Che succede a sinistra?
Chiedendo preventivamente venia a quanti, con non poche ragioni, pensano che il tema delle elezioni (europee ed amministrative) non dovrebbe assorbire ogni nostro ragionamento e che dovremmo piuttosto preoccuparci di costruire opposizione sociale e politica , vorrei aggiornarvi su quanto succede a sinistra (per quello che ne posso capire io).
Mentre ci si aspettava che dopo le frenate di Bertinotti i vendoliani avrebbero rinviato la scissione a dopo le elezioni europee, in realtà la vicenda Sansonetti ha fatto da innesco per il precipitare delle cose.
La fretta di Sinistra Democratica (che altrimenti rimarrebbe isolata e bloccata in mezzo al guado) e dei transfughi del Pdci e dei Verdi, ha accelerato il processo e costretto i vendoliani a scegliere.
Questo potrebbe portare alla nascita de La Sinistra nei prossimi giorni come soggetto politico che si pone tra i comunisti e il Partito Democratico.
Ciò comporta qualche problemino in più per Ferrero che, alla guida di una maggioranza composita e di un partito molto diviso, deve affrontare una campagna elettorale difficile.
Perché se La Sinistra di Vendola, Mussi, Folena (e magari Bertinotti) a quel punto dovranno, sia alle europee che alle amministrative, giocare una sfida che per il progetto di un nuovo soggetto della sinistra diverrebbe questione di vita o di morte, la concorrenza per il Prc diverrebbe pericolosa.
Specie conoscendo la “buona stampa” di cui godono Vendola & c.
A quel punto Ferrero potrà continuare a permettersi di rifiutare l’accordo con i Comunisti Italiani per una lista unica subendo anche la concorrenza di Diliberto?
Potrà insomma permettersi di avere la concorrenza sia di Vendola che di Diliberto?
Come reagirà la sua maggioranza?
E l’elettorato che chiede, a gran voce, chiarezza e unità per ricostruire una sinistra smarrita?
Di mezzo ci sono almeno altre due variabili: la legge elettorale ed il simbolo dei comunisti.
È noto che il Pd ancora sta cercando di trovare un accordo con Berlusconi per una legge con sbarramento che avrebbe come unico scopo quello di cancellare la sinistra.
Questo tentativo la dice lunga su quel poco raccomandabile personaggio di Veltroni che, ben sapendo che non vi alcuna esigenza di governabilità a Bruxelles, vuole comunque ridurre rappresentanza e pluralismo pur di salvare il malconcio Pd.
Una legge con soglia di sbarramento alta (si parla del 4%) creerebbe problemi sia ad una lista unitaria dei comunisti che alla sinistra vendoliana.
Ma i tempi sono stretti ed anche gli spazi di manovra di Berlusconi alle prese con lo scioglimento di An e la concorrenza nel nord della Lega.
Poi, per dare vita ad una lista unitaria tra Prc e Pdci c’è di mezzo il tema del simbolo.
Perché per non dover raccogliere le firme è necessario che ci sia il “tratto grafico” di una lista già presente a Bruxelles.
E comunque l’attuale maggioranza di Rifondazione ha stretto un patto (statutario) di sangue sul fatto di presentarsi comunque alle elezioni con il proprio simbolo.
Quindi è prevedibile che un accordo tra Ferrero e Diliberto passi per un accordo difficile, per quanto a mio parere assolutamente necessario, sul simbolo del Prc.
Sarebbe indispensabile comunque dare il segnale che questa è una ricomposizione dei Comunisti che parla anche a tutta la sinistra e che ciò serve anche a sfidare il moderatismo del Partito Democratico per costruire un nuovo centrosinistra capace di battere per davvero (nella società e non solo episodicamente alle urne) il berlusconismo e le destre.
Questa è la situazione per come la capisco io dall’osservatorio dell’Ufficio Politico del PdCi del quale faccio parte e per il confronto quotidiano con quanti a sinistra e nel Prc condividono la mia preoccupazione su come ricostruire la sinistra in Italia.
p.s.
a tutt* quell* che chiedono meno tattiche elettorali è più contenuti garantisco che continuo a pensare che il partito è strumento non fine della politica, ma penso anche che assieme al che fare urge sempre decidere anche il come farlo.
Nicola Atalmi
www.atalmi.it




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