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Sveglia!! Dal Decreto Anticrisi una mazzata per il Sud![]()
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Scritto da Giovanni Mustafa
BARI – Nel decreto anticrisi appena varato alla Camera (nonostante il vano tentativo di resistenza da parte dei parlamentari meridionali), l’Italia dell’energia viene divisa in tre aree: Nord, Centro e Sud. Fra due anni il Settentrione potrebbe beneficiare di sconti e tariffe agevolate. Per la Puglia, invece, sarebbero in programma rincari del 30%, a discapito di famiglie e industrie. Questo ha provocato e sta provocando una levata di scudi (era ora!) da parte di molti politici del Sud.
Il vicepresidente del Consiglio regionale pugliese Mineo ha affermato che “la politica del governo nazionale sta penalizzando gravemente la nostra regione ed il Mezzogiorno. Il Sud è stato penalizzato, sino ad oggi, con la sottrazione di almeno 7/8 punti del bilancio allargato dello Stato. Alla Puglia sono stati tagliati drasticamente i fondi Fas. Solo nel 2007 il taglio è stato di 400 milioni di euro. Sul fronte di Alitalia la situazione è nota: gli aeroporti di Bari e di Brindisi sono considerati da Cai assolutamente marginali e la Puglia può restare isolata dal traffico aereo che conta. E’ del tutto evidente che nel governo nazionale prevalgono le spinte nordiste a scapito della Puglia e del Mezzogiorno. La classe dirigente pugliese e meridionale ha il dovere, al di là degli schieramenti, di difendere gli interessi dei cittadini e delle imprese della Puglia, innanzitutto, e del Mezzogiorno, più in generale”. Di qui l’invito ai colleghi del centrodestra pugliese a fare squadra, a superare le divisioni e a fare fronte comune. “E’ arrivato il momento di fare anche noi quel gioco di squadra assolutamente necessario nell’esclusivo interesse della Comunità”. “Una beffa per la Puglia”. Così il presidente della Giunta regionale Nichi Vendola commenta il comma del decreto-legge anticrisi discusso alla Camera. “La Puglia produce 8mila megawatt all’anno di cui l’88% a disposizione del fabbisogno nazionale. Solo il 12% resta a disposizione dei consumatori pugliesi. E’ chiaro che a questo punto non possiamo essere penalizzati più di quanto già non lo siamo. Una batosta di questo tipo sarebbe un colpo finale per la nostra economia”. La Cisl Puglia definisce l’emendamento “penalizzante e mortificante per il Sud. Mentre i ministri Fitto e Calderoli assicurano il mantenimento dell’unità nazionale con l’approvazione del disegno di legge sul federalismo fiscale, gira e rigira i primi segnali indicano nuove penalizzazione per il Mezzogiorno”. Il commento più azzeccato è del vice presidente della giunta pugliese Frisullo: ”E’ pazzesco. Avremmo solo da chiedere, visto che siamo i secondi produttori italiani di elettricità e forniamo al resto del Paese il grosso della produzione di energia rinnovabile e pulita. E’ discutibile anche la giustificazione data. E’ vero che in Sicilia, per la congestione delle linee, distribuire l’energia elettrica costa il doppio dell’Emilia Romagna. Ma è pur vero che le linee nelle regioni del Centro-Nord sono state ammodernate. Nel Mezzogiorno no. Anzi, il Mezzogiorno ha sopportato e tuttora sopporta, il peso “ambientale” di un eccesso di produzione. In Puglia è l’88% in più del suo fabbisogno, a vantaggio di regioni non meridionali che hanno ricevuto e ricevono energia ecologicamente pulita. E, per non dubitarne, si pensi non solo all’impatto ambientale e al carbone di Brindisi-Cerano. Altro che federalismo fiscale di cui il Sud non dovrebbe avere alcuna paura. Questa è la dimostrazione del contrario, e fa temere il peggio per la cosiddetta perequazione fra regioni più e meno sviluppate. Quelle più sviluppate sono tutte nell’altra Italia, non nella nostra. E bisogna smetterla di dire e di far scrivere che il Sud non è cresciuto alla stesso livello per l’ incapacità a spendere o per la criminalità. Semmai, bisogna cominciare a preoccuparsi dello strapotere della Lega nel governo, come lo chiama Emiliano, e di chi la manda avanti per non sporcarsi le mani o l’immagine con battaglie come queste”. Il coordinatore regionale Udc Sanza, considera la battaglia già conclusa con una sconfitta: “Abbiamo perso ancora una volta sull’energia. La battaglia per difendere il prezzo dell’energia al Sud, in particolare in Puglia, ha visto anche questa volta prevalere gli interessi della Lega Nord. A pagarne le conseguenze sono i cittadini pugliesi, ma ancora di più le imprese che pagheranno in kilowattore il 30% in più di quanto l’ energia costi alle aziende della Lombardia. Il divario fra Nord e Sud si allarga, la produzione ha costi superiori e la disoccupazione aumenta. E’ tempo che le classi dirigenti del Mezzogiorno aprano gli occhi”. Bisognerebbe, per l’88% di energia elettrica prodotta in più in Puglia, prepararsi ad imitare i russi, che hanno chiuso i rubinetti del gas all’ Ucraina. Ma qui purtroppo non è possibile neppure l’imitazione di Bossi, per far funzionare lo strapotere del 48,8 % di voti alle ultime Politiche.
Il 2009 per la Puglia sarà l’anno della scalata nelle classifiche nazionale di produzione di energia rinnovabile. A gennaio il totale delle autorizzazioni uniche concesse arriverà a sfiorare i 1000 MW con 36 impianti, dei quali 24 di eolico, 6 di biomasse, 6 di fotovoltaico. Questo conferma la posizione leader della Puglia nelle energie rinnovabili: produce da tutte le fonti energetiche l’88,8% di energia in più rispetto al suo consumo ed il 25% dell’energia eolica nazionale (prima in Italia). Inoltre produce il 10% dell’energia elettrica nazionale da fotovoltaico, collocandosi al terzo posto in Italia (a gennaio sarà la prima) ed è quarta per le biomasse perché produce il 7% circa di energia da questa fonte rinnovabile sul totale del Paese. L’incremento è legato anche all’importante semplificazione prevista per la prima volta in Italia dalla Regione Puglia attraverso la legge n. 1 del 19 febbraio 2008. La norma prevede per gli impianti fino ad 1 megawatt l’avvio dell’attività con la Dia (Denuncia di inizio attività) che si presenta ai Comuni, saltando quindi il complicato iter autorizzativo regionale valido.da quotidianopuglia.it







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