e pensare che silvio ha appenadatto qualche giorno fa di voelr trasformare tutti gli ospedali italiani in privati ..
Il crac della sanità
oscura l'Obama day
Ospedali in bancarotta e pazienti allo sbandoCORRISPONDENTE DA NEW YORK
A cinque giorni dall'inaugurazione di Barack Obama i festeggiamenti in preparazione a Washington si sovrappongono ad una crisi economica che investe gli ospedali: se il designer californiano Michael Smith, noto per aver arredato le case di divi di Hollywood come Dustin Hoffman e Michelle Pfeiffer, è all’opera per rimodellare la East Wing sui desideri della First Lady entrante, Michelle, il ministro della Sanità in pectore, Tom Daschle, è alle prese con l’emergenza causata dalla moltiplicazione delle bancarotte ospedaliere con ricadute a pioggia, dai pazienti messi in strada a dottori e infermieri senza più un lavoro.
Nella prima audizione di fronte alla Commissione Sanità del Senato, presieduta da Ted Kennedy, Daschle ha lanciato l’allarme sulle gravi conseguenze della recessione sottolineando come «chi perde il lavoro resta anche senza assicurazione sanitaria» andando incontro ad una «bancarotta personale» che oltre a rischiare di fargli perdere la casa pignorata gli impedisce di curarsi.
Si tratta di un fenomeno dalle dimensioni massicce: un rapporto del «Center for American Progress», il centro studi-laboratorio del nuovo governo, spiega che negli ultimi cinque anni il numero dei lavoratori coperti da assicurazione sanitaria è diminuito dal 62 al 59 per cento del totale e il calo negli ultimi mesi si è accelerato a causa dell’1,5 milioni di americani rimasti senza occupazione. E’ questa la genesi della bancarotta di ospedali che soffrono le conseguenze economiche della diminuzione dei pazienti, oramai impossibilitati a pagare per le cure necessarie.
La California è fra gli Stati più colpiti. Al «Cedars-Sinai Medical Center» di Los Angeles, al «Tri-City Medical Center» di Oceanside, al «NorthBay Hospital» di Vaca Valley come nel «NorthBay Healthcare», nel Nord dello Stato, la bancarotta è in arrivo perché i margini di profitto vengono azzerati dalla brusca diminuzione dei pazienti assicurati, sommandosi in alcuni casi alle difficoltà finanziarie provocate dal crollo di Wall Street che hanno fatto diminuire il volume delle donazioni private.
Il «NorthBay Healthcare», oberato da 15 milioni di passivo, è stato obbligato a chiudere l’ospedale pediatrico mettendo alla porta, secondo il «Los Angeles Times», oltre cento bambini. Sulla Costa Atlantica la situazione è molto simile: a Bangor, in Maine, il «Blue Memorial Hill» tenta di sopravvivere tagliando gli stipendi ai dipendenti mentre il «Patrick County Memorial Hospital» della Virginia ha esaurito anche questa opzione, passando a licenziare metà dei dipendenti. In North Carolina il «Sashta Regional Medical Center» ha portato i libri in tribunale chiedendo la bancarotta nell’impossibilità di saldare oltre 60 milioni di affitto arretrato con il proprietario dello stabile, che sta già cercando un altro inquilino, e in Georgia il «Southwest Atlanta Hospital», per evitare la stessa sorte, ha chiuso da un giorno all’altro l’intero reparto del pronto soccorso per «assenza di fondi». Vi sono poi alcuni Stati, come quello di New York, dove è l’indebitamento pubblico a trascinare verso la bancarotta: due ospedali privati di Queens, il «St John’s» e il «Mary Immaculate», non sono più in grado di far quadrare i conti a causa dell’inattesa sospensione dell’erogazione dei fondi pubblici sui quali si basavano da anni.
Ciò che accomuna i casi del Queens, del Maine e della Virginia, come situazioni simili i New Jersey, è la velocità con cui si arriva a parlare di bancarotta e questo dipende dal fatto che il margine di profitto della maggioranza degli ospedali negli Stati Uniti è assai ristretto, appena l’1 per cento. Le conseguenze sono registrate dalle antenne locali del «Center for American Progress»: malati in casa senza cure, dottori e infermieri licenziati, intere comunità private di strutture ospedaliere.
«La crisi stava covando da un po’ di tempo ma la recessione ha provocato una rapida escalation» spiega Rose Ann DeMoro, direttrice dell’Associazione delle infermiere della California. Tenendo presente che negli ospedali lavorano 4,7 milioni di persone - quasi il doppio dei dipendenti dell’industria automobilistica - lo scenario di un collasso del settore paventa il rischio un terremoto economico. Senza contare le ripercussioni sulle aziende che producono apparecchiature scientifiche e materiale ospedaliero. Come ammonisce il «Seattle Post-Intelligence» in un editoriale: «Obama e Daschle nel 2009 hanno ottimi e condivisibili propositi ma devono fare qualcosa di più che parlare di riforma sanitaria, le lancette corrono veloci».






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