”) che gli guadagno' il sostegno di tanti baroni dell'establishment, il futuro presidente aveva perfettamente digerito, “introiettato” la linea Brzezinski: ricreare la forza militare Usa, ristabilire l'egemonia ideologica mondiale, fronteggiare le grandi potenze concentradosi con ogni mezzo possibile sull'area geopolitica critica, Pakistan e Afghanistan. Questa e' la zona dove si incontrano le aree di influenza di Cina, Russia, India. Nel piano Brzezinski, se quella zona puo' essere destabilizzata, e tale destabilizzazione puo' essere allargata in una spirale distruttiva, allora la temuta alleanza economica fra i tre grandi puo' essere scongiurata. Anzi, Russia, Cina e India possono essere manipolate in scontri interni e spinte alla distruzione reciproca. In un crescendo di “terrorismo globale”.
    Cina e Russia hanno stretto durante l'amministrazione Bush un'alleanza coi paesi piu' importanti dell'Asia (lo “Shanghai Cooperation Organization”) che esclude le potenze coloniali, in primis Usa e Gran Bretagna? Beh, allora la esplosione del Pakistan che ha stretto un'alleanza col gruppo di Shanghai e in particolare con la Cina potrebbe mettere fine a questa pericolosa alleanza. La Cina ha inaugurato la strategia della “collana di perle”, ovvero la creazione di una serie di porti che garantisca i propri rifornimenti energetici passando per Bangladesh, Sri Lanka, Myanmar, Tailandia, Cambogia e soprattutto il nuovo porto-citta' di Gwandar sulla costa del Belucistan pakistano (all'imbocco del Golfo Persico)? Beh, questa “collana” va spezzata. E' il modo piu' efficace non solo per fermare l'avanzata economica e strategica della Cina, ma per poi rivolgere la fame di energia della Cina verso il nord, verso la Russia. Cina e India stavano faticosamente cercando un modus vivendi che li liberasse dal divide et impera del potere coloniale britannico? Uno scontro (anche militare) tra Pakistan e India puo' essere l'inizio della soluzione.

    AL-QAEDA MADE IN USA
    Brzezinski aveva gia' usato l'area Afghanistan/Pakistan nel 1979 favorendo in tutti i modi la creazione di Al Qaeda e dei “Freedom Fighters” di Osama Bin Laden, come strumento per sconfiggere l'Unione Sovietica. Dalle distruzioni iniziate da Brzezinski emersero i Talebani, gli studenti islamici che all'inizio erano i bambini orfani della guerra afghana, indottrinati in scuole fondamentaliste ai confini col Pakistan. L'ambasciatrice informale dei Talebani a Washington fu poi Laila Helms, la nipotina dell'ex direttore della Cia, Richard Helms.
    «Non si e' pentito della decisione di creare il nucleo iniziale di Bin Laden?», chiese nel 1998 il settimanale Nouvel Observateur a Brzezinski. «Pentirmi di cosa? Quell'operazione segreta e' stata un'ottima idea! Il giorno in cui i Sovietici entrarono in Afghanistan, scrissi al presidente Carter: «noi abbiamo la opportunita' di dare all'Urss il loro Vietnam… Cosa e' piu' importante nella storia del mondo, i Talebani o il crollo dell'impero Sovietico?”». Che Brzezinski ieri come oggi sia disposto a tutto (anche a sacrificare gli alleati) per abbattere il suo nemico strategico - non il comunismo sovietico, ma la Russia in quanto tale - e' documentato da un episodio rivelato il 29 settembre scorso dall'amico Gates. Nell'ottobre 1979, Brzezinski e Gates incontrarono segretamente gli emissari del regime di Khomeini ad Algeri. Gates stilo' il verbale. Brzezinski disse: «Noi accetteremo la vostra rivoluzione. Riconosceremo il vostro paese, il vostro governo, vi venderemo le armi sotto contratto con lo Shah. Abbiamo un nemico comune al vostro nord (la Russia, ndr). Possiamo lavorare insieme nel futuro».
    Non e' il cosiddetto fondamentalismo islamico da loro stessi fomentato, che impressiona il team di Brzezinski, quanto piuttosto l'ottusita' di una parte dell'apparato Usa che non capisce che ogni mezzo deve essere usato per ristabilire l'egemonia mondiale.

  2. #2
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    Tema da approfondire anche con il bell'intervento di Mario Tronti, "Obama, il fascino che ammalia a sinistra", da Liberazione di oggi, 16 gennaio 2009, p.10.
    E a breve su "La Gru": intervista a Pascali su "obamismo" e "strategia Brzezinski".

  3. #3
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    sì, molto interessante l'intervento di Tronti...

 

 

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